by Giancarlo Amitrano
Sound finnico. Il gelo penetra profondamente nelle nostre ossa apprestandoci all’ascolto di sonorità quasi oltretombali, pur proposte con buona tecnica e spirito compositivo. Ci occupiamo di questo combo svedese che, forgiato da un decennio di solida gavetta, giunge al suo secondo full-lenght, dopo il buon Breed Deadness Blood. I toni sono ovviamente molto, molto aggressivi, ispirati certamente ai maestri del genere, quali mentori migliori dei primi Entombed o Dismember per appressarci alle odierne tematiche? Necrovorus Insurrection apre le danze in un terremoto ritmico e dannato al tempo stesso, grazie alla potenza distruttiva del cantato che superbamente si innalza di un’ottava sul refrain maledettamente intenso e clamoroso nella sua non ripetitività. Dark Lead Dead è il ferimento assoluto: le asce sono mortifere, il basso è maledetto il giusto, mentre lo screaming di Seb pare giungere dalle profonde viscere dell’Ade. E pur tuttavia, una inaspettata vena melodica, per quanto possibile, fa capolino nell’esecuzione delle linee chitarristiche, che si mantengono sì esplosive nella fase iniziale, salvo poi diradare in una piacevole digressione “superspeed” nel tratto finale del brano, maestoso ed anthemico. La linea sonora di Pulse Of Towering Madness è quasi “prog” nell’approccio iniziale, Seb si danna l’anima per tenere a freno la potenza sonora dei suoi prodi, ma è impresa titanica stante l’energia ed i bicipiti che si affannano nel torturare soprattutto le asce. Il drumming saggiamente rallentato di metà brano consente di tirare leggermente il freno nelle battute della sezione ritmica, così da lasciare campo libero al duo infernale della doppia sei corde.
Commander Of Remains prosegue il massacro sonoro, mostrando tuttavia la volontà della band di offrire anche qualche sano momento di buon groove compositivo, con gli ovvii incisivi solo della sei corde, che qui davvero raggiunge il suo top interpretativo, grazie anche alla maestosa ugola di Seb, nettamente maturata rispetto ai primi brani del disco. Il monumentale solo centrale vale il prezzo dell’album: dall’Inferno (sonoro) si può anche tornare carichi di meraviglia compositiva. Anche New Depths contribuisce all’uragano che ci sta investendo e confessiamo la nostra piacevole sensazione di abbandono alla cascata di note torrenziali che i due axeman ci sparano a pieni watts. Non possiamo esimerci dall’essere soffocati dalla pienezza del suono e dall’ossessivo drumming a base quasi esclusiva di ossessivi rullanti e pochi ma incisivi crash. Maestoso: così dobbiamo necessariamente omaggiare Sepulchreal, probabilmente il brano più tecnico dell’album grazie ad una magistrale linea di basso, spesso a torto sacrificato nell’economia dei brani di genere. Invece Anton maneggia le quattro corde quasi da solista assoluto del brano ed anche il singer si allinea alla perfezione al tappeto sonoro da esso disegnato, senza scomporsi minimamente. Prese da una sana competitività, le asce sono mortifere e concedono alla platea un solo da urlo che rende il brano l’altra gemma del disco.
Con Resurrectionist, il combo di Kristianstad ci sorprende per l’ennesima volta. Un inatteso e gradevolissimo mid-tempo fa da base al brano che coinvolge sin dall’inizio. Mentre la voce è cadaverica al punto giusto, il lavoro del quartetto produce una deformazione delle note di rara intensità, a causa del cantato stesso, che appare quasi “sintetizzato” nei passaggi centrali, tanto che la stessa sezione ritmica appare allungata al massimo nelle sue esecuzioni. Sempre in un contesto di rara intensità, il brano si consente addirittura un breve interludio di improvvisata “jam” perfettamente interpretata. The Transition, di nome e di fatto, è un delicato intermezzo acustico ben congegnato, che tuttavia si consegna nel finale ad una cavalcata elettrica quasi epica nella sua maestosità, davvero inattesa per il genere di che trattasi e per i “ceffi” in esso coinvolti. È meglio, allora, tornare all’assalto dei nostri padiglioni auricolari con III Mouth Madness: ancora una voce disperata che ci trae al profondo degli abissi, stante la capacità delle asce di tratteggiare linee sonore che più accelerate non si può. Viene messa a dura prova la resistenza del drummer per seguire l’evolversi del brano in un rincorrersi di grancasse, chitarre impazzite, e basso macellante.
Chiusura in gran stile per il quintetto svedese che alla fine ci lascia con la sensazione che davvero a nulla di nuovo abbiamo assistito, ma con la loro interpretazione ci ricorda che il genere è lungi dal perire grazie anche a band come loro.
| Autore: Necrovation |
Titolo Album: Necrovation |
| Anno: 2012 |
Casa Discografica: Agonia Records |
| Genere musicale: Death Metal |
Voto: 7 |
| Tipo: CD |
Sito web: http://www.necrovation.com |
| Membri band:
Seb – voce, chitarra
Fredrick Almstrom – chitarra
Anton – basso
Bunger – batteria |
Tracklist:
- Necrovorus Insurrection
- Dark Lead Dead
- Pulse Of Towering Madness
- Commander Of Remains
- New Dephts
- Sepulchreal
- Resurrectionist
- The Transition
- III Mouth Madness
|