Foo Fighters – The Colour And The Shape
Ricordate la favola del brutto anatroccolo che poi diventerà un bellissimo cigno? I Foo Fighters ricordano molto quella storia. Gli inizi furono tutt’altro che facili. Schiacciati dall’enorme eredità lasciata dai Nirvana dopo la morte di Cobain, con gli occhi del mondo puntati addosso e dopo essere stati una “one man band”, composta dal solo Dave Grohl che realizzò interamente il primo album omonimo, si unirono finalmente alla causa Nate Mandel (basso) e William Goldsmith (batteria), provenienti dai Sunny Day Real Estate, e Pat Smear, storico chitarrista dei Germs nonché ex turnista dei Nirvana. Dopo il tour promozionale del disco d’esordio, che ebbe un discreto successo, ora erano pronti per realizzare un nuovo lavoro. L’atteso secondo album, doveva sancire l’effettiva nascita della band ma, ben presto, i Foo Fighters si ritrovarono senza batterista. Per divergenze musicali con Dave Grohl, William Goldsmith lascia il gruppo dopo aver registrato solo tre pezzi. Anche se demotivata e delusa, la band scelse di portare comunque a termine quello che aveva iniziato. C’era, però, il problema di riempire il vuoto che si era creato dietro la batteria e Grohl, oltre a cantare e suonare la chitarra, decise di indossare ancora una volta i panni di batterista e di ricoprire quel ruolo che ormai era parte integrante del suo essere. The Colour And The Shape esce nel 1997 per la Capitol Records e, molto probabilmente, è il miglior album di questa band. Forse è stato proprio l’inizio travagliato a dare la giusta spinta, la giusta passionalità, la giusta determinazione, affinché fosse realizzato così egregiamente ma, la differenza tra questo album e il precedente è data soprattutto dalla qualità del sound, rifinito soprattutto da Pat Smear e dal produttore Gil Norton. I pezzi miscelano puro rock con melodie assolutamente accattivanti, lasciando spazio anche a vere e proprie ballate acustiche, confermando ancora una volta l’incredibile vena creativa e cultura musicale di Grohl.
Il primo brano, Doll, manda fuori strada per come si svilupperà poi l’album, perché è una ballata acustica di poco più di un minuto, che lascia alquanto perplessi. Non una scelta azzeccatissima per aprire un disco rock, ma ci piace pensare che i Foo Fighters abbiano voluto prenderci un giro. Infatti, le cose vengono messe in chiaro subito dopo con Monkey Wrench, una canzone in perfetto stile punk-rock, con un riff al limite del ballabile e un ritornello assolutamente orecchiabile. Si procede con Hey, Johnny Park!, classico pezzo rock melodico, caratterizzato dall’alternanza “calma – rabbia” tra strofa e ritornello, ormai marchio di fabbrica dei Foo Fighters, con un riff, ancora una volta apprezzabilissimo, che dialoga con la batteria. Il testo in generale, ma in particolare la frase “I’d share a piece of mine with you”, porta a pensare che Grohl abbia voluto dedicare questo brano al suo amico Kurt Cobain. My Poor Brain e Wind Up sono i pezzi più “cattivi” dell’album, la voce riprende lo stile rauco della maggior parte dei brani del primo disco, senza però tralasciare l’orecchiabilità dei pezzi. La successiva Up In Arms è assolutamente adorabile. Dopo un inizio lento e romantico, la canzone si trasforma in un pezzo stile punk californiano, lasciando solo una grande voglia di far baldoria per tutto il giorno. Spassosa. Fino a questo momento l’album è piacevole, da Europa League per dirla in termini calcistici. Comincia a diventare da Champions League con My Hero, uno dei gioielli di questo disco. Con un tempo di batteria ipnotizzante quanto immediato, che incede man mano con l’eleganza di una gazzella e la forza di un rinoceronte, è un pezzo struggente. L’esplosione finale della voce di Grohl è sublime e ancora una volta il testo rimanda esplicitamente alla figura del compianto Cobain.
Ci si lascia andare successivamente ad un altro brano semi-acustico, See You, un pezzo divertente, che porta a schioccare le dita a tempo di musica. Si riprende fiato per poco però, perché la seguente Enough Space è un ordigno che esplode nei padiglioni auricolari senza nemmeno accorgersene. È il pezzo più “grunge” dell’album. La nota stonata di questo disco è February Stars. È una ballata lenta, sussurrata, che si apre nel finale, ma non incide per nulla e porta quasi a passare subito al prossimo pezzo. Ed effettivamente ne vale la pena, perché il successivo è Everlong. È il capolavoro dell’album, uno di quei pezzi che puoi realizzare solo se la luce splendente della dea Musica ti colpisce con tutta la sua luminosità. È perfetto. Riff ammaliante, batteria impetuosa dove si riconosce appieno il timbro di Grohl, e un ritornello liberatorio che parla di un amore impossibile. Anche per chi non amasse il genere e i Foo Fighters, non può non ammettere che questo è un brano semplicemente stupendo. Sarà uno dei pezzi più di successo del gruppo, grazie anche ad un videoclip “visionario”. Walking After You è un altro pezzo acustico, un’ ulteriore nota positiva di questo album. È semplice, delicato, la chitarra è brillante: sa quando deve mettersi da parte, per far risaltare la voce, e quando deve uscire allo scoperto per abbellire il brano. Pregevole. Il disco si chiude con New Way Home, un pezzo che inizia con una melodia pop-rock per poi diventare, nel finale, sempre più violento e veloce, fino a sfumare gradualmente.
Rapportandolo al precedente e al successivo album, questo disco si incastra benissimo tra loro: resta legato fedelmente al puro rock, ma è rifinito molto meglio rispetto al primo Foo Fighters, senza sfociare però nella commercialità, come lo sarà il successivo, seppur buono, There Is Nothing Left To Lose. Grohl conferma di essere un’artista assolutamente completo, di amare la musica in maniera viscerale e di aver ancora tanto da dire. Pur non essendo di certo una pietra miliare della musica, The Colour And The Shape contiene almeno un paio di “perle” e vari spunti interessanti, ottenne un ottimo successo, sia a livello di vendite che di critica. In tempo per il tour di questo disco, si unirà al gruppo Taylor Hawkins, (ex turnista di Alanis Morissette) che rimarrà in pianta stabile, mentre Pat Smear abbandonerà il gruppo per tornare, poi, nell’ultimo album della band.
È triste dirlo, ma i Foo Fighters sono una delle pochissime band in attività a portare ancora in alto la bandiera del rock e, senza nulla togliere al resto dei componenti, sono in tutto e per tutto una creatura di Dave Grohl: un vero e proprio stacanovista, un eroe dei nostri giorni, che continua a suonare con la passione di un ragazzino, nonostante i dispiaceri e le delusioni, dimostrando che con la giusta determinazione, passione, talento e con un pizzico di fortuna, si può abbattere qualunque ostacolo e avversità.
| Autore: Foo Fighters | Titolo Album: The Colour And The Shape |
| Anno: 1997 | Casa Discografica: Capitol Records |
| Genere musicale: Post-Grunge | Voto: 8,5 |
| Tipo: CD | Sito web: http://www.foofighters.com |
| Membri band:
Dave Grohl – voce, chitarra, batteria Pat Smear – chitarra Nate Mandel – basso William Goldsmith – batteria (in Doll, Up In Arms e My Poor Brain) |
Tracklist:
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