by Giancarlo Amitrano
Ma quant’è prolifico il nostro stivale, musicalmente parlando: con l’ennesima buona proposta di questo quartetto tutto “south”, il panorama italiano continua a sfornare proposte davvero interessanti che attirano l’ascoltatore per le componenti compositiva e tecnica. Nel caso di specie, parliamo di una band che fa degli stilemi grunge-hardcore il suo marchio di fabbrica e sui quali riesce ad innestare un prodotto davvero valido e potente. Imperniato sulla voce possente della singer-axeman Jen Blossom, la miscela è davvero esplosiva e mette a repentaglio le corde vocali della cantante che si dona completamente su ogni brano. Il trittico iniziale, ad esempio, è a dir poco mortifero: con lo sgolarsi di If God Was A Lesbian, il brano acquista impatto sonoro davvero rilevante e tutti gli strumenti sono a livelli di eccellenza, mentre con Into A Thousand Pieces il cantato diventa nervoso, quasi declamato al servizio di una distorsione appena accennata delle asce, che si mantengono su posizioni di rincalzo, pur conservando l’atmosfera ora drammatizzata dalla singer. La sezione ritmica tiene bene botta, mulinando un buon gioco di rullate e giri di basso molto frementi e tecnicamente impeccabili, come mostra il finale ben congegnato del drumming. Days Of Fuckin’Prayers si basa su di un azzeccato mid-tempo della grancassa: riesce ad innestarsi a tempo su di esso il noise elevato delle chitarre,che qui hanno campo libero per disegnare buoni archetipi di feedback, grazie anche alla sapiente tempistica della batterista, molto attenta a dosare i tempi di battuta soprattutto sul bridge centrale, quasi acustico in alcuni passaggi.
Bella, Full Of Emptiness: un iniziale momento di “leggerezza” vocale viene ben presto soppiantato dal break intenso dei vocalizzi, molto ritmati ed intervallati da un buon uso del gorgheggio e dello screaming puro; le sei corde si rendono ancora protagoniste con un sapiente uso dei distorsori ,che donano spessore al brano, molto vicino qui ai toni della sempre ammirevole Courtney Love, ben “interpretata” dalla Blossom senza vergogna. L’isteria che dona Restless deriva dalla totale devozione delle asce al cantato molto modulato e con tempi di battuta della sezione ritmica che invitano ad un non inopportuno pogo immaginario. Il pestaggio dei tamburi viene offerto senza pietà, grazie al sapiente uso dei pedali che ci fanno partecipare in prima persona alla preparazione del brano ed alla sua fase centrale molto tecnica. La personalità della band risalta anche in brani come A Deep Breath in cui i 4 si sbizzarriscono in una miscellanea di stili e di tempi, la voce si erge ancora a protagonista sensuale ed accattivante grazie ad una semiacustica che tiene alla grande il tempo. Morbidissima, la voce della Blossom, passa indenne attraverso i cambi di ritmo senza scomporsi ed anzi conducendo il gioco alla grande sino alla conclusione del pezzo, tra i migliori dell’album.
Ottimo il giro di basso che introduce 7 x 7 Theory: il brano più complesso e tecnico del full-lenght è servito qui, senza timore ed anzi con la sfacciataggine di chi ha, appunto, personalità da vendere. Quasi progressive nelle sue sfumature, al servizio tuttavia dell’hardcore più di classe, con venature grunge che anche in questo frangente fanno ampiamente capolino tra i solchi. La Blossom ancora star indiscussa, che riesce a staccare d’incanto il brano dalla sua atmosfera magica senza che il resto della band se ne abbia a male. Walls è ancora un gioiello: i mezzi tempi del drumming fanno risaltare ancora meglio le capacità vocali della leader incontrastata: un uragano sonoro si dipana allora dal lavoro delle due asce, che intervallano acustica ed elettrica alla grande, per poi riconsegnare le redini alla Blossom. Gust Of Wind è un muro del suono, solo che stavolta, mentre nei brani precedenti la voce era la prima donna, in questa traccia tutto il quartetto ci dà dentro alla grande, aggiungendo anche un momento di tecnica pura nella fase centrale durante il quale tutti gli strumenti fanno a gara a dimostrare il loro valore. Un valore questo che sommato ai testi interessanti partorisce un altro brano di spessore, caratterizzato inoltre da una lunga ed appassionata cavalcata strumentale. Wake Me Up Early ci prepara il terreno allo scontro finale: il break del brano è praticamente infinito, grazie al solido sound del drumming, alla fluida tecnica delle asce ed alla onnipresenza scenica della singer, qui in versione quasi “alla Gillan” per il suo screaming possente.
Una prestazione vocale che ci prepara alla botta finale: I’m Searching Myself Under The Bed vede la Blossom offrire il meglio di sé con la sua voce cui tutto è consentito. Drumming e basso di rara intensità dettano i tempi di un brano che resta scolpito ed impresso. Il testo molto filosofico non impedisce alla leader di infierire con forza sulla musica, che qui viene appesantita e resa più possente in fase interpretativa. Se anche stesse cercando se stessa sotto il letto, come dice il titolo del brano, la singer non si ritroverebbe di certo lì, avendo ormai spiccato il volo verso “il centro della camera” per donare a tutti la sua voce e la band al completo ineffabilmente presente. Ci si augura che anche il futuro professionale del gruppo sia così, tecnicamente impeccabile e coinvolgente come in questa occasione.
| Autore: Over The Edge |
Titolo Album: Held Breath |
| Anno: 2013 |
Casa Discografica: Hot Steel Records |
| Genere musicale: Hardcore |
Voto: 8 |
| Tipo: CD |
Sito web: http://www.theovertheedge.com |
| Membri band:
Jen Blossom – voce, chitarra
Vinz Baratta – chitarra
Fabe Xmass – basso
Tory Liar – batteria |
Tracklist:
- If God Was A Lesbian
- Into A Thousand Pieces
- Days Of Fuckin’prayers
- Full Of Emptiness
- Restless
- A Deep Breath
- 7 X 7 Theory
- Walls
- Gust Of Wind
- Wake Me Up Early
- I’m Searching Myself Under The Bed
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