10th mag2013

ZeroReset – Closed In A Box

by Alberto Lerario

I genovesi ZeroReset ci propongono un concetto di crossover perso nel tempo dei primi anni ’90, ma con gli occhi ben puntati al futuro. Nel loro primo lavoro in studio mettono in campo tutta l’esperienza accumulata negli anni suonando live nei locali, che ha permesso loro di amalgamare alla perfezione le variegate influenze musicali di tutti i componenti della band. Closed In A Box è una scatola metaforica che racchiude sfumature crossover, alternative, industrial, electro e persino jazz. Tutte le componenti sono dosate con maestria grazie all’ottima tecnica degli strumentisti che compongono il gruppo. Tutte le canzoni si poggiano sulle solide fondamenta ritmiche del crossover, vero asse portante anche nel taglio dei testi e delle tematiche di protesta che gli ZeroReset ci propongono: l’intricato e poco trasparente mondo dello show business è descritto in Cheapstars; in Escape parla la morte, Asteroids affronta i misfatti commessi dall’uomo nei confronti del pianeta; la tematica della possessività travestita d’amore nelle relazioni di coppia è presentata efficacemente in The Only One; non poteva certo mancare l’ossessiva idea del tempo, Five Times, caratterizzata dalla moderna idea pervasiva della sua mancanza e dello spreco che ne facciamo. Il prodotto finale è un sound diretto ed efficace sostenuto dai riff semplici delle chitarre in sottofondo su cui il singer Sardei si poggia in maniera convincente. A rifinire ogni brano, poi, ci pensano le tastiere di Alessandro Sartini, che ci regalano un tocco di freschezza e leggerezza (la traccia Madrid, Spain offre molto bene l’idea) rendendo ancor più godibile nella sua complessità l’album. Da notare anche l’ottima produzione del disco che valorizza le idee del gruppo senza soffocarne gli elementi.

Closed In A Box non è certo un lavoro rivoluzionario, anzi, ammicca molto a un sound tipico di alcuni decenni fa. Gli ZeroReset però, non hanno paura di essere considerati fuori moda, pensano solo a seguire le loro passioni e intuizioni, espresse nei dodici brani dell’album, che proprio per questo non annoia o non presenta passi a vuoto. Un album che merita più di un ascolto, per poter apprezzare ogni singola sfumatura che questa band genovese ha voluto esprimere. Gli ZeroReset hanno cominciato a fare sul serio, continuando così siamo sicuri che proseguiranno a lungo il loro percorso richiamando a sé un numero sempre maggiore di fan.

Autore: ZeroReset Titolo Album: Closed In A Box
Anno: 2013 Casa Discografica: Buil2Kill Records
Genere musicale: Crossover Voto: 7
Tipo: CD Sito web: http://www.zeroreset.net
Membri band:

Albert Sardei – voce

Gianluca Orlando – chitarra

Eamnuele Cosso – chitarra

Mike Cauda – basso

Emiliano Olcese – batteria

Alessandro Sartini – synth, tastiere

Tracklist:

  1. Cheapstars
  2. Escape
  3. Asteroids
  4. Dirty Stains
  5. Last Dance
  6. Madrid, Spain
  7. Face2Face
  8. The Only One
  9. Five Times
  10. Dark Pool
  11. Closed In A Box
  12. Until The End Of Time
05th apr2013

Haru No Kaze – Quiete E Tempeste

by Marcello Zinno

La scena alternative italiana e non solo è un animale dai lunghi e numerosi tentacoli che giungono a porte diverse varcate le quali si trovano facilmente mondi musicali altrettanto differenti. Alcuni hanno estremizzato il concetto di alternative facendolo implodere in trovate pseudo acustiche, altri invece l’hanno imbevuto di sonorità heavy per acquisire quella durezza che prima gli mancava. Gli Haru No Kaze sono più vicini a questi ultimi prendendo molto spunto dall’heavy pur non essendo (paradossalmente) metal. Le linee vocali mantengono un certo appeal alternative mentre le parti musicali dei tre strumenti che vivono dietro questa autoproduzione si tengono un pò più a distanza. Qual è il loro valore aggiunto? La caratterizzazione del sound che sta dietro ogni singolo strumento: la sei corde ruvida e volutamente tenuta in una produzione quasi grezza, il basso strascicante mai in secondo piano ma adotatto come elemento degno di dir la sua, aspetti che danno vita ad un sound assolutamente coinvolgente.

Oblio dà torto a questa nostra interpretazione: se la voce sembra divenire quasi poetica, la chitarra acquisisce lustro e lucidità guadagnando la scena e inglobando nel suo pentagramma gli oltre quattro minuti del brano. Probabilmente uno dei brani più espressivi del lotto. Non È La Voglia Che Mi Manca torna al loro stile: semplice nel suo riff ma assolutamente ipnotizzante, un’arma a doppio taglio che ci mette spalle al muro, soprattutto quando entrano delle linee vocali che ci ricordano un certo grindcore (?!) e gli stacchi che sul finire rendono ancora più groove il pezzo. È quel grezzume che sa di punk (e i Turbonegro ci balzano nella mente…), quella poca (o molta, secondo i punti di vista) attenzione al suono perfetto che rende il tutto ancora più asfittico, che ci piace degli Haru No Kaze, una band che non si tira indietro e sfoga la propria rabbia in una forma diversa. Senza Lotta sembra infatti non uscire dalle loro menti ma in fondo è solo una nuova metamorfosi del trio che sicuramente su un album di più lunga durata avrebbe molto da dire.

Autore: Haru No Kaze Titolo Album: Quiete E Tempeste
Anno: 2012 Casa Discografica: Autoproduzione
Genere musicale: Alternative Rock, Crossover Voto: 7
Tipo: CD Sito web: http://www.myspace.com/harunokazerock
Membri band:

Giuseppe “Pino” Caterino – voce, basso

Deni “Forcy” Forniciti – chitarra

Luca “Sossy” Zordan – batteria

Tracklist:

  1. Quiete E Ribollure
  2. Il Giorno Della Collera
  3. Il Sonno Dei Giusti
  4. Oblio
  5. Non È La Voglia Che Mi Manca
  6. Senza Lotta
24th mar2013

Jack Folla – Jack Folla EP

by Marcello Zinno

Non bisogna mai dimenticare che la musica (e il rock in particolare) è nata per dare voce alle persone, alle proprie sofferenze, alle situazioni di disagio, alla verità, a tutto ciò che in alcuni Paesi non si può dire. Non a caso i Jack Folla prendono in prestito il nome dal dj all’anagrafe Diego Cugia, condannato a morte negli USA e che solo altrove è riuscito a dire veramente (e liberamente) la sua. Per urlare le proprie idee contro un sistema che non lo permette, la strada del rock è sicuramente quella giusta. E allora perchè non puntare su un crossover un pò alla Rage Against The Machine, con i suoi riff decisi e pseudo anarchici che fanno da collante con una voce rappata? Inizia Lo Show è la risposta di questa visione, una vera e propria filosofica che definirla musicale sarebbe restrittivo. Certo il loro esordio non è solo questo: con Caimani le influenze hip hop guadagnano spazio, però la sei corde riesce sempre al momento giusto ad intervenire ed impossessarsi del plotone, dando l’ordine giusto e definendo la direzione dei proiettili. Quindici minuti per questo EP che però definisce in maniera chiara le intenzioni dei Jack Folla: fondere due mondi molto diversi tra loro ma non tramite un’azione di unione fredda e razionale del rock con il rap (chi ha pensato a J.Ax?) bensì tramite una vera e propria joint venture creata all’insegna del crossover, mettendoci quel qualcosa in più che valorizza le singole radici.

Certo noi preferiamo i Jack Folla incazzati o che elogiano delle storie che hanno bisogno di voce (Uno Come Tanti ha davvero da insegnare in questo) però anche una Sospeso In Aria, che sa di Linkin Park con una maggiore dose rock, ci colpisce. Ben fatta pur nella sua semplicità. Tutto sta nel capire come matureranno questi ragazzi e se il loro crossover si indurirà o meno.

Autore: Jack Folla Titolo Album: Jakc Folla EP
Anno: 2012 Casa Discografica: Autoproduzione
Genere musicale: Crossover Voto: s.v.
Tipo: EP Sito web: http://www.facebook.com/jackfollaofficialclub
Membri band:

Federico Merli – batteria

Lodovico Pagani – basso

Riccardo Molinari – chitarra

Davide Magnani – voce

Mattteo Zerbi – mc

Tracklist:

  1. Inizia Lo Show
  2. Caimani
  3. Sospeso In Aria
  4. Uno Come Tanti
09th feb2013

Sula Ventrebianco – Via La Faccia

by Marcello Zinno

Spesso il punto di partenza per analizzare un ascolto, uno stile, un brano, è quello di partire dal luogo in cui tutto ciò è stato generato. Partire dalle origini perchè è da lì che una band trae ispirazione incanalando le tradizioni, gli insegnamenti dei propri precedessori o semplicemente assorbendone la scena musicale locale. Il classico esempio sono i cantautori, l’evidente eccezione che conferma la regola sono i Sula Ventrebianco. La formazione campana infatti si allontana con decisione non solo dall’interpretazione del rock locale ma anche dall’approccio categorista che nel nostro paese le realtà musicali sono use abbracciare. Al di là delle mille influenze che ognuno cerca di vantare presentandole come segno di apertura mentale, di solito il sound delle band nostrane cerca di sposare un genere specifico del passato o attualizzarlo richiamandone i canoni essenziali. Qui, con i Sula Ventrebianco, i silos creati dai puristi sonori sono frantumati: potremo parlare di crossover nel senso puro del termine, come melting pot di scelte sonore che per molti versi nascondono un’innovatività fiorente. Le parti vocali irrefrenabili (rap?!) di La Peste sono solo l’ennesima divagazione ad un’ottima interpretazione vocale di Sasio Carannante, così come i riff che diventano quasi stoner in Uomini Feroci D’amore Del Nero essendo passate per un indie di copertura e non ancora divenute alternative-western in Erosa.

Niente che renda spaesato l’ascoltatore, anzi un qualcosa che può aprirgli nuovi spiragli, come la sperimentale Largo Al Re che mette insieme così tante ambientazioni da risultare l’insieme di vari brani diversi; stesso film per la title track dal fascino davvero molto particolare. Ciascuna traccia ha una sua vita propria che a sua volta cerca di elogiare concentrandosi su se stessa, come espressione artistica di contenuti più che di coerenza: non importa che la delicatezza di 32 Denti si infranga contro la cattiveria di Ragazza Muta e che insieme sembrino due pianeti di due universi differenti, ciò che conta è la singola visione musicale che appaga sensi diversi in funzione della sua propria evoluzione. Una visione musicale che a noi piace.

Autore: Sula Ventrebianco Titolo Album: Via La Faccia
Anno: 2013 Casa Discografica: Ikebana Records
Genere musicale: Crossover, Rock Voto: 7,5
Tipo: CD Sito web: http://www.sulaventrebianco.net
Membri band:

Sasio Carannante – voce, chitarra

Giuseppe Cataldo – chitarra, cori

Mirko Grande – basso, cori

Aldo Canditone – batteria, percussioni

 

Per i live:

Caterina Bianco – violino

Salvatore Carrannante – synth, tastiera

Tracklist:

  1. Strappi Alla Carne
  2. Run Up
  3. La Peste
  4. Uomini Feroci D’amore Del Nero
  5. Oca Mia
  6. Erosa
  7. Largo Al Re
  8. Ragazza Muta
  9. Via La Faccia
  10. 32 Denti
  11. Scheletro
10th gen2013

Lebowski & Nico – Propaganda

by Marcello Zinno

No, non è come credete. Dimenticate i Velvet Underground e la bella (forse sarebbe meglio definirla glaciale) Christa Päffgen, in arte Nico. Qui il Nico in questione è Nicola Amici, sassofonista che collabora con i Lebowski dopo aver abbandonato il progetto Jesus Franco & The Drogas. È così che il combo è divenuto un quintetto capace di mescolare tutte le proprie radici di base, ed è questo l’elemento più interessante che viene trasmesso dall’album Propaganda. La band parla di post-rock, ma sarebbe meglio inglobarli in una visione crossover, dove funk, groove, tastiere/synth nostalgici e molto più si mescolano per creare qualcosa di veramente innovativo. Certo, nulla può essere definito completamente nuovo (chi ha detto Bluvertigo?!) ma la personalità che i ragazzi inniettano nella propria musica è l’arma vincente che tramuta Propaganda in un album non complesso ma intricato, nemmeno facile ma al tempo stesso intrigante. I brani presentano a livello generale un andamento comune: il groove del ritmo coinvolge e, anche grazie ai testi un pò demenziali, la simpatia va oltre quello che è il mood del brano; poi la cosa si fa seria e il tutto si tramuta in psichedelia, prima di divenire funk a tutto tondo, in pieno stile ottantiano. A questo punto l’ascoltatore è bello che ipnotizzato.

Differenze al copione ci sono con Avevo Un Sogno Nel Cassonetto e con (A Dicembre Una Tombola) Rosso Shocking che puntano a tempi più cadenzati, ad una drum machine più in evidenza la prima e ad un’atmosfera più soft nella seconda. In brani come Kansas City e Giovanni Citofonista la band offre il meglio di sé mentre in altri passaggi, come in Mutatis Mutande, i testi finiscono per decontestualizzare la componente musicale che resta più in sordina rispetto alla creatività dei minuti precedenti. Propaganda è un urlo fuori dal coro, la voglia di non voler aderire a degli schemi precostituiti, il desiderio di trascendere il rock nel suono ma aderirne nello spirito. Da ascoltare e darne una valutazione del tutto personale ma attenzione che potrebbe essere molto diversa da quella della persona che vi sta a fianco.

Autore: Lebowski & Nico Titolo Album: Propaganda
Anno: 2012 Casa Discografica: BloodySound Fucktory
Genere musicale: Crossover, Funk Voto: 7
Tipo: CD Sito web: http://www.lebowskienico.it
Membri band:

Marco Mancini – basso

Riccardo Latini – batteria

Simone Re – voce, synth, chitarra, diamonica

Riccardo Franconi – synth, drum machine, chitarra, cori

Nicola Amici – sax, chitarra, synth, cori

Tracklist:

  1. Mattia Pascal
  2. Kansas City
  3. Giovanni Citofonista
  4. Sei Uno Sprovveduto
  5. Avevo Un Sogno Nel Cassonetto
  6. Mutatis Mutande
  7. Job Fighters II
  8. Band! Shit! Styling!
  9. (A Dicembre Una Tombola) Rosso Shocking
24th dic2012

Rage Against The Machine – The Battle Of Los Angeles

by Giuseppe Celano

È il 1999 quando l’arma automatica dei Rage Against The Machine si riappropria di un caricatore sfornando 12 incendiari proiettili dall’alto potere di penetrazione. The Battle Of Los Angeles svetta al numero uno di Billboard con una velocità impressionante. Questa nuova uscita mira direttamente al cuore, come Ramon di Per Un Pugno Di Dollari, sfruttando il pirotecnico rifferama di Morello che forgia le sue composizioni sullo stile Led Zeppelin. Niente da dire, i R.A.T.M sono tornati alla grande. Abbandonate le sovrastrutture di Evil Empire, la band si concede licenza di uccidere aprendo le ostilità con l’opener Testify, imperdibile il video in cui i due candidati alla fine si fondono in un’unica persona. È una terapia d’urto e la dose viene raddoppiata con Guerrilla Radio. I due singoli, diretti da Michael Moore, sono capaci di spostare montagne e far muovere il culo anche al più riluttante degli essere umani. Tutti i suoni della chitarra, che definire customizzata è un eufemismo, sembrano provenire da un’altra galassia. Se è vero che le liriche di Zack sono affilatissime è altrettanto vero che Tom è l’alchimista perfetto, il vero fulcro su cui si regge l’intero lavoro. Questo terzo capitolo è la sintesi dei primi due e, sebbene risulti meno complesso, consolida il lavoro fatto finora attraverso un sound chitarristico ricco di evoluzioni melodiche, sfornate dai marchingegni di Tom. A testimoniarlo sono la tellurica Calm Like A Bomb dal chorus irresistibile e Mic Check un brano di proporzioni titaniche. Efficaci e devastanti come potrebbe esserlo uno scivolamento tettonico losangelino, i nostri procedono spediti per l’intero disco sfornando colpi da maestro come l’inarrestabile Sleep Now In The Fire. I R.A.T.M. sono forti della sezione ritmica Tim/Brad che permette al chitarrista una libertà sognata da molti e che in pochi si possono permettere.

The Battle Of Los Angeles suona come mille candelotti di dinamite fatti esplodere in una piazza gremita di gente, lo spostamento d’aria è così potente da scaraventare chiunque a distanza. Voleva fare un disco tronitruante Tom, a nostro avviso ci è riuscito perfettamente. Nonostante i soldi, il pubblico in adorazione, le tentazioni di un mondo musicale che li ha eletti a nuovi dei, e gli anni che pesano i quattro non perdono di vista le battaglie sociali, denunciando i poteri corrotti e sputando veleno letale su qualunque cosa non gli vada a genio. Imperdibile.

Autore: Rage Against The Machine Titolo Album: The Battle Of Los Angeles
Anno: 1999 Casa Discografica: Epic Records
Genere musicale: Crossover Voto: 8
Tipo: CD Sito web: http://www.ratm.com
Membri band:

Zack de la Rocha – voce

Tom Morello – chitarra

Tim Commerford – basso

Brad Wilk – batteria, percussioni

Tracklist:

  1. Testify
  2. Guerrilla Radio
  3. Calm Like A Bomb
  4. Mic Check
  5. Sleep Now In The Fire
  6. Born Of A Broken Man
  7. Born As Ghosts
  8. Maria
  9. Voice Of The Voiceless
  10. New Millennium Homes
  11. Ashes In The Fall
  12. War Within A Breath
11th dic2012

Indastria – I Giorni Del Pelo

by Marcello Zinno

A volte da un miraggio, da un’apparizione inizia tutto. È questa la genesi di I Giogni Del Pelo, il nuovo lavoro di una giovane band sorta a fine anni ’00 che voleva fondere le proprie radici metal-funk e metterle a fattor comune in una manciata di tracce. Così gli Indastria si catalizzarono, oltre che sulla musica, su quell’orso che si dice videro nei dintorni della diga del Vajont e da quella strana immagine quasi onirica iniziarono i primi passi verso il brano Orso Polare Droga contenuto in questo lavoro. Un orso tra l’altro presente in tutta la sua spontaneità come protagonista assoluto dell’artwork. Topolino mette subito in luce i punti di forza e di debolezza della band: sound compatto ma non monotematico, tempi ben strutturati ma un cantato che affossa la proposta del quintetto. Se infatti da un lato si vuole rendere il tutto più caratteristico citando qua e là band che hanno fatto della pazzia compositiva un marchio di fabbrica (System Of A Down) le liriche a volte fuori dagli schemi musicali sembrano rendere meno serio il tutto (Catena). Brano debole l’opener, complice anche la sua elevata durata. Passi il piacere di ascoltare qualcosa di diverso ma la ricetta così come trascritta richiede una certa maturità artistica che però l’autoproduzione non mette in luce, anche colpevolizzando una produzione scarsa. Sicuramente il piacere cresce con lo scorrere dell’album apprezzando le canzoni più “composte” come Odio Il Mio Modo o anche la stessa Orso Polare Droga: in questi momenti vengono fuori le capacità tecniche e soprattutto compositive della band, i variegati e altalenanti tratteggi all’interno dello stesso brano, le sfuriate messe al servizio dei watt. Non è un caso che il brano che dà il nome alla band strizzi l’occhio a certo jamaican sound pur restando fedele alle radici heavy metal che risultano inossidabili nella materia grigia dei Nostri.

I toni diventano più scherzosi con Tosse Verta, complice anche i ritmi che puntano le luci sui testi in alcuni passaggi in dialetto (quindi che ricalcano le nostre impressioni iniziali anche se ora paiono meglio incastrati nel contesto musicale), mentre Gaia rappresenta il momento serio che fa riflettere su quanto l’uomo sia capace di devastare il mondo in cui egli stesso vive (probabilmente l’approccio concettuale su cui costruire qualcosa di importante in futuro per gli Indastria). Non è di certo la prima band che cerca di proporre un heavy metal a metà tra il funk e il crossover, lavoro sicuramente non facilissimo senza correre il rischio di risultare banale, ma bisogna riconoscere un certo interesse nel sound degli Indastria. Molto c’è ancora da fare (produzione, costruzione sonora) ma il tempo dirà la verità su di loro.

Autore: Indastria Titolo Album: I Giorni Del Pelo
Anno: 2012 Casa Discografica: Autoproduzione
Genere musicale: Heavy Metal, Crossover Voto: 6
Tipo: CD Sito web: http://www.facebook.com/indastriabook
Membri band:

Mattia Rizzato – voce, synth

Francesco Casagrande – chitarra, tastiere

Andrea Licini – chitarra

Simone Mattiello – basso

Nicolò Chioato – batteria

Tracklist:

  1. Topolino
  2. Catena
  3. Odio Il Mio Modo
  4. Orso Polare Droga
  5. 2008
  6. Indastria
  7. Tosse Verta
  8. Karaburan
  9. Gaia
  10. Wra
10th dic2012

Rage Against The Machine – Rage Against The Machine

by Giuseppe Celano

Verso la fine del 1992 questo disco veniva dato alle stampe e arrivava, per vie traverse, a casa mia. Me lo aveva dato un amico per sapere cosa ne pensavo. Era sera, mi ero concentrato sulla strana copertina su cui c’era stampata la foto del monaco buddista Thích Quảng Đức che si era dato fuoco a Saigon nel 1963, ma questo l’avrei scoperto dopo. Al tempo la sola idea di ascoltare qualcosa di rappato andava contro ogni mia convinzione, ma l’inizio di quel disco mi aveva messo in seria difficoltà tanto da metterlo da parte dopo la prima canzone per paura che mi piacesse davvero. C’era qualcosa di molto familiare in quel sound, ci misi del tempo per capire che Tom Morello è un fan scatenato degli Zeppelin, era quello che mi aveva colpito. Rage Against The Machine fa l’effetto della prima donna con cui vai a letto, preso quel sentiero non si torna indietro. La sua deflagrazione parte con Bombtrack, opener micidiale che deflagra scagliando pezzi incandescenti di acciaio temprato di matrice zeppeliniana contaminandolo con schegge punk sullo stile degli MC5. La capacità di mischiare hard rock, con tendenze metal, al rappato della voce (st)ruggente di Zack De La Rocha è qualcosa di veramente incredibile. La minacciosa Killing In The Name Of, forte di un riff dritto e dirompente, è un’istigazione a saltare le barricate e disobbedire. Quel monito ossessivo che sfocia in “fuck you I won’t do what you tell me (motherfucker)!” riuscirebbe a ridestare anche l’orgoglio ad un morto. Gli assoli su scale velocissime di Take The Power Back sono esempi magistrali di ciò che potremmo definire la genesi di una nuova galassia mai osservata prima.

I quattro danno vita a un capolavoro analogico usando solo gli strumenti a disposizione senza l’aiuto di artifici digitali. Rage Against The Machine è un destro in faccia da uno sconosciuto, imprevisto, pesante e praticamente da K.O. I losangelini producono una pietra miliare che non teme paragoni, neanche la stessa band è mai riuscita a eguagliare il suo esordio. Anche i brani meno complessi e distanti dai classici stilemi del genere, come Settle For Nothing o Fistful Of Steel (quest’ultimo invero il più debole dell’intero disco), lasciano un segno indelebile. Nell’urlo disperato di Zack la tensione è altissima, le sue parole lasciano intravedere un futuro attraverso il sovvertimento delle regole per ottenere il fine ultimo della libertà. A metà disco la band offre tre brani geniali. Bullet In Your Head e il suo iniziale andamento sincopato si trasformano presto in un definitivo esempio di devastante distruzione. Il rifferama ossessivo di Morello, il basso killer di Tim e il drumming, modello bulldozer, di Brad convergono verso un finale che stravolge. È inutile cercare iperboli per spiegare ciò che non può essere spiegato a parole. Non da meno è la successiva Know Your Enemy, in cui appare Maynard dei Tool a occuparsi della sezione centrale del brano rilasciando un urlo tellurico che introduce l’assolo di Tom. Il chitarrista sale in cattedra dando lezioni di chitarra attraverso l’uso dello switch, dello scratching sulle corde prima di prodursi in un assolo davvero pregevole. Chiude il trittico Wake Up, il cui riff portante è totalmente imperniato su Kashmir degli Zeppelin per poi trasformarsi nella tipica cavalcata al vetriolo che scomoda anche l’incendiario stile hendrixiano. C’è tutto: la potenza, lo stile cangiante, i cambi di tempo nevrotici e tutta la fantasia di Morello.

Township Rebellion fornisce una versione alternativa sui violenti scontri urbani di Los Angeles, scoprendo il fianco corrotto delle istituzioni e della stampa assoggettata al governo. Chiude Freedom, summa di quanto detto finora: il brano è un piccolo bignami di stile chitarristico innovativo e di violenza sonica condensata in sei minuti dall’effetto di un meteorite gigante impattato sulla terra. In Freedom convivono la voglia di cambiamento e la rabbia contro le ingiustizie subite da Leonard Peltier (e da quelli come lui), proiettate attraverso la voce di Zack che urla “freedom” fino al cedimento delle corde vocali Altrettanto impressionante è il video del brano. Se non possedete ancora questo capolavoro assoluto, non è un opinione di chi scrive ma una realtà insindacabile, è la volta buona che tiriate fuori il portafogli (siamo sotto natale no?) e compriate XX 20th Anniversary Edition. Se non avete i soldi, rubatelo, tutti hanno diritto all’arte, nessun giudice potrà condannarvi e se dovesse succedere chiamatemi che gli ficco un proiettile in quelle fottute teste!

Autore: Rage Against The Machine Titolo Album: Rage Against The Machine
Anno: 1992 Casa Discografica: Epic Records
Genere musicale: Rock, Crossover Voto: 9
Tipo: CD Sito web: http://www.ratm.com
Membri band:

Zack de la Rocha – voce

Tom Morello – chitarra

Tim Commerford – basso

Brad Wilk – batteria, percussioni

Tracklist:

  1. Bombtrack
  2. Killing In The Name Of
  3. Take The Power Back
  4. Settle For Nothing
  5. Bullet In The Head
  6. Know Your Enemy
  7. Wake Up
  8. Fistful Of Steel
  9. Township Rebellion
  10. Freedom
23rd nov2012

Il Terzo Istante – Come Ti Senti?

by Marcello Zinno

Non è da tutti decidere di intraprendere un progetto musicale e di trovarsi a tre mesi da questa decisione in sala di registrazione per incidere un EP. Non è da tutti anche perchè non stiamo parlando di uno di quei supergruppi, formati da artisti che hanno visto sfumare il successo della propria “main band” e che vedono la possibilità di “rilanciarsi” in maniera autonoma, sfruttando il proprio nome, come un modo per incrementare le proprie casse. Divagazioni (e polemiche) a parte, Il Terzo Istante è un trio di giovani musicisti che prende il nome proprio dal numero dei propri elementi e dalla velocità con cui si stanno facendo conoscere (in meno di un anno hanno suonato sullo stesso palco di Max Gazzè in occasione dell’Arthur Guinness Day 2012). La base portante del sound de Il Terzo Istante è un crossover sofisticato (altro che alternative, come li presentano tutti), niente tracce modaiole, ma anzi delle promisquità con certo rock acido del nostro paese anche se caratterizzato dalla bellissima voce di Lorenzo De Masi. Ma il bello non è qui perchè l’aspetto più promettente di questa line-up è nella sua rilevante dose di creatività sfruttata pienamente attraverso cambi di rotta, strumenti che fanno lotta tra di loro e direzioni stilistiche che si accavallano. Non è solo la pazzia della title track che inserisce un piano nel bel mezzo del riff elettrico ma anche gli sprazzi energici di Le Idee Chiare e le sfuriate di Non Sai che anche nel ritornello riescono a far combaciare una parte cantabile e un incedere assolutamente stravagante, a tratti math-rock.

Più pacata il Senno Di Poi ma guai a parlare di ballad: i tempi restano una spanna sopra il classico 4/4, segno della portanza tecnica che i tre ragazzi hanno maturato. Assolutamente una formazione da tenere sotto controllo perchè siamo sicuri che con un album ben più completo si rischia di spaccare la scena rock nostrana e riuscire a portarla ad un livello superiore.

Autore: Il Terzo Istante Titolo Album: Come Ti Senti?
Anno: 2012 Casa Discografica: Autoproduzione
Genere musicale: Crossover Voto: s.v.
Tipo: EP Sito web: http://ilterzoistante.bandcamp.com
Membri band:

Lorenzo De Masi – tastiere, voce

Fabio Casalegno – chitarra

Carlo Bellavia – batteria

Tracklist:

  1. Come Ti Senti?
  2. Le Idee Chiare
  3. Non Sai
  4. Il Senno Di Poi
16th nov2012

De Curtis – Belli Con Gusto

by Marcello Zinno

Alcune persone credono ancora che le vecchie leggi del rock siano inviolabili e che un musicista o una band che si dice appartenere a questo genere debba fedelmente seguire i dogmi assoluti della sua storia. Tempi in 4/4, riff che entra in testa ripetuto a dovere, struttura dei brani scolpiti su pietra e tanta energia. Sì ok, questo è un buon ricettario per comporre un album che resti più a lungo possibile nei lettori degli ascoltatori ma per fortuna non è l’unico. Anzi dobbiamo ringraziare le band che spingono il rock un pò più in là, che gli offrono una vista più trasversale, più ampia, come fosse un laser che ad un tratto riesce ad annullare la miopia e contemporaneamente aprire la mente verso nuovi ascolti. Perchè il rock è molto di più e delle formazioni di grandi musicisti ce lo dimostrano. I De Curtis sono fra questi, nonostante il loro moniker e i titoli di alcuni loro brani che vorrebbero accostarli ad una formazione “da gioco”, leggera nelle idee e nella musica. Non è così. L’impegno verso una costruzione sonora ardita e trasversale è forte e le influenze che si percepiscono in soli quaranta minuti di ascolto sono davvero multiformi e stravaganti.

Già in apertura gli intenti sono chiari. Prevaricare i generi, focalizzarsi su qualcosa di intricato, stupire con l’inaspettato e favorire quegli inserti che non sono per nulla consoni al rock. Non è un caso che la title track e le sue sfuriate quasi crossover in grado di cambiare sfumature, umori e musiche nel giro di quattro minuti scarsi esalti e al tempo stesso rappresenti il brano perfetto per entrare nelle musicalità dei De Curtis. Ma l’insegmanento più forte arriva con Vota Antonio. Uno scherzo? Assolutamente no, perchè il rock è sempre stato visto come qualcosa di rozzo, sporco per gente che vive la vita al limite; in questo brano la musica acquisisce un’eleganza particolare che non referenziano il Salvatore De Curtis richiamato dal nome della band né il suo famosissimo grido “Vota Antonio La Trippa” nel film Gli Onorevoli. Anzi, qui addirittura si scade nel progressive. Così Novantesimo Minuto ci introduce a scenari psichedelici (forse perchè la vecchia sigla del programma Dribbling era un brano dei Pink Floyd?!) sforando poi in passaggi altrettanto coraggiosi, mentre Il Principe Parlante (ancora un altro riferimento a Totò) presenta un incedere ancora più allegro ma mai semplicistico.

Per le vere sperimentazioni c’è Senza Ombra Di Dub Io, nella cui parte centrale ci riporta a quanto fatto negli ultimi anni dai Nichelodeon, mentre sul finale va segnalata Plastic Islands con alla voce Mae Starr dei Rollerball ed il sapore crepuscolare che lascia sul palato. Ma tutto sommato, definirlo un album rock è assolutamente riduttivo.

Autore: De Curtis Titolo Album: Belli Con Gusto
Anno: 2012 Casa Discografica: Tannen Records
Genere musicale: Rock, Crossover Voto: 8,5
Tipo: CD Sito web: http://www.myspace.com/decurtisband
Membri band:

Bruno Vanessi – chitarra

Riccardo Orlandi – batteria

Luca Bronzato – sassofono

Davide Bronzato – basso

Andrea Gastaldello – piano, chitarra

Tracklist:

  1. Gugol Bordello
  2. Il Mio Natale Secco
  3. Belli Con Gusto
  4. Vota Antonio
  5. Novantesimo Minuto
  6. Il Principe Parlante
  7. Senza Ombra Di Dub Io
  8. Sacro Cuore
  9. Plastic Islands
Pagine:1234»