Black Sabbath – Technical Ecstasy
Il momento nero è giunto: il punto di non ritorno della band è nella sua pienezza. Le più infauste previsioni si sono puntualmente avverate con il rilascio di Technical Ecstasy. Sgomberando subito il terreno dagli equivoci, tale stato di cose si protrarrà purtroppo per alcuni anni, sino alla rinascita con qualcuno di cui non vediamo l’ora di parlare. Pubblicato alla fine del ’76, il disco di cui ci occupiamo rappresenta uno dei picchi della negatività creativa del quartetto, frutto della ormai conclamata aridità compositiva dei quattro. Nonostante una buona produzione ed una buona cura negli arrangiamenti, il disco offre la band al suo “peggio”: benché spicchi la presenza di due hits che figureranno anche nei loro set futuri (Rock’n’Roll Doctor e Gypsy), le sonorità sono oramai scialbe, prive di costrutto. In Back Street Kids purtroppo ascoltiamo il compitino servito senza trasporto, con chitarra avvolta in giri fini a sé stessi e sezione ritmica ormai sul piede di partenza. It’s Alright vede Ward al canto e si sente: dispiace dover annotare tale negatività che purtroppo risalta all’ascolto, quasi che il gruppo volesse mettersi il tutto alle spalle.
All Moving Parts è il brano che si eleva, non di molto, dalla mediocrità: sprazzi del gruppo vengono fuori con una buona base ritmica su cui si innesta il refrain del brano. She’s Gone è un altro discreto brano, in cui il gruppo pare tuttavia rendersi conto del venir meno anche della fiducia nei loro mezzi tecnici, tanto è elementare il refrain a noi offerto. Iommi resta fedele ai suoi capisaldi elettrici, pur se inserito in un contesto ormai stantio; Ozzy, probabilmente conscio che la sua avventura sia giunta al capolinea, si dibatte attraverso linee melodiche ormai sorpassate, su cui stancamente si innesta il restante del gruppo. Probabilmente con Dirty Women possiamo ancora intravedere barlumi del vecchio Sabba: una buona impostazione delle linee strumentali, accompagnata da melodie non noiose, rendono il brano tra i meglio riusciti del disco, sia pur con le dovute premesse di cui all’inizio. You Won’t Change Me conferma quanto il gruppo esprime nell’arco del disco: l’interpretazione che ne viene resa risulta piatta, senza particolari vette degne di menzione, sempre con l’impressione che il quartetto abbia ormai chiaro che un ciclo stia irrimediabilmente per concludersi e che non si esaurirà, purtroppo, nemmeno con il successivo disco, che continuerà sulla falsariga (si fa per dire) di questo davvero brutto episodio della loro carriera.
Occorrerà solo pazientare qualche anno, perché il quartetto rinasca a nuova vita (e che vita) con la pubblicazione di nuove pagine leggendarie e che attendono solo di essere commentate…di qui a poco, con rinnovato spirito e nuova linfa a scorrere nelle vene dei protagonisti. Un passo falso non pregiudica di certo la reputazione di uno dei pilastri dell’hard rock, né causa solo la temporanea perdita di consenso, che si sarebbe concretizzata, di lì a poco, anche in sede live. Quasi che anche il pubblico fosse in attesa delle future mosse della band, in una ipotetica partita a scacchi da cui, al momento, esce di certo perdente il quartetto di Birmingham e che a breve avrebbe dovuto affrontare l’esplosione di tutte le conflittualità da tempo latenti fra i quattro e che porteranno ad addii, abbandoni, reintegri e quant’altro.
| Autore: Black Sabbath | Titolo Album: Technical Ecstasy |
| Anno: 1976 | Casa Discografica: Vertigo/Warner Bros |
| Genere musicale: Hard Rock | Voto: 6 |
| Tipo: CD | Sito web: http://www.black-sabbath.com |
| Membri band:
John “Ozzy” Osbourne – voce Tony Iommi – chitarra Terrence “Geezer” Butler – basso Bill Ward – batteria, percussioni |
Tracklist:
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