06th giu2012

Darkthrone – Goatlord

by Alberto Vitale

Dopo Soulside Journey i Darkthrone dovevano incidere un nuovo album e si apprestarono quasi a farlo, poi accadde qualcosa. Sono le imprevedibili pulsioni dell’essere umano, il quale di punto e in bianco decide improvvisamente di rinunciare a qualcosa o intraprendere un nuovo percorso. Sì, la vita mette in scena situazioni del genere e nel campo artistico eventi simili sono il sale dell’arte stessa. Ma l’arte in questione è, anzi dovrebbe essere, il black metal ma gli artisti, i Darktrhone, trattano ancora un materia informe, sepolcrale, amorfa e lontana da quel genere. Non è ancora black metal, lo diverrà con il seguente A Blaze In The Northern Sky, concepito d’improvviso a seguito di quelle pulsioni già preannunciate e che misero da parte l’album che dovevano in realtà incidere, confinandolo nel cassetto, anzi su una cassetta. Fino a quando poi Satyr (cantante dei Satyricon e padrone della Moonfog) non ascoltò quel nastro e pensò che cinque anni dopo potesse guadagnarsi finalmente la luce, attraverso una pubblicazione. L’album vede la manifattura di Nocturno Culto, Fenriz, Dag Nilsen e Zephyrous, ovvero la line up iniziale la quale diede vita a quel death metal primordiale e atipico.

Goatlord è ben oltre Soulside Journey sebbene abbia un registrazione che sembra nata da uno scantinato o un garage, anziché da uno studio di registrazione. Questo disco è la sintesi di alcune doti dei Darkthrone, pur se suonate attraverso la chiave del death metal. Non siamo sui livelli epocali di incisioni come Panzerfaust o Transilvanian Hunger, ma è un ulteriore passo in avanti per la band. Fenriz mette in scena uno stile davvero articolato e brillante, ben lontano da quel voler “sottrarre” (come ebbe a dire lui stesso pochi anni fa) al drumming esposto negli ultimi album. Nocturno Culto si dimostra forse una delle poche voci rimaste capaci di caratterizzare il cantato, anche attraverso passaggi parlati o lamentati. Figurano anche inserti di voci che molti scambiano per voci femminili, ma ormai tutti sanno che fu Fenriz a cantare in falsetto per dare quel tocco particolare.

La rozza e ruvida essenza dei Darkthrone, l’inferno dei mid e slow tempo che si susseguono e un clima spaventosamente in sintonia con i Celtic Frost sono le essenze dell’uscita (anche se orientamenti verso lo stile degli svizzeri ve ne sono diversi nell’album). Le canzoni sono ammalate, alcune di esse hanno delle melodie seppellite dalle distorsioni di chitarre cancerose, mentre si creano delle cadute ritmiche distrofiche. Non minimamente paragonabile ai capitoli più importanti della band, Goatlord è l’album che nessuno poteva attendersi nel 1996 e quindi dopo Transilvanian Hunger, Panzerfaust e Total Death, ma una intuizione di Satyr ha permesso di ricostruire l’evoluzione stilistica dei Darkthrone e aggiungere un capitolo apocrifo e comunque dotato di un suo fascino.

Autore: Darkthrone Titolo Album: Goatlord
Anno: 1996 Casa Discografica: Moonfog Productions
Genere musicale: Black Metal Voto: 6,5
Tipo: CD Sito web: http://www.darkthrone.no
Membri band:

Nocturno Culto – voce, chitarre

Zephyrous – chitarra

Fenriz – basso, voce

Dag Nilsen – basso

Tracklist:

  1. Rex
  2. Pure Demoniac Blessing
  3. (The) Grimness of Which Shepards Mourn
  4. Sadomasochistic Rites
  5. As Desertshadows
  6. In His Lovely Kingdom
  7. Black Daimon
  8. Toward(s) The Thornfields
  9. (Birth Of Evil) Virgin Sin
  10. Green Cave Float

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