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14th Nov2019

La Scala Shepard – Bersagli

by Paolo Tocco
Quando viaggio in treno e il mondo nelle sue mille facce passa fuori dal finestrino, ad un tratto mi scende il sonno, è inevitabile per me. La curiosità e la voglia di scoprire quello che è oggettivamente nuovo al di là del vetro perde la battaglia contro la monotonia che tutto scorre con precisione e sicurezza. Non ci riesco, vorrei anche leggere ma niente, come fossi anestetizzato dalla sicurezza. Provate a raccontarlo un viaggio in treno. Lasciando perdere ovviamente le persone che vivono gli scompartimenti, cos’altro raccontate se il treno non si ferma per farvi vedere qualcosa? Non so se ho reso l’idea di quel che sento dentro. Quando qualcosa è ben fatta, scorre bene e alla fine non ha “vuoti d’aria” è assai difficile per me commentarla. Ho bisogno di disequilibri, di dinamiche, di tensione e di solitudini; ho bisogno di umanità e questo significa che ho bisogno di sregolatezze o anche solo qualche buon cambio d’umore. Quando il bello diviene sinonimo di sicurezza e prevedibilità ho come l’impressione che manchi qualcosa per farmi emozionare o farmi restare incollato con mente e corpo.

Così questo primo lavoro de La Scala Shepard è un gran bel disco: sicuro, deciso, di personalità…ma temo sia privo di umanità in qualche misura. Partendo dal lato estetico che non ha pecche, bella la copertina del disco che è ricca di forza e di visioni per passare poi al video del primo singolo estratto Potesse Esplodere Questa Città diretto da Giacomo Spaconi – davvero un video di grandissimo impatto, di tantissimi piani di lettura, di una bellezza importante ecco, in questo “unico” piano sequenza che trasuda significati – e poi i suoni che valorizzi ogni dettaglio come i riverberi di batteria nella bellissima Caduta Libera che tradisce anche un legame vivo alla classica canzone pop d’autore italiana, forse questo ancor di più nella strofa di Un Giro Di Giostra, il mix poi, che finalmente non penalizza la voce nonostante i rimandi a produzioni estere (inglesi per lo più dove trovo sempre la conduzione vocale un filo sotto la coltre degli strumenti). I ricami digitali che in Paranoia sembrano maestri nel disegnare uno scenario futuristico, metropolitano, quasi post-atomico – cose che peraltro adoro – belle tutte le aperture in maggiore che danno respiro e riparo in questo muro elettrico di chitarre che richiamano le trame classiche dell’alternative rock in generale e bella anche la scelta estetica dell’elettronica, un richiamo per me al futuro che vivevo negli anni 80 e 90, cliché che ormai va largamente di moda; mi piace assai questo modo di alternare la voce maschile a quella femminile, questo intrecciarsi, questo dialogo che si codifica non solo con il testo ma anche con l’estetica e con la sensibilità.

E dunque? Cosa c’è che non funziona? Non so bene, un disco che mi arriva tutto ben fatto ma privo di umanità, dicevo, privo di respiro e di quella “zona Cesarini” che un tempo l’analogico celebrava forse troppo e che ora il digitale sta ammazzando, ma anche programmando pattern e suoni, c’è sempre modo di dare espressività alle cose ed è proprio questo il tassello che mi viene meno…l’espressività. Ovviamente è un parere del tutto personale, un mio vizio di ascolto e di gusto. Bersagli è un esordio di livello ma che trovo personalmente privo di espressione e di umanità. Tanto è vero che ho avuto assai difficoltà nel fermare la mia attenzione sui testi, come se fossi anestetizzato, ecco. Sono sicurissimo che dal vivo questo disco sarebbe polverizzato al cospetto del suono suonato. Dunque si, interessante la prima prova de La Scala Shepard com’è sicuramente interessante quel che scorre al di là del finestrino di un treno in corsa, però mi manca quella fermata che possa farmi capire dove mi trovo, quel che sto vedendo, di chi sono quelle facce e se sono felici o stanno piangendo…mi manca. Non so se ho ben spiegato quel che sento. Per carità, cose mie personali, sia chiaro.

Autore: La Scala Shepard Titolo Album: Bersagli
Anno: 2019 Casa Discografica: Goodfellas
Genere musicale: Alternative Rock Voto: 6
Tipo: CD Sito web: http://www.lascalashepard.it
Membri band:
Alberto Laruccia – voce, chitarra
Claudia Nanni – voce, synth
David Guido Guerriero – batteria, percussioni
Lorenzo “ElleBì” Berretti – basso, synth, voce
Tracklist:
1. Potesse Esplodere Questa Città
2. Camera Con Vista
3. Paranoia
4. Caduta Libera
5. Un Giro Di Giostra
6. Groove 2
7. Via Dupré
8. Dall’altra Parte
9. Capolavoro
10. Bersagli
Category : Recensioni
Tags : Alternative Rock
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13th Nov2019

Gran Torino – Secondo Tempo

by Marco Pisano
Secondo Tempo, secondo (scusate il gioco di parole) album del duo bolognese dei Gran Torino, connotato da una profonda vena sperimentale e melodica, riscontrabile specialmente nelle melodie e nel timbro vocale di Daniele Berni, potente, capace di esprimere al contempo delicatezza e aggressività, nell’ampio ricorso a loop, sintetizzatori e da un rock elettronico che ricorda un po’ i nostrani Negramaro e per certi versi anche i britannici Muse. L’attitudine rock del duo bolognese, nonostante forse un utilizzo un po’ troppo massiccio di loop e sintetizzatori, non è mai in discussione; riff di chitarra granitici, ritmiche incalzanti, linee di basso vigorose e corpose che ben sostengono l’intero insieme sonoro. Per essere solo un duo, in Secondo Tempo riescono a sfoderare sonorità interessanti, cattive il giusto e che ben si fondono con un’attitudine melodica tipicamente nostrana, creando così un buon risultato finale che non appesantisce l’ascolto e risulta gradevole e coinvolgente, dando all’ascoltatore la possibilità di godersi del buon rock, che strizza l’occhio al presente senza però rinnegare le proprie radici e il proprio carattere.

Autore: Gran Torino Titolo Album: Secondo Tempo
Anno: 2019 Casa Discografica: Autoproduzione
Genere musicale: Alternative Rock Voto: 6,5
Tipo: CD Sito web: https://www.facebook.com/GRANTORINOMUSIC/
Membri band:
Daniele Berni – voce, batteria
Marco Paradisi – chitarre, basso
Tracklist:
1.Che Fine Vuoi?
2 Sei Ore
3. Abbracciami
4. Costa Caro
5. Differenze
6. Secondo Tempo
7. Colpa Tua, Colpa Mia
8. Alto Volume
9. Le Vere Domande

Category : Recensioni
Tags : Alternative Rock
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03rd Nov2019

A.V.O. – As Above So Below

by Raffaele Astore
Non lasciatevi trarre in inganno dall’introduzione a questa nuova uscita degli A.V.O. perché la dolcezza della chitarra acustica contenuta in III,prima traccia di As Above So Below, lascerà ben presto spazio a quanto è più congeniale a questa band. Ed infatti, dopo la leggerezza acustica di III, arriva la forza dirompente del rock di Serenade For The Lobsters che raccoglie in un solo brano la potenza dei Metallica e la morbidezza di alcune note alla Grand Funk Railroad. Siamo, insomma, in piena rievocazione rock che in tutto l’album trova spazio con la potenza nel sapiente uso degli strumenti da parte di questa band le cui canzoni nascono dalla stretta collaborazione di tutti i membri, una band che ha scelto di non avere un leader, come spesso accade, ma che fa dell’unione il principale punto di forza. Una forza che deborda in tutta la sua esplosività da questo As Above So Below, infarcito di influenze musicali che conducono gli svizzeri A.V.O. alla creazione di una vera e propria miscela di rock esplosivo.

Ma non mancano, nella musica di questa band, le melodie ben sostenute che danno completezza al sound degli A.V.O. rendendoli capaci di qualsiasi genere musicale. Gli A.V.O. guardano al grunge di stampo anglosassone che ha visto anche la nascita di un nuovo rock, ma nello sviluppo di As Above So Below si muovono con i riferimenti delle diverse influenze rock d’oltreoceano come avviene, ad esempio con O Beijinho, quasi un omaggio ai Linkin Park, o Road To Nowhere che è un rock alla bossa nova. Insomma tante influenze per un disco che tenta di forgiare il sound degli A.V.O. i cui membri, con questo nuovo lavoro, dimostrano di avere una creatività e musicalità di tutto rispetto che non mancherà anche in futuro di farsi notare.

Autore: A.V.O. Titolo Album: As Above So Below
Anno: 2019 Casa Discografica: Autoproduzione
Genere musicale: Alternative Rock Voto: 7
Tipo: CD Sito web: https://www.avo-music.com/
Membri band:
Nico – voce
Antoine – chitarra
Nils – chitarra
Jeremy – basso
Lionel – batteria
Tracklist:
1. III
2. Serenade For The Lobster
3. Frost
4. Beijino
5. Deep Blue
6. Someway In A Thing
7. The Story Of
8. Road To Nowhere
9. The Incredible Legend of Mister Moustache
10. 16th Bridge
11. Beetle Song
Category : Recensioni
Tags : Alternative Rock
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01st Nov2019

Kosmiz – Thinking About Life Experience

by Marcello Zinno
Costantino Mizzoni si lancia sul progetto solista, in parallelo alla sua militanza nei 15 Minutes Of Shame di cui avevamo parlato a questa pagina. Un EP per presentare un suono personale, fatto di chitarra acustica, elettrica, percussioni e tanto altro. Potremo osare dicendo che le radici pescano dal blues e dal folk, sono le prime due tracce che de lo dicono: da un lato Black Caiman Blues con il suo riff portante che non può non ispirare le movenze blues e la sua ritmica trainante, un brano che con un buon video potrebbe davvero creare l’acquolina sull’EP, dall’altro The Ballad Of Cancer, la classica folk song con il suo incedere martellante, il suo condimento un po’ western e le liriche a giocare un ruolo da protagonista. Buru ha una lunga parte strumentale che appassiona e che parte dal rock psichedelico per farci compiere un passo negli anni 70; la dimostrazione che il progetto è stato creato per veicolare messaggi musicali e non solo verbali. Ma il passaggio più saporito e pieno di pathos è Kosmiz’s Tale, un brano che attraversa numerosi panorami e che dà il là alla sei corde (di nuovo in versione sia acustica che elettrica) per accendere emozioni.

L’EP è pensato alla vecchia maniera, per stessa scelta e ammissione di Costantino, ma questo non va a discapito della ricchezza musicale. Piacciono molto i diversi strati ed inserti, ciascuna traccia è piena di contenuti e non cede ad un percorso narrativo monotono e noioso. Nonostante la durata complessiva sia risicata si possono toccare tante idee (percussioni, effetti, elementi vari) che danno la possibilità alla creatività dell’artista di spaziare anche tra generi diversi. L’unico aspetto che suggeriamo di rivedere è l’interpretazione vocale, in termini sonori, perché se è vero che veste dei panni volutamente legati al passato e porta con sé un sapore sessantiano, va anche detto che difficilmente si tramuta in strumento di comunicazione ai giorni nostri. Thinking About Life Experience resta un buon esempio di folk creato da un artista giovane in questi anni.

Autore: Kosmiz Titolo Album: Thinking About Life Experience
Anno: 2019 Casa Discografica: Autoproduzione
Genere musicale: Folk, Alternative Rock Voto: s.v.
Tipo: EP Sito web: https://www.facebook.com/Kosmiz-112458186849279/
Membri band:
Costantino Mizzoni – voce, chitarra, cembalino, lenticche
Ettore Pistolesi – batteria, basso, chitarra, voce
Antonio Tortorello – basso, synth, voce, percussioni, cembalino
Tracklist:
1. Black Caiman Blues
2. The Ballad Of Cancer
3. Buru
4. Kosmiz’s Tale
Category : Recensioni
Tags : Alternative Rock
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26th Ott2019

Banzai Banana – Banzai Banana

by Marcello Zinno
Screenshot
Giovanissima formazione quella dei Banzai Banana che dà alla luce un EP omonimo formato da sole tre tracce all’insegna dell’alternative rock. Ci piace la doppia voce, nello scontro delle diverse timbriche, ci piace il basso pronunciato che esce fuori in Come Incenso e sono validi anche alcuni arrangiamenti seppur talvolta riempiono un po’ troppo il suono a discapito di altri strumenti (proprio nell’opener la chitarra sembra un po’ troppo oscurata dagli altri contributi, fatta eccezione per la parte strumentale finale). La verve c’è tutta e c’è anche una certa ricerca melodica che estende il target a cui si rivolge il loro stile, pur se la carica rock resta bene in evidenza. Parlavamo delle due voci, Daniele e Federica, che viaggiano spesso in sovrapposizione e donano colore al tutto, anche se a tratti l’uso che viene fatto delle voci è troppo vicino al pop rock: ciò si traduce in una facile presa sull’ascoltatore medio ma anche in una perdita di personalità del quartetto che poteva collocare dei testi cantanti in maniera più aggressiva e/o singolare. Il momento più “morbido” arriva proprio con Punk Borghese che volutamente si avvicina a melodie pop rock considerando il messaggio finto anticonformista che intende sottolineare, salvo uscire con un punk rock sul finale.

Una prova per un terzo rock, un terzo indie e un terzo alternative. Staremo a vedere in futuro come si svilupperà questo progetto.

Autore: Banzai Banana Titolo Album: Banzai Banana
Anno: 2019 Casa Discografica: Autoproduzione
Genere musicale: Alternative Rock Voto: s.v.
Tipo: EP Sito web: https://www.facebook.com/BanzaiBanana/
Membri band:
Daniele Minore – voce, chitarra
Davide Minore – batteria
Luciano Rizzato – basso
Federica Briguglio – voce

Special guest:
Andrea Dal Lago – tastiere
Luca Pettenon – cori su Punk Borghese
Tracklist:
1. Come Incenso
2. Vuoti Da Riempire
3. Punk Borghese
Category : Recensioni
Tags : Alternative Rock
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24th Ott2019

Giunto Di Cardano – Caos

by Paolo Tocco
Mi trovavo a Modica e in un androne gigante di un bellissimo palazzo istituzionale sedeva come fosse un antico anacoreta un orologio a pendolo di proporzioni disumane. Probabilmente i più nostalgici dell’era pop cinematografica avrebbero pensato subito all’orologio di Hill Valley, ma no, siamo a Modica e questo è un marchingegno affascinante dell’era moderna…o quasi. Ma seduto in un angolo sotto i portici c’era un pittore che giocava a carte e ci ha invitati ad entrare per guardare le sue opere. Colori accesi, forme trasfigurate, qualcosa che ricordava il cubismo, altre cose che faceva pensare ad un impressionismo…parole che getto d’istinto sia chiaro, scorrevano i quadri come scorreva di passo lungo il pavimento. Ad un tratto mi fermo su una tela. È l’istinto che mi lascia frenare il moto. Solo puro istinto. Io di quadri non ne capisco nulla eppure, quella tela, peraltro più piccola di tante altre, mi ha fermato, come se mi chiamasse. La città sedeva sotto la collina e questa, come a vomitare colori, ricopriva i tetti e il cielo e le strade e i lampioni. Sembrava un gigantesco nonsenso colorato di una giornata qualunque, in uno scorcio di antichi borghi. Ma la collina si faceva cielo e si faceva strade e diventava tutto. Ho chiesto informazioni. Quel quadro l’aveva intitolato “Il tutto” ed era l’opera più preziosa della collezione, quella che aveva ricevuto grandi premi e onorevoli riconoscenze di merito… quella tanto preziosa da non essere in vendita. Punto e a capo.

E con questo non voglio spacciarmi per grande opinionista d’arte, tutt’altro. Volevo solo rimarcare un punto che sarà capitato a tutti: ogni tanto ci si ferma, magari a caso o magari d’istinto. E ci si ferma per una qualche ragione. Scorrono i dischi ogni giorno sulla mia scrivania ma questo secondo lavoro dei Giunto di Cardano, non so perché, ho sentito di doverlo ascoltare a vanvera, senza seguire una tracklist e senza pensare troppo alle didascalie. Ed è così che parte Paz e ritrovo un personaggio che, recentemente lo confesso, è entrato nella mia vita quotidiana. Ritrovo Andrea Pazienza, ritrovo quel concetto tutto portoghese di pace e di felicità, ritrovo Bifo e le tracce del film. Ritrovo quel senso anarchico di libertà. Il secondo disco dei Giunto di Cardano non a caso, forse, ha come titolo Caos. Penso che dovrò fermarmi ad ascoltare meglio ogni singolo testo anche se, devo dire il vero, l’impalcatura di ogni brano è talmente forte e seducente che un poco distrae dalle liriche: ha una forza ed una carica che rimanda in ogni dove dei miei ascolti, dai Muse alle tinte anni ’90 di quando il pop si faceva “spaziale” e uscivano i primi (forse i primi) che alla batteria commissionavano solo qualche colore ritmico. E qui chiamo in causa la suggestione sentimentale di Navigli o i pad che regnano sotto la nostalgia di Chiedimi In Fondo con queste linee di basso che richiamano ampie schiere di cantautorato italiano, primo tra tutti la splendida In Onda del principe De Gregori.

E questi riverberi di voce, che forse percepisco troppo vecchi per la direzione artistica di questo disco che mi porta proprio dentro le trame metropolitane di città evolute ma non futuristiche, sia chiaro. Ed è l’intro di Blue che apre scenari che, chi come me alla fine degli anni ’80 era adolescente, apprezzerà sicuramente. Colpisce senza risparmiarsi il bel sound del singolo Ritratto Del Dottor Grachet: proprio qui che la voce smette di essere mixata in quel modo “antico” restituendo a tutto il brano una coerenza assolutamente personale. Un brano che più di tutti si staglia di qualità e unicità. Molto azzeccata la coralità di Non C’è Niente Come Noi, bello il suo sviluppo, bel carattere nelle organze ritmiche che sostengono il brano. E a proposito di estetica vocale ho capito poco del perché di quel risultato in Questione Di Meccanica, come fosse una registrazione diversa…e di nuovo torna vincente la soluzione corale.

Il pensiero vola a Lo Straniero con il suo Quartiere Italiano, il pensiero vola ovunque con questo nuovo disco dei Giunto di Cardano. La curiosità adesso è tanta di vedere e sentire come tutta questa importante impalcatura vive su un palco, come accadde con gli Stanley Rubik, solo che a differenza loro i nostri pugliesi sono forse un pochetto più legati alla forma canzone pop. E assieme alla curiosità resta la voglia di approfondire i testi, che con questa voce un po’ rauca, dentro sonorità assai scure e intimiste, mi trasmettono pace, sospensione e ricerca di silenzio fuori dal “caos”. Davvero un bel disco… da sottolineare.

Autore: Giunto Di Cardano Titolo Album: Caos
Anno: 2019 Casa Discografica: Santeria Records
Genere musicale: Alternative Rock, Indie Rock Voto: 7,5
Tipo: CD Sito web: https://www.facebook.com/ilgiuntodicardano/
Membri band:
Giuseppe Colangelo – voce, chitarra, piano, tastiere, campionamenti, synth
Mariano Cericola – basso, synth, percussioni, cori
Davide Tappi – batteria, percussioni, cori
Tracklist:
1. Amnesia
2. Dandy
3. Chiedimi In Fondo
4. Navigli
5. Drama
6. Non Esisto
7. Blue
8. Ritratto Del Dottor Gachet
9. Paz!
10. Non C’è Niente Come Noi
11. Undici
12. Questione Di Meccanica
13. Induzione
Category : Recensioni
Tags : Alternative Rock
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01st Ott2019

Sommossa – Autentica

by Alberto Lerario
I Sommossa sono un power trio guidato dal frontman e chitarrista Diego Bizzarro, sono nati a Treviso nel 2017. A dispetto del loro monicker, la loro proposta espressiva non è violenta rabbia sparata in faccia all’ascoltatore, ma piuttosto un ribollente malessere interno. Per tutto l’album si avverte un registro cupo e grigio, una sorta di retrogusto amaro e metallico dato dalla commistione di sonorità scarne e lineari: alternative e grunge, associate al cantato in lingua italiana che vuole conferire anche quel “tocco d’autore”, ricordando per certi versi i Timoria, i Marlene Kuntz o gli Afterhours. Il singer Bizzarro infatti esibisce buone capacità espressive, regalando un certo pathos a testi semplici ma che vogliono lanciare un messaggio per portare avanti i veri valori della natura che viene intossicata dal caos della vita urbana moderna.

La nota dolente dell’album si ritrova nell’eccessiva verbosità e lunghezza complessiva, errore spesso frequente a queste latitudini musicali, in cui si tende ad innamorarsi troppo delle proprie idee. L’album parte infatti con una discreta energia con Spietata, La Danza Del Tubante e Putiferio per poi rigirarsi un po’ su se stesso. Mantenere una proposta più scarna e incisiva avrebbe avuto probabilmente maggiore impatto, considerando che le qualità tecniche e di interpretazione sono di gran lunga oltre la media, e che il gruppo appare compatto e coeso fin dai primi accordi. In conclusione siamo di fronte a un album da non lasciarsi scappare per gli amanti del genere, e da gustare a piccoli sorsi per chi vuole godersi un po’ di rock italiano. Sentiremo sicuramente ancora parlare dei Sommossa se riusciranno a non perdersi nel labirinto dello snobismo del genere alternative italiano.

Autore: Sommossa Titolo Album: Autentica
Anno: 2019 Casa Discografica: Overdub Recordings
Genere musicale: Alternative Rock Voto: 6.5
Tipo: CD Sito web: https://www.facebook.com/sommossarmata
Membri band:
Diego Bizzarro – voce, chitarra
Paolo Martini – basso
Marco Tirenna – batteria
Tracklist:
1. Spietata
2. La Danza Del Titubante
3. Putiferio
4. Magia
5. Se Un Dio Esistesse
6. Parto Decisamente Sfiancante
7. La Canzone Vipera
8. Natiche
9. Ferragosto Psichedelico
10. Alternanze
11. Saremo Di Nuovo Io E Te
12. Assecondalo
13. Un Pettirosso Da Combattimento
Category : Recensioni
Tags : Alternative Rock
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28th Ago2019

Virtual Time – /A-go-gi-ca/

by Marco Pisano
Flusso di coscienza, destrutturazione, introspezione, emotività. Queste quattro parole sono alcune delle chiavi con le quali poter interpretare /A-go-gi-ca/, terzo lavoro della pentalogia annuale della band Virtual Time, nel quale, rispetto ai due lavori precedenti, la band ha momentaneamente messo da parte sonorità distorte e riff veloci, per fare spazio a chitarre acustiche, sintetizzatori, atmosfere lunari, spaziali, sospese e immateriali, che accompagnano l’ascoltatore in un viaggio multidimensionale e multisensoriale, alla scoperta del proprio inconscio, nei nodi più reconditi della sua rete emotiva. L’emotività dunque, come filo conduttore e architrave portante di questo album; lo stesso titolo del disco rimanda all’analisi dei problemi di interpretazione e di esecuzione del testo musicale, quindi ad una fruizione e ad una chiave interpretativa di tipo soggettivo e personale. Si potrebbe asserire che lo scopo principale che la band vuole perseguire attraverso questo lavoro, è quello di spingere l’ascoltatore a confrontarsi con le proprie emozioni, ad ascoltarle, e a compiere un viaggio introspettivo e di autocoscienza, permettendo così ad ognuno di noi di comprendere, almeno in minima parte, l’universo emotivo presente in ogni individuo, instaurando con esso un rapporto costruttivo e meno conflittuale.

Dal punto di vista musicale, questo lavoro non segue una struttura e un ordine precisi, non c’è un vero e proprio filo conduttore o ratio che giustifichi l’ordine delle tracce, è piuttosto un vero e proprio flusso di coscienza a cui viene permesso di uscire e di esprimersi in tutta la sua portata, con il relativo disordine e caos; nello svolgimento del flusso sonoro/emotivo, assistiamo a diversi passaggi e cambi di sonorità, che si snodano attraverso le atmosfere intime, delicate e introspettive di brani come la ballad Distant Shores, passando per le sonorità psichedeliche, lunari, un po’ fantascientifiche di brani quali Moonshadows, Nowhere Land, Subtle Echoes; Falling Away ci introduce in un mood più malinconico, mantenendo però sonorità morbide e levigate, date dall’uso sapiente del sintetizzatore. Caratteristica importante di questo lavoro, è l’uso, a nostro avviso, oculato e intelligente del sintetizzatore, utilizzato per far risaltare le atmosfere spaziali e conferire profondità e ampiezza ai suoni, davvero una scelta azzeccata. Close To Reality costituisce un breve intermezzo psichedelicheggiante, prima di approdare a quello che, in termini di sound, è forse il brano più “heavy” dell’album, ovvero She, dove si alternano riff di chitarra pesantemente distorti, chitarre acustiche, voci urlate e sintetizzatori. Chiudono il cerchio le due ballad acustiche A Night In Paradise e Distant Shore con la loro morbidezza e dolcezza.

Tirando le somme, i Virtual Time hanno realizzato un album molto interessante, estremamente gradevole all’ascolto, che scorre via fluidamente, come l’acqua, soprattutto mentre si guida durante un lungo viaggio, o molto adatto anche da ascoltare con le cuffie sdraiati sul letto o rilassandosi sul divano. Un ottimo esempio di neopsichedelia e di post-rock, e di come, sfruttando al meglio le tecnologie odierne, si possa realizzare un ottimo tributo al rock del passato senza tradirne lo spirito e senza tuttavia rinunciare all’originalità e alla ricerca della sperimentazione.

Autore: Virtual Time Titolo Album: /A-go-gi-ca/
Anno: 2019 Casa Discografica: Go Down Records
Genere musicale: Alternative Rock, Psychedelic Rock, Post-rock Voto: 7,5
Tipo: CD Sito web: https://www.facebook.com/virtualtimemusic/
Membri band:
Alessandro Meneghini – batteria
Luca Gazzola – chitarra
Marco Pivato – basso
Filippo Lorenzo Mocellin – voce
Tracklist:
1. Nowhere Land
2. Falling Away
3. Subtle Echoes
4. Moonshadows
5. Close To Reality
6. She
7. A Night In Paradise
8. Distant Shores
Category : Recensioni
Tags : Alternative Rock
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25th Ago2019

Uncledog – Passion Obsession

by Alberto Lerario
Secondo lavoro per la band padovana che si propone con un grunge rock passionale ed elettrico, capace di inserire elementi funky. Come si suol dire in questi casi, il sound pur richiamando alcuni stereotipi di genere, risulta fresco e coinvolgente. La tecnica e la compattezza sonora non mancano di certo e ad emergere dal disco è l’intera band, come una vera squadra, ogni componente esegue la sua parte in maniera egregia dimostrando con i fatti che a volte la somma delle parti è maggiore di quello che ci si aspetta. Tale evento si verifica spesso quando entrano in campo le emozioni e gli Uncledog di certo non si nascondono mettendo in mostra in copertina un cuore posticcio, denunciando il risultato di chi vive di emozioni in una vita sempre più piatta e materiale. I brani più convincenti sono Four Leaf Clover con le sue ritmiche funky e le passionali Anything Else e Wow.

Passion Obsession è un ottimo album, da ascoltare assolutamente per gli amanti dell’alternative, che qui potranno trovare tutte le sfumature che hanno fatto la fortuna del genere.

Autore: Uncledog Titolo Album: Passion Obsession
Anno: 2019 Casa Discografica: Vrec
Genere musicale: Alternative Rock Voto: 7
Tipo: CD Sito web: http://www.facebook.com/uncledogband
Membri band:
Nico – voce, chitarra
Karma – chitarra
Fiore – tastiere
Lele – basso
Silvio – batteria
Tracklist:
1. O.E.K.E.
2. Let Me Dive
3. Four Leaf Clover
4. First Time
5. Wow
6. Take a Look
7. Anything Else
8. Blush
9. Thoughtful
10. Her
Category : Recensioni
Tags : Alternative Rock
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25th Ago2019

Them Crooked Vultures – Them Crooked Vultures

by Marcello Zinno
Them Crooked Vultures: è uno di quei casi in cui il nome della band è di gran lunga meno conosciuto rispetto a quello dei suoi membri. Sì perché, giusto per i pochi che hanno trascorso l’ultimo decennio su Marte, il trio ideato da Dave Grohl (Foo Fighters, Nirvana) ed arricchito da Josh Homme (Queens Of The Stone Age, Kyuss) amico già dai tempi di Songs For The Deaf del 2002, è divenuto qualcosa di veramente prestigioso quando ha registrato l’ingresso nientemeno che di John Paul Jones (Led Zeppelin) al basso elettrico. Un trio variegato ma con una radice comune: l’amore duraturo per il rock. Un rock difficilmente catalogabile come banale e questo non solo grazie all’immensa esperienza dei propri ideatori ma anche per una fittissima attenzione per gli arrangiamenti che conducono con agiatezza i vari sbalzi tra luci soft e lezioni post-grunge/stoner. È così che la struttura semplice di Mind Eraser, No Chaser, a braccetto con la successiva New Fang, ci illustra quanto possa essere affascinante un brano di puro rock, suonato con classe, con l’utilizzo maturo e per nulla spropositato della tecnica a disposizione. Ma l’anima demoniaca ed insofferente dei QOTSA inizia a muoversi dal baratro dell’oscurità e produce Dead End Friends, un pezzo distorto e stoppato come solo la mente malata di Homme può partorire; anima letteralmente schiaffeggiata dall’attitudine punk che Elephants porta con sé, 7 minuti di guerriglia anarchica che passa dalla steppa alla trincea con l’agilità di un centometrista e la corazza di una tartaruga secolare.

Supera ogni limite il desiderio di uscire da questo trip, da questo continuo sviluppo sonoro pur restando fedele ad una matrice comune ma il groove di Scumbag Blues continua a tenerci legati a questa sedia viaggiante, con la testa che dopo pochi secondi segue la cadenza del basso, matematica come un macellaio che seziona il suo prodotto pronto alla consegna. Dopo una pausa lunga tre canzoni, tra cui un interludio concettualmente incomprensibile degno di un quadro astratto, ritornano i tempi stoppati sui quali oltre alla naturale predisposizione di Homme anche il leggendario Dave non può far altro che divertirsi fino allo sfinimento, come un bimbo che va alla scoperta di posti inesplorati correndo sempre più veloce. La tastiera dalle reminiscenze doorsiane in Caligulove è solo l’ennesimo elemento di rottura di un impianto sonoro post-grunge che non tende a vacillare ma spesso a stupire, come l’iniziale ombra funky che si nasconde dietro il nome di Gunman e che illuminata si presenta in tutta la sua teatrale drammaturgia.

La band dichiarò di non rappresentare una valvola di sfogo dei vari progetti personali bensì un percorso avviato e da portare avanti probabilmente con un secondo album presto. In realtà non c’è stato mai un seguito.

Autore: Them Crooked Vultures Titolo Album: Them Crooked Vultures
Anno: 2009 Casa Discografica: Sony
Genere musicale: Alternative Rock, Stoner Voto: 7,25
Tipo: CD Sito web: http://www.themcrookedvultures.com
Membri band:
Josh Homme – voce, chitarra
Dave Grohl – batteria
Jon Paul Jones – basso
Tracklist:
1. No One Loves Me & Neither Do I
2. Mind Eraser, No Chaser
3. New Fang
4. Dead End Friends
5. Elephants
6. Scumbag Blues
7. Bandoliers
8. Reptiles
9. Interlude With Ludes
10. Warsaw Or The First Breath You Take After You Give Up
11. Caligulove
12. Gunman
13. Spinning In Daffodils
Category : Recensioni
Tags : Alternative Rock
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