by Alessio Capraro
Ci sono gruppi che sfornano un album all’anno, forse per rimanere sulla cresta dell’onda sempre e ad ogni costo o forse perchè cercano di essere sempre presenti per non finire nel dimenticatoio. Poi ci sono gruppi che si prendono delle lunghe pause tra un album e un altro, alle volte anche di svariati anni, cercando di non essere scontati, di rinnovarsi e nello stesso tempo di essere fedeli alle loro radici. È il caso dei Radiohead, gruppo “spaziale”, che ha avuto nel tempo un successo e un’evoluzione musicale fuori dal comune, rimanendo però sempre al di fuori dal mainstream, dal “commerciale”, senza fare scandalo, come un uomo che rimane in silenzio per parecchio tempo e poi dice poche cose ma geniali. Questa band dell’Oxfordshire, formatasi nel 1985, è composta attualmente da tutti i membri originari: Thom Yorke (voce, chitarra, pianoforte), Jonny Greenwood (chitarra, tastiere), Ed O’Brien (chitarra, seconda voce), Colin Greenwood (basso, sintetizzatori) e Phil Selway (batteria). In Rainbows è il settimo album della band inglese e, fino alla pubblicazione nei negozi, è stato possibile scaricare i brani dal sito del gruppo con la formula del “pay what you want”. Tale sistema era già stato attuato in precedenza da altri gruppi, ma mai da una band di calibro mondiale come i Radiohead. Altra curiosità di questo disco, pubblicato nel 2007 a 4 anni di distanza dal precedente Hail To The Thief, è che le sessioni di registrazione erano iniziate quando il gruppo non aveva ancora un’etichetta, dato che il contratto con la EMI era scaduto nel 2004. La band decise di andare avanti per conto proprio, facendosi supportare solo dal produttore Nigel Godrich, considerato il “sesto Radiohead” dal gruppo.
Di sicuro l’album, anche per questi motivi, attirò su di sé da subito le attenzioni, ricevette molte critiche positive e presenta delle sonorità molto più accessibili rispetto al passato. Il disco si apre con 15 Step caratterizzata dall’uso di effetti, principalmente sulla batteria, da un suono di chitarra limpido e piacevole, e da giri di basso azzeccati. La canzone scorre dolce, flebile. La successiva Bodysnatchers abbandona un pò l’uso del sintetizzatore per dare spazio alle chitarre, distorte al punto giusto, che si intrecciano egregiamente alla fine del pezzo in un’esplosione: noterete che la vostra testa si muoverà da sola. È una delle canzoni più coinvolgenti dell’album. Nude è un pezzo completamente diverso ed è uno dei singoli dell’album. È un brano claustrofobico, la voce di Yorke materializza davanti a sé un angelo in caduta, triste, angosciante, consapevole del proprio destino. Si passa poi a Weird Fishes che forse è il pezzo che lascia meno il segno. Con un arpeggio di base che accompagna tutto il brano, è orecchiabile, ma i Radiohead ci hanno abituati a ben altro. Il testo di All I Need è di quelli che fanno rabbrividire ed emozionare. È una richiesta di aiuto, una richiesta d’amore, “una farfalla notturna che vuole soltanto condividere la tua luce“, accompagnata da un ottimo arrangiamento dove le tastiere la fanno da padrone. Per questo brano fu creato anche un videoclip. Faust Arp è una ballata semplice e dolce, spoglia di suoni rispetto ai precedenti brani, che ha come protagonista una chitarra acustica ed un ritornello stuzzicante.
Si procede con Reckoner dove è presente un suono di chitarra sublime con un riff adorabile, il tutto farcito da una voce flebile, giusta, anche se a tratti depressiva. La raffinatezza della voce raggiunge il suo apice in House Of Cards: impreziosita da molti effetti, delay in primis, sembra provenire da un’altra dimensione, e la band la sostiene benissimo, lasciandola libera di esprimersi. Semplice e diretto è probabilmente il miglior brano di questo album. Impreziosita da un video particolare, Jigsaw Falling Into Place, altro singolo di questo disco, è un pezzo ritmato. Anche se sempre presenti, tastiere e sintetizzatori sono meno in evidenza e più da “sfondo” ed è il basso la spina dorsale di questo pezzo. L’album si conclude con Videotape che miscela un suono semplice e pulito di un piano, ripetendo a “loop” lo stesso giro, con effetti campionati di batteria molto “ambient”. Un brano perfetto da mettere come sottofondo a dei titoli di coda, come giusto che sia per la fine di un disco.
In Rainbows è un’altalena: o porta alla totale depressione e introspezione o ti scioglie totalmente da ogni preoccupazione. Alcuni brani non sono all’altezza dei Radiohead, ma la voce di Yorke rimane splendida ed ha l’effetto di 30 valeriane. Anche se osannato, probabilmente perchè è l’album più orecchiabile del gruppo inglese, non è il loro miglior lavoro. I troppi alti e bassi non lo rendono una pietra miliare della musica, come di sicuro lo è OK Computer, ma resta comunque un buon disco. Il problema è che dai Radiohead ci si aspetta sempre il massimo, ci hanno viziati. Sono una di quelle band che lascia, vuoi o non vuoi, sempre un solco nella tua mente e che ti fanno sussurrare, una volta ascoltati, la parola “geni”.
| Autore: Radiohead |
Titolo Album: In Rainbows |
| Anno: 2007 |
Casa Discografica: Autoproduzione |
| Genere musicale: Alternative Rock |
Voto: 7 |
| Tipo: CD |
Sito web: http://www.radiohead.com |
| Membri band:
Thom Yorke – voce, chitarra, pianoforte
Jonny Greenwood – chitarra, tastiere
Ed O’Brien – chitarra, voce
Colin Greenwood – basso, tastiere
Phil Selway – batteria, percussioni, voce |
Tracklist:
- 15 Step
- Bodysnatchers
- Nude
- Weird Fishes/Arpeggi
- All I Need
- Faust Arp
- Reckoner
- House of Cards
- Jigsaw Falling into Place
- Videotape
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