18th mag2012

Black Sabbath – Vol.4

by Giancarlo Amitrano

Ormai alle soglie di una solida reputazione, i Black Sabbath si avviano a rilasciare un altro tassello della loro composita carriera, ancora relativamente agli esordi. Vol. 4 vede la luce alla fine del 1972 e tuttavia il gruppo ha già alle spalle quasi tre anni di dispendiosissimo lavoro, specie in sede live, che di lì a poco non tarderà a mostrare le sue prime nefaste conseguenze all’interno del gruppo stesso. Già lo stesso titolo deve essere modificato, dato che l’originario Snowblind dava adito ad interpretazioni di natura…stupefacente: la casa discografica impone il più rassicurante titolo che oggi conosciamo. Le tematiche restano grosso modo identiche, pur palesando anzi in alcune tracce elementi di progressive tanto devoti ad Iommi per la sua passata militanza nei Jethro Tull. Wheels Of Confusion si presenta come una cavalcata senza freni del gruppo, in cui ad una iniziale semi acustica di Iommi si frappone subito l’elettricità della sei corde impostata dritta sul cantato quasi “lamentoso” di Osbourne, per fungere da preludio finale ad un grande riff quasi in “mid-tempo”. Ascoltando Tomorrow’s Dream ritroviamo i “vecchi” Sabbath: Osbourne e Iommi, ognuno per suo conto, ci dipingono uno dei capisaldi del disco. Il refrain quasi maledetto ci riprecipita nelle atmosfere tombali del primo disco, su cui il singer si trova a suo agio nel dipingerci scenari desolanti e ben descritti anche dal sapiente lavoro della sezione ritmica, il tutto in soli tre minuti!

Signori, è il momento della top-hit, Changes ci fa rabbrividire ancora, dopo oltre 40 anni. Un cantato che non lesina emozioni, una linea pianistica che si staglia all’unisono verso l’infinito e che pare provenire da altre dimensioni, probabilmente a noi ignote e che rendono il brano una delle gemme di tutto il lavoro. Dopo il momento di relax offertoci da Fx , il gruppo si ripresenta a noi con Supernaut ed anche con questo brano dobbiamo compiacerci del suo ascolto. Un grande lavoro di Ward, con una doppia cassa quasi avveniristica per l’epoca, un solo di Iommi che pare non voler aver mai fine con i suoi continui stacchi e cambi di tempo, il solido basso di Butler, nonché il cantato orecchiabile di Osbourne rendono il brano un’altra top-ten che, colpevolmente, la band non ritiene di produrre anche in sede live negli anni a venire. Snowblind: mai titolo ebbe vita più travagliata di esso. La versione originaria dovette essere modificata nel testo, contenendo esso la parola “cocaine”. Riregistrandola, il gruppo riesce comunque a pronunziarla egualmente, sia pur a bassa voce nella prima strofa. Il tutto non nuoce all’economia del brano, risultante uno dei migliori partorito dal gruppo; Osbourne continua sulla strada “roca”, Iommi non perde una nota del refrain, la sezione ritmica tiene botta alla grande, con una degna menzione del buon Ward dietro le pelli e con l’inserimento finale di una base di mellotron che rende il brano immortale.

Cornucopia ci avverte che la matrice doom del gruppo è lungi dal perire: Osbourne canta ispirato come non mai e gli “intermezzi” elettrici della sei corde non appaiono irriverenti nel sottrarre temporaneamente la scena al singer, in un brano davvero da brividi…per l’anno 1972! Laguna Sunrise è un esercizio di stile, in cui Iommi si cimenta da par suo all’acustica accompagnato dal mellotron nella creazione di atmosfere medievali e nostalgiche che il compiantissimo (oggi) Ronnie James Dio avrebbe fatto proprie. Ronnie James Dio che di qui a qualche anno incrocerà proprio la strada dei “grandi mustacchi”…. St.Vitus Dance sembrerebbe un brano di facile ascolto: ancora un errore. Difatti, in poco più di due minuti, il gruppo sforna un’altra prestazione magistrale su una traccia ingiustamente sconosciuta ai più e che invece qui si rivela un concentrato di energia purissima, nella quale il quartetto rivaluta alla grande un brano altrimenti scontato. Under The Sun completa il disco: è il brano di maggiore durata perché deve offrirci la band al suo top nella sua esecuzione. La base su cui il cantato di Osbourne si sviluppa è quanto di più innovativo per l’epoca e tutti i repentini cambi di tempo non sono assolutamente fini a se stessi; si affacciano, infatti, ognuno su di un nuovo cambio di passo del quartetto, in cui dobbiamo rimarcare il grande lavoro di Ward che prepara il terreno ai ripetuti “solos” di Iommi, che con velocità inaudita passa dallo speed al jazzato nell’arco di secondi.

Una prestazione davvero pazzesca del gruppo, che chiude degnamente un disco che si mantiene certo nella scia dei precedenti capolavori e che al contempo prepara il terreno alle future realizzazioni di una band cui ormai ogni appellativo risulta già stretto.

Autore: Black Sabbath Titolo Album: Vol. 4
Anno: 1972 Casa Discografica:Vertigo, Warner
Genere musicale: Hard Rock, Heavy Metal, Doom Voto: 7
Tipo: CD, Sito web: http://www.blacksabbath.com
Membri band:

John “Ozzy” Osbourne – voce

Tony Iommi – chitarra, mellotron

Terrence “Geezer” Butler – basso, mellotron

Bill Ward – batteria, percussioni

Tracklist:

  1. Wheels Of Confusion
  2. Tomorrow’s Dream
  3. Changes
  4. Fx
  5. Supernaut
  6. Snowblind
  7. Cornucopia
  8. Laguna Sunrise
  9. St.Vitus Dance
  10. Under The Sun

 

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