by Rod
Musicalmente parlando, Bleach, il primo lavoro discografico dei Nirvana uscito sul finire degli anni ‘80, era stato considerato da molti come un grido di disperazione lanciato al mondo intero a suon di urla laceranti e amplificatori impazziti. Con un solo disco, la band di Aberdeen riuscì ad imporsi sulle scene del rock mondiale, lanciando un chiaro segnale generazionale al mondo discografico, grazie soprattutto al fenomeno grunge che loro stessi contribuirono a valorizzare. Tale segnale fu colto con sagacia ed astuzia dalla Geffen Records, (l’etichetta californiana che già vantava nel suo rooster mostri sacri come Whitesnake, Guns N’ Roses e Aerosmith), la quale, mettendoli sotto contratto, fiutò nei Nirvana e nel suo istrionico frontman un affare da gallina dalle uova d’oro, oltre ad intravedere nel terzetto le potenzialità da fenomeno commerciale e mediatico del rock’n’roll. Dall’incontro con il talentuoso batterista e polistrumentista Dave Grohl e con l’esperto produttore/musicista Butch Vig, nacque nel 2001 il mitico Nevermind, un album con ambizioni più alternative rispetto al precedente, che prende le distanze dalle atmosfere cupe e claustrofobiche del passato mettendo al centro del progetto l’assoluta essenzialità compositiva ed esecutiva dell’insieme, risultato che conferirà al disco una freschezza ed un’immediatezza tale, da renderlo fruibile a chiunque come un qualunque altro prodotto pop o commerciale, seppur mantenendo un tratto distintivo marcatamente sporco, grezzo e contaminato: in una sola parola, grunge.
L’album si apre con la memorabilia Smells Like Teen Spirit, brano considerato non solo il pezzo (e il video) in cui maggiormente si identifica lo spirito di Nevermind, ma probabilmente la composizione che meglio ha saputo fotografare la generazione che si rispecchiava nel fenomeno grunge, nonché la dimensione musicale con cui i Nirvana stessi guardavano all’intero fanatismo giovanile che li idolatrava. Il brano nasce grazie alla semplice costruzione intro+bridge+chorus, in cui il ritornello urlato a squarciagola da Kurt, sembra riprendere seppur velocizzato, il giro di accordi di More Than I Feeling dei Boston. La famosissima In Bloom, è invece una delle proposte più radiofoniche e televisive del disco. Anche stavolta la formula magica intro+bridge+chorus, riesce a trasformare in un successone da classifica, una canzone sciabordante di atmosfere made in Seattle miste a melodie pop elettrificate, valorizzate dal solito testo irriverente e decadente di Cobain e dal controcanto di Dave Grohl, a fronte di un beat che parte lento per poi aumentare cadenzato verso la fine. Come As You Are è una traccia dall’imprinting alternative, contro cui la critica si è accanita nel ricercare nel testo messaggi subliminali afferenti le intenzioni suicida del biondo leader della band. Ciò che invece di questa canzone va messo in evidenza, è ancora una volta la volontà da parte dell’autore di stupire l’ascoltatore con una composizione semplice ma efficace e ad immediata memorizzazione, che punta tutto su un giro, quello iniziale, che grifferà per sempre la riconoscibilità del pezzo tra quelli di maggiore successo dei Nirvana. Breed è pregna di quelle atmosfere sporche del periodo grezzo di Bleach, sia dal punto di vista melodico che sotto l’aspetto del groove. Le immediate ma efficaci soluzioni alle pelli di Dave contribuiscono a conferire al brano la giusta cattiveria che serve per far brillare il pezzo di luce propria.
Lithium parla della storia di un uomo che si rifugia nella religione dopo la morte della sua ragazza. Cobain decise di esprimere la somatizzazione del dolore vista attraverso la catarsi religiosa, grazie ad un arrangiamento iniziale lento, quasi sommesso, che smuove mano a mano i toni sfociando in un ritornello dilaniante e liberatorio. Polly è un brano acustico, lento e delicato, ma con un’anima dark che l’accompagna nel mentre, figlia della ennesima tematica avulsa scelta da Kurt per il testo: una minorenne stuprata dallo stesso pedofilo da cui diventa dipendente. Territorial Pissing è puro delirio punk, un brano tiratissimo di soli due minuti e mezzo, capace di irrompere con voracità nelle atmosfere rock e pop che aleggiano su Nevermind, portando un godibilissimo scompiglio noise tra le distorsioni di Cobain. Drain You, ripercorre lo spirito commerciale del disco, offrendo un’ottima parentesi grunge intervallata da una lunga sezione d’atmosfera che va a riprendere il refrain della prima parte. Lounge Act si caratterizza per l’intro di basso di Novoselic, il quale va ad introdurre un brano essenziale, fatto di pochi accordi. Nella seconda parte, identica alla prima, l’interpretazione vocale di Kurt si fa più aggressiva, conferendo al pezzo un taglio alternative decisamente avvincente. Stay Away, è uno dei brani più tosti di Nevermind, grazie soprattutto all’incessante contributo di Dave Grohl, ma anche in virtù dell’ottima prova vocale di Kurt, tormentata sino al limite dell’inquietudine, con in primo piano la sua voce contro cui ne viene messa in contrapposizione una seconda, come in un botta e risposta che svanisce sotto i colpi di urla laceranti che vanno a ripetere con ossessione il titolo della traccia, in un crescendo emotivamente coinvolgente.
On A Plain è un brano simile nella sostanza a Lithium e Come As You Are. Le soluzioni melodiche scelte ed il metodo di composizione del brano, sembrano essere pressappoco le stesse, ma l’affiatamento artistico del combo americano fa sì che il pezzo non diventi uno sterile plagio dei citati, ma un’entità propria e riconoscibile all’interno della raccolta. Something In The Way ricalca in parte le atmosfere di Polly, dalla quale si differenzia per un canto di Cobain più struggente, che lascia sull’ascoltatore aloni di solitudine miste ad aneliti di quiete, come per una candela silente che viene lasciata sola in una stanza buia. Facendola scorrere per qualche minuto, è possibile ascoltare Endless, Nameless la ghost track del disco che musicalmente si traduce in una sorta di improvvisazione noise, fatta di urla, distorsioni, percussioni impazzite e atmosfere cupe.
Parlare di Nervermind per chi scrive, è come aprire un album dei ricordi, un volume impolverato da cui far uscire tutto un mondo emotivo appartenuto ad un’epoca, l’adolescenza, in cui la musica oltre ad essere una componente fondamentale per la crescita di ogni individuo, rappresenta soprattutto un mondo fantastico in cui rifugiarsi per scappare dalle brutture del mondo. C’è chi ha avuto il White Album dei Beatles, altri The Dark Side Of The Moon dei Pink Floyd ed altri ancora Black Sabbath di Ozzy Osbourne e Tony Iommi. Per il sottoscritto e per molti altri della sua generazione, Nevermind dei Nirvana è stato senza dubbio un album fondamentale che ha praticamente scardinato gli anni ’90, sancendo definitivamente la conferma a livello mondiale dell’esplosione dell’ultimo grande fenomeno giovanile che la storia del rock moderno ricordi: il grunge.
| Autore: Nirvana |
Titolo Album: Nevermind |
| Anno: 1991 |
Casa Discografica: Geffen Records |
| Genere musicale: Grunge, Alternative Rock |
Voto: 10 |
| Tipo: CD |
Sito web: http://www.nirvana.com |
| Membri band:
Kurt Cobain – voce, chitarra
Chris Novoselic – basso
Dave Grohl – batteria |
Tracklist:
- Smells Like Teen Spirit
- In Bloom
- Come As You Are
- Breed
- Lithium
- Polly
- Territorial Pissings
- Drain You
- Lounge Act
- Stay Away
- On A Plain
- Something In The Way
- Endless, Nameless (ghost track)
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