16th mag2013

Il Rumore Della Tregua – La Guarigione

by Marcello Zinno

C’è una linea sottilissima, quasi invisibile, tra l’amore per le sonorità del passato e la sperimentazione moderna. Due mondi distanti non solo decenni ma potremo dire anni luce che sempre più spesso divengono per le band un credo, una scelta come se essere bianco o nero. Quasi impossibile centrare questa linea a tratti immaginaria, eppure Il Rumore Della Tregua riesce non solo ad individuarla ma ad utilizzarla come proprio percorso musicale e, come un trapezista, riesce a creare un gioco musicale (più che sonoro) di grande gusto nonché qualità. La tromba si sposa egregiamente ad una sapiente chitarra acustica, una batteria che vorrebbe fuoriuscire dagli schemi del cantautorato per sposare il rock abbraccia agevolmente delle percussioni che sono incastrati laddove necessario, il tutto senza tralasciare un basso che opera in seconda fila ma che non è secondario a nessuno dei suoi colleghi. La parola “cantautorato” suona come una gabbia per il quintetto che in realtà pesca un sound vintage-italiano e lo lancia verso costruzioni nuove. Già le due prime tracce inquadrano egregiamente il potenziale della band: se infatti Haiku fa risaltare la vena acustica de’ Il Rumore Della Tregua, L’odore Dei Cani apre ad inserti più ritmati, ad un basso profondo e un carattere distintivo, sfaccettature queste sicuramente più convincenti a nostro parere. In tutto ciò un plauso va sicuramente a Federico Anelli che grazie alla sua voce conferisce una personalità decisa e significativa al sound tutto.

Altro cavallo di battaglia è La Ballata Del Pignoramento che vede un forte inserimento di una chitarra elettrica nel ritornello senza creare sbavatute ma anzi che assume l’importane ruolo di svecchiare l’alone cupo che il primo minuto d’ascolto ha donato, primo minuto che è complice della prima metà del titolo della traccia. Confessa Il Peccato, Harry suona molto introversa, come il nome ci anticipa, mentre Revival, dal gusto vagamente western, non lascia dubbi sulla quantità di idee che si celano dietro questi cinque ragazzi. Una band che nonostante la giovane età suona assolutamente matura e secondo noi discograficamente pronta.

Autore: Il Rumore Della Tregua Titolo Album: La Guarigione
Anno: 2013 Casa Discografica: Autoproduzione
Genere musicale: Cantautorale Voto: 7
Tipo: EP Sito web: http://ilrumoredellatregua.bandcamp.com
Membri band:

Federico Anelli – voce, acustica

Andrea Schiocchet – batteria, cori diaframmatici

Marco “magister” Torresan – chitarra,

Marco Cullorà – basso

Lorenzo Monesi – fiati, percussioni

Tracklist:

  1. Haiku
  2. L’odore Dei Cani
  3. Confessa Il Peccato, Harry
  4. La Ballata Del Pignoramento
  5. Revival
09th mag2013

The Brain Olotester – Wash Your Blues Away

by Marcello Zinno

Dietro il moniker The Brain Olotester c’è Giuseppe Caligano, conosciuto ai più per essere uno degli elementi portanti del progetto Muzak, sciolto ormai da diversi anni. Proprio dopo l’esperienza sperimentale dei Muzak e diverse collaborazioni, Calignano si è cimentato in un progetto quasi solista in cui ha coinvolto di volta in volta musicisti differenti in funzione di come prendevano corpo le sue idee. Da qui nel 2008 l’album omonimo rispetto al moniker scelto e a marzo scorso l’ultima opera dal titolo Wash Your Blues Away: dimenticate i richiami musicali del titolo, quello su cui l’artista si è voluto cimentare è un cantautorato con episodi psichedelici e divagazioni nel passato. Potremo addirittura riscontrare dello showgaze che si affaccia alle porte di alcuni momenti ma il richiamo al passato è troppo forte…forse vintage o forse semplicemente citazione ai grandi che furono (The Beatles solo per citare il nome più ingombrante) ma in realtà è proprio la ricerca di alcune sonorità rispetto alla scrittura della canzone così come noi la conosciamo a far spiccare lo stile dell’artista. E se non bastasse per affacciarci al mondo di Calignano dobbiamo anche considerare un certo tocco lo-fi (Before And After The Library Information Systems ma ancora di più Unexpected Revelations) nella produzione delle tracce che lo differenzia notevolmente dalle registrazioni dei contautori moderni, sforzi di attualizzare un sound che non rispecchia i nostri tempi adottando tecnologie e soluzioni musicali di oggi. Al di là della dylaniana The Queen, The Rose And The Moon, il salto dell’album si avverte con A Day In 1999 che cambia registro strizzando l’occhio con certe musicalità progressive settantiane.

E se The Das Ballad Of Mr. Spaceman conferma l’amore del suo artefice per le sonorità tipicamente inglesi, con una voce suadente ma maledetta dietro un riff che si ripete in maniera sempre più incisiva (chi ha pensato a Nick Drake?!), la title track che chiude l’album poggia tutto su un pianoforte quasi buckleiano, nostalgico, che stende il sipario su un’opera singolare, sicuramente distante dai soliti cliché. Un album personale, dedicato al proprio amore e che come ogni album che parla di amore risulta intinto in melodie acustiche anche se non sempre di facile interiorizzazione; il risultato sono momenti come Four Years Ago, intricati e sperimentali con degli arrangiamenti davvero ben proposti e delle ambientazioni che danno colore alla scena quasi teatrale.

Autore: The Brain Olotester Titolo Album: Wash Your Blues Away
Anno: 2013 Casa Discografica: Minollo Records
Genere musicale: Cantautorato, Folk Voto: 6
Tipo: CD Sito web: http://www.myspace.com/thebrainolotester
Membri band:

Giuseppe Calignano – voce, chitarra, basso, piano, synth

Altri artisti per ogni singola traccia

Tracklist:

  1. Before And After The Library Information        Systems
  2. Unexpected Revelations
  3. The Queen, The Rose And The Moon
  4. A Day In 1999
  5. My Timeless Present
  6. Her Love Makes Me Feel So Good
  7. The Das Ballad Of Mr. Spaceman
  8. Four Years Ago
  9. Remember Me
  10. Lazy Man
  11. Wash Your Blues Away
27th mar2013

Ugo Mazzei – Adieu Shangri-La

by Marcello Zinno

Un album impegnato da parte di un artista appartenente alla scena cantautorale. Quanto tempo è passato dall’ultima volta che abbiamo riscontrato questo binomio in un artista italiano?! Di grossi nomi in tal senso se ne sprecano (Guccini, De Grogori, Gaber…) e il confronto con il passato è d’obbligo visto che il cantautorato italiano si sta allontanando dai temi ideal-politici del passato per parlare di amore e di argomenti di tutti i giorni. Con Ugo Mazzei si recuperano alcuni argomenti delicati (spesso comuni più agli schieramenti punk ska) come l’amore per l’ambiente e il diritto alla salute di ogni singolo abitante di questa Terra, tema spinoso quanto estendibile a vari scenari possibili. Qual è il vero punto saliente di questo Adieu Shangri-La, ultimo doppio album di Mazzei? Sarebbe stato troppo semplice comporre un insieme di tracce di protesta, urlare o semplicemente cantare testi di rivolta o di polemica magari poco costruttiva. Ma Ugo non appartiene alla schiera dei giovani irriverenti che spingono la polemica senza giungere a delle proposte costruttive. Ugo è troppo “saggio” (e poco adolescente) per scegliere questa soluzione e così crea un album di sapiente rock raffinato che alterna egregiamente una sei corde acustica con una sua sorella elettrica, entrambe mai mescolate a caso grazie anche all’ausilio di molti musicisti che lo hanno accompagnato in quest’avventura.

Certo, l’imprinting cantautorale si sente eccome (come in Canzone Per Chico dedicata a Chico Mendes, sindacalista che perse la vita battendosi contro il disboscamento della foresta amazzonica) ma si apprezza molto di più in questo Adieu Shangri-La: l’opener Fatemi Respirare (molto De Gregori) con la sua batteria in 4/4 e gli assoli pungenti e C’era con il suo pianoforte di base che conferisce quel qualcosa in più, tutte particolarità lontane dai soliti cliché del genere. Anche Oh Susanna che mescola lo stile di Ugo con delle interessanti sfumature country (o più genericamente “southern”) risulta un buon passaggio e Armageddon pur sfiorando la tradizione pop contiene un fascino particolare grazie soprattutto agli ottimi arrangiamenti (stesso dicasi per Stracci Inutili). Caratteristica di questa uscita discografica è l’inserimento, oltre all’album “tipico” dell’artista, di un CD che include i “provini” che hanno poi dato alla luce Adieu Shangri-La: una rivistazione dei brani per solo voce e piano che piace e che va apprezzata già solo come iniziativa.

Se la cura per i particolari e la trasversalità musicale sono gli assi nella manica di questo lavoro, speriamo che in futuro il buon Mazzei non si faccia conquistare da sonorità eccessivamente orecchiabili ma continui a perfezionare uno stile in continua ricerca di qualcosa di sofisticato.

Autore: Ugo Mazzei Titolo Album: Adieu Shangri-La
Anno: 2013 Casa Discografica: Interbeat Records
Genere musicale: Cantautorale, Rock Voto: 6
Tipo: CD Sito web: http://www.myspace.com/ugomazzeiband
Membri band:

Ugo Mazzei – voce, chitarra, pianoforte, tastiera, armonica

Mirko Augello – batteria

Biagio Martello – basso

Saretto Emmollo – chitarra

Gianluca Guglielmino – chitarra

Saro Guarrancino – mandolino

Filippo Platania – chitarra

Tracklist:

CD 1

Provini

CD 2

  1. Fatemi Respirare
  2. Sexy Road
  3. C’era
  4. Canzone Per Chico
  5. Oh Susanna!
  6. Armageddon
  7. Oggi
  8. Stracci Inutili
  9. Cerchio Di Fuoco
  10. Adieu Shangri-La
19th mar2013

Sintomi Di Gioia – Sintomi Di Gioia

by Piero Di Battista

Nuovo album per i Sintomi Di Gioia, duo proveniente da Alessandria attivo dal 2000, che tramite l’etichetta Indidacosa pubblica questo nuovo omonimo parto musicale. L’ultimo loro lavoro da studio fu Segnalibro pubblicato nel 2008, ed abbandonati lidi più rock, con in aggiunta alcuni cambiamenti nella formazione, il duo piemontese dà alla luce un disco dalle atmosfere più cantautorali e, per quanto riguarda la parte strumentale, dedica molto spazio alla sperimentazione. Prodotto da Umberto Giardini (Moltheni), che tra l’altro offre la sua collaborazione alla batteria in alcuni brani, Sintomi Di Gioia si apre con Due Minuti Prima Che Cambiassi Idea dove la forte influenza del cantautorato italiani degli anni ‘60 si fa ben evidente, con un sound che può ricordare gruppi come, ad esempio, Le Orme. Dopo i pochi secondi di Calpesto Sassi Preziosi nella quale il suono della natura funge da protagonista, arriviamo a Di Blu, singolo del disco, della quale colpisce la leggerezza e la malinconia, oltre alla voce di Luca Grossi (anche autore dei testi) perfettamente combinata con lo stile proposto dalla band alessandrina. In Ordine è il pianoforte a far da colonna portante del brano ponendo lo sguardo verso orizzonti più jazz. La track-list prosegue tra atmosfere malinconiche, nostalgiche e sperimentali, arrivando a Canzone Per T (La Rivoluzione), dedicata al giornalista Marco Travaglio, ad episodi psichedelici di Mi Dimentico Di Me, fino a concludere con l’introspettiva Maggio 2002 dove questa volta è l’harmonium a metter le vesti del protagonista del brano

Per i Sintomi Di Gioia è di certo un nuovo capitolo per ciò che riguarda la loro carriera, un punto di svolta che, come già accennato, lascia alle spalle un passato più vicino ad orizzonti un po’ più rock; la cosa che più colpisce dei Sintomi Di Gioia è la versatilità, o meglio, la creatività che il duo piemontese ineccepibilmente dimostra di possedere soprattutto riguardo la parte tecnica, ed un cantautorato, quasi poetico, per quanto riguarda le liriche. Sintomi Di Gioia, per chi non fosse affine a questo genere, è un disco di difficile digeribilità al primo ascolto, va senza dubbio approfondito per poter cercare di trarre quegli spunti positivi che il disco stesso presenta.

Autore: Sintomi Di Gioia Titolo Album: Sintomi Di Gioia
Anno: 2012 Casa Discografica: Indidacosa
Genere musicale: Cantautorale Voto: 6,5
Tipo: CD Sito web: http://www.sintomidigioia.it
Membri band:

Luca Grossi –  voce,   chitarra, pianoforte, synth, basso, batteria

Fausto Franchini – chitarra, pianoforte, synth, harmonium, basso

Tracklist:

  1. Due Minuti Prima Che Cambiassi Idea
  2. Calpesto Sassi Preziosi
  3. Di Blu
  4. Ordine
  5. Balcone
  6. Varietà
  7. Pieno D’Oro
  8. Canzone Per T (La Rivoluzione)
  9. Mi Dimentico Di Me
  10. Maggio 2002
08th mar2013

Alex Cambise – L’umana Resistenza

by Alessandro Sisto

Il nuovo album di Alex Cambise musicalmente è molto interessante, si muove di sicuro fra rock blues e folk, prodotto e arrangiato dallo stesso Cambise, propone un sound che si ispira molto a quello americano, ma che non scorda nè rinnega le sue origini italiane. L’umana Resistenza è un’opera ambiziosa già dal titolo, ma che si dimostra esserlo soltanto nelle intenzioni, di chiara impronta cantautorale non convince proprio per i suoi testi, qualche volta banali, altre perplessità dalla componente vocale, forse un po’ sotto tono. La ricerca della profondità passa attraverso il dolore e la sofferenza, si va dal pompiere simbolo di Cernobyl di Canzone Per Vladimir Pravik all’anonimo operaio di Invisibile, fino alle difficoltà di integrazione di Sette Piccoli Indiani amaro ritratto dell’Italia moderna. Situazioni tragiche e angoscianti, si susseguono in una una forzata ricerca del patetico che sposta l’attenzione verso l’indifferenza, ci si domanda cosa effettivamente si voglia trasmettere e se ce ne sia realmente il bisogno, forse il cuore è troppo indurito dalla realtà per volerne ancora in musica. A risollevare le sorti dell’album, per fortuna, troviamo l’ultimo brano  La Nostra Primavera, una struggente ballata strumentale che mette in mostra ancora meglio le ottime qualità musicali dei Alex.

Musicalmente l’album è curato, purtroppo però come spesso succede ai cantautori di casa nostra si tende ad eccedere con quelle che potremmo definire le “sciagure” della vita, situazioni, momenti che per loro natura conferiscono un manto di serietà ed impegno, ma che poi si dimostrano essere solo una scorciatoia. E’ davvero così difficile essere seri ed impegnati esprimendo gioia e allegria? E’ così difficile essere ottimisti?

 

Autore: Alex Cambise Titolo Album: L’umana resistenza
Anno: 2012 Casa Discografica: Ultrasound
Genere musicale: Rock Blues, Folk, Cantautorale Voto: 5
Tipo: CD Sito web: http://www.alexcambise.com/
Membri band:

Alex Cambise – musica

Tracklist:

  1. Nati nel ‘70
  2. Canzone per Vladimir Pravik
  3. Come macchine
  4. Nostra signora dei sogni cadenti
  5. Pace e libertà
  6. Io rimango qua
  7. Invisibile
  8. Io non cadrò
  9. Ottobre 1918
  10. Novecento
  11. Sette piccoli indiani
  12. La nostra primavera

 

18th feb2013

Giovanni Marton – Ogni Sguardo Non È Perso

by Amleto Gramegna

“Giovani cantautori crescono”. Questo potrebbe essere un ottimo sottotitolo per il nuovo lavoro di Giovanni Marton, polistrumentista nativo di Mestre (Ve) con ottimi studi musicali alle spalle. Battiato, Colapesce, Morgan e i suoi Bluvertigo, tutti vengono dati in pasto all’ascoltatore in un frullatore sonoro. Il disco può essere identificato come un concept diviso in due parti. Nella prima fase viene narrata la visione futura della vita piena di speranze e illusioni (Tormenta Estiva, L’ultimo Sole) per poi scontrarsi con l’amara realtà e chiedersi il perché della distruzioni di quegli ideali (Contro L’Ordine). Marton, nel suo viaggio, si fa accompagnare da validi amici: Lele Battista (La Sintesi) e Fabio Cinti (già collaboratore di Morgan). Proprio da queste due presenze trae vita la seconda parte dell’opera per una decisa sterzata musicale. Partendo da una serie di brani “placidi” e di vago respiro melodico, ascoltiamo un deciso cambiamento in stile pop elettronico e new wave alla Bluvertigo. tutto ciò giova particolarmente, rendendo musicalmente completa la proposta. In ogni caso, dobbiamo dirlo, l’opera è ridondante: troppi brani, alcuni decisamente superflui, appesantiscono l’ascolto rendendolo ad una prima analisi anche noioso e coraggiosamente presuntuoso.Solo dopo un ascolto più approfondito si capisce l’incisività del disco.

Oddio, niente di trascendentale sia ben chiaro, ma abbiamo ascoltato un lavoro ben fatto, ben curato in ogni minimo dettaglio, cosa che di questi tempi appare un evento raro.

Autore: Giovanni Marton Titolo Album: Ogni Sguardo Non È Perso
Anno: 2012 Casa Discografica: Sea Horse Records
Genere musicale: Cantautorale Voto: 7
Tipo: CD Sito web: http:// www.giovannimarton.com
Membri band:

Giovanni Marton – voce, chitarra, glockenspiel,   sintetizzatori, drum machine, diamonica, percussioni, batteria, pianoforte,   basso

Lele Battista – voce, pianoforte, chitarre, cetra, basso,   synth

Fabio Cinti – voce, cori, pianoforte

Pedro Fiamingo – chitarre, basso

Fabio Gatti – batteria

Alberto Pigazzi – batteria

Giuseppe Michieletto – chitarra

Tracklist:

  1. Tormenta Estiva
  2. L’ultimo Sole
  3. Idillio Borghese
  4. Sognare La Serenità
  5. Perdersi Tra Gli Sguardi
  6. Nuovi Sistemi Stellari
  7. Presi!
  8. Contro L’ordine
  9. Il Tuo Mondo Non È Perso
  10. Il Ghiaccio Delle Strade
  11. Un Luogo Nuovo
  12. Sguardi Tra I Sospiri
  13. L’aspetto
  14. La Natura Immortale Del Genere Umano
26th gen2013

Federico Palladini E La Banda Della Scolopendra – Attorno Al Fuoco

by Marcello Zinno

Se nel rock e nella musica in generale c’è sempre un rifermento storico-temporale, in questo lavoro di Federico Palladini è l’associazione al passato l’elemento principale, il richiamo a certe sonorità di ieri che costituiscono non solo una scelta sonora ma innanzitutto una strada artistica da imboccare con decisione. Attorno Al Fuoco infatti è un tuffo nel passato, nella tradizione, nella musica che viene dal paese, in quel cantautorato che è tale non tanto per l’uso della chitarra acustica e di una voce critica ma più per l’ambientazione ricercata nei singoli brani, per le voci in sottofondo, per gli effetti artigianali e per la presenza di una vera banda che contribuisce con il proprio sound a rendere il tutto ancora più rustico (ad eccezione di un assaggio di chitarra elettrica nel primo e nel penultimo brano della tracklist). Pezzi come Il Pescatore Di Galline e Il Dono Degli Artisti richiamano maggiormente il movimento cantautorale italiano con quest’ultimo brano che contiene un fascino particolare, grazie anche ad un violino capace di dare epoca alle parole, mentre altri passaggi come Roccobecco, Canemallanco E Manicolento e Camilla E La Luna sono musicalmente diversi, il primo puntando il dito direttamente al buon vecchio swing e il secondo su una poetica che regge per intero il gioco.

Anche I Prati Del Macchione suona un pò come un esperimento, un ricordo non chiaro della propria infanzia, delle musicalità non perfette delle persone più sagge (e non più anziane) che canticchiavano forti di un senso di felicità pura che oggi forse non esiste più. E quasi come un presagio si apre il brano Gioia che richiama proprio questo concetto: il nostro passato è stato caratterizzato da eventi disastrosi (le guerre, la povertà…) ma intanto tra le persone si percepiva una gioia interiore e una speranza nei confronti del futuro, fattori ben meno presenti oggi nonostante il benessere (per certi versi) sia cresciuto. Una riflessione che non va ignorata per comprendere a pieno i sentimenti provati da Federico Palladini nel comporre i nove brani di Attorno Al Fuoco. Un lavoro un pò contrario alla modernità forzata, quella inseguita da band che la ritengono l’unica via per proporre qualcosa di nuovo. A volte il nuovo significa ripartire dal passato.

Autore: Federico Palladini E La Banda Della Scolopendra Titolo Album: Attorno Al Fuoco
Anno: 2012 Casa Discografica: Attivart
Genere musicale: Cantautorato, Folk Voto: 6
Tipo: CD Sito web: http://www.federicopalladini.it
Membri band:

Federico Palladini – testi e musiche

 

La Banda Della Scolopendra:

Giovanni Mancini – chitarra

Matteo Panetta – violino, pianoforte

Massimo Campasso – batteria, percussioni

Davide Petrillo – fisarmonica, pianoforte

Tracklist:

  1. Notte Di S.Giovanni
  2. Il Pescatore Di Galline
  3. I Prati Del Macchione
  4. Gioia
  5. Il Dono Degli Artisti
  6. Roccobecco, Canemallanco E Manicolento
  7. Camilla E La Luna
  8. Domenica Di Pasqua
  9. Villa Di Notte
03rd gen2013

Danio Manfredini – Incisioni

by Amleto Gramegna

Esordio discografico per l’attore, autore teatrale e regista Danio Manfredini che con Incisioni reinterpreta, a modo suo, un vasto canzoniere che va dai Diaframma a Lucio Battisti. A dire il vero non capiamo il perchè di questa scelta, in quanto fare un disco di cover è sempre un azzardo e difficilmente il lavoro può risultare buono, a meno che non si cambi completamente il concetto di “brano originale” e si affronti il remake come uno standard jazz. Parliamoci chiaro, è un lavoro francamente trascurabile, ben suonato, ben interpretato (sulla classe di Manfredini, da oltre trent’anni in giro per i palcoscenici, non si discute), anche se la voce in alcuni punti è tremolante, ma inutile. I brani sono buttati lì, con arrangiamenti di effetto (vogliamo dire “di moda?”) ma non incisivi. Se è bella la scelta di alcuni pezzi (pensiamo a Labbra Blu dei Diaframma o Ancora di Mina) non lo è per la loro riproposizione. Resta Con Me di Cocciante e noiosa, nonostante un bel lavoro di armonica, Insieme A Te Non Ci Sto Più non convince per niente, quasi un provino e “buona la prima” (ma poi perché tutti ripropongono sempre questo pezzo?). I Giardini Di Marzo è il brano decisamente meno interessante.

Non male Nuotando Nell’aria dei Marlene Kuntz, che non fa rimpiangere la sua versione originale, anzi in alcuni punti ne è addirittura superiore. Se È Vero Che Ci Sei abbandona la sua veste da “prima della classe” e assume un luce più intimista, più vera. Però due buone interpretazioni non fanno un disco. Chiude il lavoro Vento Nel Vento del Battisti nazionale, con una bella chitarra in evidenza gonfia di tremolo ma anch’essa dopo la sua fine non lascia nulla. Non ci siamo per niente, siamo spiacenti, ma senza alcun rimorso.

Autore: Danio Manfredini Titolo Album: Incisioni
Anno: 2012 Casa Discografica: SottoControllo
Genere musicale: Cantautorale Voto: 5
Tipo: CD Sito web: http://daniomanfredini.wordpress.com
Membri band:

Danio Manfredini – voce

Marco Bedetti – pianoforte, tastiere

Marco Simon Maccari – basso

Wilco Wilderico Zanni – chitarra

Tracklist:

  1. Labbra Blu
  2. Ancora, Ancora, Ancora
  3. Resta Con Me
  4. Ci Sono Molti Modi
  5. Insieme A Te Non Ci Sto Più
  6. Povero Me
  7. I Giardini Di Marzo
  8. Le Tue Mani Su Di Me
  9. Stupido Hotel
  10. Se È Vero Che Ci Sei
  11. Nuotando Nell’aria
  12. Vento Nel Vento
14th dic2012

Dulcamara – Uomo Con Cane

by Amleto Gramegna

Terzo tassello nella discografia di Dulcamara, moniker dietro il quale si nasconde Mattia Zani, il quale messi nell’armadio i campionatori e nel cassetto testi hip hop, ci offre un nuovo lavoro completamente impregnato di fumi, umori e odori folk, con reminiscenze quasi “western” . Un caledoscopio sonoro completamente differente dal background dell’artista faentino, ora più vicino all’universo caposseliano sebbene, come reciti nelle note di copertina, i riferimenti citati siano, tra gli altri, i Belle & Sebastian e gli Eels. In questi nuovi tredici pezzi vengono sviscerate le emozioni del viaggio, del perdersi mentalmente alla guida su strade lontane e solitarie. Con un occhio all’America e uno alle nostre autostrade. “Fra la via emilia e il west, cantava qualcuno… Come molti altri artisti dei nostri giorni l’elemento della nostalgia si fa pesantemente sentire. Ecco l’opener Epoca che, su una struttura volutamente datata (periodo fine anni ’90), richiama un malinconico passato che una generazione ha smarrito (“…Generazione di spiccata sensibilità, ci siamo incontrati dove la strada finiva oppure iniziava, dipende dalla prospettiva”)…bella. Come bello il richiamo a Capossela in Nonsodove, con quell’atipicità dei linguaggi così cari all’artista irpino.

Trinidad si segnala per il suo ritmo countreggiante/folk e per il testo quale risultato di continui viaggi. Parlarti Piano è una poesia desertica che echeggia paesaggi morriconiani (quasi un vecchio west di Leone) accompagnati da un battito di mani straniante e ubriacante. Questo è il nuovo Dulcamara quindi, così vicino alla forma canzone battistiana (Ora Come Allora), quella forma così tante volte omaggiata da tanti nuovi cantautori. Battisti ed il suo capolavoro immortale Anima Latina tornano nella title track che è quasi un remake (ma sappiamo essere un semplice omaggio) di Abbracciala abbracciali abbracciati. E ci è piaciuto molto questo omaggio, siamo sinceri! Originale, provocante…un bel disco!

Autore: Dulcamara Titolo Album:Uomo Con Cane
Anno: 2012 Casa Discografica: Sounday
Genere musicale: Folk, Cantautorale Voto: 7
Tipo: CD Sito web: http://www.dulcamara.com
Membri band:

Mattia Zani – voce, piano

Nicola Valtancoli – batteria

Marco Manzoni – basso

Thomas Festa – chitarra

Tracklist:

  1. Epoca
  2. Fortuna
  3. A Casa in Tempo Per L’Estate
  4. Trinidad
  5. La Strada Del Ritorno
  6. Nonsodove
  7. Il Pazzo Giù all’Angolo
  8. Dimenticare Ricordare
  9. Ora Come Allora
  10. Parlarti Piano
  11. Giugno ‘99
  12. Tutto Passa Per Tornare
  13. Uomo Con Cane
20th nov2012

Michele Maraglino – I Mediocri

by Rod

Succede che ad un certo punto, nel mezzo del cammin di nostra vita musicale, ci si ritrovi ad ascoltare dischi di italica fattura in cui si narrano finalmente storie vere, in cui si prova a dare alle parole un significato reale e diretto, in cui la musica diventa una scenografia di cartapesta su cui si muovono a loro agio liriche semplici ed immediate, messe lì ad arte da un compositore attento ed ispirato. La persona di cui vi parliamo è un giovane talento di belle speranze, tale Michele Maraglino, classe ’84, un passato (recente) da scrittore che gli conferisce una certa dimestichezza con l’uso caparbio della parola scritta, ed autore di un album interessante dal titolo I Mediocri che trasuda di cantautorato impegnato, sia dal punto di vista sociopolitico che interpersonale, uscito per l’etichetta indipendente di cui tra l’altro è fondatore. Sin dal primo sguardo ed ancor prima del suo ascolto, questo full lenght si presenta come un lavoro semplice ma diretto, apparentemente leggero, con un mood tendenzialmente acustico, simile ad una sorta di unplugged studio elettrificato, in cui sono presenti nove canzoni che sotto le mentite spoglie di docili accompagnamenti, puntano il dito alla realtà ed in particolar modo allo scenario giovanile, troppo incagliato ai refusi della società e troppo obnubilato dagli status simbol e dai modelli televisivi che non offrono esempi vincenti e certezze di sopravvivenza, ma soltanto frustrazione e disillusione (Verranno A Dirti Che C’è Un Muro Sopra, L’Aperitivo).

Le rimanenti tracce trasudano di viva quotidianità italiana: dal mondo della precarietà (Vita Mediocre, Lavorare Gratis), alla questione sociale dell’ILVA (Taranto), passando per tematiche più comuni ed intimiste e relative alle esperienze sentimentali (Umida, Pensavo Di Morire…, Vienimi A Cercare). Questo disco ha senza dubbio l’attitudine rabbiosa del rock che s’incanala però in arrangiamenti efficaci e non eccessivamente mordenti, ripercorrendo un solco musicale tracciato da artisti come Rino Gaetano e Daniele Silvestri, passando per una certa sfacciata teatralità che ci ricorda molto il Sergio Caputo de Il Garibaldi Innamorato. L’essenzialità lascia quindi spazio alla parola, affinché questa diventi goccia e penetri lentamente sino all’orgoglio, solleticando lo spirito critico dell’ascoltatore e suscitando reazioni e riflessioni sulla drammatica questione giovanile nel nostro Paese, riassunta bene in questo verso tratto dalla traccia n.8, L’Apertivo:“…poi ti lamenti che non ti senti vivo, che hai 30 anni e non hai un lavoro, forse dovevi pensarci un poco prima, prima di fare l’aperitivo…”.

Autore: Michele Maraglino Titolo Album: I Mediocri
Anno: 2012 Casa Discografica: La Fame Dischi
Genere musicale: Rock Cantautorale Voto: 6,5
Tipo: CD Sito web: http://www.myspace.com/michelemaraglino
Membri band:

Michele Maraglino – voce, chitarra

Francesco Federici – chitarra

Daniele Rotella – chitarra

Marco Zitoli – basso

Francesco Miceli – batteria

 

Tracklist:

  1. Verranno A Dirti Che C’è Un Muro Sopra
  2. Vita Mediocre
  3. Taranto
  4. Umida
  5. Pensavo Di Morire (Ma Poi Non E’ Successo)
  6. Vienimi A Cercare
  7. Lavorare Gratis
  8. L’Aperitivo
  9. Tutto Come Prima
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