26th mar2012

A Perfect Circle – aMOTION

by Giuseppe Celano

Come il cane di una pistola arrivato a fine corsa, aMOTION è un progetto di chiusura che comprende un dvd, con tutti i video della band, e un cd di remix a opera di ex membri degli A Perfect Circle, Nine Inch Nails e Massive Attack. Il prodotto esce nel 2004, sempre per la Virgin Records. Dal punto di vista musicale siamo di fronte alla classica collection con qualche appetibile inedito che emana il tanfo dell’operazione commerciale, pur essendo di buona qualità. Si parte da Judith che è ripulita della sua aggressività fisica sostituita dall’elettronica asettica. I synth e le batterie programmate, la distorsione sintetica della voce la rendono fredda come un bisturi nelle mani di un chirurgo anaffettivo. 3 Libras perde lo smalto melodico della ballad, gli arrangiamenti si riducono al minimo mostrando la vera struttura interna del brano. La batteria viene appena accennata, il testo ritardato mentre la voce cristallina di Maynard non subisce modifiche significative. Il sound, sullo stile dei Massive Attack, evolve in un’emozionante sezione centrale tutta acustica. The Outsider è un raid aereo, un attacco pianificato nei minimi dettagli. La potente sezione ritmica è supportata da programmazioni taglienti e dirette. Nella sezione centrale tutto si stoppa per l’arrivo di una linea vocale alternativa, presa e rivoltata come un calzino. Il sound minaccioso, l’andamento marziale e la veste scintillante della produzione la rendono una delle punte del disco.

Vestita di un’armatura in piombo Weak And Powerless viene rimaneggiata esaltando le sue potenzialità hard rock in stile seventies. Seppur mantenendo l’idea del singolo, le chitarre diventano più muscolari, l’incipit diretto e il basso rotondo raggiungono un risultato efficace. Blue si muove su ritmica circolare, le tastiere modificano il suono senza sacrificare l’asse melodico, l’arrangiamento risulta meno robusto e il suono più asettico. L’unico appiglio sicuro è la “solita” voce di Maynard, graziata dal remix e sempre una spanna sopra tutti.  Per quanto concerne il dvd l’unica esecuzione live è una straordinaria versione di The Noose in cui il gioco di ombre sottrae i membri della band alla vista del fruitore. Il dvd procede fra singoli già conosciuti e trasmessi in heavy rotation (Judith, 3 Libras, Weak And Powerless) e altri inediti (Blue e Thinking Of You). Su tutti il video di Imagine e Counting Bodies Like Sheep To The Rhythm Of The War Drums spiccano per eleganza e raffinatezza.

Gli extra, girati durante il tour, sono interviste e fotografie. I video, che hanno come protagoniste le Bikini Bandits, dimostrano che a dispetto dell’aura mistica costruita intorno ai membri della band gli A Perfect Circle sono dei veri e propri “cazzoni”, capaci di divertirsi alla grande. Per alcuni, a digiuno dell’estetica di questa band, potrebbe essere un modo per avvicinarsi a questo luccicante mondo. Noi invece lo consigliamo ai completisti e fan più accaniti, se tenete veramente ai vostri soldi spendeteli per una versione in vinile di Mer De Noms o di Lateralus a 96 kHz.

Autore: A Perfect Circle Titolo Album: aMOTION
Anno: 2004 Casa Discografica: Virgin Records
Genere musicale: Rock Voto: 7
Tipo: CD Sito web: http://www.aperfectcircle.com
Membri band:

Maynard James Keenan – voce

Billy Howerdel – chitarra

Paz Lenchantin – basso

Troy Van – leeuween

Josh Freese – batteria e percussioni

Tracklist:

CD

  1. Judith (Renholder Mix) – (Danny Lohner)
  2. 3 Libras (Feel My Ice Dub Renholder Mix) – (Danny Lohner)
  3. Outsider (Apocalypse Renholder Mix) – (Danny Lohner)
  4. Weak And Powerless (Tilling My Grave Renholder Mix) – (Danny Lohner)
  5. Outsider – (Frosted Yogurt Mix) – (James Iha)
  6. Blue – (Bird Shake Mix) – (James Iha)
  7. 3 Libras (All Main Courses Mix) – (Massive Attack)
  8. Hollow – (Constantly Consuming Mix) – (Paz Lenchantin)
  9. Hollow – (The Bunk Remix) – (Troy Van Leeuwen/Josh Abrahams)

DVD

  1. Judith (Unedited) (Video)
  2. 3 Libras (Video)
  3. Weak & Powerless (Video)
  4. Outsider (Edited) (Video)
  5. Thinking Of You (Video)
  6. Counting Bodies Like Sheep To The Rhythm Of The War Drums (Video)
  7. Imagine (Video)
  8. Noose (Live) (Video)
  9. Blue (Contest Winner) (Video)
  10. Outsider (Directors Cut) (Video)
  11. Blue (A Runner-up) (Video)
  12. Blue (B Runner-up) (Video)
  13. Blue (C Runner-up) (Video)
  14. Bikini Bandits Experience
  15. Bikini Bandits Save Christmas
  16. Bikini Bandits Sauvent Le Monde
  17. Photo Gallery Stills
  18. Easter Egg (Link To Special Website)
  19. Video Commentary
19th mar2012

A Perfect Circle – eMOTIVe

by Giuseppe Celano

eMOTIVe, Songs Of War And Peace è il nuovo capitolo della premiata ditta Keenan/Howerdel. La data d’uscita coincide con la festività dei morti e con le elezioni presidenziali negli Stati Uniti. È vero che il classico disco di cover viene, spesso non a torto, considerato dalla critica come un segnale d’impoverimento della vena artistica. Di solito anche il “best of” o il “live at” sembrano anticipare la chiusura di un contratto o lo scioglimento di una band. Nel caso degli A Perfect Circle questo è vero in parte: tralasciando le due uniche composizioni originali, il disco si rivela attraverso alcuni episodi più o meno riusciti senza però riuscire a imprimersi nella memoria degli ascoltatori come un vero e proprio album imperdibile. Gli A Perfect Circle decidono di lanciare il loro pensiero e monito (politico) all’amministrazione Bush attraverso una serie di cover d’eccellenza. Questa pur ottima palestra, che aveva per altro mostrato già qualche segno di cedimento strutturale, mostra i segni di un inesorabile tracollo che porterà allo scioglimento più o meno definitivo. Ma concentrandosi sulla musica, e lasciando parlare le note di un carillon modificato che s’infiltra fra i sussurri di una voce inquietante, ecco partire Annhilation opener non proprio a fuoco e senza una precisa meta.

Pochi secondi dopo, quasi a scusarsi per l’incipit indeciso e claudicante, l’asse chitarra-voce dà vita a una tremante versione di Imagine, divinamente cantata da Maynard che ne muta la fisionomia. Il sogno di Lennon e la sua speranza si trasformano in una specie di dolore cieco, una rassegnazione disperata. L’andamento marziale della ritmica e gli arrangiamenti degli archi le conferiscono un pathos che nemmeno la versione originale riesce a esprimere così bene. Corredata di un video sulle piaghe del mondo, la rivisitazione di questo classico dimostra, se mai ce ne fosse ancora bisogno, quanto grande sia la classe e la sensibilità di questi artisti. Su tutti torreggia il canto sofferente di Maynard, la voce modulata su toni bassi e tremolanti dà origine a forti emozioni e sensazioni cinestesiche. È magistrale la rilettura di Peace Love And Understanding, una ballata lenta, dolce e con un fondo angosciante, evocato da un arpeggio sibillino. Il canto procede delicato e sinuoso sotto i poderosi colpi delle pelli fino all’arrivo delle tastiere a riempire gli spazi lasciati vuoti da Howerdel. What’s Going On si adagia su toni smorzati, le voci si ergono sulla ritmica ovattata, cinque lunghi minuti in cui la band sembra interrogarsi sul futuro degli Stati Uniti e della loro politica invasiva. Una prova sufficiente che non raggiunge picchi emotivi dell’originale.

Passive (o Vacant che dir si voglia) è un inedito che ospita Reznor e Lohner (Nine Inch Nails) e Paz Lenchantin di ritorno dagli inutili e naufragati Zwan. La melodia viaggia con l’ugola del leader maximo, le poche note di pianoforte, incastonate nel rifferama circolare del basso, evocano un’atmosfera sognante che costringe a ripremere play più volte. Gimme Gimme Gimme è un brano a nervi tesi, dalla ritmica pesante come piombo, il suono d’insieme sembra quello di un’industria a pieni regimi, ascoltata in lontananza da dietro una parete spessa che ne attutisce i suoni più lancinanti. Il risultato lascia aperto qualche interrogativo ingombrante sull’obiettivo finale di questa cover. In People Are People Howerdel si chiede insistentemente cosa possa spingere un uomo a odiarne un altro, mentre musicalmente tutto procede ammantato da una patina appiccicosa che stavolta fa rimpiangere seriamente l’originale.

In Let’s Start A War Keenan rilascia un’energia straordinaria, supportata dalla batteria elettronica. Questa punta di diamante scuote l’ascoltatore dai primi segni di noia/disattenzione generata dall’andamento incostante di questo lavoro. Counting Bodies Like Sheep On The War Drums è il secondo inedito, una marcia militare impreziosita da uno straordinario video di pecore (uomini) mandate al macello. Musicalmente riprende le melodie e il testo di Pet, la struttura spartana fa della ripetitività ossessiva il suo punto di forza. Se Imagine è il capitolo più interessante di tutta la prima parte del disco, in chiusura When The Levee Breaks appare come la sua perfetta antagonista. Questa stupenda take entra in scena in sordina dominando tutta la seconda parte del lavoro. Ripulita dalle mazzate sonore di Bonham e trasformata in una lunga ballata lounge, con accenni easy-jazz, i suoi toni smorzati esaltano la prova vocale di Keenan. Ci vogliono almeno due ascolti per riconoscerne i contorni e la struttura, ma una volta entrati in questa nenia di fine grana non potrete più uscirne. Chiude Fiddle And The Drum che, al di là degli intrecci vocali a cappella, si risolve in un mero esercizio di stile lasciando l’amaro in bocca per un finale deludente.

eMOTIVe non si può liquidare solo come una fucina di esercizi stilistici. Considerata la qualità tecnica, e la poliedricità di questi artisti, possiamo affermare che il terzo capitolo della saga APC è un tributo/omaggio ai grandi del rock, i cui brani vengono incubati e partoriti come propri figli. Il songwriting, e la struttura dei brani vengono modellati chirurgicamente da un buon lavoro di arrangiamento, che a volte non convince completamente, ma di certo dimostra una grande duttilità. Un disco minore ma del tutto particolare che brillerà per i singoli capitoli piuttosto che per l’idea d’insieme. Anche i grandi fanno passi incerti.

Autore: A Perfect Circle Titolo Album: eMOTIVe
Anno: 2004 Casa Discografica: Virgin Records
Genere musicale: Rock Voto: 6,5
Tipo: CD Sito web: http://www.aperfectcircle.com
Membri band:

Maynard James Keenan – voce

Billy Howerdel – chitarra

Twiggy Ramirez – basso

James Iha – chitarre

Josh Freese – batteria, percussioni

Tracklist:

  1. Annihilation (Crucifix)
  2. Imagine (John Lennon)
  3. (What’s so Funny ‘Bout) Peace, Love, and Understanding (Nick Lowe)
  4. What’s Going On (Marvin Gaye)
  5. Passive (Tapeworm)
  6. Gimmie Gimmie Gimmie (Black Flag)
  7. People Are People (Depeche Mode)
  8. Freedom of Choice (Devo)
  9. Let’s Have a War (Fear)
  10. Counting Bodies Like Sheep to the Rhythm of the War Drums
  11. When the Levee Breaks (Memphis Minnie e Kansas Joe McCoy; Led Zeppelin)
  12. Fiddle and the Drum (Joni Mitchell)
12th mar2012

A Perfect Circle – Thirteenth Steps

by Giuseppe Celano

A tre anni dall’esordio, gli A Perfect Circle danno alla luce Thirteenth Step, un concept album che ha come focus la mente dell’uomo. Nonostante la defezione di Paz e Troy, degnamente sostituiti da Jeordie White e da James Iha, niente sembra poter arrestare il cammino della band. In questo nuovo volo il combo non modifica la sua potenza di fuoco, ma sfrutta l’uso massiccio di soluzioni melodiche altre. Il titolo del disco si riferisce ai 13 anni di permanenza nel mondo musicale di Maynard. Il mixing, curato da Andy Wallace, si esprime perfettamente in questa palestra estetica creata da Billy e Maynard. L’intro di The Package ci (ri)consegna una band più riflessiva, il ritmo vitale è guidato dal basso sanguigno, tutto agghindato di chitarre circolari, fino all’arrivo dell’impagabile Keenan. La grandezza degli “esercizi” vocali si dipana nel crescendo di questi sette minuti in cui la voce serpeggia minacciosa, si contorce e inerpica su vette pericolose per poi ripiegare su sé stessa in dissolvenza (“Lie to get what I came for, lie to get what I need now, lie to get what I’m carving, lie to smile and get what’s mine”). Weak And Powerless è una perfetta combinazione di spinta ritmica e ritornello di facile assimilazione. Maynard sale di un paio di semitoni con invidiabile eleganza, mentre Howerdel dirige magnificamente inventando arrangiamenti complessi, quasi barocchi (“Desperate and ravenous, so weak and powerless, over you”).

The Noose è una ballad che ti uccide ancor prima del chorus per poi farti rinascere a ogni ascolto successivo. L’andamento ritmico ovattato mette in risalto la cristallina ugola di Keenan, mentre da metà in su il brano si apre in tutta la sua luminosità. La melodia morbida, la ripetizione ossessiva del chorus e le chitarre pulite la rendono una dei punti di forza dell’intero lavoro (“So glad to see you well, overcome and completely silent now, with heaven’s help, You cast your demons out”). Blue è un mid-tempo triste, governato da tastiere onnipresenti. Il basso sepolto nel missaggio si occupa del lavoro sporco, mentre le chitarre mantengono un profilo basso, echeggiano come tuoni in lontananza e, seppur meno evidenti, (ri)suonano minacciose (“Call it aftermath, she’s turning blue, while I just sit and stare at you”). Vanishing è ammantata da atmosfere cupe. Con il passare dei minuti una strana e sibillina melodia prende forma in questo esperimento ben riuscito (“Vanishing like a cyan sunday, disappear, disappear, vanish, vanish into the air, slowly disappear, never really here”).

A Stranger si adagia su chitarre acustiche e pianoforte, l’instancabile Keenan conduce per mano l’ascoltare in questa tranquilla ballata dai toni dismessi. La sensazione di pace e relax crea la forte necessità di premere nuovamente play (“Shy away, shy away pianto, run away terrified child, won’t you move away you fuckin’ tornado, I’m better off without you, tearing my will down”). The Outsider riparte sugli stilemi tanto cari alla band attraverso il drumming massiccio a opera del potente, ma altrettanto agile, Freese. Maynard, perfettamente a suo agio nel ruolo di screamer, dà fondo a tecnica e fantasia attraverso il suo solito marchio di fabbrica, che trova nell’urlo il suo sfogo (“If you choose to pull the trigger, should your drama prove sincere, do it somewhere far away from here”). Crimes è un piccolo brano ossessivo, su cui tastiere e sezione ritmica reiterativa creano un sorta d’effetto ipnotico, in cui si infilano le chitarre e il talking di Keenan. The Nurse Who Loved Me (dei Failure) viaggia su tastiere e voce. Questa piccola perla sfrutta arrangiamenti cameristici su cui si staglia la voce che potrebbe far risorgere i morti o far impazzire come le sirene (“She’s falling hard for me, I can see it in her eyes, she acts just like a nurse with all the other guys”). Pet parte a razzo con lo stesso effetto di un siluro sullo scafo di una nave. Colpiti e affondati. Il ritmo rallenta per ripartire deciso in questo tira e molla sinusoidale. Le chitarre, come fendenti, arrivano dal buio annullando ogni possibilità di difesa; cieche e dirette colpiscono a fondo mentre il canto alterna dolcezza e violenza. Proprio come uno Zeus prestato alla musica Maynard fa il bello e cattivo tempo (“Swayin’ to the rhythm of the new world order and, countin’ bodies like sheep, to the rhythm of a war drum”).

Lullaby dovrebbe essere una ninna nanna, in realtà risuona come una nenia luciferina in cui Zoe, figlio di Keenan, fa un piccolo cameo alla voce. Gravity, (“Forget about it” avrebbe detto il buon Johnny Depp in Donnie Brasco), è la punta di diamante assoluta, un gioiello accecante dove tutto è perfetto: la delicatezza del canto, il basso introdotto dalle melodie catalizzatrici delle chitarre e un testo che potrebbe folgorare in un istante, se solo volesse. Il suo tragico crescendo sprigiona un pathos quasi insostenibile. L’elegante lezione vocale è avvolta dal dolore, smorzato in parte da una tenerezza che lascia disarmati. Le soluzioni melodiche inaspettate stordiscono piacevolmente per un finale dove le parole lasciano il posto alla vertigine emozionale (“Calm these hands before they, snare another pill and, drive another nail down another, needy hole please release me”). Ornati a festa dentro una vetrina molto illuminata ed esposti allo sguardo di un ampio pubblico gli A Perfect Circle non sbagliano questo secondo capitolo da avere a tutti i costi nella vostra collezione.

Autore: A Perfect Circle Titolo Album: Thirteen Steps
Anno: 2003 Casa Discografica: Virgin Records
Genere musicale: Rock Voto: 8
Tipo: CD Sito web: http://www.aperfectcircle.com
Membri band:

Maynard James Keenan – voce

Billy Howerdel – chitarra

Jeordie White – basso

James Iha – chitarra

Josh Freese – batteria, percussioni

Tracklist:

  1. The Package
  2. Weak And Powerless
  3. The Noose
  4. Blue
  5. Vanishing
  6. A Stranger
  7. The Outsider
  8. Crimes
  9. The Nurse Who Loved Me
  10. Pet
  11. Lullaby
  12. Gravity
05th mar2012

A Perfect Circle – Mer de Noms

by Giuseppe Celano

Gli A Perfect Circle nascono nel 1996 a Los Angeles su iniziativa di Billy Howerdel che propone dei brani inediti a Maynard. Il cantante losangelino ne rimane affascinato tanto da proporre a Billy di inciderli insieme formando una band a cui si uniscono il batterista Josh Freese, la bassista Paz Lenchantin e il chitarrista Troy Van Leeuwen. Nel 2000 esce Mer de Noms, un disco dall’identità ben definita, una medaglia dalle due facce, una cupa e l’altra più solare e melodica. All’interno del libretto dell’album i titoli delle tracce sono presentati da strani simboli, che sulla front cover vengono tradotti come la “cascata dei nomi”. Nell’edizione in vinile la canzone Sleeping Beauty è collegata a un intro di chitarra di circa un minuto. Over, invece, appare in una versione diversa da quella presente su cd. Per i cultori dei soliti giochi o easter eggs a cui Maynard ci ha abituato nei Tool, le parole Mer e De (Noms) possono essere fuse tra loro con un risultato che cambia il titolo del disco in “Merde Noms”. The Hollow parte diretta e sincera con una melodia trasversale, ricca di saliscendi armonici. La sezione ritmica è incisiva, ma non tribale. La melodia impera attraverso l’angelica voce di Keenan e il basso morbido di Paz s’integra a meraviglia con il rifferama più mainstream di Howerdel e delle sue controvoci (“Screaming feed me here, fill me up again and temporarily pacifying this hungering”).

Magdalena segue un percorso tutto diverso. Il basso prominente e l’uso dei synth le conferiscono una veste darkeggiante, un fascino scuro e minaccioso. La voce di Maynard sembra un lamento che stenta volutamente a diventare un vero canto, finché la sezione ritmica accelera decisamente virando verso qualcosa di più corposo. Non mancano i primi riferimenti all’ossessione preferita di Keenan: la religione (“Overcome by your moving temple, overcome by this holiest of altars”), ma il vero carattere di questo lavoro si palesa con l’intrigante Rose, un brano costruito sugli arpeggi accennati di Troy e Maynard, che spazia dal canto morbido ad accessi di potenza rilasciata sui bicorde di Howerdel. La melodia sghemba e inaspettata, l’uso di violini sul finale rendono questo brano una delle punte (gotiche) dell’intero disco (“Don’t disturb the beast, the tempermental goat, the snail while he’s feeding on the Rose, stay frozen, compromising what I will, I am”). Ma è con Judith che l’ossessione si amplifica mostruosamente, quel “fuck your god your lord and your Christ” rimbombano nella testa dell’ascoltatore, come la deflagrazione di una bomba di mille kiloton. Musicalmente empatica nei confronti del Tool sound, il brano mostra come unire potenza esplosiva, testi dissacranti e intrecci vocali a cui solo le divinità possono accedere. Nel finale il singer fornisce un’ennesima prova d’estensione per quindici lunghi secondi, prima che il brano termini in un avvitamento mortale da brivido (“Not like you killed someone, it’s not like you drove a spiteful spear into his side, talk to Jesus Christ, as if he knows the reasons why, he did it all for you”).

L’arrivo di Orestes è qualcosa di accecante. La tensione musicale si attenua attraverso la melodia, ma il testo incide la carne come fosse guidato dalla mano sapiente di un chirurgo plastico. La bellezza fulminante della sua struttura costringe a insistere sul tasto play fino all’avvenuto crampo alle orecchie e successivo collasso emozionale. L’arpeggio circolare pulito, i synth gotici e le voci si rincorrono in un amplesso di melodie intrecciate fra loro. Il controcanto di Billy apporta un valore aggiunto capace di evocare un turbine di sensazioni goderecce. La carne pulsa e i nervi sono tesi a fagocitare voracemente tanta bellezza espressa nel vertiginoso finale in cui i sensi s’infuocano attraverso il flusso vitale del sangue (“Gotta cut away, clear away, snip away and sever this, umbilical residue that’s keeping me from killing you”). Di fine grana e di altrettanta bellezza è la successiva Three Libras, adagiata delicatamente sull’arpeggio acustico unito al violino che fanno da tappeto per un’altra straordinaria prova vocale. Una ballad incalzante, così ricca di pathos da creare un senso di smarrimento di fronte a tanta romantica e ammaliante tragicità (“Threw you the obvious, and you flew with it on your back, a name in your recollection, down among a million, say: difficult enough to feel a little bit disappointed, passed over, when I’ve looked right through, to see you naked and oblivious, and you don’t see me”).

Ancora strascichi di atmosfere dark in Sleeping Beauty. È davvero incredibile la duttilità della voce di questo singer; la sua ugola sembra poter evocare il fuoco, spegnere un incendio, raggelare o regalare emozioni che ammutoliscono. Ancora una volta Maynard si piazza al centro dell’attenzione, ma senza sminuire i suoi compagni di viaggio, (im)ponendosi alla guida della spedizione in questo “mare di nomi” biblici (“Sleeping beauty, poisoned and homeless, you’re far beyond a visible sign of your awakening, failing miserably to find a way to comfort you”). Ancora sound nero come pece in Thomas. Sebbene il pezzo sia costruito su arpeggi acustici e passaggi centrali rarefatti, l’ingresso prepotente del basso e le voci trattate elettronicamente colpiscono come un maglio distruttivo (“Illuminate me, I’m just praying for you to show me where I’m to begin, hoping to, hoping to reconnect to you”). Renholder (dedicata a Danny Lohner) è una strana ballata eterea; i violini e le tablas evocano atmosfere sciamaniche nel canto trascinato, che crea una melodia che difficilmente si dimenticherà, una volta entrata in testa. Thinking Of You è un brano a tinte cupe; la batteria viene trattata elettronicamente e Maynard sfoggia la sua solita capacità camaleontica di giocare con chiaroscuri affascinanti, su cui il basso pesante disegna man a mano la strada da seguire (“Lying all alone and restless, unable to lose this image, sleepless, unable to focus on anything but your surrender”).

Il successivo highlight di questo viaggio è Brena, ballata dedicata alla compagna di Keenan, qui particolarmente ispirato nel canto. Le chitarre esplodono nel chorus prima che la melodia riduca la pressione interna di un brano davvero straordinario nel songwriting e nell’effetto complessivo. Brena è una coccola, un massaggio all’anima con un delicatissimo assolo che conduce l’ascoltatore verso un timido finale in punta di piedi. Il brivido lungo la schiena è un must (“Show me lonely and show me openings to lead me closer to you, my dear Brena, feeling so vulnerable, but it’s alright, opening to…heal me”). Over, dal titolo esplicativo, è la degna conclusione di questo lavoro che s’affaccia con elegante prepotenza, pennellando nuovi scenari d’inizio millennio. Poche note al pianoforte sostengono i versi appena accennati dalle corde vocali di un Keenan remissivo, immerso nei suoi pensieri, quasi distratto dal nuovo orizzonte che gli si pone davanti (“Been over, been over this before”).

Se i Tool sono il lato più razionale della mente di James Maynard Keenan, la sua nuova creatura appare come qualcosa di forte e fragile allo stesso tempo, “minata” dall’emozionalità e da testi che lasciano intravedere un fianco scoperto e più umano. Mer de Noms apre un nuovo modo di comporre musica in cui la tecnica si piega al volere dell’emozione, il songwriting s’arricchisce di particolari cangianti, mai pomposi né fini a se stessi, ma necessari per descrivere le poliedriche mutazioni dei sensi, che nei vortici di questo lavoro trovano un soffice talamo per copulare, raggiungendo delicati e prolungati amplessi sonici.

Autore: A Perfect Circle Titolo Album: Mer de Noms
Anno: 2000 Casa Discografica: Virgin Records
Genere musicale: Rock Voto: 8
Tipo: CD Sito web: http://www.aperfectcircle.com
Membri band:

Maynard James Keenan – voce

Billy Howerdel – chitarra

Paz Lenchantin – basso

Troy Van Leeuween – chitarra

Josh Freese – batteria, percussioni

Tracklist:

  1. The Hollow
  2. Magdalena
  3. Rose
  4. Judith
  5. Orestes
  6. 3 Libras
  7. Sleeping Beauty
  8. Thomas
  9. Renholdër
  10. Thinking Of You
  11. Breña
  12. Over