15th set2011

Pink Floyd – Wish You Were Here

by Giovanni Paciello

Nella vita spesso ci si trova a viaggiare. Alcune volte non si conoscono i motivi dell’inizio del viaggio, come ci siamo arrivati o dove finirà, ma stiamo viaggiando e la nostra mente non pensa ad altro. Ci immergiamo nel cammino, senza pensare più a niente, lasciandoci abbagliare da ogni singola minima cosa che ci circonda. Il nostro viaggio inizia così, con un tappeto sintetico leggermente accennato, con delle note glissate e riverberate che rilassano i sensi. Wish You Were Here è un album mastodontico, un viaggio allucinante, una lunga dedica poetica intrisa di disumana bellezza. Per molti, i Pink Floyd sono soprattutto Dark Side of The Moon o The Wall. Chapeaux, tanto di cappello; ma per me, lo spirito dei Floyd è qui, racchiuso in solo 5 tracce. Ascoltare quest’album, comprenderlo, capirlo, non è affatto semplice. Per amarlo, bisogna affondare nei riff e negli assoli blues di Shine On You Crazy Diamond, nelle fredde e ghiacciate note di Welcome to The Machine, nella tristezza e nel ricordo di Wish You Were Here. Le varianti in gioco sono tante, soprattutto quella di commettere l’errore più grande: pensare che sia solo un tributo al diamante pazzo Syd Barrett. Beh! Credetemi non è così.

Quest’album è poesia, è melanconia, è una tragedia shakespeariano che si esprime potente quando intorno a noi non c’è nulla. Quando i nostri occhi sono chiusi e la mente è il ventre pronto ad accogliere. Per capire di cosa vi stia parlando provate ad ascoltare l’intero album una sera, d’estate, sulla spiaggia deserta, con il mare di fronte, sdraiati sotto la luna ad occhi chiusi. Allora, solo allora capirete il senso del viaggio. Con questo album i Pink Floyd, dimostrano tutta la loro corale capacità di band psichedelica, uno space rock ultraterrestre. Un tributo adamantino che fonderà il vostro cervello, rendendo quelle note indelebili. L’assolo iniziale di Shine On You Crazy Diamond (parts 1-5), è la massima espressione del suono di chitarra, una capacità di sintesi straordinaria, che in un secondo, con la sola prima singola nota a2’ e09” ti cattura e ti fa per sempre suo. In 3’e50”, Gilmour e Wright si impossessano dei tuoi sogni, della tua anima, ti conducono in una dimensione allucinante, lasciandoti in estasi con la consapevolezza che da li in poi, nulla saprà come prima.

Shine On You Crazy Diamond è un abbraccio, un coro, dove tutti i membri della band danno il massimo, in ogni singolo accento, in ogni plettrata, in ogni accordo. Come non godere appena tutta la band si esprime, come non sentire le vene vibrare e scuotersi sugli accenti di Gilmour o sulle rullate di tom di Mason. È tutto qui! E basterebbero solo i primi 8’ e 40” per chiudere e farti esclamare di aver visto Dio! Ma il tributo dei Floyd è più profondo. È un agghiacciante risveglio in Welcome To The Machine, un urlo contro lo show biz e la droga che ha portato via un genio. Una traccia spettrale e pur semplice nella sua struttura (voce, synth e chitarra), che agghiaccia i sensi, ti paralizza all’istante, dove la voce di Waters si erge come un eco in un buco nero. Gelida e vibrante al tempo stesso, scandita da disumani ritmi meccanici e sospinta dai piccoli accordi di una chitarra acustica, è il grido di un mostruoso automa che sonda i desideri e i sogni del giovane Syd. Have A Cigar, affidata alla voce di Roy Harper, è un rock tirato che completa l’inganno, fagocita il ragazzo fra i lustrini e le false promesse di successo. Il groove è incandescente, è un ritmo seducente, che ti scopa violentemente come un’amante insaziabile strafatta di LSD.

Ma l’amore, quello vero e profondo, quello che provi quando ti sciogli tra le gambe e le braccia della tua amata è li, appena dietro l’angolo. Come nei ricordi di bambino o in una vecchia foto sbiadita, la traccia si presenta al passato, come in un vecchio grammofono, attraversando in un attimo le epoche, catapultandosi nel presente. Una dedica d’amore concentrata in non poco più di 70 parole. Sì! Perché infondo, per dire di aver amato qualcuno, per dire che ti manca qualcuno, basta solo “How I wish, how I wish you were here”.

Ma come ogni viaggio, tutto ha una fine. A volte, il viaggiatore trova la pace, l’illuminazione. Altre volte il viaggio ci lascia vuoti, perché ciò che vorremmo è impossibile da ottenere. Allora è meglio tornare indietro, ripartire dall’inizio. Meglio ripercorrere la strada, caso mai spostando i passi, la direzione, lo sguardo. E così ecco abbattersi su di noi Shine On You Crazy Diamond (parts 6-9), ma questa volta le cose sono cambiate. Il viaggio è diverso, il ritmo è più veloce perché si ha voglia di ripartire e non importa se finisce in modo triste, con note che hanno il suono di un epitaffio, dopo la tempesta arriva sempre il sole e lo sanno anche i Floyd che al minuto 11 e20”, sono ormai felici e consapevoli che il loro amico Syd in un modo o nell’altro abbia trovato la pace.

Qualcuno una volta ha detto che in un viaggio, l’importante non è arrivare ma semplicemente viaggiare. Questo è ciò che vi auguro quando premerete play e vi lascerete immergere in quell’universo parallelo che è Wish You Were Here.

Autore: Pink Flyd Titolo Album: Wish You Were Here
Anno: 1975 Casa Discografica: Harvest Records
Genere musicale: Psychedelic Rock Voto: 9
Tipo: CD Sito web: www.pinkfloyd.com
Membri band:

David Gilmour – chitarra, steel guitar, armonica, voce

Roger Waters – basso elettrico, voce

Rick Wright – tastiera, sintetizzatore, pianoforte, voce

Nick Mason – batteria, percussioni

Tracklist:

  1. Shine On You Crazy Diamond (parts 1-5)
  2. Welcome To The Machine
  3. Have A Cigar
  4. Wish You Were Here
  5. Shine On You Crazy Diamond (parts 6-9)

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