05th mag2012

Die Apokalyptischen Reiter@Rock’n’Roll Arena

by Antonluigi Pecchia

Cari lettori, questa volta vi narreremo di un evento più unico che raro nel suo genere. Esistono band che nella loro patria riscuotono un enorme successo ma che difficilmente (spesso a causa dell’utilizzo della loro lingua madre per le liriche) riescono ad esportare la loro fama all’estero se non mediante l’ausilio di festival estivi. Uno di questi casi è rappresentato dai teutonici Die Apokalyptischen Reiter, band tra le punte di diamante della scena metal tedesca, attualmente alle prese con la conquista dei Paesi esteri con il suo primo e vero tour europeo in veste di headliner. Tour interamente germanico, supportato dai Malrun e Emil Bulls, che ha fatto tappa anche nel nostro Paese per un’unica data presso la Rock’N’Roll Arena di Romagnano Sesia (NO). L’affluenza di pubblico della serata sembra, come da aspettative, alquanto scarsa. Quando varchiamo le porte del club, i Malrun hanno già terminato la loro esibizione e on stage figurano già i giovani Emil Bulls, band d’attitudine metal-core con influenze nu metal. L’esecuzione dei brani è pressoché priva di imperfezioni e il quintetto di Monaco ha studiato molto bene come prendere possesso del palco. Tuttavia la risposta del pubblico alla grinta del bravo frontman Christoph von Freydorf è minima: l’interesse generale sembra sia il bancone del bar ma la band prosegue lo show per i pochi presenti interessati mettendocela tutta, rendendo interessanti le loro composizioni che comunque non spiccano di originalità. Un buon riscaldamento per giungere al momento della serata più atteso da tutti.

Il sipario si chiude in attesa di preparare la sorpresa che esso nasconde. La curiosità della ristretta platea è molto alta e, solo mezz’ora dopo, il celeberrimo “Discorso all’umanità” di Charlie Chaplin tratto da Il grande dittatore rigorosamente in italiano, preannuncia l’inizio dello show dei rivoluzionari Cavalieri dell’Apocalisse. L’esiguo pubblico è già in fermento quando l’apertura del sipario svela una band in una cornice scenografica ricca, degna dei grandi nomi del panorama metal mondiale. Ad aprire le danze è Vom Ende Der Welt e la risposta è travolgente seppur la platea non sia gremita: infatti la band si illumina di sorrisi per questa accoglienza calorosa, pur essendo approdati in Italia con la consapevolezza di avere poco seguito. Si prosegue poi senza sosta con Wahnsinn e Unter Der Asche che completano la prima tripletta, durante la quale tutti i presenti si sono stupiti dalla presenza scenica della band; ma il bello deve ancora giungere. È con i brani successivi che il grande frontman Fuchs dona spettacolo con siparietti teatrali: viene incatenato durante Die Schönheit Der Sklaverei, capeggia una rivolta in Revolution e in altre occasioni si trasforma in un dittatore spietato, ma indubbiamente ironico (dato il loro noto orientamento politico). Da non sottovalutare per la grande riuscita del loro show il supporto scenografico della sezione strumentale, impeccabile per quanto riguarda l’esecuzione dei brani e spalla forte di Fuchs per la teatralità della performance. Spettacolo completo in cui grande peso ha anche Dr. Pest che, quando non è alle prese con le tastiere, si diletta a fare la parte del master nel gioco del sadomaso, dilettandosi a frustare “i bambini e le bambine cattive” presenti nel pubblico.

I fortunati che hanno avuto modo di vedere la band dal vivo con il suo set completo non si stupiranno di certo a leggere queste nostre parole, ma per chi ha atteso anni per poter vederla qui in Italia, ammirare questo ricco show è stato un vero e proprio evento che non si dimenticherà tanto facilmente. Nella conclusione della setlist, l’act ha curiosamente proposto la versione acustica del loro Friede Sei Mit Dir: un esperimento riuscito molto bene (a breve avrete modo di leggere la nostra intervista fatta alla band che vi svelerà alcuni particolari riguardo il loro futuro, non fatevela sfuggire!). Insomma, uno spettacolo che ha lasciato a bocca aperta i pochi, ma buoni, fan italiani della band presenti.

Purtroppo giunge in fretta la conclusione del loro indimenticabile concerto, la cui unica nota stonata è stata appunto la durata di un’ora e un quarto, altrimenti impeccabile sotto ogni aspetto. I volti della band al momento dei saluti sono visibilmente compiaciuti della serata, particolare che ci lascia sperare presto in un loro ritorno in Italia. Performance che senza dubbio alcuno va a concorrere tra le migliori esibizioni di questo ricco 2012.

 

Setlist completa:

  1. Vom Ende Der Welt
  2. Wahnsinn
  3. Unter Der Asche
  4. Riders On The Storm
  5. Es Wird Schlimmer
  6. Revolution
  7. Der Adler
  8. Wir Reiten
  9. Drums Of Krauser
  10. Die Boten
  11. Die Schönheit Der Sklaverei
  12. Und Vier Reiter Stehen Bereit
  13. The Fire
  14. Nach Der Ebbe
  15. Komm
  16. Seemann
  17. Reitermania
  18. Das Paradies
  19. Friede Sei Mit Dir (Acustica)
  20. Roll My Heart
  21. Die Sonne Scheint

Live del 3 aprile 2012

05th mag2012

Opera Noire@Spazio Aurora – Rozzano (MI)

by Marcello Zinno

Gli Opena Noire sono una band con dieci anni di vita alle spalle (cambi di line up compresi) che abbiamo avuto il piacere di incontrare ieri sera in occasione del loro show in provincia di Milano. Molti sono i generi particolari che le varie scene musicali italiane propongono sia in un contesto tipicamente underground, sia in cornici mediamente diffuse: crocifiggete pure chi pensa che l’Italia sia il paese del pop e basta…esistono tantissime band meritevoli che vuoi per un genere troppo di nicchia, vuoi per la poca promozione a supporto non riescono ad emergere. Gli Opera Noire hanno sicuramente dalla loro la caparbietà di puntare su delle sonorità tipicamente ottantiane, che poco si sono evolute nel corso dei decenni e che quindi oggi vivono un pò una stagnazione nel panorama musicale nazionale e oltre. L’heavy dark che sfocia nel gothic sound appartiene ormai a epoche remote e se da un lato ci fa piacere constatare che ci sia qualcuno che ripropone quelle sonorità, dall’altro ci aspetteremo una più forte caratterizzazione della proposta musicale del musicista di turno (interessanti ad esempio i Martyr Lucifer). Joy Division (anche se non sono mai stati heavy) per quanto riguarda la voce ma soprattutto Sister Of Mercy ci appaiono lampanti durante l’esibizione dei Nostri, che attingo a piene mani anche da band più moderne come i The 69 Eyes, Type O Negative e,consultando qualche loro vecchio videoclip, anche al reverendo Marilyn Manson.

William, former member e frontman della band, si presenta al pubblico come leader indiscusso grazie alla sua voce profondamente dark e la sua chitarra, ritmica e solista allo stesso tempo in line up. Lo show inizia con una parentesi acustica durante la quale è solo William ad esibirsi con la sua dodici corde; tre brani dal buon pathos per poi permettere l’ingresso della band al completo e l’esecuzione di pezzi propri accompagnati da cover. Molto scenici i quattro musicisti, il sound è risultato molto incentrato sulla sei corde di William, oltre che sulla sua voce, e sulla preparazione tecnica dell’ottimo batterista. Interessante nel set elettrico In The Rain, curiosa la riproposizione in chiave dark di Another Brick In The Wall dei Pink Floyd, anche se l’assolo non era ripreso dalla versione originale, e sicuramente apprezzata nel finale (come ‘encore’ dello show) Knockin Heavens Door nella versione Guns N’ Roses con un approccio un pò da party e senza grosse attese. Qualche errore da parte del singer in un paio di attacchi ma in fin dei conti un live piacevole, che dovrebbe avere più aficionados pronti a sostenere la band nelle varie tappe dal vivo.

Live del 4 maggio 2012

03rd mag2012

Gods Of Metal 11 Giugno 2005@Arena Parco Nord

by Marcello Zinno

Eccoci giunti all’evento dell’anno del mondo metal, uno scossone rispetto agli altri show presenti in calendario ed un qualcosa che da tempo aspettavamo. La prima giornata è stata un delirio di emozioni, potenza ed adrelanina che elogiano gli dei esibitisi lungo tutte le 13 ore di meraviglioso spettacolo ed apertosi con la presenza di un calmo frate francescano. Al suo ingresso l’intero popolo del metallo ha ovviamente storto il naso, ma appena il frate ha inneggiato un coro adulando il Gods Of Metal molti sono partiti a cantarla insieme a lui…un modo per scaldare il pubblico numerosissimo già dalle 10 di mattina. Ma ecco come si è svolta la manifestazione.

 

EVERGREY (10:30-11:00)
Gli opener del concerto si sono fatti valere, anche grazie alla freschezza del pubblico e nonostante non fossero conosciuti da tutti. Tra i tanti cori levati fin dalle 9 di mattina, quando è iniziata al coda all’ingresso, c’era anche quello degli Evergrey, band inglese famosa per il suo epic metal potente ed impattante. Molte le influenze nu-metal, a dire il vero poco di nuovo che non sia già stato detto nel genere. Leggermente penalizzati dalla resa vocale, ma non per mancanza del singer bensì per piccoli problemucci all’impianto audio

 

MUDVAYNE (11:23-11:46)
All’ingresso dei Mudvayne subito si è intuito che non c’era feeling con il pubblico: molti avevano il dito medio alto contro di loro, altri lanciavano carte sul palco, altri invocavano “MAIDEN MAIDEN” per far capire che non erano lì per loro…insomma una situazione strana da vivere e a tratti imbarazzante. Il cantante dall’approccio strafottente portava avanti, insieme alla propria band, un heavy metal non proprio da scartare, capace di assimilare la furia al dolore, sempre con un senso di indifferenza verso tutto ciò che corre. A metà esibizione il singer si è procurato volontariamente una ferita al centro della fronte con il microfono ma ciò non è servito a coinvolgere maggiormente il pubblico. A parte l’astio da parte dei presenti, la proposta Mudvayne era assolutamente in linea con il bill la quale ha abbandonato il palco eseguendo un pezzo in meno del previsto.

 

MASTODON (12:20-12:57)
Grande esibizione quella dei Mastodon con un singer veramente all’altezza della situazione e un chitarrista/seconda voce che in quanto a growl era veramente da premio! Il cantante-bassista infatti sprigionava una forza cruda e crudele che ha conquistato l’intero pubblico presente; il look punkettaro induceva all’errore, il loro era un death metal davvero fresco ma soprattutto distruttivo, come sono state le spallate partite dai vari poghi. Anche qui problemini audio (alla seconda chitarra questa volta) che non hanno scalfito un’esibizione davvero esemplare! Il pubblico già conosceva il nome Mastodon, ma gli amanti sono lievitati di numero dopo i soli primi 3 pezzi. Demolizione allo stato puro, fino all’ultimo fottutissimo secondo.

 

DRAGONFORCE (13:31-14:22)
Grande show quello dei Dragonforce (con me nella foto principale), davvero scenici al punto giusto. Dopo la distruzione provocata dai Mastodon, i Dragonforce si sono lanciati energici sulla pista e correndo come dei matti (sia con le proprie gambe che sui propri strumenti) hanno emozionato il pubblico e fatto impazzire molti scettici del genere. La loro caratteristica principale, oltre alla statura dei componenti (erano talmente bassi da aver richiesto delle cannuccie nelle bottiglie d’acqua e nelle birre attaccate a metà asta del microfono) è stata quella di proporre un power metal non freschissimo ma comunque degno di spunti e molto tecnico. Il primo chitarrista dalle origini nipponiche è risultato davvero talentuoso (notevole il suo contributo, anche se confrontato con quello del secondo chitarrista); molte le influenze hellowiane, tanti gli assoli, singoli ed in coppia, e tante note cariche di emozione. Ottima la direzione presa dal sestetto e ottima riuscita dell’intero loro show.

 

STRAPPING YOUNG LAD (14:43-15:34)
A questo punto, signori e signore, si è scatenato il putiferio! L’inferno sembrava essere salito fino all’Arena Parco Nord, tutto sembrava fuori controllo. Il geniale Towsend ha fatto una comparsa durante il sound-check e qualcuno l’ha riconosciuto; lui ha avvicinato l’indice al naso suggerendo di far finta di nulla, ma non si poteva. Dopo l’ingresso e dopo aver eseguito il primo pezzo non si poteva davvero restare fermi, e nessuno lo ha fatto! Una bolgia si è riprodotta al centro dell’Arena, coinvolgendo anche chi non voleva e facendo rischiare ciò che non si sarebbe voluto. Gente che passava sopra altra gente, spintoni scaraventati senza tener d’occhio la direzione, death metal assordante che istigava al suicidio di massa. Semplicemente claustrofobico. Eccezionale lo show, penalizzato solo da chi ha cercato di divertirsi in un modo poco consono per tutti, ed è questa l’unica vena dolorosa del Gods Of Metal. Risultato: impossibile scattare foto. Effetto: gli Strapping Young Lad hanno dimostrato di essere una band molto influente nella scena death estrema.

 

OBITUARY (16:01-16:51)
Da parte del pubblico si è ripetuta la stessa situazione di prima. Ormai le persone accorse per la manifestazione erano aumentate e le spalle erano divenute più massicce. Gli Obituary erano comunque in tono, anche musicalmente, con il programma della giornata. C’era però nella loro proposta qualcosa di già sentito, un’evoluzione ferma su se stessa che non ha fatto presagire nulla di nuovo. Gli altri gruppi hanno sfruttato il live per enfatizzare le emozioni prodotte dai propri pezzi e dalle proprie idee, gli Obituary non sono riusciti in ciò. Una nota negativa per il cantante, non dotato di una voce eccezionale.

 

LACUNA COIL (17:34:18:35)
Qui inizia la parte serale dello show, con il sole che ancora doveva tramontare. Entrano, dopo circa 40 minuti dalla band precedente, i Lacuna Coil, band fautrice di un nu metal sull’onda Evanescence) che riesce ancora a trovar fautori. A dir il vero il gruppo si era distinto all’epoca degli esordi per un heavy abbastanza ricco di influenze, molto gothic, dark e nuovo se vogliamo per i gruppi del tempo. Con il passare degli anni (e delle mode) si è appiattito su un nu metal di voga, con tanto di coreografia live in stile headbanging (che fa molto figo). In versione live non aggiungono nulla, a parte i ringraziamenti per essere l’unica band italiana presente e per suonare prima di pilastri mastodon-tici come gli Slayer e gli Iron Maiden. L’unica nota positiva a nostro parer è stato il batterista, davvero bravo, preparato e molto tecnico seppur limitato dai brani proposti.

 

SLAYER (19:18-20:45)
E qui parte il secondo tempo del film “Hell Is Here”. L’Arena Parco Nord si tramuta all’istante in una sala da pogo in cui non c’è persona che non venga scaraventata contro l’altra (a parte chi era seduto sulle cunette). Nessuno pensa di fermarsi, la furia è in circolo e non può arrestarsi, la velocità di esecuzione la fa da padrone, la ragione non ha tempo né modo di fare il suo corso. Gli assoli affilati spezzano il fiato ad un riffing potente e fitto che conquista il pubblico per l’egregia esecuzione e per la convinzione con cui i 4 hanno scalzato tutto ciò che c’era prima. Abbiamo cercato di infiltrarci tra la folla, ma dopo un po’ siamo stati scaraventati fuori, come se quello spazio non ci appartenesse. Gli Slayer hanno continuato, imperterriti ed inarrestabili, sotto l’impetuoso incitamento dei tantissimi accorsi per loro. Tantissimi fan erano accorsi per loro.

 

IRON MAIDEN (21:43-23:16)
Grande serata quella dell’11 giugno. Dalle prime ore della mattinata si levavano cori per gli Iron e si vedevano maglie a bizzeffe con le varie copertine dei loro capolavori (ad occhio 8 persone su 10 avevano su una loro T-Shirt) e ttendevano tutti con ansia questo momento. Il palco cambia forma, assume quella di una strada, di 22 Acacia Avenue, grande loro capolavoro. La novità è che la data, così come la tournée sarebbe stata dedicata interamente ai successi dei primi quattro album. Prima The Ideas Of March li ha presentati, subito dopo c’è stato il loro ingresso ed il pubblico si è infuocato, tutte le mani erano rivolte verso l’alto, non si riusciva ad intravedere la band. Dopo un po’ Dickinson ha professato solo due parole, “The Trooper”, e un urlo del pubblico ha dato avvio ad una pazzia instabile quanto i piatti che si muovevano al solo comando di Nico McBrain. Steve Harris picchiava duro, le tre chitarre sferravano attacchi feroci, i capolavori si susseguivano come non mai. Remember Tomorrow, Wratchild, Killers, Revelations solo alcuni dei pezzi proposti, senza nulla togliere agli altri e con delle urla della folla senza pausa. Si cantava in coro, Bruce correva come un forsennato su e giù per il palco, come ci ha sempre abituati, Janick Gers con i giochi acrobatici insieme alla sua Fender, tutto era da pelle d’oca. La folla si muoveva come un’onda instabile, senza riva su cui abbattersi, la voce del singer era ossigeno per la furia di migliaia di persone schiacciate l’una contro l’altra….è così che gli Iron Maiden hanno tramutato un cumulo di anime disperse nell’inferno in un limbo paradisiaco ed un’atmosfera piacevolissima. Molto ben fatta anche la presenza di Eddy sottoforma di personaggio gigante vagante per Acacia Avenue.

Dopo un’ora e mezza circa di emozioni gli Iron Maiden hanno abbandonato il palco, ma dopo soli 5 minuti sono di nuovo lì con Running Free in chiusura grazie alla quale Bruce Dickinson è riuscito a presentare anche l’intera band ad eccezione di Nico. È bastato un attimo che l’inter Arena ha esclamato a voce alta “NICO, NICO!!!” smarriti per la (im)possibile dimenticanza del cantante….e Dickinson, con un sorriso “…And the drummer Nicoooooo McBrainnnnn!!!”. L’urlo finale è stato decine di volte più forte dell’impianto audio, tutto per gli Iron Mainden, per quel gruppo che ci ha fatto sognare, per chi ha scritto pagine della storia del heavy metal grazie alle quali non smetterà mai di avere un posto nei propri cuori. Risultato finale: l’indomani mattina vagavano ancora ragazzi per Bologna con la maglia degli Iron Mainden, ma la band era già partita e quello era il segno del loro passaggio.

02nd mag2012

The Dillinger Escape Plan@Magnolia

by Marcello Zinno

Cosa ci si sarebbe aspettati dalla scena extreme metal una dozzina di anni fa? I The Dillinger Escape Plan hanno questa risposta ed in tutto questo tempo, con una coerenza assolutamente invidiabile, hanno forgiato ottimi capitoli discografici per far capire che la musica estrema di allora aveva un limite. Sì perchè i DEP non sono stati alla ricerca della pura velocità, della irruenza, delle chitarre sovrastanti ma hanno tramutato questi aspetti in un elemento che combinato all’imprevedibilità, ai tempi matematici (da qui la loro classificazione come math-core band), ed alla follia pura hanno rappresentato la vera ricetta della loro succulenta pietanza. Forti dell’uscita di un lavoro, Option Paralysis, che continua il solco violento tracciato dai cinque, noi di RockGarage li abbiamo seguiti in due delle tre date piazzate nel nostro paese e dopo l’infuocato live a Roncade del 30 aprile li abbiamo ritrovati ieri sera al Circolo Magnolia di Milano.

Solo una band ad aprire il loro show, gli italianissimi SinCircus, band che li accompagna in questo periodo: un quartetto davvero potente, con un frontman dall’immagine poco nostrana e dall’impatto assolutamente all’altezza, una via di mezzo tra GL Perotti degli Extrema per le movenze e Max Cavalera (Sepultura, Soulfly) per l’impatto vocale. Lo stile della band è incentrato su un death metal molto diretto, il bilanciamento tra la tecnica dei quattro musicisti è stato ottimo, ognuno faceva egregiamente la propria parte. Bella On My Way durante la quale è stato ripreso un pò il tipico stile che ha reso celebri i Pantera, pur richiamando la debolezza di aver un’unica chitarra in formazione; interessante anche la title track del loro album d’esordio, No Sin No Fun, ed i pezzi a seguire compresa la conclusiva Never Enough, brano in cui i tempi sono divenuti ancora più veloci, quasi in preparazione dello show che di lì a poco doveva avvenire.

All’ingresso dei The Dillinger Escape Plan le cose erano molto chiare: le persone stipate di fronte il palco piccolo del Magnolia erano tutte lì per loro e cariche di energia, almeno pari a quella dei loro idoli. Sì perchè Greg Puciato, insieme alla sua fedele milizia, è partito subito al massimo, infrangendo quel pò di timidezza che vagava tra il pubblico in attesa del loro ingresso: tralasciano l’opener che ha travolto tutti in una bolgia infermale, già con Milk Lizard (tratta da Ire Works)lo show era lanciato come un treno a freni guasti, uno show nelle quali sono stati ripresentati i cavalli di battaglia immancabili come Black Bubblegum e 43% Burn (brano utilizzato anche come provino per Greg, entrato in line-up nel 2001 in sostituzione di Dimitri Minakakis). Non potevano mancare i brani del nuovo album tra cui ha svettato Farewell, Mona Lisa che ha fatto anche cantare (cantare?!?) un pò di gente. C’è stato tempo per i salti, le ‘coreografie’ con le chitarre di Ben Weinman e soprattutto le scalate di Greg sull’impalcatura del palco, mentre cantava a testa in giù rivolto al pubblico incredulo. Un plauso va sicuramente a Billy Rymer per la perizia tecnica, batterista entrato nella famiglia DEP solo nel 2009 e che ha egregiamente sostituito il già molto capace Gil Sharone. Insomma non un attimo di tregua per uno show che è durato poco più di un’ora ma che ha fatto trasudare ogni singola caloria dai corpi di questi musicisti che ad ogni loro discesa in Italia stravolgono. La scena estrema passa di qui.

Live del 1 maggio 2012

Per vedere le foto della serata clicca qui.

01st mag2012

The Dillinger Escape Plan@New Age Club – Roncade (TV)

by Martino Pederzolli

Arriviamo sul presto al New Age temendo di dover affrontare una coda interminabile per poter finalmente vedere sul palco i Dillinger Escape Plan ma rimaniamo di sasso quando ci accorgiamo che non c’è praticamente nessuno. Delusi da quanta poca gente apprezzi la buona musica (ma in un certo senso rincuorati per non dover asfissiare in un locale zeppo) entriamo, un paio di birre ed è già sul palco il primo gruppo, i The Circle Ends Here che affrontano il difficile compito di scaldare un misero pubblico con brani molto imprecisi e decisamente troppo lunghi. A loro va il merito di un grande impegno sul palco, il cantante ed il chitarrista cercano di scatenare e di coinvolgere i pochi astanti che, però, non sembrano cogliere l’attimo. Cinque brani dopo è il turno dei Sin Circus, band veronese di chiaro impianto Pantera con dei validi componenti, dei pezzi aggressivi ed un’ottima verve in scena. Ma, per dirla con le parole del mio accompagnatore, “tutto ciò è decisamente troppo anni ’90” e forse il pubblico presente (che adesso va via via aumentando pur restando sotto le nostre aspettative) non era quello adatto al genere. Altri 5 brani ed il palco si libera nuovamente.

Riescono a creare attesa e trepidazione i nostri cinque statunitensi che ci regalano un’introduzione a stage vuoto, un crescendo elettronico che culmina con il devastante inizio di Farewell, Mona Lisa che accende come fulmicotone le prime file che impazziscono da subito. Poco stacco fra una canzone ed un’altra, i Dillinger Escape Plan già madidi di sudore dopo 30 secondi di concerto, i decibel che mettono a dura prova i timpani fanno di questa esibizione un piccolo massacro. Dire che i Nostri sono degli “animali da palco” sarebbe riduttivo; i chitarristi continuano a saltare, il bassista non riesce a non continuare a girare su se stesso ed il cantante è il vero pazzo del gruppo; oltre a continui bagni di folla che gli riducono la maglietta a brandelli, arriva a salire sull’americana frontale aggrappandosi ai sostegni delle casse audio, a saltare dalla cima della testata del basso ed a sbrecciare il muro nero con la base dell’asta del microfono usata come mazza. Nonostante questo ed altre pazzie, i Dillinger non perdono un colpo. Precisi, tecnici, scenici ed estremamente coinvolgenti riescono a regalare anche ad un pubblico esiguo delle belle emozioni anche nel ridotto spazio di un’ora e 10 minuti (non si poteva pretendere che suonassero di più). Tosti, tostissimi! Se potete andate a vederli, non li dimenticherete!

Live del 30 aprile 2012

30th apr2012

Midnight Extreme Fest@Carlito’s Way

by Antonluigi Pecchia

Cari lettori di Rock Garage, oggi vi porteremo attraverso un “sentiero sinistro” alla volta di un festival a tutto death metal. Non spaventatevi, però forse è meglio che portiate con voi le protezioni, onde evitare brutte fratture! Sono i pisani Humangled ad inaugurare questa sera il palco del Carlito’s Way. Di gente ce n’è ancora poca e il death metal old school del combo non mostra particolare originalità né tantomeno energia, così che il pubblico decide di cogliere l’occasione per bere una birra e dare un’occhiata agli stand presenti nel locale. Tutta un’altra storia invece per i giovani Under The Ocean, sicuramente meno old-school, ricchi di idee e professionalità. Il loro death metal tecnico che strizza l’occhio agli “americanismi”, coglie di sorpresa l’ancora limitato pubblico nel locale, soprattutto per la presenza scenica della band, che, con freddezza e distacco, riproduce alla perfezione sette dei dieci brani contenuti nel proprio disco di debutto Gates. Il pubblico resta immobile ma con le orecchie tese verso il sound di questi: un’ottima sorpresa, una band che gli amanti del genere dovrebbero scoprire!

Si torna al death metal classico con i Grind Zero, band che, seppur non abbia ancora rilasciato nessun tipo di materiale discografico, ha già investito parecchio sulla loro immagine. Che questa sia una cosa giusta o sbagliata non sta qui giudicarla, ma ovviamente dando un occhio allo stage, il pubblico si fa delle alte aspettative riguardo le potenzialità di questi ragazzi…il loro death metal non spicca di certo in originalità ma la band riesce a stupire per la padronanza che mostra on stage, rendendo totalmente convincente la loro proposta. Approvati!

È la volta degli Anthems of Steel che abbassano un po’ il tiro della serata, proponendo un heavy metal veloce che però viene percepito sin dal primo momento come un aggroviglio di idee; purtroppo il grosso della percezione è causato anche dai notevoli problemi tecnici durante l’esecusione che amplificavano la necessità di migliorare le capacità esecutive della band…peccato, in molti, a quanto pare, avevano alte aspettative nei confronti di questi ragazzi!

E si giunge in alto al cartellone di questo festival: è il turno dei milanesi Gory Blister, band autrice di un death metal dalle tinte tecniche, che ha avuto tanta fortuna nei suoi primi periodi (essendo stata meritatamente nel roster della Mascot Records). Da qualche anno questi ragazzi avevano abbandonato la scena e questa serata rappresenta il loro ritorno live. Di pubblico ad attendere la loro esibizione non manca e, accompagnati da una sinistra intro, il quartetto dà inizio al loro spettacolo. Uno show incentrato maggiormente sui brani del “neonato” Earth-Sick che segna il ritorno della band ai tecnicismi dei primi periodi e la platea offre segni di gradimento. La band è visibilmente in buona forma: Raff alla chitarra non sbaglia una nota, Joe dietro le pelli offre un sostegno granitico, mentre il giovane Christian al basso riesce a donare spessore alla struttura dei brani. Per essere proprio pignoli l’unica nota stonata della performance riguarda il nuovo vocalist della band, John St. John, che offre un’ottima prova vocale ma la sua inesperienza sul fronte live si vede. Ma suvvia, non siamo così cattivi, diamogli pure il tempo necessario affinché acquisti un po’ di sicurezza e non ci deluderà, le basi ci sono e si vedono. Bravi ragazzi!

È ormai mezzanotte passata quando è finalmente il turno degli headliner del festival, un pezzo di storia del death metal europeo, gli Entombed! Capitanati da un L-G Petrov completamente carico di alcool (molto probabilmente con aggiunta di altre sostanze) ma comunque totalmente valido sotto l’aspetto vocale, energicamente l’act conduce uno spettacolo marcio e rozzo attraverso una setlist che ripercorre tutta la propria storia. I brani tratti dalle loro ultime produzioni dal sapore death’n’roll vengono apprezzate dalla ricca platea che non si conserva di certo il sudore, ma sono comunque i brani storici a dare vita al vero massacro nel pit. La band sembra alquanto compiaciuta dalla risposta del pubblico e spara dritto in faccia, senza sosta, un brano dietro l’altro, pescandone da tutta la discografia. Dopo un’ora e un quarto, trascorsa fin troppo velocemente, da quando la band è salita sul palco, si è già giunti alla fine della setlist e la band decide di dar fine al massacro con l’immancabile Left Hand Path. Durante i saluti le facce del pubblico sembrano più distrutte che soddisfatte, mentre i membri della band abbandonano lo stage tra l’acclamazione della platea con dei bei sorrisi stampati sul volto. Sporchi, rozzi, brutti e cattivi: non si può voler avere di meglio da una band death metal? La risposta è no, soprattutto se posta in un contesto estremo come questo festival!

Live del 28 aprile 2012

26th apr2012

Nightwish@Mediolanum Forum – Assago

by Antonluigi Pecchia

Cari amici di Rockgarage, questa volta abbiamo assistito ad un evento che non capita spesso, il ritorno dei Nightwish in Italia, band metal tra le più amate sul territorio nazionale. Infatti la location dell’unica data italiana del loro tour europeo è stata il Mediolanum Forum di Assago, arena che difficilmente viene presa in gestione per un evento metal. Comunque poche polemiche e giungiamo alla musica. Gli open acts assoldati per questo tour sono le teutoniche Eklipse e i giovani finnici Battle Beast. Le prime si propongono come la risposta al femminile dell’originalità degli Apocalyptica, brani pop riproposti in chiave goth da un quartetto d’archi tutto al femminile. Seppur l’idea di fondo non sia originale, e la scelta dei brani è distante dal tipo di serata, il loro breve show però riesce a divertire quella parte del pubblico non pretenziosa, che decide di destarle attenzione (in fondo sono delle belle fanciulle e anche l’occhio vuole la sua parte).

Spetta invece ai Battle Beast (giovane heavy metal band approdata sotto Nuclear Blast già per il loro debut album) il compito di dover risvegliare le anime metallare assopite durante l’esibizione del quartetto d’archi. La band sa senza ombra di dubbio come guadagnare l’attenzione della platea, grazie al carisma e alla grinta della frontman Nitte Valo, la cui voce ricorda la giovane Doro Pesch del periodo Warlock. La potenza tipicamente old-school sprigionata dai loro brani lascia tutti senza fiato e il breve tempo a loro disposizione si conclude con un grande applauso da tutta la platea, c’è da aspettarsi qualcosa di grande in futuro da questi ragazzi, io vi ho avvertito!

Il pubblico quindi è caldo e giunge finalmente l’ora che tutti i presenti aspettavano. Si apre il sipario del luna park, signori e signore dal freddo della Finlandia sono qui per voi i Nightwish! Non c’è tempo per le presentazioni, la band finnica prende immediatamente possesso dello stage (dalla scenografia decisamente poco sobria, sovrastato da un maxischermo su cui venivano proiettati dei video) con la propria musica, Storytime è la colonna sonora perfetta per aprire le danze e il pubblico è già in fibrillazione. I brani si susseguono a ruota l’uno dopo l’altro, senza un attimo di tregua. La setlist alterna brani storici ai più nuovi, anche a qualche estratto dell’ultimo Imagenearum che riceve comunque gran riscontri da parte della platea. La band è scatenata e giunta a metà show lascia un attimo di respiro al pubblico per proporre la versione acustica di The Islander e Nemo, in cui protagonista assoluto è stato il turnista Troy Donockley e il suo flauto che ha donato atmosfera malinconica e toccante a questi brani. Passato il momento tranquillo della serata si ritorna a saltare inarrestabilmente fino a giungere in fretta alle immancabili Over The Hills And Far Away, Song Of Myself e Last Ride Of The Day, brani che concludono lo strepitoso show della band.

Spettacolo che ai presenti è parso durare fin troppo poco ma facendo bene i conti, sono state quasi due ore di impeccabile musica. Per quanto riguarda il cambio di line-up (Tarja Turuner che è stata sostituita alla grande dalla svedese Annette Olzon) che avrebbe dovuto far perdere qualche fan alla band (di solito accade così, anche solo per affezione alla voce, rifiutando a prescindere altri timbri) bisogna ammettere che l’act finlandese si ritrovi ancor più in un periodo florido, consapevoli del loro futuro decisamente dal timbro più “pop” ma con ancor più fan di prima. Ma ripensando allo show di ieri sera, la cosa che principalmente resta impressa nella mente non è la scenografia ben costruita o qualche brano in particolare, bensì il divertimento che ritrovano on stage Tuomas Holopainen e soci dopo tutti questi anni di carriera, simbolo che in loro la passione per la musica rappresenta una fiamma che non si spegnerà mai. Senza alcun dubbio uno degli show più meritevoli di questo 2012.

 

Setlist Nightwish:

  • Storytime
  • Wish I Had an Angel
  • Amaranth
  • Scaretale
  • Slow, Love, Slow
  • I Want My Tears Back
  • Come Cover Me
  • The Crow, the Owl and the Dove
  • The Islander
  • Nemo
  • Last of the Wilds
  • Planet Hell
  • Ghost River
  • Dead to the World
  • Over the Hills and Far Away

Encore:

  • Finlandia
  • Song of Myself
  • Last Ride of the Day

Live del 25 aprile 2012

22nd apr2012

On The Run@Rock On The Road – Desio

by Gianluca Scala

Amici di RockGarage, siamo andati per la prima volta in uno dei templi del rock in Brianza, il Rock On The Road di Desio (MI) per assistere al concerto dei comaschi On The Run, gruppo hard rock formatosi nel 2007 come cita la loro biografia ufficiale “dal sogno di cinque amici con la passione del rock’n'roll”. Marco Luraschi è il vocalist della band formata anche da Loris Galli alla batteria, Stefano Serano al basso ed Andrea Zanon e Max Gibs alle chitarre. Gli OnThe Run hanno proposto il loro consueto repertorio di grandi cover che spaziano dall’hard rock al più classico heavy metal, in più hanno presentato dei propri brani che sono inclusi nel loro primo EP che si intitola First In Line, anche farina del loro sacco quindi per intrattenere alla grande il numeroso pubblico accorso nel locale. Saliti sul palco verso le 23.00 hanno acceso le micce ai cannoni sparando sul pubblico il classico di Ozzy Osbourne, I Don’t Know, seguita a ruota dalle grandiose Burn dei Deep Purple e Daddy, Brother, Lover, Little Boy dei MR. Big, dove il bassista Stefano Serano ha suonato il basso con l’ausilio di un trapano, proprio come fanno Billy Sheehan e Paul Gilbert nella realtà. Avanti spediti con gran mestiere suonando Rock You Like A Hurricane degli Scorpions prima e Crying In The Rain dei Whitesnake dopo, per poi esibirsi nel classico targato Kiss, Detroit Rock City. Luraschi dimostra fin dall’inizio del concerto di essere un grande cantante di razza, dotato di una grande voce, versatile ed estesa, e potente al punto giusto. Il resto della band suona e tiene il palco con grande sicurezza dei propri mezzi; notevole la tecnica mostrata dal chitarrista solista Andrea Zanon durante gli assoli, capace di virtuosismi tecnici e mai banali.

E dopo una bella versione di un altro classico dei Purple, ossia la grande Hush, arriva il primo inedito della serata tratto dal loro primo EP First In Line, stiamo parlando del brano intitolato The Race; brano molto bello contraddistinto da un grande assolo centrale, un vero rock anthem dove la voce di Marco Luraschi la fa da padrone. Il pubblico apprezza e gli On The Run si mettono a fare i romantici proponendo l’immensa Still Loving You degli Scorpions che non può che non essere conosciuta da tutti i presenti. Luraschi, presentando il brano successivo, scherza con il pubblico e dà il via ad un brano country che per magia si trasforma in una grandissima e graditissima The Wicker Man degli Iron Maiden, cantata da buona parte del pubblico, sopratutto durante il chorus finale del brano. Si va avanti senza pausa alcuna e si parte con una grande versione di Give Me All Your Love dei Whitesnake, non ci si ferma un attimo e la band è davvero su di giri. Ad un certo punto Marco Luraschi ed il batterista Loris Galli si scambiano ruolo sul palco, con Luraschi che prende in mano le bacchette e Galli che impugna saldamente il microfono, così facendo Galli presenta il prossimo brano definendolo “davvero heavy”: parliamo di For Whom The Bell Tolls dei Metallica che viene dedicata al sottoscritto come redattore di RockGarage! Dopo a sorpresa viene chiamato sul palco Christian Mascitti, cantante dei Lazy Monster che sostituisce Luraschi durante l’esecuzione dell’inedita The Mission, che Mascitti fa sua e la canta col suo inconfondibile stile rock blues. The Mission è un brano tirato e dai ritmi molto sostenuti ed è straordinariamente cool! Vero highlight del concerto.

Ripreso il suo posto in maniera salda Luraschi ed il resto della band attaccano Rock The Night degli Europe che strappa applausi sinceri da tutti i presenti, grande prova sonora di tutta la band. Ancora Iron Maiden nei due brani successivi proposti ed accolti con molto entusiasmo da tutti, Wasted Years e 2 Minutes To Midnight, cantate come sempre in maniera eccellente da Luraschi, vero matador sul palcoscenico. È davvero una grande serata, con un pubblico partecipe che si è divertito molto. Pensate che mentre gli On the Run suonano Rock’n'Roll dei Led Zeppelin i due chitarristi, il bassista ed il vocalist si mettono a correre in mezzo alla gente coinvolgendo anche le persone in fondo al locale; l’atmosfera che si respira è quella di una grande festa. Dopodichè il drummer Loris Galli ci ha deliziato con un bel drum solos tecnico e preciso, eseguito con molta scioltezza e con vera passione. C’è tempo per proporre anche un bel medley degli AC/DC eseguito in maniera molto potente dove vengono suonate in ordine Shoot To Thrill, Whole Lotta Rosie ed Highway To Hell, mentre il bassista Stefano Serano si diverte ancora a fare la serpentina in mezzo al pubblico e Luraschi presenta i suoi compagni a tutto il locale. Si passa ad un medley dedicato agli AC/DC ad un altro dedicato ai Kiss, e via con Lick It Up, Love Gun e Rock’n'Roll All Nite suonate con vera passione da tutta la band. La serata si è chiusa con un immensa e molto bella I’m On My Way dei Gotthard introdotta anche con una armonica a bocca suonata dal grande ‘Gotthard fan’ Luraschi, che qui canta con tanta passione, dedicando il brano al compianto singer Steve Lee (R.I.P.).

È stata davvero una grande serata, con tanta gente che sicuramente è tornata a casa con un sorriso stampato sulla bocca, conscia di aver assistito al concerto di una grande band che merita ben altri palcoscenici e che riuscirà a raccogliere quanto seminato sino da ora, ne siamo tutti sicuri.

Setlist:

  1. I Don’t Know
  2. Burn
  3. Daddy, Brother, Lover, Little Boy
  4. Rock You Like A Hurricane
  5. Crying In The Rain
  6. Detroit Rock City
  7. Hard Lovin Woman
  8. Hush
  9. The Race
  10. Still Loving You
  11. Wicker Man
  12. Give Me All Your Love
  13. For Whom The Bell Tolls
  14. The Mission (con Christian Mascitti)
  15. Rock The Night
  16. Wasted Years
  17. 2 Minutes To Midnight
  18. Rock’n'Roll
  19. AC/DC medley: Shoot To Thrill, Whole Lotta Rosie, Highway To Hell
  20. Kiss Medley: Lick It Up, Love Gun, Rock’n'Roll All Nite
  21. I’m On My Way

Live del 20 aprile 2012

09th apr2012

MxPx All Stars Feat. Mike Herrera@Flog

by Marco Esposito

Cosa fare un martedì sera, con un tempo che non promette bene? Andare a vedere un concerto punk è la risposta che mi do più spesso, e non solo di martedì e soprattutto non solo quando ci sono dei nuvoloni in cielo…diciamo che ogni giorno è buono per un concerto! La band in questione sono gli MxPx All Stars ovvero Mike Herrera frontman degli MxPx con i Cancer band di Zurigo, che Mike ha deciso di portarsi dietro per questo tour. Delle tre date che hanno fatto in Italia qui vi parliamo di quella di Firenze al Flog, come perdersi un concerto del genere! Ad aprire lo show sono stati gli X-zone, band marchigiana davvero brava a far scaldare il pubblico e prepararlo mentalmente a ciò che sarebbe successo poco dopo, proponendo un punk che ci ricorda quello degli Apers. Purtroppo, spesso accade che in Italia i gruppi d’apertura non sono molto considerati, ma tralasciamo…io c’ero ed ho comprato anche la loro demo, gli altri se li sono persi…I don’t care! Nel frattempo, in attesa dei Cancer, l’aria che respiravo mi sapeva molto di familiare, non so bene il motivo, molto probabilmente era il modo molto spontaneo e amichevole che avevano i gruppi nell’interagire con il pubblico o altro ma mi piaceva questa sensazione.

In men che non si dica entrano in scena i Cancer, una band che ci ha lasciato a bocca aperta, ascolto consigliato specialmente per chi mastica punk-rock . Li ho ascoltati con molta attenzione concedendomi pause/bevuta che non mi hanno distratto dalle loro canzoni, ciò per far capire che travolgono in maniera molto positiva . Poco dopo rieccoli in scena i Cancer, ma con un frontman diverso…Mr. Mike Herrera! Ebbene sì, è il momento degli Mxpx All Stars: la scaletta era composta da un mix di canzoni che partono dal lontano 1994 all’ultimo album (passando da Heard That Sound, Responsibility fino ad arrivare alla recentissima Far Away), quindi un bel frullato di parole e accordi suonati veloci a volumi alti, concedendo spazio anche al momento acustico. L’aria durante il concerto era ancora familiare già dall’inizio dello show degli MxPx All Stars, quello è stato il momento in cui ho capito che il concerto sarebbe stato un gran concerto. Tirando le somme credo che per ora il miglior concerto del 2012, o forse no! Vabbè che importa, l’importante è che ora passiamo ad ascoltare questi gruppi e ci prepariamo per il loro prossimo concerto…Alla prossima, stay punk!

Live del 3 aprile 2012

31st mar2012

Concerto Lazy Monster@ Aguaplano – Cantù

by Gianluca Scala

Questa sera sono di scena all’Aguaplano di Cantù in provincia di Como i Lazy Monster, hard rock band che abbiamo avuto già modo di conoscere anche noi di RockGarage recensendo il loro debut album (Blood Will Tell). Davanti ad un pubblico comodamente seduto ai tavoli del club situati sotto il palco, il chitarrista Giorgio Bizzozero dà fuoco alle ceneri attaccando con il riff della grande Let It Roll tratta dal loro primo lavoro, a seguire vengono suonate due grandi cover: All Right Now dei Free ed una bella versione di Slide It In dei Whitesnake. Si va avanti suonando altre cover che i Lazy Monster si divertono nel far rivivere e si passa anche alla chicca dell serata, date le diverse ospitate sul palco che sono in programma stasera. Interverranno sul palco Marco Luraschi, cantante degli On The Run, e Riccardo Molteni, batterista della rock band I Globuli Rossi oltre alla bella Lavinia Broggi. Nel frattempo dal palco arrivano le note di Don’t Believe A Word del compianto Gary Moore, il grandissimo chitarrista blues irlandese deceduto l’anno scorso e che Giorgio Bizzozero grazie al suo stile ed alla sua tecnica chitarristica lo ha tributando alla grande. Il primo ospite della serata è Lavinia Broggi, canturina di nascita e amica della band chiamata in causa durante l’esecuzione del brano Pull The Trigger. Presentata da Mascitti e accolta da un bel applauso, la sua è un’interpretazione molto intensa, messa in evidenza da una grande prova vocale.

Si prosegue con un’ altra cover, stavolta pescata dal repertorio degli Ufo, altra grande hard rock band del passato. Si tratta di Someone’s Gotta Have To Pay, con l’aggiunta verso la fine del pezzo di un breve accenno di Roadhouse Blues dei The Doors. Grande prova della band in questo brano che mette bene in evidenza la sezione ritmica dei Lazy Monster (Francesco “Pelo” Gaffuri al basso e Luigi Lo Frano alla batteria) dopodiché si passa all’esecuzione di brani tratti dal primo album della band, più un paio di inediti che dovrebbero far parte del materiale che finirà sul prossimo disco attualmente in lavorazione. Il primo inedito si chiama Missing e viene presentato insieme al prossimo ospite di questa sera, Riccardo Molteni che accompagnerà la band alle percussioni suonando uno strumento particolare chiamato cajon. Il brano si rivela essere un bel pezzo rock semi acustico che ricorda quanto proposto ultimamente da Chris Cornell dei Soundgarden in fase solista. Il secondo inedito si chiama Talking About Yourself, molto gradito dal pubblico, ed è un altro gran pezzo rock molto ritmato e dal giusto tiro coinvolgente. Arriva il turno di Marco Luraschi degli On The Run a salire sullo stage, accolto da un bell’applauso da parte del pubblico presente: interpreta Flight Of The Phoenix, anch’esso tratto da Blood Will Tell. Luraschi possiede una voce dal timbro caldo e accattivante in grado di cantare qualsiasi cosa e con la sua interpretazione riattiva il locale trascinandoci in un vortice di note hard rock. Grande interpretazione!

Si prosegue con Left Me Blind, Blood Will Tell, Memories e la grandissima Chase It Down The Highway eseguite tutte con molto entusiasmo, ed insieme al brano che dà il nome alla band ci si avvia vero l’ultimo brano, la bellissima Baba O’ Riley dei The Who che non manca mai ad un loro concerto. È stata una piacevole serata dove i Lazy Monster hanno deliziato i presenti con il loro hard rock puro e pieno di contaminazioni blues insieme ai loro grandi ospiti saliti sul palco rendendo speciale l’intero evento.

Setlist Lazy Monster:

  1. Let It Roll
  2. All Right Now (cover dei Free)
  3. Slide It In (cover dei Whitesnake)
  4. Mr. Big (cover dei Free)
  5. Don’t Believe A Word (cover di Gary Moore)
  6. Pull The Trigger (con Lavinia Broggi)
  7. Someone’s Gotta Have To Pay (cover degli Ufo)
  8. Is It for Me
  9. Missing (inedito con guest Riccardo Molteni)
  10. Talking About Yourself (inedito con guest Riccardo Molteni)
  11. Flight Of The Phoenix (con Marco Luraschi)
  12. Left Me Blind
  13. Blood Will Tell
  14. Memories
  15. Chase It Down The Highway
  16. Lazy Monster
  17. Baba O’Riley (cover dei The Who)

Live del 30 marzo 2012