Intervista a Kappa (Dario Cappanera)
Roadie, attore, rocker un vulcano in eruzione, Dario Cappanera o semplicemente Kappa per gli amici si presenta così, mai statico sembra continuamente pervaso dal sacro fuoco del rock’n’roll, sempre diretto e sincero come il southern rock che produce con la sua inseparabile sei corde. RockGarage è stata in grado di raggiungerlo per una proficua chiacchierata durante l’incontro con la stampa specializzata organizzato per promuovere il suo nuovo progetto solista di imminente uscita denominato Code Of Discipline. Il chitarrista livornese già storico membro della storica band Strana Officina e fresco anche di un’esperienza come attore nell’ultimo film di Carlo Virzì intitolato I Più Grandi Di Tutti si è confidato con noi a riguardo del suo intenso ultimo periodo.
R.G.: Innanzitutto grazie mille per il tempo che ci stai dedicando, partiamo subito parlando di questo nuovo disco solista intitolato Code Of Discipline.
K.: Grazie a voi ragazzi! Dunque i pezzi sono nati abbastanza velocemente nel mese di agosto dopo le riprese del film I Migliori Di Tutti di Carlo Virzì a cui ho partecipato come attore, mi trovavo in un periodo di relativa pausa dopo un tour, così a casa mia con la chitarra acustica, ho cominciato a buttare giù su carta alcuni pezzi, ho voluto mantenere un profilo molto rock’n’roll, trascrivendo la musica così come mi veniva. Il processo quindi è stato molto rapido senza fronzoli o particolari problemi, alcune tracce sono nate nel periodo in cui mi trovavo a Los Angeles un paio di anni fa. Per quanto riguarda la produzione, ho fatto un demo di pre-produzione da far circolare per trovare una casa discografica disposta a supportarmi e mi sono accordato quasi subito con la Bagana Records.
R.G.: Dove e da chi è stato prodotto l’album?
K.: Fondamentalmente l’album è stato prodotto da me stesso. È stato registrato allo studio 121 Decibel di Firenze dove abbiamo fatto la registrazione delle basi con me alla voce ed alle chitarre, Rolando Cappanera, mio cugino, alla batteria e Mattia Bigi al basso come già accaduto nel disco della Strana Officina Rising To The Call. Abbiamo deciso poi di spostarci ai Westlink Studios vicino a Pistoia per registrare le voci ed eseguire i mixaggi. In pratica il disco è stato registrato e mixato in due settimane, proprio per mantenere lo spirito blues diretto che volevo imprimere al progetto.
R.G.: Esiste un qualche tipo di messaggio dietro a questo album? C’è qualcosa che vorresti comunicare attraverso di esso?
K.: In un certo senso sì, c’è la volontà di portare fuori tutto quello che fa parte del mio bagaglio di esperienza come musicista rock, la genuinità pura di chi ha questa musica nelle vene. Anche nei testi l’idea generale è quella di rimanere sempre se stessi anche se i tempi a cui andiamo incontro sono duri, bisogna sempre cercare di avere un proprio “codice di disciplina” interno dettato dalle nostre passioni più vere che sia in grado di spingerci a fare le cose nel miglior modo possibile. Le liriche sono scritte in lingua inglese perché da sempre è una lingua che sento mia, ho vissuto parecchio tempo negli U.S.A ed ho legami familiari forti con quella terra e quindi penso sia la lingua con cui esprimo meglio i miei pensieri rimanendo comunque sempre livornese! (ride ndr), questa è proprio la forza e la bellezza della musica, il non avere confini.
R.G.: Ascoltando il tuo album si percepisce chiaramente l’influenza southern rock, come mai hai deciso di fare tuo questo stile?
K.: ma probabilmente perché le mie basi come chitarrista provengono dal blues; dai grandi artisti del passato ho imparato ad apprezzare questa musica che proviene dal cuore, senza dubbio ha influito enormemente anche l’infanzia trascorsa nel sud degli Stati Uniti dove quel genere di musica rappresenta la quotidianità. Fin da piccolo mi sono abituato ad ascoltare band come Lynyrd Skynyrd, ZZ Top e molti altri.
R.G.: Parlaci della collaborazione con Pino Scotto per la cover di Still Got The Blues di Gary Moore.
K.: Si può dire che si è trattato di uno scambio di favori reciproco, io avevo già suonato con Pino nel suo album Datevi Fuoco! alcuni pezzi di chitarra, un giorno ci siamo ritrovati per caso qui al locale Rock’n’roll di Milano (presso il quale stiamo intervistando Kappa ndr) e lui mi ha confidato di voler a tutti i costi cantare il pezzo Still Got The Blues di Gary Moore. Da parte mia già da tempo c’era l’ intenzione di inserire una sua cover in questo disco poiché da sempre lo ritengo uno dei miei musicisti guida, quindi la cosa è stata veramente molto naturale e semplice, da lì alla realizzazione il passo è stato brevissimo.
R.G.: Cosa ci puoi dire invece a riguardo della storica band La Strana Officina? C’è qualche progetto all’orizzonte?
K.: Per ora abbiamo ancora un po’ di concerti in serbo per l’estate ma a livello discografico non è stato pianificato ancora nulla. Abbiamo optato per una politica che verte più sulla qualità che sulla quantità, quindi pochi concerti in location d’eccezione.
R.G.: Parlaci della tua nuova esperienza come attore nel nuovo film di Carlo Virzì: cosa ti ha colpito di più per quanto riguarda il mondo cinematografico? Hai trovato delle difficoltà? Che sensazioni ti sono rimaste dentro dopo questa avventura?
K.: Come sempre tutto ruota intorno alla musica; Carlo Virzì fratello del più conosciuto Paolo è stato un musicista, cantava negli Snaporaz, e di conseguenza ci conosciamo da moltissimo tempo. Lui voleva fare una pellicola sul rock da diverso tempo, incentrata sulla vita dei gruppi degli anni ‘90 che non riescono a sfondare nel circuito mainstream e visto il mio background ha deciso di propormi una parte abbastanza ampia che io ho accettato di buon grado. Mi sono subito calato perfettamente nella parte ed ho anche contribuito alla realizzazione della colonna sonora. Tutti si sono dimostrati disponibilissimi e bravissimi a farmi mettere a mio agio quindi non ho avuto particolari problemi, Carlo credeva fortemente in me ed il mio personaggio sembra tagliato su misura per il mio modo d’essere quindi giudico l’esperienza assolutamente positiva.
R.G.: Roadie, attore, rocker…come fai a fare tutto? Di tutte queste professioni quali ritieni sia la più faticosa?
K.: (Ride di gusto ndr.) sicuramente l’attività di tecnico delle chitarre e di roadie, svolgo questa attività da tantissimi anni ma è di gran lunga la più faticosa per vie delle lunghe trasferte e del continuo montaggio e smontaggio dei vari elementi. La musica è la mia passione quindi in assoluto la professione di musicista è quella che mi pesa di meno, la recitazione è stata una parentesi che non ho idea se proseguirà o meno, vedremo cosa mi riserverà il destino.
R.G.: Cosa pensi della politica portata avanti dalle case discografiche odierne? Sopratutto per quanto riguarda la sempre maggiore produzione di artisti fuoriusciti dal famigerati reality shows?
K.: Parlare di case discografiche forse oggigiorno non ha più senso, oramai sono rimasti solo due colossi in Italia che spingono esclusivamente gli artisti pop che fanno vendere maggiormente tra la massa, penalizzando purtroppo tanti bravi rockers nostrani. Per quanto riguarda i reality show li abolirei all’istante ed incarcererei coloro che li hanno inventati, poiché alimentano un’ignoranza becera e priva di costrutto che mi disgusta profondamente.
R.G.: Raccontaci un episodio divertente accaduto ultimamente che ricordi sempre con piacere.
K.: Sì sicuramente un episodio che riguarda il “making of” del film a cui ho partecipato. Il personaggio che interpreto, Rino, si presenta come una persona burbera molto particolare, un uomo con una voce molto profonda e baritonale, purtroppo la mia voce naturale non rispecchia questa timbrica quindi Carlo (Virzì ndr.) mi spronava sempre ad inasprire il mio tono cosa che non riuscivo quasi mai a fare. La sera ci si ritrovava con tutti i ragazzi della troupe per fare baldoria nei vari locali, spesso si beveva e si faceva tardi, al momento dei saluti la mia voce rispecchiava esattamente quella voluta dal regista che mi spronava a mantenerla anche il giorno seguente durante le riprese tra l’ilarità generale (ride ndr).
R.G.: Grazie mille ancora per la tua disponibilità era l’ultima domanda, in bocca al lupo per tutti i tuoi progetti e lunga vita al rock’n’roll!
K.: Grazie a voi, sempre lunga vita!