28th ago2012

Buffalo Grillz – Manzo Criminale

by Marcello Zinno

Che i Buffalo Grillz non siano una band da prendere sul serio non lo dice solo il moniker e il titolo del loro ultimo lavoro, Manzo Criminale, ma anche i nomi dei vari brani in esso contenuti (Forrest Grind, Improvvisation Intuition Casaccium o Dimmu Burger) o ancora uno dei loro slogan “Yes, we grind”. D’altra parte il quartetto definisce così la propria proposta musicale: “offer to the listener a “barbecue” of violent sound”. Questo è il biglietto da visita che per una società omologata e consumistica come la nostra diviene inequivocabile e già segno di un certo (inconcludente?) tipo di musica; peccato che andando oltre la presentazione ed ascoltando quanto siano in grado di fare i Nostri, bisogna riconoscere un’attitudine non da tutti. I Buffalo Grillz infatti omaggiano il grind cercando di essere feroci nella massima misura ma senza riproporre rimpasti nostalgici dei primi anni del genere, piuttosto rendendolo attuale e moderno pur non aggiungendo nulla in termini di innovatività. Non a caso l’impostazione sembra omaggiare Nasum e i nostri Cripple Bastards, puntando genuinamente a dei tempi molto veloci e dal cantato incomprensibile; dimostrazione è che le somiglianze con i padrini del genere, i Napalm Death, si notano solo se confrontati con le ultime loro produzioni, da Smear Campaign in avanti per intenderci. Molto originale l’idea di “nascondere” i testi all’interno del booklet (chi comprerà il CD lo scoprirà), un’ulteriore presa di posizione sul proprio sound privo di mezze misure.

Le venti tracce corrono veloci, come si richiede ad un album grind, e non si avvertono quasi i quaranta minuti di durata totale. Il sound è molto compatto: le particolarità si notano nella title track (della durata di 51”) in cui le lyrics sconfinano nel brutal mentre in Dawson Crick prendono le sembianze di un maiale che grugnisce più che cantare. Molto impattanti i passaggi di chitarra in Dimmu Burger (il brano più lungo del lotto con i suoi 3 minuti e 28 secondi) chiariscono che non ci troviamo per nulla davanti ad una band di esordienti, insieme ai vari inserti presi da film splatter o giù di lì, utili anche a far riposare le orecchie (e la mente) dell’ascoltatore. Dopo aver dimostrato tutta la propria romanità in Il Marchese Del Grill, i Buffalo Grillz puntano ad un approccio death sfoderato in Vision Divan mentre si tramutano in una funky band in Delitto Al Blue Grind, una sorta di ballad in mezzo all’inferno che però potrebbe lanciarli verso una seconda carriera.

Insomma un’ottima scoperta per gli amanti del genere alla ricerca di band valide nel nostro paese.

Autore: Buffalo Grillz Titolo Album: Manzo Criminale
Anno: 2012 Casa Discografica: Subsound Records
Genere musicale: Grind Voto: 7
Tipo: CD Sito web: http://www.buffalogrillz.com
Membri band:

Tombinor – voce

Cinghio – chitarra

Gux – basso

Mastino – batteria

Tracklist:

  1. Intro
  2. Link In Pork
  3. Forrest Grind
  4. Lapo Elgrind
  5. Manzo Criminale
  6. Gux & Gabbana
  7. Bufalismo
  8. Sacro E Scofano
  9. Dawson Crick
  10. Improvvisation Intuition Casaccium
  11. Dimmu Burger
  12. Grind Sasso
  13. Il Marchese Del Grill
  14. Vision Divan
  15. Delitto Al Blue Grind
  16. Sermoneta Chainsaw Massacre
  17. Eau De Vergogn
  18. Pig Floyd
  19. The Truffer
  20. La Canzone Del Sale
  21. Outro
21st ago2012

Cadaveric Crematorium – One Of Them

by Marcello Zinno

L’ennesima conferma che l’Italia può vantare una scena estrema di tutto rispetto si chiama stavolta Cadaveric Crematorium, una band in forze fin dal lontano 1996 seppur con una vita tumultuosa. La verità è che nel nostro paese hai una speranza di diventar noto solo se proponi una musica per tutti, mentre quanto più punti ad un sound di nicchia più vieni ghettizzato e fai fatica a farti conoscere (permetteteci lo sfogo). Noi pensiamo che l’underground sia come il mainstream, composto cioè da band abili ed innovative così come da formazioni trascurabili ed è per questo che con piacere vi presentiamo l’ultimo lavoro dei Cadaveric Creamtorium, un album in grado di tenere testa a tante produzioni di simile genere a livello internazionale. Un brutal/grind molto impattante e che nel suo essere netto e tagliente risulta meno estremo di quanto si possa immaginare: un songwriting ben più studiato (non grezzo alla Cannibal Corpse per intenderci) e dei cambi di tempo che attingono direttamente dalla tradizione death come Supercharged Sun ci conferma. Di certo la velocità pura è stata assorbita dopo anni di supporto a Soffocation e Malevolent Creation ma non risulta mai fine a se stessa, bensì sempre di contorno a dei riff scanditi e altisonanti.

One Of Them è un lavoro completo, non il solito album sparato a mille e con una produzione di bassa lega per gli appassionati dell’underground: qui ci troviamo dinanzi dei musicisti maturi (non possiamo parlare di una band longeva considerando i tanti cambi di line-up) che riescono a inframmezzare i brani con dei passaggi a tratti fuori traccia ma pur sempre nel disegno del concept album a cui fanno riferimento. Il growl la fa da padrone così come il grind a cui si ispirano in vari passaggi, ma il punto centrale non è tanto nelle diverse influenze presenti negli oltre quaranta minuti d’ascolto bensì nelle differenti espressioni dei singoli elementi: in The Protected il drummer Gerro riesce ad esaltare tutte le proprie capacità (non ci riferiamo alla velocità) valorizzando lo strumento ad eccelso contributore ritmico e sonoro; in Delta sono i passaggi acustici di Willi che spiazzano creando il giusto pathos, un estro che prende forma anche in Genetic Corruption, tra delle parti granitiche in stile Cephalic Carnage e altre tecno-acustiche che sembrano strizzare l’occhio ai Cynic.

E per chi pensa che un genere come il brutal o il grind non sia altro che una sfuriata in velocità di riff sempre uguali giunge Wwiii, un brano che sconfina nel progressive sfiorando alcune matrici math-core in grado di esaltare quanto di buono questo quartetto è in grado di creare. Certo la cornice di base è assolutamente quella del brutal/grind lungo l’intero album, ma i Nostri dimostrano con queste diciannove tracce di muoversi con agiatezza all’interno di questo schema è creare uno stile sufficientemente personale. Quindi se è vero che ci sono tantissime band nell’underground che suonano musica estrema è pur vero che ce ne sono alcune davvero degne di nota. I Cadaveric Crematorium sono tra questi.

Autore: Cadaveric Crematorium Titolo Album: One Of Them
Anno: 2012 Casa Discografica: The Spew Records / Punishment 18 Records
Genere musicale: Brutal, Grind Voto: 7
Tipo: CD Sito web: http://www.cadaveric.it
Membri band:

Willi – chitarra

DR – voce

Necrom – basso

Gerro – batteria

Tracklist:

  1. Alfa
  2. Smiling And Farting
  3. Beta
  4. Supercharged Sun
  5. Gamma
  6. The Protected
  7. Delta
  8. Wwiii
  9. The Mutants
  10. Genetic Corruption
  11. Theta
  12. They’are Back
  13. Lambda
  14. It’s Enough
  15. Omicron
  16. Infected Scientist
  17. Sigma
  18. Zombies Will Dominate
  19. Omega
12th mag2012

Napalm Death – Utilitarian

by Marcello Zinno

La scena del metal estremo è popolata da una serie di piccole band che riescono di anno in anno a rafforzare la scena ma è arricchita anche da veri capisaldi che ancora oggi riescono a dire la loro. Tra questi rietrano sicuramente i Napalm Death che tornano quest’anno con un nuovo album dal titolo Utilitarian. Il trademark della band è rimasto ovviamente invariato: è dal nuovo secolo che i Nostri hanno segnato una profonda rinascita come fosse una riconquista della loro personalità estrema che tanto diede ai tempi degli esordi. E così da quel The Code Is Red…Long Live The Code la rotta è stata più chiara e soprattutto meglio orientata verso ciò che può definirsi oggi estremo. Certo però che dopo l’interessante Smear Campaign e l’ottimo Time Waits For No Slave la band rischiava di ripetersi ma con questo Utilitarian il quartetto inglese si rimette in gioco. Se da un lato infatti le linee musicali ricalcano, come detto, lo stile che da sempre contraddistingue i Napalm Death e che rende gioia ai fedeli fan, dall’altro si percepiscono nuovi inserimenti che impreziosiscono l’offerta: non si tratta di sperimentazioni né di stravaganze fuori dalla loro radice, ma semplicemente di ingredienti che tendono a modernizzare il sound della band.

Errors In The Signals e Quarantined suonano come delle tracce qualsiasi di uno dei precedenti due album, anche per dare un segno di continuità rispetto al passato, ma le parti lente con una sorta di sax impazzito in Everyday Pox (non a caso compare il maestro John Zorn) e la strofa crepuscolare in Fall On Their Swords, sono aspetti del tutto nuovi rispetto ai due decenni di musica passata della band. Una parentesi ad hoc va per il brano The Wolf I Feed che oltre a contenere un impatto devastante presenta un intermezzo con una voce ispirata alla Voivod che conferisce ancora più oscurità ai quasi tre minuti totali. Fattore interessante è proprio quello delle voce: i Napalm Death di oggi cercano di “giocare” con le linee vocali non solo nel costante confronto tra screaming e growling ma anche nei cori da sfondo che rendono il tutto più cupo e nero (ascoltare Blank Look, About Face per avere un esempio). Alcuni brani, come la potentissima Protection Racket e la più che completa A Gag Reflex, presentano degli interessanti cambi di mood tra strofa e bridge che rendono ancora più apprezzabili le idee del gruppo. Insomma una band che con coerenza ci stupisce ad ogni uscita.

Autore: Napalm Death Titolo Album: Utilitarian
Anno: 2012 Casa Discografica: Century Media Records
Genere musicale: Grindcore, Death Metal Voto: 7,5
Tipo: CD Sito web: http://www.napalmdeath.org
Membri band:

Shane Embury – basso

Mitch Harris – chitarra

Mark “Barney” Greenway – voce

Danny Herrera – batteria

Tracklist:

  1. Circumspect
  2. Errors In The Signals
  3. Everyday Pox
  4. Protection Racket
  5. The Wolf I Feed
  6. Quarantined
  7. Fall On Their Swords
  8. Collision Course
  9. Orders Of Magnitude
  10. Think Tank Trials
  11. Blank Look About Face
  12. Leper Colony
  13. Aim Without An Aim
  14. Everything In Mono
  15. Nom De Guerre
  16. Analysis Paralysis
  17. Opposites Repellent
  18. A Gag Reflex
14th dic2011

Carcass – Necroticism: Descanting The Insalobrious

by Marcello Zinno

Se siete appassionati di grind e di death metal non potete non conoscere i Carcass, band di Liverpool che ha concentrato in circa 10 anni di intensa attività la personale diffusione del metal estremo in giro per i cinque continenti. Il truculento amore verso l’anatomia e la medicina legale ha spinto il gruppo ad attingere a man bassa da manuali di medicina legale per la scrittura dei testi (“Globular tissue decomposed, hydrogen sulphide is evolved/ Reek of putrefaction secreted by necrotrophic mould” scrivevano nel loro album d’esordio, ovvero “Tessuto globulare decomposto, emissione di solfuro di idrogeno/ Odore di putrefazione secreto da forme necrotrofiche”). La forza sprigionata dal combo è davvero distruttiva ed ha influenzato schiere di band a seguire, sia per quanto riguarda la velocità assunta in ogni singola strofa (lontana dalle scaricate thrash in quanto a sound ma vicina per il proprio approccio) sia per un senso di distruzione tipicamente “death” insito nell’anima del gruppo.

Nonostante i primi due album rappresentassero delle idee più grezze ed innovative, Necrotism: Descanting The Insalobrious è molto più compatto e si discosta dalle sfuriate inutili promosse da gruppi analoghi; piuttosto preferisce ricamare delle fitte tele di sanguinario desiderio dell’horror, intrecciate in riff amalgamati e ben calibrati, vari e molteplici in ogni singola traccia che sicuramente si fanno apprezzare. Gli assoli non sono una prova narcisistica ed egocentrica del tecnico guitar-man di turno, ma scaturiti dal torbido disgusto e dalla profonda perfidia di un musicista che lascia sudare la propria sei corde. Tecnicamente ed idealmente impeccabili, portano con sé una serie innumerevole di influenze, come il già citato death, ingrediente essenziale per la manifestazione di intenti del combo, ma anche gli accenni progressive come in qualche passaggio di Corporal Jigsore Quandary.

Sicuramente uno dei pezzi principali di questo NDTI è Symposium Of Sickness, in cui sparate dure e veloci si mischiano a riff martellanti pseudo-doom (Cathedral?), il tutto condito da un ottimo studio per la “struttura canzone” che fa semplicemente scendere la bava alla bocca. Di questo album una componente vincente è data proprio dai riff per i quali i Carcass non si sono certo limitati, diversi nella loro genialità e molteplici in ogni singolo pezzo, spiazzano e allo stesso tempo fanno gustare un’opera davvero intrigante ed intricata. Di idee ce ne erano tante e la formula del gruppo sembra anche distinguersi in un periodo (principalmente focalizzato negli anni ‘90) in cui di gruppi con simili intenzioni ne giravano a bizzeffe ma, a motivo, non tutti riscossero lo stesso seguito, anche se purtroppo, dobbiamo dire, i Carcass non hanno mai avuto il successo meritato.

Phisical identification is not possibile” apre Pedigree Buthcery, altro muro inoltrepassabile, con una parte finale agghiacciante che non permette alcuna critica sulla brutalità sprigionata. E mentre la putrefazione a metà album sta lentamente facendo il suo cammino, tocchi sperimentali e di nuovo progressive prendono luce in Incarnated Solvent Abuse mentre cavalcate bestiali fanno da contraltare ad arpeggi epici, ed odore di morte giunge dalla cadaverica e multiforme Carneous Cacoffiny, protagonista di una durezza senza punti deboli. Da nnoverare anche le eccellenti Lavaging Expectorate Of Lysergide Composition e Forensic Clinicism/The Sanguine Article, protagoniste di un riffing cadenzato e compatto, innovativo come non mai nel genere. Va riconosciuto anche un sapiente uso del growl, mai monolitico né scherno.

Una curiosità: i membri dei Carcass erano tutti vegetariani.

Autore: Carcass Titolo Album: Necroticism: Descanting The Insalobrious
Anno: 1991 Casa Discografica: Earache Records
Genere musicale: Grind-core, Death metal Voto: 9,5
Tipo: CD Sito web: http://www.myspace.com/carcass
Membri band:

Jeff Walker – voce, basso

Bill Steer – chitarra

Michael Ammott – chitarra

Ken Owen – batteria

Tracklist:

  1. Inpropagation
  2. Corporal Jigsore Quandary
  3. Symposium Of Sickness
  4. Pedigree Buthcery
  5. Incarnated Solvent Abuse
  6. Carneous Cacoffiny
  7. Lavaging Expectorate Of Lysergide Composition
  8. Forensic Clinicism/The Sanguine Article