28th lug2012

Metallica – St. Anger

by Rod

Se per molti addetti ai lavori gli anni ’90 sono stati il momento culminante della migliore produzione heavy e rock mondiale, i Metallica annoverano questa decade come il periodo più critico della loro attività nello showbiz. Dalla svolta commerciale del Black Album sino al progetto sinfonico S&M, i Nostri assisterono inermi allo smarrimento di numerosi pezzi del loro progetto ventennale. Parimenti, le premesse di inizio nuovo secolo non si rivelarono tra le più promettenti. I sempre più numerosi dissidi interni alla band, portarono Jason Newsted ad uscire dal gruppo, ufficialmente per motivi di salute, ufficiosamente per divergenze espressive col resto della band. Alla dipartita di Newkid si aggiunsero le crisi artistiche e quelle personali dei singoli membri. Clamoroso fu l’au revoir di James Hetfield che sparì per qualche tempo per risolvere i suoi storici problemi di dipendenza dall’alcool. Senza il proprio frontman e con la casella vuota da riempire alla voce “bassista”, la band dovette inoltre somatizzare le critiche di buona parte del loro pubblico che non si riconosceva più nell’attuale versione di ciò che un tempo furono i Four Horseman. Molte altre formazioni avrebbero sicuramente accusato il colpo, promuovendo da lì a poco lo scioglimento della band. Ai Metallica invece, forti del recupero fisico e mentale di James, non rimase altra scelta che radere tutto al suolo ed incominciare una nuova fase artistica, ponendo alla base della rinascita ciò che di buono era sopravvissuto al recente caos: la consapevolezza di essere, nonostante tutto, la migliore metal band del pianeta.

Arruolato al basso lo storico produttore Bob Rock, il combo seppe reagire di slancio alle insidie così come accadde per la morte di Cliff Burton, chiudendosi in studio e cercando di dare vita ad un disco che provasse in primo luogo ad esorcizzare le tenebre dell’ultimo decennio e, conseguentemente, a rievocare in qualche modo le radici thrash e speed dei gloriosi anni ’80. Fu così che dopo aver ottenuto un patetico riconoscimento come l’Mtv Icon in cui fece la prima uscita ufficiale il nuovo bassista Robert “Rob” Tujillo, il 5 giugno 2003 uscì St. Anger, ottavo album studio della band californiana che poneva come sentimento guida dell’intero lavoro, quella santa rabbia che in altre occasioni, ma soprattutto in questa, era riuscita a sopravvivere alla band ed a farla risorgere dalle ceneri di scelte commerciali fallaci ed infruttuose. Nonostante l’album arriverà primo in molti paesi e guadagnerà diversi dischi d’oro segnando un decisivo triplo passo in avanti rispetto alle esperienze studio di Load e ReLoad, il nuovo St. Anger non segnerà ancora del tutto la svolta storica che la metal militia aspettava da anni, anzi, ne provocherà un’ulteriore spaccatura in termini di consensi. Le dieci tracce contenute, nonostante la buona attitudine heavy di base, risultano marcatamente viziate dal suono di rullante sordo ed insopportabile scelto nell’occasione da Ulrich, dalla completa assenza di assoli (a tal proposito l’album verrà tacciato di ispirarsi alle sonorità nu metal in voga in quel periodo) e da un’eccessiva durata delle canzoni (dai 5 agli oltre 8 minuti), tali da renderle in più passaggi ripetitive e monotone. Queste scelte in fase di composizione e di produzione, si riveleranno un accanimento terapeutico al limite della sopportazione che segneranno ben presto il passo di un disco che in men che non si dica verrà dapprima messo ai margini, per poi scomparire del tutto dalle scalette dei tour mastodontici della band.

Entrando nel merito, Frantic è la traccia di apertura, un brano tosto e martellante ispirato alla schiavitù delle dipendenze, dal ritornello dal motivo accattivante “Frantic-tick-tick-tick-tick-tick-toc” che rimane in mente sin dal primo ascolto. La title-track St.Anger è ispirata a quel sentimento di rabbia di cui si parlava poc’anzi ed il cui spirito compositivo affonda gli artigli della produzione di successo dei Metallica: nel passaggio “Fuck it all and fuckin’ no regrets, I hit the lights on these dark sets” vengono infatti fuse le frasi tratte da due grandi successi della band, Damage, Inc. incluso in Master Of Puppets e Hit The Lights contenuto in Kill’Em All. Some Kind Of Monster, terzo singolo estratto, è uno dei brani più interessanti per via di certe soluzioni alternate lente e potenti evidenziate da furiose scariche di bicordo. Nonostante ciò la forte presenza dei sopra descritti vizi di forma all’album che ne demarcano prepotentemente il passo, costringono a circa metà del brano ad uno skip obbligato anche per le orecchie più allenate. Some Kind Of Monster sarà anche il titolo del documentario che ripercorre giorno dopo giorno al fianco della band, le vicende che hanno portato alla nascita di St. Anger. Dirty Widow, è un pezzo che esprime delle potenzialità incredibili se dovessimo basarci solo sull’interpretazione di James. Purtroppo questo esercizio viene vanificato dall’infelice registrazione del rullante di Lars, sospeso a metà tra un rumore metallico ed un effetto elettronico. Invisible Kid, ricorda echi della prima produzione Slipknot, ma la cui durata (quasi nove minuti) ne sconsiglia assolutamente l’accostamento. Freccia in basso inoltre, per un testo davvero lontano dalle liriche ispirate dei tempi migliori.

Buona prova in My World che si contraddistingue per un intro veloce e graffiante che lascia spazio all’aggressività del ringhio Hetfield ed a soluzioni melodiche vincenti, il tutto contenuto in una durata ragionevole per la struttura del brano. Shoot Me Again sorprende per la compattezza compositiva, meno imbolsita dei brani precedenti, mostra una maggiore fluidità che la rende una delle tracce più vincenti contenute nell’album. Sweet Amber è un brano semplice ma abbastanza potente, non lascia il segno ma merita comunque di essere ascoltato con interesse. The Unnamed Feeling è a parere di chi scrive, il miglior brano presente in St. Anger, contiene un giro di chitarra ripetuto ed efficace. Ha potenza, consistenza, ed un ritornello che rimane facilmente impresso. Pecca, ahimè, solo per la solita ritrita eccessiva durata. Purify mostra rabbia e cattiveria che attinge a piene mani dallo stile Metallica di un tempo, ma che appare scoordinato tra chitarra e batteria, quasi stonato e disallineato. All Within My Hands nonostante i suoi quasi nove minuti, raccoglie più consensi per le idee strumentali proposte anche se refrattarie, disomogenee e poco compatte. Dà quasi l’impressione di essere un assortimento ben riuscito di più demo messe assieme ad arte per tirarne fuori un unico brano.

Come accadde per …And Justice For All, anche in questo caso i Metallica sono riusciti a depauperare in fase di produzione un patrimonio artistico dalle potenzialità immense, a causa delle influenze negative di elementi estranei alla band (l’egemonia di Bob Rock? Le mode nu metal? La prigione dorata dello showbiz?), elementi che troppe, tante volte, hanno prevalso sulle capacità decisionali di Hetfield e soci di fare della propria arte, l’espressione univoca del loro credo musicale. Nonostante tutto i Metallica riusciranno comunque a fare scuola nell’ambiente. Il triste rullante scordato di Ulrich, per esempio, verrà ripreso da Mike Portnoy nelle registrazioni dell’album dei Dream Theater Train Of Thought, uscito nello stesso anno. In definitiva St. Anger rimane comunque un album pieno zeppo di buone idee, rese inascoltabili ed improponibili dal vivo proprio per i motivi a cui più volte abbiamo accennato. Guardando il bicchiere mezzo pieno e ragionando col senno di poi, rimane apprezzabile il passo in avanti fatto dalla band e volto alla ricerca di una propria identità espressiva vincente che tenti di demarcare ancora una volta, il vero valore del marchio Metallica.

Autore: Metallica Titolo Album: St.Anger
Anno: 2003 Casa Discografica: Elektra
Genere musicale: Heavy Metal, Hard Rock Voto: 7,5
Tipo: CD Sito web: http://www.metallica.com
Membri band:

James Hetfield – voce, chitarra

Kirk Hammett – chitarra, cori

Bob Rock – basso

Lars Ulrich – batteria, percussioni

Tracklist:

  1. Frantic
  2. St. Anger
  3. Some Kind Of Monster
  4. Dirty Window
  5. Invisible Kid
  6. My World
  7. Shoot Me Again
  8. Sweet Amber
  9. The Unnamed Feeling
  10. Purify
  11. All Within My Hands

3 Responses to “Metallica – St. Anger”

  • Gianluca Scala
    Gianluca Scala

    And I want my anger to be healthy! Stavolta sono d’accordo su tutto quello che hai scritto nella tua recensione. St.Anger non e’ un disco di facile digestione, e’ comunque un buon lavoro eseguito da una band che si era allontanata troppo dal proprio ovile. Ben detto Rod!

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  • Rod
    Rod RockGarage

    Esattamente. E’ un disco grezzo, pieno zeppo di idee bellissime. I ritornelli, per esempio, sono tutti molto accattivanti. Avessero cacciato via Bob Rock qualche anno prima, forse staremmo parlando di tutto un altro disco. Purtroppo i Metallica si sono sempre fidati del loro produttore, forse perché nei momenti di crisi, lui è sempre stato un punto di riferimento molto forte, una sorta di guida, e ciò ha influito tantissimo sui placet posti a fa. Nel documentario si vede benissimo. Per quanto concerne il rullante di Lars, Jason dichiarò che da anni non lo si vedeva più esercitarsi più alla batteria, facendo capire che probabilmente questo effetto sordo finito sul disco, nasceva dall’esigenza di sopperire a carenze tecniche oramai palesi.

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  • Marcello Zinno
    Marcello Zinno

    C’è da dire che Bob Rock è sempre stato un amante dei Metallica in sede live e riconosceva l’elemento distintivo della band soprattutto per l’energia che sfoderava dal vivo…la scelta del rullante prodotto così è stata fatta anche per questo, per farlo sembrare un album live più che uno studio album. Scelta ovviamente errata…come tante cose fatte dal buon Bob (vedi sua esperienza solista…)

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