16th apr2012

Soundgarden – Badmotorfinger

by Giuseppe Celano

Sulle note di Rusty Cage si aprono le danze di Badmotorfinger, nuovo capitolo del ’91 targato Soundgarden. Il riff ossessivo, la produzione diretta e la voce finalmente libera di poter esprimere tutto il suo potenziale esplosivo sono le carte che aprono questa mano di poker che la band porterà a casa con una doppia certificazione del disco di platino. Cosa è cambiato da Louder Than Love? Immutati i punti cardinali legati all’uso spregiudicato della voce, l’asse ritmico Zeppelin/Sabbath e la psichedelia dei seventies, ciò che emerge con forza è il nuovo sound che da quel momento verrà identificato, spesso a torto, con il grunge. I Soundgarden hanno un sound compatto e devastante, Outshined è un chiaro esempio della mutata pelle: riff angolari, basso profondo e voce che torreggia guidano questo brano che diventerà uno dei manifesti della band. A quota tre della scaletta la band mostra la sua vera anima: Slaves And Bulldozers è un monoblocco di ghisa ondeggiante, agganciata a un filo che sembra potersi spezzare da un momento all’altro con esiti devastanti. Il suo andamento ritmico, quasi lineare, viene esasperato dal crescendo di Cornell inerpicato su note in cui sia le corde vocali che la gola vengono messe a dura prova. Il sound è intriso di una vena psichedelica maligna e sinistra, le chitarre dissonanti creano un loop ipnotico per una chiusura impossibile da dimenticare.

Jesus Christ Pose è un mostro che emerge dalle profondità più recondite del mare, si muove come un incubo che non sembra mai aver fine. Il pattern ritmico di Cameron è agghiacciante, la voce di Cornell sottoposta a un’estenuante prova di forza brillantemente superata mentre chitarre e basso camminano su binari paralleli senza mai toccarsi. La soluzione centrale contiene un break da manuale, una melodia che brucia come un bisturi elettrico e che si spegne nel caos fatto di dissonanze elettriche e batteria impazzita. Molto più grunge (leggi punk) è Face Pollution che parte e arriva dritta, nessun fronzolo o abbellimento, solo una svisata centrale immediatamente ripresa dalla voce guida di Cornell che rimette le cose in chiaro. Diversa è Somewhere, una ballata con coda psichedelica che potremmo considerare un vero e proprio singolo capace di sostituire l’opener. Di un’altra pasta invece è la successiva Searching With My Good Eye Closed, brano d’eccellenza che mischia con eleganza tutto quanto abbiamo appena detto, traendone una nuova pasta abrasiva delicata ma capace di smerigliare le vecchia pelle del rock ridandogli quella veemenza necessaria che lo caratterizza. Psichedelia e melodia viaggiano in armonia, Thayl percorre in lungo e largo il manico della sua chitarra omaggiando Hendrix. La band sembra aver trovato un equilibro invidiabile e uno stato di grazia destinato a protrarsi per qualche anno. Un disturbante suono di chitarra, simile al rumore di un faro, s’infila fra il rifferama sabbatiano e la voce effettata di Cornell. Un delirio di suoni stridenti, supportati da un sax impazzito che si spegne sul finale da urlo, sono i punti cardinali di Room A Thousand Wide.

Mind Riot è il pezzo più vicino ai compagni di viaggio Pearl Jam, ballad che si snoda sulle note di una chitarra pulita, la ritmica procede lenta e senza intoppi. Chris canta benissimo alternando dolcezza e forza, anche il basso di Ben sembra non voler alzare il tiro sebbene, per tutto il brano, si percepisca una piacevole tensione di fondo a cui la band ci abituerà da qui in avanti. Drawing Flies è un brano mutante che sfrutta la stessa idea di Face Pollution ma si muove sghemba zigzagando ritmicamente per poi rimettersi sui binari giusti dopo una sbandata alcolica. Holy Water fa concorrenza, sfruttando il suo stesso rifferama, a Outshined ma usa la leva della melodia, del songwriting diretto e del ritornello ripetuto fino all’ossessione. Chiude il monolite New Damage, un brano dai toni scuri e minacciosi, Cornell e Thayl in netta predominanza trascinano il resto della band e l’ascoltatore in questo viaggio nell’ade in cui non è previsto un biglietto di ritorno. Le chitarre ricche di wah-wah, il basso ossessivo e la voce sfruttata fino allo scorticamento dell’ugola espandono per cinque lunghi minuti in cui Cornell ripete fino all’esasperazione “get up before you drown”. Il risultato è qualcosa di alienante, uno shock sonico difficile da dimenticare.

Registrato in California sempre con Terry Date alla produzione e con il nuovo bassista Ben Shepherd, subentrato a Hiro Yamamoto, questo nuovo lavoro usufruisce dell’interesse intorno alla scena grunge ritrovandosi catapultato velocemente al centro dell’attenzione dei media e del pubblico, nuovamente innamorato di queste sonorità hard. I motivi sono legati a un approccio compositivo più fresco e libero ma anche ad aperture più mainstream capaci di imboccare nuove strade commerciali nonostante la band ami ancora giocare con tempi dispari apparentemente indigesti. I Soundgarden di Badmotorfinger sono uno shuttle che non ha ancora abbandonato l’atmosfera, la cui spinta propulsiva è legata ai due razzi ausiliari irrorati di propellente seventies che presto si trasformerà in una nuova e incendiaria miscela. Ma per scoprire tutto questo dovrete attendere lunedì prossimo, sappiamo che non mancherete all’appuntamento, non è forse vero?

(Per i più curiosi nel 1992 in vista del tour della data di Lollapalooza in particolare la band rilasciò un EP Satanoscillatemymetallicsonatas dal nome palindromo che conteneva cover e una versione live di Slaves And Bulldozers)

Autore: Soundgarden Titolo Album: Badmotorfinger
Anno: 1991 Casa Discografica: A & M Records
Genere musicale: Grunge Voto: 8
Tipo: CD Sito web: http://www.soundgarden.com
Membri band:

Chris Cornell – voce

Kim Thayl – chitarra

Ben Shepherd – basso

Matt Cameron – batteria, percussioni

Tracklist:

  1. Rusty Cage
  2. Outshined
  3. Slaves & Bulldozers
  4. Jesus Christ Pose
  5. Face Pollution
  6. Somewhere
  7. Searching With My Good Eye Closed
  8. Room A Thousand Years Wide
  9. Mind Riot
  10. Drawing Flies
  11. Holy Water
  12. New Damage

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