Heaven And Hell – The Devil You Know
Una dolorosa appendice conclusiva dell’universo Sabba Nero. Lo scioglimento definitivo della band dopo la pubblicazione di Forbidden si interseca con i successivi rumours, che si concretizzano unicamente nella reunion del 1998 nel mark classico con Ozzy, dando alle stampe un live che nulla aggiunge e nulla toglie alla loro carriera. Tuttavia, a volte i miracoli si verificano, l’ennesima riconciliazione porta Iommi e Dio a rincontrarsi professionalmente. Con il moniker dell’omonimo album del 1980, reclutati ancora Butler ed Appice, la band si esibisce in una serie di live che culminano nella pubblicazione di Live From Radio City Music Hall nel 2007, con il consolidato set di brani. Conseguenziale quindi la pubblicazione di un nuovo full-lenght, che vede la luce nel 2009. Potenza allo stato puro, melodie e sonorità che appaiono qui davvero senza tempo, il risultato della fatica del quartetto è sotto gli occhi, anzi le orecchie, di tutti. Sembra che il tempo non sia passato per il gruppo, sin da Atom And Evil il disco scorre sul binomio ugola-sei corde che mai come stavolta appare saldissimo. La voce del fenomenale elfo (67 anni nel 2009) non risente degli anni, perfetta nella timbrica e seguita a menadito dal fido chitarrista che si mette al servizio delle note emergenti da paradisi incontaminati, oscuri e solenni. Fear è il brano di Dio: nel vero senso del termine, dato il messaggio che solo egli può trasmetterci con la sua voce stentorea, coadiuvato da una sei corde distorta al massimo e dalla sezione ritmica che rasenta la perfezione nei suoi mid-tempo che fungono da battistrada al ritornello, davvero apocalittico nella sua declamazione. Uno dei must del disco, per la sua malefica influenza sonora che pare uscita da fucine roventi dove si riversa metallo fuso nelle piombature d’acciaio.
Con Bible Black la dannazione eterna è servita: il marchio di fabbrica Dio/Iommi si presenta da sé attraverso un arpeggio acustico che apre l’autostrada sonora al cantato roco e graffiante del singer, meravigliosamente ispirato anche dal solido lavoro dei troppo sottovalutati Butler/Appice. Riff pesanti e funerei permeano il brano di un’acuta dose di pessimismo in sintonia con la complessità dei testi dell’intera Dio-era. Double The Pain potrebbe essere il manifesto hard degli anni 70: svisate semplici che vanno dritte allo scopo, inframmezzate dal refrain di forte impatto che ammicca senza volerlo ad alcune tematiche quasi “easy-listening” per la presunta allegria del singer nel declamarle, sia pur sempre da par suo. Rock And Roll Angel rappresenta un punto interlocutorio, il brano sarebbe più adatto ad un lavoro solista del singer, stante le sue tematiche oniriche. Il solido lavoro di Iommi rende giustizia alla sonorità quasi medievale in alcuni passaggi, visto il desiderio del chitarrista, come detto, di mettersi maggiormente a disposizione del gruppo piuttosto che far risaltare il suo ego virtuoso a tutti i costi.
Spesso nella scaletta di un lavoro vi è un brano che purtroppo fa scendere la media valutativa: è questo il caso di The Turn Of The Screw, dove il quartetto subisce un pesante rallentamento sonoro, in cui le liriche e le linee musicali appaiono non completamente in simbiosi, ma bensì tra esse slegate, pur comunque attestandosi su di un livello di sufficienza. Un passaggio a vuoto che viene prontamente colmato, tuttavia, dal seguente Eating The Cannibals, un brano superbo, dove tutta la strumentazione è a disposizione del Folletto. Potentissime rullate di Appice fanno da contraltare al disturbato basso di Butler, che tiene come pochi la linea sonora del brano, prodigiosa come una cavalcata di ussari. Il ritornello è massacrante nella sua durezza, la potenza vocale è maestosa ed appare ancora una volta senza limiti tecnici, fattori che rendono il brano una delle gemme dell’album. Follow The Tears pare fuoriuscita dal primigenio vulcano sabbatico: atmosfere nere guidate sapientemente da arpeggi della sei corde per permettere al singer di interpretare il brano alla sua maniera, ovvero potente ed aggressiva sin dalle prime strofe. Anche questo brano viene gratificato da un lavoro in fase di arrangiamento davvero ottimo che si unisce alla produzione davvero impeccabile e senza sbavature di sorta.
Con Neverwhere ci imbattiamo nel momento “doom” del disco, quasi un tributo dei 3/4 della band al passato che ritorna ed esige onore e rispetto. La linea sonora proposta ci proietta nella dimensione probabilmente più consona al fondatore, in cui il singer si trova forse non a proprio agio, ma comunque ancora in grado di sparare cartucce al curaro, forte dell’esperienza ormai quarantennale alle spalle. Giungiamo con tristezza al brano finale: Breaking Into Heaven è l’epitaffio finale, il congedo terreno di una delle voci più fenomenali che mai abbiano preso posto dietro al microfono. Non a caso il brano più lungo del disco, articolato tra doom arcaico ed hard classico, consente a Sua Maestà Ronnie James Dio di accomiatarsi da noi nella maniera migliore. Con la sua inconfondibile voce senza tempo, sostenuta da un perfetto mix della sei corde e della sezione ritmica, sfoggia tutto il suo repertorio senza limiti e rende il pezzo un dono finale per noi.
Con la sua morte di qui ad un anno, nulla è stato come prima. Ciò che verrà in seguito accadrà sempre nel solco del suo testamento-lascito musicale, come Lui avrebbe voluto, anche in questa sua ultima esibizione vocale di classe immensa.
| Autore: Heaven And Hell | Titolo Album: The Devil You Know |
| Anno: 2009 | Casa Discografica: Roadrunner Records |
| Genere musicale: Heavy Metal | Voto: 8 |
| Tipo: CD | Sito web: www.black-sabbath.com |
| Membri band:
Ronnie James Dio – voce Tony Iommi – chitarra Terrence “Geezer” Butler – basso Vinnie Appice– batteria |
Tracklist:
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