Goblin – Profondo Rosso
Vi fu un tempo in cui Dario Argento era il maestro riconosciuto del genere thriller. Tempo lontanto in quanto il maestro, a nostro personalissimo parere, non imbrocca un film dal lontano 1993, con il semi-passabile Trauma. Ma siamo qui per spolverare un album del passato, quindi adagiamoci sulla nostra macchina del tempo virtuale e torniamo indietro nel 1975 quando il Maestro Argento terrorizzava mezzo mondo con le sue pellicole. Dopo la bellissima trilogia degli animali, musicata dal maestro Morricone, il Darione Nazionale torna al cinema con il suo capolavoro assoluto Profondo Rosso. Ora, per chi non lo sapesse, il regista romano è da sempre un appassionato di musica rock e metal, e già nel film Quattro Mosche di Velluto Grigio aveva intenzione di rendere co-protagonista un certo tipo di musica, più rock rispetto ai La-la-la del grande Ennio. Furono contattati i Deep Purple ma, a causa di una legge italiana dell’epoca, che limitava la presenza di stranieri in una pellicola italiana al fine di ottenere i contrinuti statali, non se ne fece nulla. Per Profondo Rosso fece di più. Riuscì addirittura a contattare i Pink Floyd, ma questi dovettero rifiutare in quanto impegnati nella realizzazione di un album. Quale? Vi diamo un indizio: Il ricordo di Syd Barrett basta? Dunque abbandonando l’idea di utilizzare il gruppo inglese il regista si rivolse al jazzista Giorgio Gaslini, con il quale aveva già lavorato nel film Le Cinque Giornate. Però il lavoro di Gaslini non lo convinse appieno in quanto voleva un colonna sonora più moderna, più sperimentale. Spinto dalla sua compagna Daria Nicolodi (la giornalista Gianna Brezzi nel film) ascoltò il demo tape di un gruppo di ragazzi romani, gli Oliver, ne fu particolarmente colpito e li contattò.
Ovviamente i sopracitati ragazzi romani erano i Goblin che, grazie all’aiuto del padre di uno di loro, il tastierista Claudio Simonetti, avevano ottenuto un contratto con l’etichetta Cinevox specializzata in colonne sonore. Sulle prima il loro lavoro doveva limitarsi solo a riarrangiare il lavoro già composto da Gaslini ma, grazie ad un brano da loro composto, ebbero carta bianca su tutto il lavoro. Lavoro che recensiamo oggi. Si precisa che si tiene conto del lavoro originario del 1975, in quanto nel 2005, in occasione del trentennale del film, uscì un doppio album contenente varie rarità. Per quanto ci riguarda ascoltare dieci versioni diverse della title track non ci esalta troppo. Va bene essere completi ma non esageriamo. Il disco si apre con la storica Profondo Rosso. Narra la leggenda che il brano fu composto alle due del mattino dal bassista Fabio Pignatelli, il quale si trovò a suonare su una chitarra acustica il celebre riff. Aiutato dal chitarrista Morante, che cambiò il tempo da un semplice 4/4 ad un più complesso 7/4, trovò la sua definitiva forma grazie alle tastiere di Claudio Simonetti, il quale, a sua detta, si ispirò ai Tubolar Bells di Mike Oldfield che, appena due anni prima, avevano terrorizzato le platee di tutto il mondo nel film L’esorcista. A distanza di trent’anni il brano ispira ancora paura, angoscia, grazie a quelle note ossessive che riflettono il colore di quel sangue così rosso, così artificale. Così bello. Vi sfidiamo ad ascoltarlo nel buio di una stanza!
Segue Death Dies dove è in rilievo l’ottimo lavoro alla batteria, ci suona Agostino Marangolo, che guida il brano fino alla sua naturale conclusione. Subito dopo abbiamo l’ultimo brano composto dai Goblin, Mad Puppet. Intro di basso rickenbacker 4001, suonato dal bassista Fabio Pignatelli, con un plettro (nota tecnica), ossessiva il giusto e base dei lamenti del mini moog di Simonetti. Dopo un minuto e mezzo di puro delirio parte il riff suonato da Morante e Pignatelli all’unisono. Anche questo pezzo, come confermato dallo stesso Simonetti, fu scopiazzato da Tubolar Bells. Ma la giustificazione fu che “…Argento ci chiese qualcosa in quello stile”, immagini/musica al massimo. Chi ha visto il film e sente il pezzo avrà in mente la ricerca di quel “qualcosa” effettuata da Mark all’interno della villa del “bambino urlante”. Fino alla sua raccapricciante scoperta. Il lato B del vinile comprende tutti brani composti da Gaslini e suonati dai Goblin. Wild Session è una magnifica cavalcata prog con un mini moog impazzito e un basso scalpitante. Mai come in questo album il basso elettrico è il protagonista indiscusso. A dirla tutta l’intro fu rubacchiata dal finale di The Swan Is A Murderer dei Cherry Five (sempre i nostri Goblin, ovviamente) ed elaborato maggiormente.
Deep Shadows e School At Night sono parimenti notevoli. Specie la seconda con la sua orchestrazione classica che si scontra con i synth più folli. Compare finalmente la nenia che fa da colonna sonora agli omicidi. Questo, insieme al successivo brano Gianna, sono gli unici brani meno gobliniani in quanto risentono delle orchestrazioni dirette da Gaslini. Dunque una colonna sonora o un disco autonomo? Entrambe le cose ovvio! Chiaramente è un album completamente legato ad una pellicola ma anche da solo fa la sua porca figura. I Goblin fecero anche di meglio con i loro lavori successivi, lo strepitoso Roller e il lo sperimentale Suspiria, sempre legato ad un opera di Argento, anche se il tema di Profondo Rosso li accompagnerà per ancora molti anni a venire.
| Autore: Goblin | Titolo Album: Profondo Rosso |
| Anno: 1975 | Casa Discografica: Cinevox |
| Genere musicale: Progressive | Voto: 9 |
| Tipo CD | Sito web: http://www.newgoblin.com |
| Membri band:
Massimo Morante – chitarre Fabio Pignatelli – basso Walter Martino – batteria Claudio Simonetti – tastiere
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Tracklist:
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Stupendo! Li ho visti dal vivo e sono capaci di regalare emozioni uniche!!!!
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