30th gen2012

Tool – Ænema

by Giuseppe Celano

1996. Stato di grazia. Ænema è il secondo disco in studio dei Tool, un’opera ambiziosa, moderna e fuori dagli stilemi del metal. Licenziato il 17 settembre e registrato all’Ocean Way in California, Ænema è incluso fra i migliori album di quell’anno. Che i Tool stessero per fare il salto di qualità era implicito nelle note di Undertow ma nessuno poteva immaginare che la trasformazione avrebbe toccato un apice così alto. Nelle loro opere gli arrangiamenti e la tecnica sono al servizio della precisione (matematica) mentre tutto ciò che riguarda il mondo tooliano è vicino al controllo maniacale: pubblico, immagini, notizie e soprattutto la musica stessa, intesa come un processo in cui niente può essere lasciato al caso. Considerato dai critici un punto di svolta dopo il quale non si sarebbe potuto più tornare indietro e letteralmente osannato dai fan, il nuovo lavoro si presenta come un mastodonte che impone rispetto e chiede attenzione. Con i suoi 77 minuti di visionaria maestria il disco cambierà il volto della musica come pochissimi dischi avevano saputo fare fino al quel momento. Il nome dell’opera è una crasi fra la parola anima e un metodo di Carl Jung chiamato enema.

Passando alla musica il suo contenuto è sublime e merita un ascolto ossessivo-compulsivo. Le tipologie di ascolto possono essere suddivise in due categorie: fruizione dell’intera opera e approccio suddiviso per gradi. A tre anni di distanza da Undertow tutti i pezzi combaciano perfettamente, la nuova cangiante creatura di Maynard è pronta a mostrare la sua rivoluzionaria mutazione. Ogni singolo brano necessita di un approfondimento al microscopio elettronico; la materia stellare contenuta, ad esempio, nell’incipit di Stinkfist potrebbe essere la perfetta colonna sonora del Giorno Del Giudizio. L’opener sprigiona un sound liberatorio, violento ma controllato in cui la voce, modulata dall’effetto megafono e poi ripulita nei chorus, si appoggia al suono circolare del basso mentre le chitarre taglienti, incastonate fra tempi dispari, ingaggiano una sfida ritmica contro il rinnovato drumming di Danny. Ed è solo l’inizio; con il passare dei minuti il labirinto (degno dell’Overlook Hotel) che nasconde suoni ricercati e incastri da cefalea inizia a diventare sempre più complicato. La successiva Eulogy si erge a chirurgo plastico per un lifting ad hoc eseguito sul concetto di progressive: dentro ai suoi otto minuti cuniculari si sposano l’accecante bellezza dei riff e il crescendo di un brano in continua evoluzione. Eulogy è complessa raffinatezza armonica, intrecciata come un groviglio quasi inestricabile. La voce s’infila fra il continuo e ipnotico tintinnio di Danny, gigante assoluto del brano, e le chitarre semplici ma efficaci come un montante scagliato da un peso massimo. Il resto viene affidato al basso per un finale esplosivo su cui Maynard porterà avanti la sua personale battaglia contro le religioni, le mercificazioni del corpo e della parola attraverso l’urlo liberatorio finale (“To ascend you must die. You must be crucified, for our sins and our lives! Good-bye!!!”).

In H, il cui significato è legato alla dualità dell’uomo e al nome del figlio Devo H, la musica muta in una ballata psichedelica dai toni oscuri e sibillini. La voce di Maynard conduce il gioco su percussioni delicate, inaspettatamente interrotte dall’impatto delle bacchette sul crash picchiato con violenza dall’indomabile Carey. Da metà brano in su non resta che aggrapparsi disperatamente al sound nella speranza di non venire travolti da tanta feroce eleganza. Useful Idiot è il primo esperimento del disco ottenuto attraverso il suono, modificato elettronicamente, di una puntina arrivata a fine corsa che sul finale fa da battistrada per una delle canzoni più violente dell’intero album. Forty Six & 2, infatti, è un gioco di nervi tesi, gli innesti fra basso e batteria sfociano in una sezione centrale in cui Danny dimostra come sia ancora possibile ricavarsi un solo all’interno di un brano senza essere accusati di pomposità e inutili tecnicismi. Più complicato risulta il messaggio del testo basato su un innesto fra Shadow (terzo stadio fra il conscio e l’inconscio, diviso in due categorie distinte costruttivo e distruttivo) e sulla teoria del salto cromosomico da 42+2 a 46+2 (Drunvalo Melchizedek). Sebbene Message To Harry Manback sia un divertissement, si può notare la dicotomia fra il delicato suono del piano, in stile Michael Nyman, e l’uso brutale delle parole; il gioco semiotico fra parole e percezione modale del suono genera un risultato davvero strabiliante. Hooker With A Penis è una cavalcata distruttiva con sezione centrale psichedelica adatta ai toni accesi con cui Keenan ‘sfancula’ ripetutamente un fan che, incontrato dopo l’uscita del loro primo EP, li accusava di essersi svenduti al sistema.

Intermission è un intermezzo plasmato sui riff successivi di Jimmy, naturale evoluzione di Prison Sex e altra muscolare prova addolcita solo dalla magica voce del singer. Die Eier Von Satan è una ricetta per un trip mentale che ha come base alchemica l’hashish turco. La voce di Marko Fox (ZAUM) narra gli ingredienti con la stessa enfasi di un comizio nazi mentre viene ripetutamente flagellata dal suono di una pressa idraulica, di un’industria al tracollo, e dalla chitarra registrata su una ritmica in 9/8. L’altro zenith è la meravigliosa Pushit, un torrente magmatico di riff al servizio di una progressione inarrestabile, con un occhio rivolto ai King Crimson. Pushit è pura materia plasmata con il martello degli dei; è ciò che tutte le band metal vorrebbero saper scrivere ma a cui, neanche lontanamente, nessuno si è mai avvicinato. Caesaro Summability parte con la risata di un bambino che diventa pianto e poi urla strazianti, soffocate da suoni confusi che introducono la title track del disco. Dedicata al comico Bill Hicks (Another dead hero) Ænema corre su un riff tipicamente seventies incastonato fra i due metronomi Jones/Carey. Maynard la canta divinamente, né più né meno, alternando toni morbidi e accessi di rabbia che sfociano verso Ron Hubbard, Scientology e le case farmaceutiche responsabili del Prozac. Il drumming di Danny rilascia un’energia pari alla magnitudo del presunto sisma che nei testi sprofonderà Los Angeles.

(-) Ions è un rumore di fondo, il cui fruscio viene inciso chirurgicamente dall’elettronica, che introduce come una pericolosa premonizione Third Eye, una “pièce de resisténce” di oltre 14 minuti in cui il drummer si erge a faro assoluto per la navigazione dei tre rimanenti membri. Il brano più spaventoso per eleganza, innovazione e stile è uno slittamento tettonico dallo spettro sonoro finora inaudito e si muove attraverso una serie di soluzioni sonore e cambi d’atmosfera mutevoli. Third Eye è il testamento finale che unisce i Tool ai King Crimson sui cui la sciamanica interpretazione di Maynard trascina gli ascoltatori in una dimensione molto vicina alla trance. Il tempo si piega al volere di Carey, lo spazio si dilata con e nella mente, le deflagrazioni squarciano il silenzio decretando una superiorità inarrivabile per molti.

Ænema è uno dei migliori dischi usciti in questo ventennio: ha raccolto gli orfani di un certo metal proiettandoli, attraverso idee complesse, innovazioni pioneristiche e nessuna paura di osare, verso una nuova estate. Lavata l’onta del progressive, considerato tronfio e auto celebrativo, ciò che rimane è un upgrade micidiale dall’attitudine ‘no compromise’ che indica le nuove sonorità imposte come un monolite venuto dallo spazio. La sua natura aliena vince sulla stragrande maggioranza della produzione odierna vantando cosi tanti temi da suscitare vertigine. I Tool stupiscono perché manipolano alchemicamente il rock anni ’70, il metal e la psichedelia forgiando una nuova formula d’avanguardia ricca di sperimentazione e senza nessun confine prestabilito. Un capolavoro? No, molto meglio, un ariete che ha aperto nuove strade proprio quando il metal, ma non solo, sembrava essere ormai un oceano inaridito.

Autore: Tool Titolo Album: Ænema
Anno: 1996 Casa Discografica: Volcano Entertainment
Genere musicale: Rock Voto: 9
Tipo: CD Sito web: http://www.toolband.com
Membri band:

Mayanard James Keenan – voce

Adam Jones – chitarra

Justin Chancellor – basso

Danny Carey – batteria, percussioni

Tracklist:

  1. Stinkfist
  2. Eulogy
  3. H
  4. Useful Idiot
  5. Forty Six & 2
  6. Message To Harry Manback
  7. Hooker With A Penis
  8. Intermission
  9. Jimmy
  10. Die Eier Von Satan
  11. Pushit
  12. Cesaro Summability
  13. Ænema
  14. (-) Ions
  15. Third Eye

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>