02nd feb2012

Crass – Yes Sir, I Will

by Alberto Vitale

Il 1983 è l’anno dell’ultimo lavoro dei Crass, infatti in quello seguente la band si scioglierà. Erano di ritorno da un concerto e, come leggenda vuole, nel tragitto verso casa fecero lunghe disquisizioni e rimanendo sinceri con se stessi, capirono forse che era giunto il momento di fermarsi. Sapevano che lo scioglimento prima o poi era la destinazione finale; anni e anni di accuse e citazioni in tribunale li avevano sfiancati economicamente e forse la polizia e il sistema aspettavano solo che si stancassero. Yes Sir, I Will prende il titolo da una conversazione tra il Principe del Galles Carlo e un reduce ustionato durante la guerra delle Falklands: “Rimettiti presto,” disse il Principe. E l’eroico soldato rispose “Sissignore, lo farò”. Dunque una stramaledetta ironia che campeggiava sulla copertina dell’album, il quale urla con veemenza contro i potenti e chi accetta il loro potere. Come al solito ne avevano per tutti.

Dopo la lunga lavorazione che caratterizzò il precedente Christ The Album, i Crass provarono ad essere più diretti ed immediati con Yes Sir, I Will e la musica che ne nasce è nera, arrabbiata, caotica e cruda. I Crass sembrano tornati ai primordi con quel sound ruvido, ma la capacità di come questo lavoro si insinua nella mente dell’ascoltatore è decisamente più subdola e spaventosa. Yes Sir, I Will fu inciso sotto un’unica composizione, divisa solo dalle due facciate del 33 giri. Il risultato è un testo lunghissimo, il quale si srotola in crescendo con le varie sezioni dell’album. Il nucleo linguistico nasce da Rocky Eyed, una poesia di Penny Rimbaud (batterista, scrittore e all’occorrenza cantante). Onestamente le chitarre sferragliano in modo energico inizialmente, ma ogni minuto che passa queste diventano belve ringhianti, la batteria è un martello di un chissà quale dio della guerra, il quale batte infaticabilmente e le voci di Ignorant, Libertine, Rimbaud, e di tutti quelli che si alternano al microfono, generano un crescendo
emotivo all’unisono con la musica.

Quando Yes Sir, I Will giunge al termine si prova un senso di sollievo e ci si sente come scampati da un maelstrom che stava per tirarti giù. È un turbinio di accuse l’album: “La guerra delle Falkland è stata riscritta come è successo. Non è stata una gloriosa vittoria per lo spirito britannico. Né una sconfitta eroica di un dittatore fascista. Era un pezzo duro e selvaggio di propaganda elettorale. Progettato per coprire i terribili problemi interni”, questo passo a quante situazioni storiche lo potreste applicare dopo gli anni ’80? C’è altro, ma occorrerebbe troppo spazio e proporre delle singole parti sarebbe riduttivo. Occorre un senso d’insieme
per questo album ed è obbligatorio ascoltarlo in un solo fiato, come se fosse non “il canto del cigno” dei Crass, ma l’ultimo urlo arrabbiato e folle di un qualcosa di grande. Yes Sir, I Will è uno dei genitori del noise e delle sfuriate post punk, è l’album a cui molti (per esempio i Sonic Youth) saranno indebitati moralmente e stilisticamente. Yes Sir, I Will termina tra feedback, colpi sulle pelli, plettrate sporadiche e dilatate che lasciano rammentare ad un’asettica e solitaria voce il dialogo dal quale nasce il titolo dell’album. La puntina si avvia alla fine dei solchi e si solleva, portandosi via la storia più bella del punk, i Crass!

Autore: Crass Titolo Album: Yes Sir, I Will
Anno: 1983 Casa Discografica: Crass Records
Genere musicale: Punk Voto: 8
Tipo: LP Sito web: http://www.myspace.com/crasscrass
Membri band:

Steve Ignorant – voce

Joy De Vivre – voce

Eve Libertine – voce

N.A. Palmer – chitarra, voce

Phil Free – chitarra

Pete Wright – basso

Penny Rimbaud – batteria, voce

Paul Ellis – pianoforte

Tracklist:

  1. Yes Sir, I Will
26th gen2012

Crass – Christ The Album

by Alberto Vitale

Più volte definiti come collettivo, per via dell’impegno politico e sociale che si sovrapponeva alla musica, la band dei Crass nel 1982 pubblica quello poi fu definito l’album della dottrina, ovvero Christ The Album. A onor del vero il seguente Yes Sir, I Will potrebbe anche essere valutato come il secondo tomo di quella dottrina, fusione tra anarchia, socialismo apolitico, anti violenza e altro ancora. Christ The Album fu pubblicato come doppio, dove un vinile era l’album inciso in studio e l’altro riprendeva un live del 1981 presso il famoso 100 Club di Londra. Il doppio includeva anche un poster Gee Vaucher, celebre artista anarchica, e un pamphlet intitolato A Series Of Shock Slogans and Mindless Token Tantrums. L’album nacque da una lunghissima lavorazione – sei missaggi, “stavamo diventando i Pink Floyd del mondo punk”, ebbero a dire – e fu segnato alla nascita dall’entrata in guerra della Gran Bretagna per le Isole Falklands (“un posto di cui nessuno aveva mai sentito parlare e che stava dall’altra parte del mondo”). L’evento bellico causò una serie di rivolte, manifestazioni e scontri e Christ The Album è lo specchio di quel clima. Naturalmente un nuovo album dei Crass è motivo di conseguenze legali e politiche non da poco: il Parlamento inglese ammonì la band per il tono critico usato, nei confronti del governo di Sua Maestà. L’evento eclatante fu un nastro montato ad arte e inviato a tutti gli organi di stampa. Il nastro simulava una telefonata tra Regan e la Tatcher, nella quale la responsabilità diretta del Primo Ministro inglese su alcuni eventi che innescarono il conflitto risultava palese. Il Tatchertape, venne scoperto e i Crass incassarono tanta pubblicità, oltre ad una maggiore esposizione agli attacchi, non solo in patria.

Christ The Album, tra i lavori dei Crass, è innegabilmente quello che suona con una coesione e un clima unico. Il disco in studio è concepito come una serie di brani allacciati tra loro da voci radiofoniche, telefonate, annunci. Reality Whitewash è la canzone con l’atmosfera più altalenante, passa dal drammatico, con l’aggiunta di orchestrazioni, al punk. Con la coda cacofonica di “Buy Now Pay as You Go”, la “velevetundegroundiana” Sentiment (White Fathers), il noise di Ninteen Eighty Bore, le sperimentazioni tribali e post-psichedeliche di Birth Control Rock ‘N’ Roll e il punk corale di Beg Your Pardon, i Crass non si limitano alle sole declamazioni pacifiste e politiche, ma portano la propria musica ad un livello architettonico più studiato. Quella verace e spontanea rabbia punk, spesso eseguita con toni semplici, non è accantonata, come testimoniano la splendida It’s The Greatest Working Class Ripoff, le due rognose openers Have A Nice Day e Mother Love e la tarantolata Rival Tribal Revel Rebel (pt 2).

L’album live detto Well Forked – But Not Dead, vede una serie di cavalli di battaglia dei Crass, come Banned From the Roxy, Nagasaki Nightmare, Bekertex Bribe, Securicor ecc. Anche in questo caso, come fu per Stations Of The Crass, la qualità audio è accettabile, con qualche lieve caduta nei livelli delle voci, ma non decade la possibilità di cogliere l’energia della band nella dimensione live. Christ The Album è la musica dei Crass che diventa più dura e anche più complicata. Lo diventa per l’ampiezza del messaggio, non di protesta solo contro una guerra, ma si fanno i nomi e cognomi dei responsabili. Lo diventa anche per l’approccio in studio come un gruppo vero, un anno per scrivere, registrare, mixare le canzoni, con un 24 tracce professionale e non più un semplice registratore a 4 piste. A loro la cosa non andrà giù, ma è ormai evidente che dopo tanto punk e politica sociale, il collettivo sta diventando definitivamente una band!

Autore: Crass Titolo Album: Christ The Album
Anno: 1982 Casa Discografica: Crass Records
Genere musicale: Punk Voto: 8
Tipo: 2LP Sito web: http://www.myspace.com/crasscrass
Membri band:

Steve Ignorant – voce

Joy De Vivre – voce

Eve Libertine – voce

Phil Free – chitarra

N.A. Palmer – chitarra

Pete Wright – basso

Penny Rimbaud – batteria

Paul Ellis – pianoforte

Tracklist:

Disc1

  1. Have A Nice Day
  2. Smother Love
  3. Nineteen Eighty Bore
  4. I Know There Is Love
  5. Beg Your Pardon
  6. Birth Control ‘n’ Rock ‘n’ Roll
  7. Reality Whitewash
  8. It’s The Greatest Working Class Ripoff
  9. Deadhead
  10. You Can Be Who?
  11. Buy Now Pay As You Go
  12. Rival Tribal Revel Rebel (pt 2)
  13. Bumhooler
  14. Sentiment (White Feathers)
  15. Major General Despair

Disc 2

  1. Banned From The Roxy
  2. The Sound Of One Hand
  3. Punk Is Dead
  4. Nagasaki Nightmare
  5. Darling
  6. Beta Motel Blues
  7. Berkertex Bribe
  8. Fold It In Half
  9. Big Hands
  10. Heart-throb Of The Mortuary
  11. Bumhooler
  12. Big A Little A
  13. First Woman
  14. Arlington 73
  15. Bomb plus Bomb tape
  16. Contaminational Power
  17. I Ain’t Thick
  18. G’s Song
  19. Securicor
  20. I Can’t Stand It
  21. Shaved Women
  22. A Part Of Life
  23. Do They Owe Us A Living
  24. So What
  25. Salt ‘n’ Pepper
19th gen2012

Crass – Penis Envy

by Alberto Vitale

Una delle tante accuse piovute ai Crass fu quella di essere dei misogini e antifemministi. A dire il vero tra le più stupide, questa fu quella più stupida di tutte! Accuse miopi e ipocrite: i Crass descrivevano, sicuramente attraverso l’acume personale, il reale ruolo della donna, ridotta a un essere sottomesso dalla morale della chiesa e dai costumi che ha creato una società patriarcale e maschilista. Il punto di vista del collettivo è stato letto come un atto di antifemminismo, proprio da coloro che promuovevano o erano i fautori di un modello arrogante. Questa è la base sulla quale fu concepito il titolo, e diversi argomenti, del terzo album dei Crass, Penis Envy. Il titolo, che cita una teoria freudiana, suonò sconcio alle istituzioni e non meno alcuni testi definiti osceni. Citati in giudizio se la cavarono con una multa, ma le spese processuali e gli avvocati li spennarono.

L’album venne inciso alla fine del 1980 e pubblicato l’anno seguente. Il cantato venne affidato totalmente alle voci delle due donne del gruppo, Eve Libertine e Joy De Vivre. Il cantante Steve Ignorant finisce in panchina. In Penis Envy la musica riceve più attenzione da parte della band rispetto ai precedenti lavori; è meno aspra e grossolana e le sperimentazioni ritornano a forgiarne alcuni aspetti. La prova lampante è la canzone di stampo semi-caraibico Berkertex Bribe, la quale però esplode nell’ultimo minuto in un punk sferragliante e spietato, oppure il dadaismo sonoro di What The Fuck?, il ritorno all’uso della nenia, o marcetta che possa essere, con Health Surface. L’apice di questo nuovo punk ottantiano è Systematic Death, brano nervoso e spedito con un testo che è la migliore spietata descrizione della classe operaia, la quale diverrà tra qualche anno classe borghese. Non da meno è Where Next Columbus?, un noise ante litteram che racconta rabbiosamente di quale fine abbiano fatto gli ideali. Aumenta anche il tasso di ossessione che spesso avvolge il sound della band, come in Poison In A Pretty Pill, brano serrato, anche nel cantato, frenetico e comunque giocato su alti e bassi. Il capolavoro punk per eccellenza è però l’affaire del brano Our Wedding. La canzone non venne conteggiata nell’elenco delle tracce, era la parodia di un brano d’amore e venne inserita come flexi disc allegato a una nota rivista per adolescenti chiamata Loving. Se loro erano odiati e osteggiati dallo stato e dalla stampa, come risucirono in questo? Nascosero le loro intenzioni dietro una fasulla agenzia chiamata Creative Recording And Sound Services (quali sono le iniziali? notato? ), la quale promuoveva il romantico brano. Proposero alla rivista di regalarlo alle lettrici che ne avessero fatto richiesta, con il coupon che Loving avrebbe pubblicato nelle sue pagine. Quando si scopri l’artificio alcune teste in redazione capitolarono, mentre i Crass la fecero franca. È o non è, una vera truffa del rock ‘n’roll? Chissà se i Sex Pistols furono mai stati così bravi!

Una settimana dopo la pubblicazione Penis Envy raggiunse il 15° posto nella chart nazionale, ma la settimana seguente dell’album non c’era più traccia. Curioso che sparisse di colpo, ma ai Crass risultò ovvio che dietro c’erano le pressioni, in primis delle case discografiche decise a sabotarli. Infatti ci fu il rifiuto da parte dei negozi hmv di vendere Penis Envy e poi di tutti i loro album e qualcosa del genere venne attuato anche dalla EMI attraverso i loro negozi A&R. Cosa rappresenta questo album nella discografia dei Crass? Steve Ignorant disse: “A quel tempo tranne forse Patti Smith non c’era nessuno che facesse cose simili, e Patti Smith non era certo dura e radicale come i Crass”.

Autore: Crass Titolo Album: Penis Envy
Anno: 1981 Casa Discografica: Crass Records
Genere musicale: Punk Voto: 7,5
Tipo: LP Sito web: http://www.myspace.com/crasscrass
Membri band:

B.A.Nana – chitarra

Joy De Vivre – voce

Eve Libertine – voce

Phil Free – chitarra

Gee Vaucher – harmonium

Pete Wright – basso

Penny Rimbaud – batteria

Tracklist:

  1. Bata Motel
  2. Systematic Death
  3. Poison In A Pretty Pill
  4. What The Fuck?
  5. Where Next Columbus?
  6. Berkertex Bribe
  7. Smother Love
  8. Health Surface
  9. Dry Weather
  10. Our Wedding
12th gen2012

Crass – Stations Of The Crass

by Alberto Vitale

Quando i Crass pensarono al titolo del secondo album, trassero spunto dall’usanza della band che in quegli anni andava ad “affrescare” le pareti delle stazioni della metropolitana. Tantissimi anni prima che dagli USA arrivasse l’ondata ‘hippoppettara’ con la stessa abitudine. Tuttavia il titolo è anche un richiamo alle “stazioni” della Via Crucis. L’album esce per la propria Crass Records, fondata con i guadagni del primo album – la prima etichetta Small Wonder non avrebbe retto troppo a pubblicare i Crass, troppe perquisizioni da parte della polizia – e viene stampato nel formato di doppio 12″ con apertura a manifesto dell’album e una toppa inserita nella confezione. In realtà i guadagni del primo album non furono tali da pagare tutte le spese per farne un secondo, così i Crass chiesero del denaro in prestito, il quale fu restituito poco dopo l’esito delle prime vendite.

Stations Of The Crass uscì nel 1979 con tre lati registrati in studio e il quarto che riprendeva un concerto dalle parti di Londra. L’album si dimostra un tantino più evoluto nella musica rispetto al predecessore The Feeding Of The 5000, in sostanza i Crass introdussero i primi loro elementi sperimentali ovvero quelle canzoni che riuscivano ad esulare dagli schemi punk. Come definire altrimenti il brano Walls (Fun In The Oven)? Pop? Disco? E Demoncrats? Missiva sull’illusione umana verso la religione, fatta di sole voci e suoni indefiniti. Stations Of The Crass presenta sperimentazioni e inventiva anche negli elementi più tipicamente punk: Fun Going On ripesca le brevi rullate di batteria, con voce, chitarra e basso, filtrato, a creare la linea melodica. C’è Crutch Of Society, marcetta con cantato irriverente e svogliato. Il punk più puro, genuino, ma di casa Crass, offre la graffiante I Ain’t Thick, It’s Just A Trick, la funambolica e strutturata – oltre 4′ di canzone per i Crass, a quei tempi, significava per loro quasi avvicinarsi ad una suite! – Mother Earth.

White Punks On Hope è il secondo brano in scaletta e inizia dicendo più o meno “Hanno detto che eravamo spazzatura, Beh il nome è Crass, non Clash. Possono rimpinzare le loro credenziali punk, perché sono loro che prendono i soldi. Non cambierà nulla con i loro discorsi alla moda”, impattando nuovamente a muso duro sulla scena punk di quegli anni. Non si mordono la lingua Steve Ignorant, Eve Libertine e Joy De Vivre. Danno voce alle donne, “ci vendono l’amore come una divinità, quando è solo un’oscenità sociale, di sotto siamo tutte amabili”, motteggiano il diritto di espressione che lo stato garantisce, “la libertà di parola per tutti, se non hai voce”, e criticano i giornalisti difendendo loro stessi “ridicolo è criticare coloro che vogliono cambiare questo pasticcio”. Ma anche in questa “stazione” della loro discografia, i Crass ne hanno per tutti, dimostrandosi totalmente contrari e critici nei confronti di ogni tassello della società. Si rivoltano anche contro la classe lavoratrice, non limitandosi dunque a volerla svegliare.

La parte live incisa in Stations of the Crass è, fortunatamente, ben riportata. I suoni non sono impastati, la qualità audio è accettabile: la macchina della rivolta è roboante quanto quella registrata in studio. Dal vivo i Crass non erano solo musica e slogan, ma anche poesie, striscioni, filmati, volantinaggio, l’offerta del tè al pubblico e le chiacchiere tra di loro. Momenti onnipresenti nelle esibizioni dei Crass. La copertina è un collage dadaista e rivoluzionario. I Crass con Stations Of The Crass spararono nuovamente sulla folla e senza fare prigionieri!

Autore: Crass Titolo Album: Stations Of The Crass
Anno: 1979 Casa Discografica: Crass Records
Genere musicale: Punk Voto: 7
Tipo: LP Sito web: http://www.myspace.com/crasscrass
Membri band:

Steve Ignorant – voce

Eve Libertine – voce

Joy De Vivre – voce

N.A. Palmer – chitarra

Penny Rimbaud – batteria

Phil Free – chitarra

Pete Wright – basso, voce

Gee Vaucher – pianoforte

Tracklist

Studio

  1. Mother-Earth
  2. White Punks On Hope
  3. You’ve Got Big Hands
  4. Darling
  5. System
  6. Big Man, Big M.A.N.
  7. Hurry Up Garry
  8. Fun Going On
  9. Crutch Of Society
  10. Heard Too Much About
  11. Chairman Of The Bored
  12. Tired
  13. Walls
  14. Upright Citizen
  15. The Gasman Cometh
  16. Demo(N)Crats
  17. Contaminational Power
  18. Time Out
  19. I Ain’t Thick, It’s Just A Trick

 

Live 7 agosto 1979

  1. System
  2. Big Man, Big M.A.N.
  3. Banned From the Roxy
  4. Hurry Up Garry
  5. Time Out
  6. They’ve Got a Bomb
  7. Fight War, Not Wars
  8. Women
  9. Shaved Women
  10. You Pay
  11. Heard Too Much About
  12. Angels
  13. What a Shame
  14. So What
  15. G’s Song
  16. Do They Owe Us a Living?
  17. Punk Is Dead
05th gen2012

Crass – The Feeding Of The 5000

by Alberto Vitale

La storia del primo album dei Crass ha un inizio travagliato: il demo di The Feeding Of The 5000 giunge sulla scrivania di Pete Stennett della Small Wonder, l’album piace e si decide di pubblicarlo, però in fase di stampa la ditta che dovrebbe realizzarlo ferma la produzione. Motivo? La canzone Reality Asylum è offensiva alla morale religiosa. Il brano è sostituito da 2′ di silenzio intitolati The Sound of Free Speech. Se un album fa discutere e incontra ostracismo addirittura prima di essere stampato, vuol dire che il futuro non è roseo. I Crass non sono mai stati i Sex Pistols, i Damned, i Clash (celebre il loro motto “We are Crass not Clash“), loro erano quelli che il punk non lo suonavano, ma lo facevano. La differenza? Non serve mettersi dietro a un microfono e sbraitare, inveire, accusare. Non serve vestirsi in modo eccentrico per sconvolgere. Non serve fare musica fragorosa e magari studiata a tavolino e poi dichiararsi anticonformisti o contro le regole. I Crass denunciavano con i testi, con gli album, con i pamphlet, i comizi, i concerti benefici e con le azioni, mentre si vestivano di nero e suonavano della musica che rispetto al messaggio fornito, poteva essere un elemento quasi marginale. I Crass e The Feeding Of The 5000 sono il prodotto di una Inghilterra devastata dalla crisi economica, da un elevato tasso di disoccupazione, dall’impazienza verso la presenza degli stranieri, soprattutto dal National Front, partito di destra che prese a bazzicare abbondantemente nella classe operaia e tra i cittadini della periferia (vi ricorda qualcosa?).

The Feeding Of The 5000 rappresenta l’aspetto creativo-embrionale dei Crass, i loro capolavori della protesta e musicali si avranno dopo questo primo album dozzinale. Il titolo dell’album si rifà al noto miracolo di Gesù dei pani e dei pesci. Il basso di Pete Wright sembra predominare sulle chitarre di Free e Palmer. La batteria di Penny Rimbaud è in perenne modalità “rullate” e scandisce il vero andamento melodico ai pezzi (uno su tutti, Banned From The Roxy), nei quali Steve Ignorant conforma le proprie missive. Nella comune punk dei Crass fanno parte anche Joy De Vivre e Eve Libertine, due ragazze apocalittiche e forse poco sfruttate nell’economia dei pezzi di questo debutto, cosa che invece accadrà in seguito nella loro discografia. Tuttavia è proprio Eve la protagoniste del discusso brano Reality Asylum, “Gesù è morto per i suoi peccati. Non per i miei”, ma nel brano racconta di peggio!. La bomba verbale è ad ampio raggio e i Crass si scagliano contro lo stato e le istituzioni, descrivendole come organismi repressivi e fascisti. Lo fanno con razionalità, con sfacciata ironia anglosassone e si rivolgono anche ai commilitoni del punk, dichiarandone la sua morte. Infatti in Punk Is Dead attaccano i Clash (“la CBS promuove i Clash, non è per la rivoluzione, è solo per contanti”) Patti Smith (“Sei napalm, scrivi con la tua mano, ma è il braccio di Rimbaud”) Steve Jones (“Se sei così pretty vacant, perché sei così viscido?”) e tutta la scena (“Il punk è una moda, proprio come sono stati usati gli hippy” e “Gli scorpioni potrebbero attaccare, ma il sistema ha rubato loro il pungiglione”).

The Feeding Of The 5000 attirò l’attenzione sui Crass non solo dalla stampa, con molte recensioni negative, ma anche dalla polizia e dei tribunali, entità che viaggiarono a braccetto con la carriera della band/collettivo. Tuttavia le vendite non ne risentirono, anzi permisero ai Crass di aprire, con i danari guadagnati, una propria etichetta e di ristampare l’album con il brano censurato e rinominato come Asylum. The Feeding Of The 5000 è l’alba dei Crass, è il conflitto con la società portato avanti da un manipolo di indignati idealisti, ma con i piedi nella realtà del tempo. Loro da una parte e tutto il resto da un’altra: la guerra ha inizio!

Autore: Crass Titolo Album: The Feeding Of The 5000
Anno: 1978 Casa Discografica: Small Wonder/Crass Records
Genere musicale: Punk Voto: 6,5
Tipo: LP Sito web: http://www.myspace.com/crasscrass
Membri band:

Steve Ignorant – voce

Joy De Vivre – voce

Eve Libertine – voce

Phil Free – chitarra

N.A.Palmer – chitarra

Pete Wright – basso

Penny Rimbaud – batteria

Tracklist:

  1. Asylum
  2. Do They Owe Us a Living?
  3. End Result
  4. They’ve Got a Bomb
  5. Punk is Dead
  6. Reject of Society
  7. General Bacardi
  8. Banned from the Roxy
  9. G’s Song
  10. Fight War, Not Wars
  11. Women
  12. Securicor
  13. Sucks
  14. You Pay
  15. Angels
  16. What a Shame
  17. So What
  18. Well?…Do They