Opera Noire@Spazio Aurora – Rozzano (MI)
Gli Opena Noire sono una band con dieci anni di vita alle spalle (cambi di line up compresi) che abbiamo avuto il piacere di incontrare ieri sera in occasione del loro show in provincia di Milano. Molti sono i generi particolari che le varie scene musicali italiane propongono sia in un contesto tipicamente underground, sia in cornici mediamente diffuse: crocifiggete pure chi pensa che l’Italia sia il paese del pop e basta…esistono tantissime band meritevoli che vuoi per un genere troppo di nicchia, vuoi per la poca promozione a supporto non riescono ad emergere. Gli Opera Noire hanno sicuramente dalla loro la caparbietà di puntare su delle sonorità tipicamente ottantiane, che poco si sono evolute nel corso dei decenni e che quindi oggi vivono un pò una stagnazione nel panorama musicale nazionale e oltre. L’heavy dark che sfocia nel gothic sound appartiene ormai a epoche remote e se da un lato ci fa piacere constatare che ci sia qualcuno che ripropone quelle sonorità, dall’altro ci aspetteremo una più forte caratterizzazione della proposta musicale del musicista di turno (interessanti ad esempio i Martyr Lucifer). Joy Division (anche se non sono mai stati heavy) per quanto riguarda la voce ma soprattutto Sister Of Mercy ci appaiono lampanti durante l’esibizione dei Nostri, che attingo a piene mani anche da band più moderne come i The 69 Eyes, Type O Negative e,consultando qualche loro vecchio videoclip, anche al reverendo Marilyn Manson.
William, former member e frontman della band, si presenta al pubblico come leader indiscusso grazie alla sua voce profondamente dark e la sua chitarra, ritmica e solista allo stesso tempo in line up. Lo show inizia con una parentesi acustica durante la quale è solo William ad esibirsi con la sua dodici corde; tre brani dal buon pathos per poi permettere l’ingresso della band al completo e l’esecuzione di pezzi propri accompagnati da cover. Molto scenici i quattro musicisti, il sound è risultato molto incentrato sulla sei corde di William, oltre che sulla sua voce, e sulla preparazione tecnica dell’ottimo batterista. Interessante nel set elettrico In The Rain, curiosa la riproposizione in chiave dark di Another Brick In The Wall dei Pink Floyd, anche se l’assolo non era ripreso dalla versione originale, e sicuramente apprezzata nel finale (come ‘encore’ dello show) Knockin Heavens Door nella versione Guns N’ Roses con un approccio un pò da party e senza grosse attese. Qualche errore da parte del singer in un paio di attacchi ma in fin dei conti un live piacevole, che dovrebbe avere più aficionados pronti a sostenere la band nelle varie tappe dal vivo.
Live del 4 maggio 2012