07th gen2013

Novità in casa Metallica

by Rod

La schiacciasassi Metallica non smette di mietere successi: la RIAA (la Recording Industry Association Of America) ha infatti certificato a chiusura del 2012 che l’omonimo album Metallica del 1991 ha venduto oltre 16 milioni di copie, mentre Ride The Lightining del 1984, si è attestato su “appena” oltre sei milioni. I Four Horsemen, hanno pertanto aggiunto alla loro già ricca bacheca, due meritati dischi di platino nuovi di zecca, raggiungendo quota 16 per il Black Album e sei relativi al disco di For Whom The Bell Tolls. Ma non finisce qui. I Metallica inoltre, secondo i dati raccolti dalla Pollstar, (compagnia che monitora tour e guadagni), sono all’ottavo posto nella classifica dei tour che nel 2012 hanno incassato di più. La band di Hetfield & soci hanno infatti incassato circa 86,1 milioni di dollari con 30 concerti andati sold out. Nella classifica stilata, sono risultati la band hard & heavy con il miglior piazzamento, seguiti dai Van Halen (quindicesimi), Scorpions (posizione numero 38) e Aerosmith (posizione numero 44).

03rd dic2012

Metallica: nasce la Blackened Recordings

by Marcello

Ufficializzata proprio in questi giorni la nascita della nuova etichetta discografica dei Metallica. I Four Horsemen, che sembravano legati a doppia mandata alla Warner Music, sembra abbiano voluto scegliere la strada della “self-production” creando una label che gestisse i loro contenuti in maniera sicuramente più “controllabile”. I Metallica non sono primi a questo tipo di azioni, non è slegato da questo avvenimento la lunga causa legale intentata contro Napster per la divulgazione dei contenuti della band senza il loro consenso, quindi potevamo aspettarci una decisione del genere al fine di controllare l’intero catalogo in maniera corretta e trasparente. A noi fan quello che interessa però è che la band mantenga i livelli qualitativi degli inediti come in passato e se questa decisione può servir loro per procedere lungo questo corso ben venga. La prossima uscita, il DVD Quebec Magnetic, uscirà proprio per la Blackened Recordings. A lato trovate il logo della label.

28th ott2012

Nuovo DVD per i Metallica

by Marcello

I Four Horsemen si preparano al nuovo capitolo discocrafico e nell’attesa di partorire nuovi brani inediti per i fan è quasi pronto un nuovo DVD dal titolo Quebec Magnetic. La splendida copertina del DVD è proposta qui di fianco: si tratterà di una confezione in formato doppio dvd e blu-ray, disponibile a partire dal 10 dicembre prossimo a 15,98€ solo per il Nordamerica (a seguire negli altri continenti). Di seguito vi proponiamo la tracklist dell’uscita che farà esaltare i fan più accaniti del quartetto di San Francisco.

Tracklist Quebec Magnetic:
01. That Was Just Your Life
02. The End Of The Line
03. The Four Horsemen
04. The Shortest Straw
05. One
06. Broken, Beat & Scarred
07. My Apocalypse
08. Sad But True
09. Welcome Home (Sanitarium)
10. The Judas Kiss
11. The Day That Never Comes
12. Master Of Puppets
13. Battery
14. Nothing Else Matters
15. Enter Sandman
16. Killing Time
17. Whiplash
18. Seek & Destroy

Bonus songs:

19. For Whom The Bell Tolls
20. Holier Than Thou
21. Cyanide
22. Turn The Page
23. All Nightmare Long
24. Damage, Inc.
25. Breadfan
26. Phantom Lord

22nd set2012

Master Of Puppets votato miglior heavy metal album di sempre

by Rod

A seguito di un sondaggio indetto tra i propri lettori, l’edizione statunitense di Rolling Stone ha premiato Master Of Puppets dei Metallica come miglior album metal di tutti i tempi. Hetfield & Co. hanno letteralmente sbaragliato la concorrenza, a fronte di una top ten fatta di nomi altisonanti come Black Sabbath, Iron Maiden, Slayer, Guns n’Roses e Led Zeppelin, piazzando, oltre al primo classificato, ben altri tre album: …And Justice For All al terzo posto, il Black Album all’ottavo e Ride The Lightning al decimo. Rolling Stone ha evidenziato la schiacciante vittoria del disco in termini di preferenze da parte del pubblico, parlando inoltre di Master Of Puppets, come di uno degli album fondamentali per la carriera dei Four Horsemen ed a cui diede un importante  contributo l’indimenticato bassista Cliff Burton, deceduto proprio nel tour che ha seguito la pubblicazione dell’album uscito nel 1988. Il disco viene inoltre ricordato anche per l’enorme influenza che ebbe ed ha tutt’oggi sulla formazione musicale giovanile di molti artisti che grazie a questo capolavoro del thrash metal, si sono avvicinati al genere ed alla pratica strumentale.  Per rileggere la nostra recensione di Master Of Puppets cliccare qui.

La classifica completa dei più grandi heavy metal albums di tutti i tempi secondo i lettori di Rolling Stone ve la riportiamo qui di seguito:
1. Metallica: Master of Puppets
2. Black Sabbath: Paranoid
3. Black Sabbath: Black Sabbath
4: Iron Maiden: The Number of the Beast
5. Metallica: …And Justice For All
6. Slayer: Reign in Blood
7. Guns n’Roses: Appetite for Destruction
8. Metallica: Black Album
9. Led Zeppelin: Led Zeppelin II
10. Metallica: Ride the Lightning

14th ago2012

Metallica – Death Magnetic

by Rod

“Cover band di se stessi”, “tigri senza rabbia”, “vecchietti milionari arrugginiti”, “schiavi dello showbiz”, sono questi alcuni degli spietati epiteti con cui critica e pubblico etichettarono senza mezzi termini i Metallica visti sulle scene nel periodo che va dall’uscita di Load e ReLoad (biennio 1996/97), fino all’incompreso St. Anger del 2003, passando per Garage Inc., l’album di cover del 1998 a cui seguì il progetto sinfonico del 1999, S&M. Trattasi senza dubbio di tutti album di discreto livello, in cui c’è tanto da salvare ma soprattutto tantissimo da archiviare se accostati agli immensi capolavori come Master Of Puppets nati negli anni ’80. Il momento di fare i conti con il recente passato e con i pessimi riscontri ottenuti dall’album che aveva vanamente ipotizzato in Some Kind Of Monster e Frantic i nuovi Creeping Death e Damage Inc., non arrivò a tardare. Al faccia a faccia sulla situazione recente, seguì l’ennesimo tentativo di far risorgere la band dalle sue ceneri. Dov’era finito il carisma e la rabbia di James? Che fine aveva fatto la grinta e la determinazione di Lars? Cosa era rimasto dell’estro e del mordente chitarristico di Kirk? La scelta nel 2003 del nuovo bassista Robert Trujillo, (giunto al posto del fedifrago Jason Newsted e con St. Anger da poche settimane nei negozi), portò un primo elemento rinnovativo all’interno della band, presagio di scelte che apparivano sofferte ma che si rivelarono vincenti. La svolta decisiva arrivò quando i gregari della band, acconsentirono al passaggio discografico dalla Elektra alla Warner Bros, ritenendo inoltre maturi i tempi per un definitivo calcio nelle terga dell’ormai inadeguato Bob Rock, che nel frattempo, da mero producer e consigliere del gruppo, era assurto a quinto elemento effettivo della formazione californiana.

I Nostri, vista la delicata questione, optarono per una soluzione alquanto ipocrita ma indolore, escogitando una sorta di referendum tra i fan della band i quali abboccarono alla trappola tesa dai quattro marpioni decidendone per l’epurazione, convinti di aver trovato nel biondo produttore/bassista il capro espiatorio del declino artistico del leggendario combo di San Francisco. Venne quindi assoldato il barbuto Rick Rubin, famoso per essere stato colui che, tra gli altri, ha contribuito a rendere Reign In Blood degli Slayer, la devastante pietra miliare del metallo che tutto il mondo conosce. Con in sella un nuovo bassista apparentemente alieno al lifestyle e al sound della factory Metallica ed un esperto produttore con vedute ed idee completamente differenti dal suo predecessore, i nuovi Four Horsemen, finalmente liberi dai loro fantasmi ed artisticamente rinvigoriti, poterono dedicarsi anima e corpo ad una nuova avventura discografica, culminata nel 2008 con l’uscita di Death Magnetic, l’album della definitiva rinascita della più grande metal band del pianeta. Le dieci tracce proposte sembrano ripartire dalle cose migliori viste nel lavoro precedente: un tema centrale (la morte) che fa da sfondo a testi più ispirati, potenti sferragliate di bicordo e chorus accattivanti che si memorizzano in un istante. A questi elementi vanno aggiunti il ritorno sia degli assoli di Kirk che del vecchio ringhio di James, un perfetto suono di drum simbiotico alla ritrovata verve di Lars, uno scalpitante Trujillo perfettamente integrato nel combo, il richiamo al glorioso sound veloce dei tempi del thrash che va a mescolarsi ad altri elementi che ripescano nel dorato repertorio della band e che vede il suo culmine nel terzo episodio della saga Unforgiven oltre alla presenza di una traccia strumentale.

Tocca a That Was Just Your Life il compito di aprire la sequenza dei brani in lista. Una composizione questa che pare ricalcare la struttura di un altro ben più famoso opener del passato come Fight Fire With Fire, con una intro palpitante che parte inizialmente silenziosa per poi deflagrare nella potenza di un brano thrash veloce e rampante che dirada sin da subito le nebbie diffidenti che precedono l’ascolto di Death Magnetic. In scia arriva The End Of The Line, pezzo meno veloce del precedente ma comunque incalzante e carico di ottimi riff e di interessanti soluzioni pentatoniche. Broken, Beat & Scarred ha un’anima hard rock incastonata su un avvincente giro rock/blues di Kirk, impreziosito dalle soluzioni di un instancabile Lars che finalmente torna a picchiare le pelli col vigore e la fantasia di un tempo. The Day That Never Comes, singolo di lancio dell’album, è da considerarsi come uno dei brani più articolati dell’album, costituito dalla fusione di due parti, una melodica ed una granitica; ha una struttura che ricorda vagamente quella di One¸ ma con un arrangiamento molto più morbido, un beat decisamente più domo ed una lunga frazione centrale che sfuma le spigolature esistenti tra le due parti principali, donandogli un taglio quasi progressive. Il pezzo contiene almeno due minuti buoni di inutili passaggi strumentali che, ahimè, ne sviliscono decisamente la fluidità.

All Nightmare Long riprende in mano le briglie dell’album per ripartire nella sua corsa furente per le sconfinate praterie del thrash moderno, tra bicordo assatanati ed un rinnovato Kirk che dopo averne abusato nel Black Album, rispolvera per l’occasione il caro vecchio ma sempre efficace wah-wah. Palma d’oro all’interpretazione di Hetfield che per l’occasione trova nella sua gola tutta la grinta e l’aggressività di cui è capace l’inconfondibile timbro che madre natura gli ha regalato. Cyanide è una delle migliori proposte di Death Magnetic, non propriamente un brano thrash, ha comunque un giusto mix tra hard, heavy e speed, su cui, oltre al solito carisma di James, a far da capolino c’è l’ottima prova di un Rob che, apparentemente in sottotraccia, solca invece il corso melodico del pezzo grazie anche al supporto ritmico di Ulrich. The Unforgiven III rappresenta l’ultimo capitolo di una saga iniziata con l’album nero. L’intro di pianoforte che apre il brano rappresenta un elemento unico ed innovativo per l’intera discografia dei Metallica che mai nella loro carriera avevano osato tanto. L’arrangiamento sinfonico conferisce una giusta teatralità al pezzo che, nonostante mostri una maggiore attenzione all’aspetto melodico, riesce ad allinearsi perfettamente agli altri due confratelli, pur mantenendo seco una propria identità compositiva.

The Judas Kiss sa di sudore e tatuaggi, è un pezzo ferocissimo adatto per le alte velocità che corre sul filo spinato degli esagerati assoli di un Kirk ancora alle prese col suo cry-baby e capace di trascinare la band in un groove che si esalta a suoni di watt esplosivi e di rinculi martellanti di grancassa. Suicide & Redemption, è il brano strumentale dell’album che dà soprattutto lustro alle soluzioni chitarristiche di Hetfield e Hammett. Una traccia che scivola via in maniera compatta, omogenea e sicura, sicuramente non ai livelli di Orion o The Call Of Ktulu, soprattutto perché a differenza di quanto accadeva ai tempi del compianto Cliff Burton, manca uno spazio che metta in risalto le doti bassistiche di Rob Trujillo. My Apocalipse è un altro dei capisaldi principali di Death Magnetic, un brano velocissimo davvero avvincente che, in controtendenza col resto dell’album, trae sicuro giovamento dai circa cinque minuti di durata effettiva. Il minor spazio espressivo a disposizione della band allunga la vita alla freschezza del potente brano, conferendogli immediatezza, spigliatezza ed una selvaggia voracità che lo allinea maggiormente, fra tutti, alla discografia che ha fatto le fortune della band, soprattutto per una certa similitudine allo stile che i Metallica impressero in …And Justice For All.

Come poc’anzi accennato, uno dei punti deboli di questo album è sicuramente l’eccessiva lunghezza delle tracce, probabilmente un refuso negativo non ovviato dall’esperienza di St. Anger. Se ripuliti da certi inutili fronzoli e da alcune partiture ripetute all’eccesso, i brani di questo album sarebbero stati comodi e avvincenti anche in strutture limitate ai cinque minuti circa. Purtroppo l’irrefrenabile smania dei Nostri di allungare il brodo senza badare alla sostanza, non sembra essere proprio del tutto passata. Pollice verso infine anche per la potenza audio troppo alta in volume, colpa della “loudness war”, una moda molto diffusa tra produttori e band che si danno battaglia a colpi di potenti decibel e che ha come conseguenza negativa quella di sgranare la qualità delle canzoni se spinte al di sopra di una certa frequenza audio. Nonostante ciò, finalmente, dopo oltre un decennio di delusioni ed incertezze, la folta schiera della metal militia è tornata ad osannare in un coro unanime il ritorno dei loro beniamini. Death Magnetic non è un capolavoro e non ha la pretesa di esserlo, ma testimonia con un pugno di composizioni oneste e vincenti, la ritrovata voglia di questo gruppo che ha fatto la storia della musica metal moderna, di rimettere artisticamente in gioco se stessi ed il proprio talento nel mondo dello showbiz.

Autore: Metallica Titolo Album: Death Magnetic
Anno: 2008 Casa Discografica: Warner Bros
Genere musicale: Thrash Metal, Speed Metal, Hard Rock Voto: 8,5
Tipo: CD Sito web: http://www.metallica.com
Membri band:

James Hetfield – voce, chitarra

Kirk Hammett – chitarra

Robert Trujillo – basso, cori

Lars Ulrich – batteria, percussioni

Tracklist:

  1. That Was Just Your Life
  2. The End Of The Line
  3. Broken, Beat & Scarred
  4. The Day That Never Comes
  5. All Nightmare Long
  6. Cyanide
  7. The Unforgiven III
  8. The Judas Kiss
  9. Suicide & Redemption
  10. My Apocalypse
28th lug2012

Metallica – St. Anger

by Rod

Se per molti addetti ai lavori gli anni ’90 sono stati il momento culminante della migliore produzione heavy e rock mondiale, i Metallica annoverano questa decade come il periodo più critico della loro attività nello showbiz. Dalla svolta commerciale del Black Album sino al progetto sinfonico S&M, i Nostri assisterono inermi allo smarrimento di numerosi pezzi del loro progetto ventennale. Parimenti, le premesse di inizio nuovo secolo non si rivelarono tra le più promettenti. I sempre più numerosi dissidi interni alla band, portarono Jason Newsted ad uscire dal gruppo, ufficialmente per motivi di salute, ufficiosamente per divergenze espressive col resto della band. Alla dipartita di Newkid si aggiunsero le crisi artistiche e quelle personali dei singoli membri. Clamoroso fu l’au revoir di James Hetfield che sparì per qualche tempo per risolvere i suoi storici problemi di dipendenza dall’alcool. Senza il proprio frontman e con la casella vuota da riempire alla voce “bassista”, la band dovette inoltre somatizzare le critiche di buona parte del loro pubblico che non si riconosceva più nell’attuale versione di ciò che un tempo furono i Four Horseman. Molte altre formazioni avrebbero sicuramente accusato il colpo, promuovendo da lì a poco lo scioglimento della band. Ai Metallica invece, forti del recupero fisico e mentale di James, non rimase altra scelta che radere tutto al suolo ed incominciare una nuova fase artistica, ponendo alla base della rinascita ciò che di buono era sopravvissuto al recente caos: la consapevolezza di essere, nonostante tutto, la migliore metal band del pianeta.

Arruolato al basso lo storico produttore Bob Rock, il combo seppe reagire di slancio alle insidie così come accadde per la morte di Cliff Burton, chiudendosi in studio e cercando di dare vita ad un disco che provasse in primo luogo ad esorcizzare le tenebre dell’ultimo decennio e, conseguentemente, a rievocare in qualche modo le radici thrash e speed dei gloriosi anni ’80. Fu così che dopo aver ottenuto un patetico riconoscimento come l’Mtv Icon in cui fece la prima uscita ufficiale il nuovo bassista Robert “Rob” Tujillo, il 5 giugno 2003 uscì St. Anger, ottavo album studio della band californiana che poneva come sentimento guida dell’intero lavoro, quella santa rabbia che in altre occasioni, ma soprattutto in questa, era riuscita a sopravvivere alla band ed a farla risorgere dalle ceneri di scelte commerciali fallaci ed infruttuose. Nonostante l’album arriverà primo in molti paesi e guadagnerà diversi dischi d’oro segnando un decisivo triplo passo in avanti rispetto alle esperienze studio di Load e ReLoad, il nuovo St. Anger non segnerà ancora del tutto la svolta storica che la metal militia aspettava da anni, anzi, ne provocherà un’ulteriore spaccatura in termini di consensi. Le dieci tracce contenute, nonostante la buona attitudine heavy di base, risultano marcatamente viziate dal suono di rullante sordo ed insopportabile scelto nell’occasione da Ulrich, dalla completa assenza di assoli (a tal proposito l’album verrà tacciato di ispirarsi alle sonorità nu metal in voga in quel periodo) e da un’eccessiva durata delle canzoni (dai 5 agli oltre 8 minuti), tali da renderle in più passaggi ripetitive e monotone. Queste scelte in fase di composizione e di produzione, si riveleranno un accanimento terapeutico al limite della sopportazione che segneranno ben presto il passo di un disco che in men che non si dica verrà dapprima messo ai margini, per poi scomparire del tutto dalle scalette dei tour mastodontici della band.

Entrando nel merito, Frantic è la traccia di apertura, un brano tosto e martellante ispirato alla schiavitù delle dipendenze, dal ritornello dal motivo accattivante “Frantic-tick-tick-tick-tick-tick-toc” che rimane in mente sin dal primo ascolto. La title-track St.Anger è ispirata a quel sentimento di rabbia di cui si parlava poc’anzi ed il cui spirito compositivo affonda gli artigli della produzione di successo dei Metallica: nel passaggio “Fuck it all and fuckin’ no regrets, I hit the lights on these dark sets” vengono infatti fuse le frasi tratte da due grandi successi della band, Damage, Inc. incluso in Master Of Puppets e Hit The Lights contenuto in Kill’Em All. Some Kind Of Monster, terzo singolo estratto, è uno dei brani più interessanti per via di certe soluzioni alternate lente e potenti evidenziate da furiose scariche di bicordo. Nonostante ciò la forte presenza dei sopra descritti vizi di forma all’album che ne demarcano prepotentemente il passo, costringono a circa metà del brano ad uno skip obbligato anche per le orecchie più allenate. Some Kind Of Monster sarà anche il titolo del documentario che ripercorre giorno dopo giorno al fianco della band, le vicende che hanno portato alla nascita di St. Anger. Dirty Widow, è un pezzo che esprime delle potenzialità incredibili se dovessimo basarci solo sull’interpretazione di James. Purtroppo questo esercizio viene vanificato dall’infelice registrazione del rullante di Lars, sospeso a metà tra un rumore metallico ed un effetto elettronico. Invisible Kid, ricorda echi della prima produzione Slipknot, ma la cui durata (quasi nove minuti) ne sconsiglia assolutamente l’accostamento. Freccia in basso inoltre, per un testo davvero lontano dalle liriche ispirate dei tempi migliori.

Buona prova in My World che si contraddistingue per un intro veloce e graffiante che lascia spazio all’aggressività del ringhio Hetfield ed a soluzioni melodiche vincenti, il tutto contenuto in una durata ragionevole per la struttura del brano. Shoot Me Again sorprende per la compattezza compositiva, meno imbolsita dei brani precedenti, mostra una maggiore fluidità che la rende una delle tracce più vincenti contenute nell’album. Sweet Amber è un brano semplice ma abbastanza potente, non lascia il segno ma merita comunque di essere ascoltato con interesse. The Unnamed Feeling è a parere di chi scrive, il miglior brano presente in St. Anger, contiene un giro di chitarra ripetuto ed efficace. Ha potenza, consistenza, ed un ritornello che rimane facilmente impresso. Pecca, ahimè, solo per la solita ritrita eccessiva durata. Purify mostra rabbia e cattiveria che attinge a piene mani dallo stile Metallica di un tempo, ma che appare scoordinato tra chitarra e batteria, quasi stonato e disallineato. All Within My Hands nonostante i suoi quasi nove minuti, raccoglie più consensi per le idee strumentali proposte anche se refrattarie, disomogenee e poco compatte. Dà quasi l’impressione di essere un assortimento ben riuscito di più demo messe assieme ad arte per tirarne fuori un unico brano.

Come accadde per …And Justice For All, anche in questo caso i Metallica sono riusciti a depauperare in fase di produzione un patrimonio artistico dalle potenzialità immense, a causa delle influenze negative di elementi estranei alla band (l’egemonia di Bob Rock? Le mode nu metal? La prigione dorata dello showbiz?), elementi che troppe, tante volte, hanno prevalso sulle capacità decisionali di Hetfield e soci di fare della propria arte, l’espressione univoca del loro credo musicale. Nonostante tutto i Metallica riusciranno comunque a fare scuola nell’ambiente. Il triste rullante scordato di Ulrich, per esempio, verrà ripreso da Mike Portnoy nelle registrazioni dell’album dei Dream Theater Train Of Thought, uscito nello stesso anno. In definitiva St. Anger rimane comunque un album pieno zeppo di buone idee, rese inascoltabili ed improponibili dal vivo proprio per i motivi a cui più volte abbiamo accennato. Guardando il bicchiere mezzo pieno e ragionando col senno di poi, rimane apprezzabile il passo in avanti fatto dalla band e volto alla ricerca di una propria identità espressiva vincente che tenti di demarcare ancora una volta, il vero valore del marchio Metallica.

Autore: Metallica Titolo Album: St.Anger
Anno: 2003 Casa Discografica: Elektra
Genere musicale: Heavy Metal, Hard Rock Voto: 7,5
Tipo: CD Sito web: http://www.metallica.com
Membri band:

James Hetfield – voce, chitarra

Kirk Hammett – chitarra, cori

Bob Rock – basso

Lars Ulrich – batteria, percussioni

Tracklist:

  1. Frantic
  2. St. Anger
  3. Some Kind Of Monster
  4. Dirty Window
  5. Invisible Kid
  6. My World
  7. Shoot Me Again
  8. Sweet Amber
  9. The Unnamed Feeling
  10. Purify
  11. All Within My Hands
07th lug2012

Metallica – S&M

by Rod

Reduci da tour mondiali massacranti e da tre uscite discografiche passate alla storia non esattamente come il punto più alto della loro dorata carriera (parliamo di Load, ReLoad e Garage Inc.), i Metallica degli anni ’90 versione 2.0, continuano sul finire del decennio, loro malgrado, ad essere i protagonisti della scena rock‘n’heavy mondiale, spiazzando ancora una volta pubblico e critica per stravaganza ed imprevedibilità. Mentre tutti si aspettavano un rinsavimento artistico del quartetto americano verso suoni ed idee più vicine a quelle che negli anni ’80 facendo tremare i palchi di mezzo mondo, James Hetfield prese per mano la band e decise invece di lavorare su un progetto nuovo ed inaspettato che prevedeva una collaborazione senza dubbio sui generis: un’esibizione live in un teatro al fianco dell’Orchestra Sinfonica di San Francisco diretta dal maestro Michael Kamen, già autore del fantastico arrangiamento che ha reso immortale Nothing Else Matters, prima ballad ufficiale della band inserita nel best seller Black Album. Il titolo dell’opera orchestrale che venne suddivisa su due dischi, fu appunto S&M, acronimo di Symphony and Metallica e riguarda i concerti che si tennero il 21 ed il 22 aprile 1999 nella città americana che lega la band all’orchestra: San Francisco.

L’apertura del primo disco viene consegnata come tradizione ad Ecstasy Of Gold, leggendario tributo ad Ennio Morricone ed allo spaghetti western, overture tradizionale di tutti i live metallici. Gli succede The Call Of Ktulu, brano in cui la band ripercorre a memoria le note di uno dei loro capolavori strumentali, su cui il fantastico assolo di Kirk Hammett fa da spina dorsale ad un’interpretazione che in assoluta scioltezza s’interseca con gli accompagnamenti sinfonici dell’orchestra. L’ottimo inizio prelude alla riproposizione del primo vero grande capolavoro dell’era thrash della serata: Master Of Puppets. Dopo un impatto folgorante, il brano fatica a decollare, denotando un marcato disallineamento tra il combo ed i musicisti diretti da Kamen. In Of Wolf And Man, brano che già in origine non si distingue per particolari peculiarità tecniche ed espressive, le due componenti sembrano rimettersi in carreggiata, offrendo spunti da film horror ed un finale emotivamente più inteso. A seguire troviamo The Thing That Should Not Be, altra perla estratta da Master Of Puppets, il cui andamento prima rallentato e poi man mano accelerato, conferisce al brano, grazie soprattutto al supporto sinfonico, un passo tetro ed inquietante. Arriva il momento di fare un balzo temporale in avanti ed arrivare all’esplosiva Fuel, canzone che grazie al suo dna grezzo e granitico, mal si interfaccia con le pennellate orchestrali troppo spesso fuori dalle righe e poco incisive sulla godibilità del brano. Discorso diverso va fatto per la contemporanea The Memory Remains, la cui interpretazione non si fa di certo segnalare come la migliore del concept, ma che perlomeno grazie al suo quattro quarti regala al pubblico ed ai musicisti l’opportunità di interagire positivamente con tutta la band.

Alla traccia n. 8, troviamo l’entusiasmante No Leaf Clover, il primo dei due inediti inserito in S&M, da molti considerato non solo il punto più alto dell’album, ma probabilmente dell’intera produzione targata Metallica di quel periodo. Trattandosi non di un brano già conosciuto e riarrangiato per l’occasione, ma di una nuova composizione nata e cresciuta in simbiosi con l’interazione sinfonica, No Leaf Clover si regge sulla perfetta sintonia tra la band e l’orchestra e vede nel cuore del testo una illuminante riflessione da vecchia scuola hetfildiana che ammonisce: “…Then it comes to be that the soothing light at the end of your tunnel…was just a freight train coming your way…” (letteralmente “…E poi ti accorgi che la luce rasserenante alla fine del tunnel… era solo un treno merci che ti veniva addosso…”). Le rimanenti tracce Hero Of The Day, Devil’s Dance e Bleeding Me, canzoni anch’esse figlie del periodo Load/ReLoad, probabilmente inserite per dare l’ennesima possibilità di lustro alla bontà del progetto Metallica di inizio decennio 90’s, rispecchiano invece la poco consistente produzione della band di quegli anni, chiudendo il primo disco del concept nell’indifferenza più totale.

La seconda parte del live, non poteva non aprirsi che con Nothing Else Matters, senza dubbio l’inconsapevole progenitrice del progetto orchestrale. La versione live qui proposta, pur non perdendo la sua caratteristica andatura malinconica ed emotiva, viene interpretata da James in maniera meno intensa della proposta originale, una performance quasi al limite della sufficienza: un’interpretazione talmente blanda e sotto le righe da trasformare quello che doveva essere il brano di punta della collaborazione, in un remake azzardato e malriuscito dell’unico brano naturalmente alla portata del progetto. La scaletta prosegue con Until It Sleeps, ottima recente composizione della band, che restituisce energia alla serata, recuperando fervore e coinvolgimento del pubblico grazie alla sua potente carica hard rock ed al piglio mainstream. Su For Whom The Bells Tolls si rivede il delirio della platea per un brano che sin dall’origine racchiude in sé qualcosa di cinematografico e che grazie al suo nuovo arrangiamento dall’andatura maestosa, potrebbe tranquillamente fare da preludio ad uno di quei colossal movie sull’impero romano o sulla guerra d’indipendenza. Human è il secondo inedito della raccolta, sicuramente non al livello di No Leaf CLover, nonostante i musicisti del maestro Kamen siano riusciti a salvaguardarne l’attitudine hard rock. Null’altro da segnalare. L’esibizione relativa a Wherever I May Roam, uno dei migliori singoli del Black Album, ricalca un po’ quanto detto per Nothing Else Matters: un Hetfield che nonostante qualche sprazzo di vitalità qua e là, appare stanco ed affaticato, non riuscendo ad imprimere la giusta energia al pezzo eseguito come un compitino alle elementari e che scivola via senza lasciare alcun segno sulla pelle.

A seguire, la noiosissima Outlaw Torn, una nenia poco sopportabile già nella versione originale e resa ancor più pesante dal “trattamento” sinfonico. Bisogna riconoscere ai Metallica la gran capacità di saper costruire intelligentemente le scalette, inserendo là dove si è osato spostarsi un po’ di più in là dal gradimento del pubblico, brani capaci di risollevare le sorti di un intero concerto. Ed è per questo che arriva finalmente il primo brano degno di nota della seconda parte di S&M: Sad But True. Finalmente la band da segni di vitalità significativi: pur rallentando l’esecuzione del pezzo in modo da potersi collimare alla perfezione con l’orchestra (che per l’occasione sfoggia uno degli arrangiamenti più semplici ed efficaci del live), i quattro riescono ad infondore ogni energia possibile nell’esecuzione di un brano vincente per sua intrinseca natura. Andando avanti, arriva finalmente il momento dell’epica One. L’Orchestra Sinfonica di San Francisco riserva al brano una intro speciale ad alto tasso emotivo per l’asse portante di …And Justice For All, che ammorbidisce le linee crude del brano, regalando alla prima parte un abito più onirico e meno disincantato. Meno bene la seconda parte del pezzo, in cui le sfuriate in doppio pedale di Ulrich e l’assolo prepotente di Hammett in occasione dell’apocalittico finale, non vengono adeguatamente supportati dai maestri dell’orchestra che si limitano a porre degli accenti sulle quote strumentali dei Nostri. Enter Sandman senza dubbio risulta ancora una volta essere per sua natura intrinseca, una composizione vincente, un pezzo sicuramente unico nel suo genere. Anche in questa versione infatti, il pezzo fa muovere la testa e battere il piede, e, grazie al suo classico incedere di tempo, concede a Kamen e ai suoi maestri la possibilità di realizzare delle efficaci soluzioni strumentali funzionali al brano. Battery è l’ultima traccia che chiude questo doppio album. Il pezzo si apre con una stupenda overture dell’orchestra che per alcuni secondi si impossessa della scena rubando i riflettori agli dei del metal. Il resto della canzone è pura adrenalina, è energia, è emozione thrash raffinata al 100%. Pubblico in visibilio, inchino reverenziale e giù il sipario.

È con questo rischioso ma godibile accoppiamento tra musica metal e orchestra sinfonica che i Metallica hanno voluto regalare al proprio pubblico un prodotto che fosse a metà tra un “best of” ed una prova d’ardimento atta a dimostrare quanto siano poco importanti per il combo californiano quei limiti artistici che solitamente altre band si pongono al fine di evitare ricadute sull’impatto commerciale e d’immagine. Probabilmente per aumentare la sua credibilità agli occhi dei fan, S&M doveva contenere molti più pezzi scritti nell’era thrash rispetto a quelli di ultima generazione, visto che quelli portati in scena a San Francisco, si sono rivelati senza dubbio inadeguati, non convincenti e poco inclini al progetto sinfonico. Ai Metallica va comunque riconosciuto il grande merito di aver fatto del rischio, il marchio indelebile della loro sfrontata concezione di libertà artistica.

Autore: Metallica Titolo Album: S&M
Anno: 1999 Casa Discografica: Elektra, Vertigo
Genere musicale: Heavy Metal, Thrash Metal, Symphonic Metal Voto: 7
Tipo: CD Sito web: http://www.metallica.com
Membri band:

James Hetfield – voce, chitarra

Kirk Hammett – chitarra, cori

Jason Newsted – basso, cori

Lars Ulrich – batteria, percussioni

Orchestra Sinfonica di San Francisco

Tracklist:

Disc 1

  1. Ecstacy Of Gold
  2. The Call Of Ktulu
  3. Master Of Puppets
  4. Of Wolf And Man
  5. The Thing That Should Not Be
  6. Fuel
  7. The Memory Remains
  8. No Leaf Clover
  9. Hero Of The Day
  10. Devil’s Dance
  11. Bleeding Me

 Disc 2

  1. Nothing Else Matters
  2. Until It Sleeps
  3. For Whom The Bell Tolls
  4. Human
  5. Wherever I May Roam
  6. The Outlaw Torn
  7. Sad But True
  8. One
  9. Enter Sandman
  10. Battery
24th giu2012

Metallica – Garage Inc.

by Rod

Lasciate alle spalle le discusse esperienze di Load e Reload, i Metallica si ritrovano verso la fine degli anni ’90 in piena bagarre identitaria, accresciuta anche a seguito del calo di popolarità dovuto alla battaglia mossa contro Napster dai membri fondatori Hetfield ed Ulrich, additati come spietati rivendicatori del vil denaro frutto della loro musica. In quel periodo il nome della band teneva banco più tra le aule dei tribunali che sui palcoscenici di mezzo mondo: infatti, oltre alla contesa inerente il fenomeno multimediale del peer-to-peer e la salvaguardia del diritto d’autore, i Nostri dovettero scontrarsi anche contro Amazon.com che aveva messo in circolazione un finto bootleg del periodo della Bay Area (1981) ed in cui veniva attribuita in maniera truffaldina la presenza di Mustaine e McGovney. Nonostante tutto questo enorme polverone, Hammett e soci non si persero d’animo, rinchiudendosi in sala di registrazione per dare vita ad un progetto ben diverso dai precedenti: un album fatto completamente di cover. Ne uscì fuori un disco doppio, dove nel primo cd furono inserite tutte le incisioni registrate per l’occasione e che riguardavano cover di artisti dai nomi altisonanti: Black Sabbath, Diamond Head, Thin Lizzy, Discharge, Bob Seger, Misfits, Nick Cave & The Bad Seeds, Blue Öyster Cult e Lynyrd Skynyrd. Il secondo album, conteneva invece la raccolta di tutte le tracce che i Metallica avevano registrato nel corso della loro carriera a tributo delle band nominate in precedenza e di altre, canzoni queste, finite come b-sides dei loro singoli o inserite in altri progetti live della band.

Il concept album fu quindi intitolato Garage Inc., dalla fusione di Garage Day Revisited ’84, l’EP che conteneva molte delle cover finite sul cd n.2, e Damage Inc., titolo di uno dei capolavori contenuti in Master Of Puppets del 1986. Con l’uscita di un lavoro così imprevedibile ed originale, i Metallica intendevano dare un messaggio ben chiaro sia al pubblico che alla critica: queste sono le nostre radici da cui, malgrado voi, non possiamo e non vogliamo scappare. Garage Inc., non rappresenta soltanto la carta d’identità del dna musicale del combo americano, ma la cartina di tornasole del loro processo di maturazione artistica che li aveva portati dai fasti di Kill’Em All e Ride The Lightning, alle critiche spietate dei recenti Load e ReLoad, a cui questa raccolta strizza inevitabilmente l’occhio, quasi a volerne sembrare un’inevitabile attenuante. Ad ogni modo i due dischi sembrano mettere a confronto i due periodi controversi della carriera della band californiana. Sia al fan più accanito che all’ascoltatore medio, appare infatti palese che il secondo compact, quello delle vecchie registrazioni, risulti essere molto più convincente del primo. Brani come Helpless dei Diamod Head, Last Caress/Green Hell e Am I Evil? dei Misfits, Stone Cold Crazy dei Queen e i quattro omaggi ai Motörhead (Overkill, Damage Case, Stone Dead Forever e Too Late Too Late), sembrano ancora intrisi di quella rabbia grezza e di quella potenza aggressiva che ha regalato alla band celebrità, denaro ed un posto d’onore nell’olimpo degli dei del metal di tutti i tempi.

Di contro, l’altra raccolta, rispecchia parimenti il periodo artistico e compositivo che animava i Nostri negli anni ‘90. Si respira decisamente a pieni polmoni in questo episodio, l’intenzione di mettere da parte il thrash e lo speed di un tempo per proporre un nuovo sound contaminato da hard rock, mainstream, rock blues ed hardcore punk. Eccezion fatta per i due singoli, Turn The Page di Bon Sieger e Wiskey In The Jar dei Thin Lizzy (già rifacimento a sua volta di un canto popolare irlandese), il resto dei brani risultano pericolosamente inadatti, con particolare riferimento ad Astronomy dei Blue Öyster Cult e Loverman dei Nick Cave and the Bad Seeds, in cui le versioni originali rimangono decisamente più convincenti rispetto al rifacimento di Hetfield e soci. Discorso a parte va fatto invece per Tuesday’s Gone dei Lynyrd Skynyrd, traccia immotivatamente resa prolissa che James però salva mettendo su per questo pezzo un super combo composto da talentuosi musicisti, tra cui due membri degli Alice in Chains (Jarry Cantrell e Sean Kinney), Les Claypool dei Primus e Jim Martin, ex Faith no More.

Negli anni a seguire i Metallica hanno persistito nel proporre dal vivo alcune delle migliori cover proposte in Garage Inc., alternate ad altre di nuova fattura. Tra queste è d’uopo segnalare il pregevole rifacimento di Hole In The Sky dei Black Sabbath, testimoniato dalla potentissima versione proposta durante l’introduzione nella Rock And Roll Hall Of Fame della storica band di Ozzy Osbourne e Tony Iommi.

Autore: Metallica Titolo Album: Garage Inc.
Anno: 1998 Casa Discografica: Elektra
Genere musicale: Heay Metal, Thrash Metal, Hardcore, Punk, Hard Rock Voto: 8
Tipo: CD Sito web: http://www.metallica.com
Membri band:

James Hetfield – voce, chitarra

Kirk Hammett – chitarra, cori

Jason Newsted – basso, cori

Lars Ulrich – batteria, percussioni

Tracklist:CD1

  1. Free Speech for the Dumb (Discharge)
  2. It’s Electric (Diamond Head)
  3. Sabbra Cadabra (Black Sabbath)
  4. Turn The Page (Bob Seger)
  5. Die, Die My Darling (Misfits)
  6. Loverman (Nick Cave and the Bad Seeds)
  7. Mercyful Fate (Mercyful Fate)
  8. Astronomy (Blue Öyster Cult)
  9. Whiskey In The Jar (Thin Lizzy)
  10. Tuesday’s Gone (Lynyrd Skynyrd)
  11. The More I See (Discharge)

CD2

  1. Helpless (Diamond Head)
  2. The Small Hours (Holocaust)
  3. The Wait (Killing Joke)
  4. Crash Course In Brain Surgery (Budgie)
  5. Last Caress/Green Hell (Misfits)
  6. Am I Evil? (Diamond Head)
  7. Blitzkrieg (Blitzkrieg)
  8. Breadfan (Budgie)
  9. The Prince (Diamond Head)
  10. Stone Cold Crazy (Queen)
  11. So What (Anti-Nowhere League)
  12. Killing Time (Sweet Savage)
  13. Overkill (Motörhead)
  14. Damage Case (Motörhead)
  15. Stone Dead Forever (Motörhead)
  16. Too Late Too Late (Motörhead)
07th giu2012

Metallica – ReLoad

by Rod

Raccontare ReLoad non è per nulla facile, trattandosi di un album riconosciuto universalmente come il volume II (non ufficiale) del disco che l’ha preceduto. Uscito ad un anno di distanza dal suo gemello eterozigote Load, il settimo lavoro dei Metallica rappresenta senza alcun dubbio la naturale prosecuzione artistica del disco precedente. Sopravvivono infatti anche in questo episodio discografico, gli stessi identici elementi compositivi e stilistici che hanno contraddistinto il sound dell’album di Until It Sleeps: un mix convincente di hard rock, rock blues e mainstream che prende definitivamente le distanze dalle sfuriate thrash e speed dei gloriosi anni giovanili cominciati oramai oltre una decade prima, nella Bay Area di San Francisco. Dicevamo quindi di due album gemelli, a cui la definizione di eterozigoti non risulta per nulla casuale. Provando a metterli a confronto, in ReLoad, pur incontrando composizioni nate nello stesso periodo e forgiate dallo stesso sound, è riscontrabile una maggiore demarcazione tra i singoli finiti in classifica, quindi Fuel, The Memory Remains e Unforgiven II, ed il resto delle tracce contenute, tra cui si segnalano per l’energia e la sfrontatezza degna dei migliori Motley Crue: Devil’s Dance, Better Than You e Prince Charming. Da mettere in assoluta evidenza, la presenza di brani come Where The Wild Things Are e Low Man’s Lyric, che rappresentano invece i due episodi melodici e malinconici del disco che vanno a segnare un ulteriore tratto di differenziazione rispetto a Load.

Per gli elementi che abbiamo sin qui citato, per la presenza di un brano come Unforgiven II, secondo refrain di uno dei capisaldi del Black Album e, soprattutto, perché a memoria della fugace epopea Load/ReLoad i Metallica osano inserire principalmente Fuel nella scaletta dei loro live, è d’obbligo spezzare una lancia a favore di questo disco, sicuri e consapevoli di avere tra le mani più uno specchietto per le allodole per i critici musicali, che un disco partorito dalla più grande heavy metal band di tutti i tempi.

Autore: Metallica Titolo Album: ReLoad
Anno: 1997 Casa Discografica: Elektra
Genere musicale: Hard Rock, Rock Blues Voto: 7,5
Tipo: CD Sito web: http://www.metallica.com
Membri band:

James Hetfield – voce, chitarra

Kirk Hammett – chitarra, cori

Jason Newsted – basso, cori

Lars Ulrich – batteria, percussioni

Tracklist:

  1. Fuel
  2. The Memory Remains
  3. Devil’s Dance
  4. The Unforgiven II
  5. Better Than You
  6. Slither
  7. Carpe Diem Baby
  8. Bad Seed
  9. Where the Wild Things Are
  10. Prince Charming
  11. Low Man’s Lyric
  12. Attitude
  13. Fixxxer
31st mag2012

I Metallica raccontati da Mick Wall

by Simona Montebianco

Esce oggi, nelle librerie italiane, Enter Night il libro di Mick Wall che racconta la vera storia dei Metallica. Tra le righe di Enter Night sarà possibile rivivere la vita di Lars Ulrich & Company, ossia i Metallica, la più grande rock band del pianeta degli ultimi trent’anni che conta all’attivo oltre 100 milioni di dischi venduti. La storia raccontata da Mick Wall parte da quando Lars Ulrich era un adolescente con un’unica grande, e tutt’ora, viva passione: l’heavy metal. Wall, amico dei Metallica sin dalla loro nascita, ha realizzato una coinvolgente biografia con le voci dei protagonisti di una storia incredibile dove tra eccessi, lutti e controversie di certo non sono mancati i colpi di scena. Nell’augurarvi una buona lettura, vi lasciamo citando una frase del capolavoro tanto amato quanto criticato dai fan, Nothing Else Matters: “Life is ours, we live it our way…Forever trusting who we are and nothing else matters…”

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