Radiohead – Pablo Honey
Immaginate quattro bravi ragazzi dell’Oxfordshire, nel pieno degli anni ’90 con la “Nirvanamania” che dilaga ovunque, che si incontrano per mettere su un gruppo, cominciando a suonare in un garage o in uno scantinato. Io me la sono immaginata così. Ho immaginato che Pablo Honey sia venuto alla luce così, o almeno le prime bozze. A venti anni di distanza, si fa fatica a riconoscere che dietro questo album ci siano i Radiohead, che hanno cambiato genere più volte durante la loro carriera, facendo poi abbondante uso di effetti elettronici. Per la critica e per i fan questo album, rapportandolo con i successivi, è considerato una “falsa partenza”, e di sicuro è così, ma semplicemente perché sono gli “altri Radiohead”, pieni di speranze e di prospettive, che aprivano i concerti di Alanis Morissette e che erano appena usciti dal mondo underground con il magnifico singolo Creep. Certo è un album fuorviante se si pensa che questo gruppo passerà poi a lavori come Ok, Computer e Kid A, ma è fantastico pensare che questa band inglese sia stata anche questo. Possono fare qualsiasi cosa. È indubbio che il tutto è molto semplice e grezzo, che la voce di Yorke esprime di sicuro le sue potenzialità, ma non è ancora una delle voci più belle della storia del rock, che le influenze del “grunge” e del “brit pop” si sentano non poco e che non sia ancora la loro giusta strada, che poi centreranno in maniera sublime. Già dal successivo The Bends, il gruppo si allontanerà da queste sonorità. Ma mai rinnegare il passato: senza Pablo Honey non ci sarebbero stati i successivi album e, anche se completamente diverso, è stato un “collaudo” della macchina “sforna-magie” che poi diventeranno. È come rivedere una vecchia foto di un bel ventenne sbarbato, con qualche brufolo qui e là, la pelle liscia, che poi diverrà un uomo maturo, aitante e di successo. Le sonorità sono sporche ma melodiche, sognanti e sentimentali. I pezzi hanno la caratteristica di passare da atmosfere ora tranquille ora rumoristiche, con qualche spunto brillante. L’album esce nel 1993 per la Parlophone ed è l’esordio per la band inglese.
La già citata Creep non poteva che essere uno dei singoli: è un fulmine a ciel sereno che si abbatte sul mondo della musica come per dire “ci siamo anche noi” e la voce di Yorke è da brividi. Ma è nell’alternanza tra pulito e distorto, sorta di “stop and go” delle chitarre, il vero punto di forza del brano. L’album si apre però con You, uno dei pochissimi pezzi di questo CD che i Radiohead tutt’oggi riproducono live. Il riff è assolutamente semplice quanto geniale, carico di passione, ti isola da tutto, lasciando solo “you, me and everything”. Gli altri due singoli sono Anyone Can Play Guitar e Stop Whispering, che sono senza dubbio di pregevole fattura. Il primo è caratterizzato da un ritornello di stampo beatlesiano ma circondato da chitarre graffianti firmate anni ‘90, il secondo è una pura e dolce ballata che esplode man mano in una moltitudine di effetti, è un prato su cui correre per poi rotolarsi nell’innocenza dell’erba. La vena compositiva di Yorke, almeno nelle linee vocali, si fa già notare in pezzi come Ripcord e Prove Yourself, che ricordano molto i R.E.M., ma per i testi impegnati a cui ci ha abituati ci sarà tempo.
Anche per chi conoscesse poco i Radiohead, potrebbe tranquillamente intuire che questo album è il loro primo lavoro da pezzi come Lurgee e I Can’t. Sono due brani di una tenerezza e innocenza disarmante, semplici, gioiosi, illibati, quasi ingenui, ma cantabilissimi. Troviamo addirittura degli spunti tendenti al punk alla Sex Pistols in How Do You?, dove il modo di cantare di Yorke ricorda molto quello di Johnny Rotten. Per niente incisivi, invece, sono Vegetable e Think About You. Quasi banali, sembrano essere stati inseriti in questo CD per forza, con poca convinzione. L’album si conclude con Blow Out, che sembra quasi preannunciare il cambiamento che la band avrà nei successivi lavori, perché è l’unico brano dove si riconoscono appieno i Radiohead e le loro sonorità, in particolare il suono inconfondibile delle chitarre nell’intro.
Pablo Honey è un album da analizzare a parte perché è completamente diverso dai successivi, è come se fosse stato composto da un’altra band. Se paragonato ai lavori che verranno e che consacreranno nel paradiso della musica questa band inglese, allora questa uscita non è affatto all’altezza. Ma se preso a parte, singolarmente, allora è un buon lavoro, soprattutto considerando che è il primo; è un diamante grezzo in attesa di essere levigato, che si incastra, però, benissimo negli anni ’90.
| Autore: Radiohead | Titolo Album: Pablo Honey |
| Anno: 1993 | Casa Discografica: Parlophone |
| Genere musicale: Alternative Rock | Voto: 6,5 |
| Tipo: CD | Sito web: http://www.radiohead.com |
| Membri band:
Thom Yorke – voce, chitarra, pianoforte Jonny Greenwood – chitarra, tastiere Ed O’Brien – chitarra, voce Colin Greenwood – basso, tastiere Phil Selway – batteria, percussioni, voce |
Tracklist:
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