21st mag2012

Alice In Chains – Dirt

by Giuseppe Celano

1992, il grunge è in piena deflagrazione. La sua cultura esplode in mille piccoli pezzi sdoganando un messaggio pesante come un grosso macigno che colpisce la musica così violentemente da modificarne la direzione. Tutto il mondo non può ignorarlo, ormai Cobain porta il suo dolore sul palco, Layne è cosi profondamente drug addicted che i testi (“You can’t understand a user’s mind. Junkhead”) ne risentono significativamente. Anche il sound cambia, diventa più nero e claustrofobico e senza nessuna speranza, l’opener Them Bones illumina, si fa per dire, il nuovo sentiero di Cantrell e soci. L’eroina sembra aumentare la loro capacità di messa a fuoco come un cristallino ancora nel pieno delle sue funzioni di accomodamento, mentre le chitarre ribassate vengono sottoposte a un massiccio trattamento di distorsione. La pesantezza dei suoni si fa ancora più intensa in Damn That River fino a diventare asfissiante in Rain When I Die altro monoblocco di ghisa che colpisce in pieno volto chiunque sia si ponga all’ascolto di Dirt. Sickman è costruita su linee melodiche colme di una tristezza smisurata che sembra stemperarsi nella sezione centrale, forte di un bel arpeggio melodico, ma che come un tossico ricade nel drogatissimo verso iniziale.

Impossibile resistere a Rooster (nomignolo affibbiato al padre di Jerry durante la guerra in Vietnam) scritta da Cantrell ma cantata da Layne come fosse un suo frutto. Il suo andamento lento, e apparentemente rassicurante, esplode nel refrain in cui il singer fornisce una delle prove più intense dell’intero disco. Ma è nella title track che tutta la frustazione per la dipendenza dall’eroina emerge prepotentemente: Layne urla il suo messaggio “I have never felt such frustration, or lack of self control, I want you to kill me, and dig me under, I wanna live no more”. Si ritagliano un angolo di tutto rispetto Angry Chair, composta dal solo Layne, e Down In A Hole, (il brano più melodico e straziante di questo lavoro) ispirata dall’uso dell’oxycodone ma che secondo Cantrell fu scritta per una storia d’amore finita male. Chiude Would?, omaggio al cantante dei Mother Love Bone (morto anch’esso di overdose) per cui gli ex membri della sua band, insieme a Cornell e Cameron dei Soundgarden a cui si aggiunsero alcuni Pearl Jam, registrarono Temple Of The Dog, primo e unico disco dell’omonima band.

Dirt è un album difficile che ha spedito la band nell’olimpo del rock, la sua struttura è imperniata su un sound più vicino al metal che al grunge. Le liriche parlano di rabbia, comportamenti antisociali, droghe, guerre e dolore. Gli Alice In Chains si dimostrano una delle band più reattive e reazionarie di quel carrozzone chiamato grunge, la loro capacità di penetrazione sociale e le qualità dei singoli musicisti rendono quest’album un must assoluto che si posiziona al primo posto del loro percorso personale. P.s. Nel disco appare anche un cameo di Tom Araya (Slayer) nella untitled track, che in seguito assumerà il titolo Iron Gland, ispirata da Iron Man dei Black Sabbath.

Autore: Alice In Chains Titolo Album: Dirt
Anno: 1992 Casa Discografica: Columbia Records
Genere musicale: Heavy Rock Voto: 9
Tipo: CD Sito web: http://www.aliceinchains.com
Membri band:

Layne Staley – voce

Jerry Cantrell – chitarra

Mike Starr – basso

Sean Kinney – batteria, percussioni

Tracklist:

  1. Them Bones
  2. Dam That River
  3. Rain When I Die
  4. Sickman
  5. Rooster
  6. Junkhead
  7. Dirt
  8. Godsmack
  9. Iron Gland
  10. Hate To Feel
  11. Angry Chair
  12. Down In A Hole
  13. Would?

One Response to “Alice In Chains – Dirt”

  • Rod
    Rodolfo Temporale

    Adoro questo album! Concordo in pieno con ciò che hai scritto. A parer mio, le uniche due band che hanno incarnato prepotentemente il vero spirito grunge, sono state Nirvana e Alice in Chains, con, non me ne vogliano i seguaci di Cobain e soci, i secondi in vantaggio sui primi per la compattezza del sound e per la capacità di arrangiare i pezzi riempendoli di atmosfere drammaticamente claustrofobiche.

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