26th lug2012

Opeth – Orchid

by Martino Pederzolli

Nel 1990 due ragazzini svedesi (David Isberg e Mikael Åkerfeldt) decidono di formare un gruppo e, dopo varie vicissitudini, cominciano a suonare in una scuola elementare di Täby, cittadina non lontana da Stoccolma. Ecco come si è formata una delle band death metal più originali del panorama musicale ed ecco come è nato il loro primo album Orchid. Siamo nel 1995 ed il disco che gli Opeth hanno appena partorito, ed anche co-prodotto, è pronto per esplodere nel cranio degli ascoltatori e lasciare un imprinting di ciò che sarà il loro marchio di fabbrica: feroce death metal con ampi inserti melodici, linee compositive barocche e testi dark, aggressività e delicatezza messe assieme. Tutto ciò che i Nostri vogliono esprimere è chiaro e le loro intenzioni si notano fin da subito non lasciando spazio a dubbi o compromessi, come testimonia la prima traccia In Mist She Was Standing; oltre 14 minuti di “manifesto Opeth” che hanno come pilastro centrale la particolarissima chitarra di Mikael Åkerfeldt, principale mente del quartetto. Riff articolati e complessi si alternano ad aperture melodiche che rimandano al progressive di 25 anni prima ed influenzano anche i conterranei Dark Tranquillity nella scrittura del poco più giovane The Gallery.

È la volta di Under The Weeping Moon, con il suo lungo stacco centrale che, come un mantra, riesce a far perdere il conto dei minuti per poi riportarci violentemente alla realtà con un attacco di doppio pedale che accompagna un riff acido e ripetitivo e Åkerfeldt che si produce in uno screaming bestiale (“I am the watcher in the skies!”). Segue l’interludio piacevolissimo Silhouette, composto e suonato dal batterista Anders Nordin che sottolinea i tratti gotici e noir e non rinuncia a qualche rapida fuga stile Keith Emerson. Con questa traccia di piano si ritorna al formato canzone ma è solo una piccola eccezione perché si prosegue con l’imponente Forest Of October, la traccia che ha il mood più oscuro di tutto il disco, e per oltre 13 minuti ci si fa trascinare su e giù tra spazi di riflessione e rapidi cambi nei quali giunge improvvisa la voce del cantante che ci racconta, a suo modo, la vita oltre la morte, l’unità di anima e mente e la solitudine. Con The Twilight Is My Robe l’esplorazione vocale melodica di Mikael Åkerfeldt si fa più profonda permettendo di ascoltare diversi cantati puliti che ben si sposano con le lunghe parti di chitarra di questo particolare brano e che fanno da preludio a Requiem, un intermezzo di chitarra spagnola che, per un errore in fase di mixaggio, viene tagliato della sua ultima parte che è invece messa come “intro” alla traccia che conclude il primo lavoro degli Opeth, The Apostle In Triumph. In quest’ultima fatica sono da notare gli splendidi stacchi accompagnati dal violino, un’ulteriore conferma dell’influenza folk nel comporre, ed il sound che si presenta più epico ed aperto anche nei pezzi distorti rispetto alle tracce precedenti. L’album si chiude con la voce pulita del cantante che ci lascia con “…as the rain keeps falling…”.

È un disco, Orchid, che ha dentro di sé moltissime influenze (prog, jazz, folk…) ed altrettante idee che sono esposte in maniera impeccabile per un album d’esordio di quattro ventenni. A volte può sembrare confuso, ma è un lavoro da gustare con calma e che merita molti ascolti per essere davvero apprezzato; insomma un ottimo primo passo.

Autore: Opeth Titolo Album: Orchid
Anno: 1995 Casa Discografica: Candlelight Records
Genere musicale: Death Metal Voto: 8,5
Tipo: CD Sito web: http://www.opeth.com
Membri band:

Mikael Åkerfeldt – chitarra, voce

Peter Lindgren – chitarra

Johan DeFarfalla – basso

Anders Nordin – batteria, pianoforte

Tracklist:

  1. In Mist She Was Standing
  2. Under The Weeping Moon
  3. Silhouette
  4. Forest Of October
  5. The Twilight Is My Robe
  6. Requiem
  7. The Apostle In Triumph
  8. Into The Frost Of Winter (traccia bonus nella ristampa del 2000)

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