04th apr2013

Sange:Main:Machine – By Your Side

by Rod

Un pezzo rock lo riconosci sin da subito. Dal modo in cui s’impadronisce del tuo corpo. Da quella strana alchimia che ti entra nelle ossa facendoti battere improvvisamente un piede o una mano al ritmo del beat, oppure da quando nel bel mezzo dell’assolo la faccia si contrae assumendo espressioni goduriose, cazzute e ritorte, stile Jack Black. È esattamente questo il modo in cui chi vi scrive ha somatizzato l’ascolto di By Your Side, ultima fatica dei Sange:Main:Machine, band bolognese dal dna sfacciatamente rock’n’roll. Un album che in sole sette tracce è capace di mostrare a più riprese una notevole potenza elettrica ed una non comune personalità musicale. Chitarre mai dome, paccate di batteria a volontà ed un basso sempre fluido ed in scia, sostengono senza soluzione di continuità la prova viscerale dell’ottimo vocalist Luigi “Sange” Sangermano. Con questo stile felicemente arroccato nella tradizione classica del rock (con svariate puntatine al glam anni ’80), ogni cosa sembra perfettamente a suo posto; lo si capisce a partire da By Your Side, pregevole overture semplice ed efficace, che parte con un bicordone alla Metallica dei tempi di Load per poi aprire il gas a manetta in adrenaliniche accelerate, capaci di trascinare l’ascoltatore per i capelli per quasi sei godibili minuti, destinazione “highway to hell”.

A seguire, troviamo l’interessante cover, o per meglio dire, il felice tributo ai Kiss, con Creature Of The Night, pezzo fondamentale della discografia della storica band che ai tempi dell’omonimo disco vedeva alle pelli il compianto drummer Eric Carr. Run Like Hell, è l’ennesimo episodio trascinante dell’album, caratterizzato da richiami Van Halen (soprattutto in apertura), un brano nel complesso godibile ed allo stesso tempo convincente. Born To Be Bastards e Beer’n'Roll, attingono a piene mani dalle sonorità rock blues e strizzano positivamente l’occhio a certe atmosfere selvagge e sfrontate dei Motley Crue. Sea Of Sadness è l’immancabile ballatona che ammorbidisce le sfuriate rock del full lenght; un episodio in cui il quintetto dimostra di trovarsi a proprio agio anche con il songwriting tipicamente mainstream, grazie all’abile costruzione di atmosfere più lente e rigorosamente ispirate all’epopea classic del genere musicale. Il Sogno, Il Volo, La Magia è l’ultima traccia di By Your Side, un brano che a livello strumentale riprende coerentemente il mood elettrico dell’intera raccolta. Pur avendo l’appeal giusto ed incontrando il gusto musicale di chi scrive, la composizione risulta palesemente penalizzata dal testo in italiano. Su questo brano il frontman Sange, risoluto interprete di personalità, non pare esattamente a suo agio come palesato altrove. C’è da lavorarci su.

Horns up per questa caparbia band di casa nostra ed al loro By Your Side, un album a cui non manca niente e che, al di là dei meriti musicali, va applaudito per l’impavida consapevolezza di voler mostrare una band viva in tutte le sue sfaccettature, dall’originalità dei brani proposti, all’attenzione per lo stile rock ed al rispetto per la grande tradizione, senza dimenticare l’audacia mostrata nel cimentarsi con un brano in italiano e con una cover non proprio semplice di una band amatissima in tutto il mondo come i Kiss.

Autore: Sange:Main:Machine Titolo Album: By Your Side
Anno: 2012 Casa Discografica: Street Symphonies Records
Genere musicale: Hard & Heavy Voto: 7
Tipo: CD Sito web: http://www.sange.it
Membri band:

Luigi “Sange” Sangermano – voce

Fabrizio “Mariachi” Gangemi – chitarra

Luca Capanni – chitarra

Tiziano DeSiati – basso

Beppe Montuori – batteria, percussioni

Tracklist:

  1. By Your Side
  2. Creatures Of The Night (Kiss cover)
  3. Run Like Hell
  4. Born To Be Bastards
  5. Beer’n'Roll
  6. Sea Of Sadness
  7. Il Sogno, Il Volo, La Magia
03rd apr2013

Axel Rudi Pell – Live On Fire

by Marcello Zinno

Prolifico come pochi, il biondo Axel Rudi Pell apre il suo 2013 con un doppio DVD che omaggia il tour dell’ultimo lavoro discografico Circle Of The Oath portato in giro sui palchi di mezza Europa. Con questa idea nasce Live On Fire, cofanetto che congela due performance di Axel e della sua band e li ripresenta al pubblico. Si tratta del live a Colonia girato ad ottobre 2012 (precisamente a Essigfabrik) nel primo CD e quello in occasione del Rock Of Ages Festival di Seebronn di luglio 2012 nel secondo CD. È lontano il tempo delle ballad (non da molto infatti abbiamo archiviato il suo The Ballad IV con cui reinterpretava suoi brani in chiave lenta), qui è la potenza dal vivo che esce fuori, non solo dal talentuoso chitarrista ma anche dagli ottimi musicisti da cui è accompagnato. Senza togliere nulla a tutti, un plauso va fatto all’instancabile Mike Terrana, ormai invischiato in mille progetti, in grado di trasmettere ritmo e quello sporco sapore dell’hard rock/heavy metal che pulsa nelle sue vene (un drum solo assolutamente impressionante); molto bravo anche Johnny Gioeli, con una voce molto particolare e americana nello stile che conferisce epicità e cattiveria al tempo stesso ai brani.

Molto toccante The Masquerade Ball che mette in luce tutti gli insegnamenti di Ronnie James Dio e della sua fede, che si ripresenta un pò in vari momenti del Nostro (Mystica) dispensando gioia ai fan dell’elfo e allungando la sua vita grazie ad un hard & heavy di classe; più moderne suonano Ghost In The Black e Strong As A Rock che riescono ad attirare grinta pur nella loro semplicità. I due show, nonostante siano caratterizzati quasi dalla stessa scaletta, risultano molto diversi tra loro: quello a Colonia è collocato in una data della band quindi davanti al proprio pubblico che, vero conoscitore dei brani, risulta essere anche un target più “amico”, mentre in occasione del festival tedesco i presenti sono qualche dozzina di volte più numerosi e in essi molti conoscono meno l’artista e la sua band. Pubblico diverso ma show sempre uguale, anche nelle piccole trovate e battute tra un pezzo e l’altro: copione ben scandito, ripetuto ai vari show. Va ammesso però che i ragazzi impiegano anche la stessa dose di energia, indipendentemente da quante sono le persone che si trovano di fronte al palco, e questo è un grande punto a loro favore. Da segnalare l’assolo del tastierista Ferdy Doernberg che insieme alla esecuzione di Carousel, piacevole ma non unica, e alla jam session allegata rappresentano gli unici momenti presenti nello show di Colonia e non ripetuti al Rock Of Ages.

Nel secondo DVD sono inclusi inoltre dei contenuti speciali: un’intervista ad Axel, che in realtà non svela nulla che un normale metaller non possa già immaginare, un’intrusione nella casa del chitarrista con un pò di chiacchiere più personali e il video della cover di Hallelujah, brano di Leonard Cohen portato al successo da Jeff Buckley. Quindi un’uscita molto ricca che delizierà sicuramente i fan di Axel e che svelerà a chi non lo conosce al meglio le potenzialità live di questa tecnicissima band.

Autore: Axel Rudi Pell Titolo Album: Live On Fire
Anno: 2013 Casa Discografica: SPV/Steamhammer
Genere musicale: Hard’n’Heavy, Heavy Metal Voto: 7
Tipo: CD Sito web: http://www.axel-rudi-pell.de
Membri band:

Axel Rudi Pell – chitarra

Johnny Gioeli – voce

Mike Terrana – batteria

Ferdy Doernberg – tastiera

Volker Krawczak – basso

Tracklist:

CD 1 Colonia, Essigfabrik (18 ottobre 2012):

  1. The Guillotine Suite (intro)
  2. Ghost In The Black
  3. Strong As A Rock
  4. Before I Die
  5. The Masquerade Ball / Casbah / Dreaming        Dead / Whole Lotta Love / Dreaming Dead
  6. Drum Solo
  7. Mystica / Mistreated / Mystica
  8. Oceans Of Time
  9. Circle Of The Oath
  10. Fool Fool
  11. Keyboard Solo / Carousel / Jam / Carousel
  12. Tear Down The Walls / Nasty Reputation
  13. Rock The Nation

CD 2 Rock Of Ages Festival (28 luglio 2012):

  1. The Guillotine Suite (intro)
  2. Ghost In The Black
  3. Strong As A Rock
  4. Before I Die
  5. The Masquerade Ball / Casbah / Dreaming        Dead / Whole Lotta Love / Dreaming Dead
  6. Drum Solo
  7. Mystica / Mistreated / Mystica
  8. Oceans Of Time
  9. Circle Of The Oath
  10. Tear Down The Walls / Nasty Reputation
  11. Rock The Nation
  12. Bonus tracks
25th ott2012

Bad Bones – Snakes & Bones

by Matteo Iosio

Ossa vecchie e malandate come quelle di chi ha passato la vita a suonare il vero rock in piccoli e polverosi locali in giro per il mondo, affogando le nottate tra alcool ed ore piccole. Bad Bones è anche un gruppo formatosi a Ceva nel 2007 che incarna tutto ciò descritto fin ora. Su iniziativa dell’ex bassista dei White Skull Steve Balocco, la band cresce tra le braccia dell’hard rock vero e genuino, old school privo di manierismi o compromessi, il timbro è graffiante e cattivo il giusto portandoli ad incidere due LP, Small Town Browlers (2008), A Family Affair (2010) con in mezzo un EP chiamato Dead Boy e datato 2009. Ora, dopo molta strada ed altrettanti palchi, i quattro si ripresentano al grande pubblico con un nuovo ed interessante progetto denominato Snakes & Bones. Il disco parte subito fortissimo con un misto di hard & heavy di vecchio stampo condito con una spruzzatina di buon vecchio blues in grado di farsi subito apprezzare. Riff belli pieni e pesanti vi faranno tornare con la mente a gruppi iconici come AC\DC, Motörhead, Thin Lizzy e Mötley Crüe. Batteria possente e assoli accattivanti, il sound risulta veramente ben calibrato ed estremamente piacevole; la voce del cantante Max Malmerenda (Max Bone) ruvida e profonda al punto giusto, conferisce grande credibilità all’insieme, impreziosendo notevolmente ogni traccia.

Ottima anche la produzione affidata all’esperto Riccardo Parravicini e le registrazioni eseguite presso i Modulo Studio di Cuneo. La caratteristica maggiormente apprezzabile oltre alle ottime doti tecniche del gruppo è senza dubbio l’estrema varietà delle track presenti: dalle canzoni più esplosive e veloci come in apertura con Am I Walking Alone? o la possente Don’t Stop Me si passa all’accattivante Bugs Lane che sembra uscita direttamente dalla mente dei geniali Van Halen, per poi scendere di decibel con la ballad lenta e sensuale Follow The Rain, melodica e riflessiva in grado di aggiungere svariati carati al progetto. Piacevole anche la canzone Nowhere Girl simile come struttura agli ultimi lavori targati Chickenfoot complice forse, la forte somiglianza di timbro vocale tra i due frontman. Album promosso a pieni voti quindi, questi ragazzi hanno fatta davvero tanta strada e sono giunti ad una maturità che si potrebbe definire “interessante” con una profondità negli arrangiamenti e nel suono di notevole spessore. Appare evidente come l’esperienza negli USA sia stata fondamentale ed estremamente formativa per tutti gli elementi del gruppo. Non troverete elementi di innovazione nell’album ed il bello si trova proprio in questo, nel riscoprire un sound che è rimasto in soffitta per troppo tempo e che riporta alla mente gruppi con cui abbiamo costruito il nostro background musicale.

Cosa fare quindi? Acquistare l’album ovviamente, perfetto da assaporare mentre si è alla guida della propria vettura verso una meta lontana, con la mente rivolta ai grandi del passato e le orecchie ben orientate verso i nostri rocker piemontesi.

Autore: Bad Bones Titolo Album: Snakes & Bones
Anno: 2012 Casa Discografica: Bagana Records
Genere musicale: Hard & Heavy Voto: 7
Tipo: CD Sito web: http://www.badbones.it
Membri band:

Max Bone – voce

Mecu Bone – chitarra,voce

Steve Bone – basso

Lele Bone – batteria

Tracklist:

  1. Am I Walking Alone?
  2. Bugs Lane
  3. Desert Star Blues
  4. Don’t Stop Me
  5. Follow The Rain
  6. Gasoline Rock
  7. Indian Medicine Man
  8. Jumping White Devil
  9. Nowhere Girl
  10. Rebel Radio
  11. Snakes&Bones
03rd ago2012

Bad Memories – Forced To Be A Stranger

by Marcello Zinno

Un progetto giovane quello dei Bad Memories ma che ha già raggiunto una cerca maturazione, risultato impossibile se si pensa agli innumerevoli anni di gavetta che servivano un tempo per costruire un sound compatto e autoesplicativo. I toscani infatti hanno sterzato per sonorità più complete puntando su un hard’n’heavy di stampo classico, almeno sulla carta, un approccio che però risulta penalizzato dai vari tentativi di creare delle hit, (come la pacata e troppo attendibile Never Too Hard) mentre solo in pochi momenti mette in mostra un heavy affilato e soprattutto sapiente. La chitarra di Enrico Dal Canto sa infatti dove osare e quando invece puntare ad un refrain accattivante ma il vero elemento che condiziona la formazione del sound della band è il contributo di Cristiano Bertocchi e di Olaf Thorsen (entrambi noti per le loro esperienze nei Vision Divine e Labyrinth) dietro i ruoli di produttori e manager della band, artisti che da sempre hanno abbracciato l’heavy (power) metal ma che già da un bel pò di anni si sono avvicinati a sonorità più semplici. La musica infatti cerca di puntare, già nelle loro esperienze, ad una vista a tutto tondo e non solo rock-oriented: grand parte del gioco lo fanno gli arrangiamenti, le atmosfere (spesso di tastiera) e le parti vocali che scandiscono il mood di quasi tutti i brani.

Così si sfiorano i passaggi pop nella smielata Memories o nella radiofonica Crossroads, mentre si apprezza maggiormente la proposta dei Bad Memories in brani come Reach The High che riesce ad alternare parti più lente a riffing compatti pur restando ancorati a refrain semplici, o in Tears Of Anger che tocca gli apici di durezza con una sezione ritmica decisa ed una sei corde prevaricatrice. Molto più pacati gli altri brani con la parte melodica che prende sempre di più il sopravvento sull’ambito elettrico, aggiungendo poco di interessante a quanto possiamo dire circa questo Forced To Be A Stranger. Nella scialuppa di salvataggio salta su anche Shadow In This Life, ben costruita e piena di variazioni che fanno apprezzare non solo la tecnica del quintetto ma anche lo stile.

Noi preferiamo più i cinque ragazzi imbarcati in un viaggo heavy, ambientazione nella quale i Nostri riescono sicuramente ad offrire il meglio, mentre perdono mordente nei passaggi pià blandi. È il caso di dire che la maturazione c’è ma non è detto che essa porti a qualcosa di esclusivamente positivo. Se questo è il sound della band sarebbe meglio scegliere per una via più decisa: il rock è fatto di scelte ed è assolutamente normale essere obbligati a scegliere se stare al di qua o al di là della barricata.

Autore: Bad Memories Titolo Album: Forced To Be A Stranger
Anno: 2012 Casa Discografica: Perris Records
Genere musicale: Hard’n’Heavy Voto: 4,5
Tipo: CD Sito web: http://www.myspace.com/badmemoriesofficial
Membri band:

Francesco Cavalieri – voce

Enrico Dal Canto – chitarra

Angelo Carmignani – batteria

Andrea Rivello – basso

Federico Meranda – tastiera

Tracklist:

  1. Intro
  2. Tears Of Anger
  3. Never Too Hard
  4. Memories
  5. Reach The High
  6. Crossroads
  7. Our Love Is Dead
  8. Foced To Be A Stranger
  9. Shadow In This Life
  10. Signs Of Time
  11. Shooting Star

 

01st ago2012

Axel Rudi Pell – Circle Of The Oath

by Marcello Zinno

Accantonata l’esperienza alle prese con le rivisitazioni dei pezzi storici in chiave lenta, con l’ultima pubblicazione The Ballad IV che racchiudeva alcuni brani dei più recenti quattro lavori (Mystica, Diamonds Unlocked, Tales Of The Crown, The Crest), il nostro chitarrista tedesco Axel Rudi Pell dà alla luce un nuovo album, Circle Of The Oath. Il passaggio per delle melodie lente e piene di arpeggi sembra aver dato nuova linfa al guitar-man che fin dal primo vero pezzo dell’album, Ghost In The Black, riesce a sprigionare tutta l’elettricità che pulsa nelle proprie vene regalando un hard’n’heavy potente oltre che un assolo graffiante. La formazione è quella canonica, con Johnny Gioeli al microfono e la sua voce che accarezza il glam delle origini pur conferendo un grande amalgama con il sound heavy. Niente di nuovo insomma dietro il sipario di The German Guitar Wizard ma in fondo dopo quindici album studio ed oltre un ventennio di grande musica sui palchi di tutto il mondo non ci aspettavamo un cambio di rotta, anzi guai solo a pensarlo. E possiamo parlare al singolare visto che tutte le tracce sono composte esclusivamente da lui, musica e testi.

Il riff di Run With The Wind è energia pura, amplificata dalla batteria veloce del grande Mike Terrana e resa ancora più pregevole da variazioni istantanee durante le strofe che conferiscono esclusività al pezzo; forse il ritornello avvicina troppo lo stampo a quello di un brano radiofonico ma la restante parte, outro inclusa, è davvero roba che scotta. Non si avverte un vero e proprio stacco tra un brano e l’altro: sembra che tutti i riff siano stati composti di un sol fiato, con il sound imprinto nella mente di Axel e i refrain precisi e decisi. Differente il discorso per la title track che già nella durata presenta le sue differenze: quasi dieci minuti che partono sottoforma di ballad sofisticata in grado di giocare con gli umori dell’ascoltatore per poi esplodere in un hard’n’heavy ruggente con una dose epica che sembra chiamare in causa i Dio più ispirati, anche se tutta la maestosità appare lucente solo durante l’assolo.

La marcia in più di questo album sta proprio nell’esperienza dei Nostri: Circle Of The Oath è un lavoro semplice da assorbire ma non banale nella sua fase di songwriting, elargisce tutto il suo piacere fin dal primo ascolto ma non stanca nemmeno ad un secondo o terzo passaggio il che dimostra la buona fattura dei pezzi. I riff non perdono mai mordente e risultano ben costruiti e con una giuta dose di personalità, fattore questo che misura imprescindibilmente la qualità dell’opera. Così la trascinante Fortunes Of War farà la gioia degli headbanger più incalliti con la sua intro travolgente (al contrario del brano omonimo suonato dagli Iron Maiden nel lontano 1995), l’assolo superbo in Bridges To Nowhere, la compostezza di un brano come Hold On To Your Dreams…tutti momenti di assoluto piacere. La bellissima World Of Confusion segue i tratti compositivi non solo di questo album ma anche di Oceans Of Time del 2000 essendo questa traccia la seconda parte di The Masquerade Ball composta proprio per quel lavoro.

Quello che manca a questo lavoro è un passaggio sottotono: è questo l’Axel Rudi Pell a cui siamo legati e al quale auguriamo lunga vita.

Autore: Axel Rudi Pell Titolo Album: Circle Of The Oath
Anno: 2012 Casa Discografica: SPV/Steamhammer
Genere musicale: Hard’n’Heavy, Heavy Metal Voto: 8
Tipo: CD Sito web: http://www.axel-rudi-pell.de
Membri band:

Axel Rudi Pell – chitarra

Johnny Gioeli – voce

Mike Terrana – batteria

Ferdy Doernberg – tastiera

Volker Krawczak – basso

Tracklist:

  1. The Guillotine Suite
  2. Ghost In The Black
  3. Run With The Wind
  4. Before I Die
  5. Circle Of The Oath
  6. Fortunes Of War
  7. Bridges To Nowhere
  8. Lived Our Lives Before
  9. Hold On To Your Dreams
  10. World Of Confusion (The Masquerade Ball Pt. II)
15th apr2012

Silver Blaze – The Silver Blaze EP

by Marcello Zinno

La musica non è composta solo di suoni ma anche di parole, di idee, di energia, di attitudine e di tanto altro. Leggendo i titoli dei brani inediti dei Silver Blaze, giovane band che apre le proprie aspirazioni al territorio dell’heavy metal con un EP omonimo, si dipana subito davanti a noi un animale canonico, ben conosciuto. Le parole (anche nei testi) sono di quelle impresse già nella nostra mente per centinaia e centinaia di brani ascoltati altrettante volte e questo ci anticipa qualcosa che vive stretto in dei confini ben circoscritti. Completamente dediti ad un hard’n’heavy che attinge in primis dai Deep Purple, i Silver Blaze pur dimostrando una buona preparazione tecnica non nascondono delle piccole lacune in termini di maturità (lacune che sicuramente saranno colmate con il tempo) che potrebbero valorizzare ancora di più i brani. La voce di Luca Mameli (un mix tra Ian Gillan e Axel Rose) sembra talvolta eccedere, quando potrebbe rendere di più se fosse concentrara su toni più ragionevoli (cosa che invece non accade nella bellissima ballad Dream With Me); la chitarra di Carmine Sarcone è invece onnipresente tanto da richiede un secondo apporto in molti pezzi.

Echoes Of War sembra diverso dagli altri brani: per la parte iniziale uscito dalla mente degli Iron Maiden dell’ultimo periodo e per le parti più trasversali ritmicamente parlando attinge dai Dream Theater pur non approdando mai al prog; voci distorte e non acute, chitarre ancora più ruvide…un ottimo esperimento rispetto al trademark della band pur senza gridare al capolavoro. Il quartetto dimostra una vena compositiva copiosa anche grazie al su citato pezzo Dream With Me, lento ma molto sentito che si perde per un attimo nel ritornello per poi toccare le influenze di Guns n’Roses e limitrofi nella coraggiosa uscita finale della sei corde. Diverso invece l’approccio in Love’s In Danger, anch’essa inizialmente lenta ma che stringe l’occhio agli Stones acustici.

Take The Higher fa il pari con l’opener: un brano ‘chitarrocentrico’ dall’hard rock graffiante e ritmato che grazie alla profonda ispirazione hard blues dipana dinanzi a noi dei territori zeppeliani infuocati. Uno dei brani più interessanti del lotto. Una band che per ora suona acerba, che ha molta strada davanti a sé ma anche un cartina molto chiara su cui sono segnate tutte le tappe necessarie per arrivare al successo. E noi glielo auguriamo di vero cuore.

Autore: Silver Blaze Titolo Album: The Silver Blaze EP
Anno: 2011 Casa Discografica: Autoproduzione
Genere musicale: Hard’n’heavy Voto: 6
Tipo: EP Sito web: http://www.myspace.com/silverblazerock
Membri band:

Luca Mameli – voce

Carmine Sarcone – chitarra

Emanuele Azzoni – basso

Manuel La Commara – batteria

Tracklist:

  1. Nothing To Lose
  2. Dr. Skull
  3. Echoes Of War
  4. Dream With Me
  5. Take The Higher
  6. Love’s In Danger
26th nov2011

Whitesnake – Forevermore

by Gianluca Scala

I Whitesnake sono il frutto dell’umore di David Coverdale che nutre quando l’ispirazione (i maligni direbbero anche la ”cassa”) chiama. Dopo il recente rientro sulle scene con l’ottimo Good To Be Bad anche questo Forevermore ci mostra un Coverdale in forma smagliante (vi garantisco che canta e tiene il palco ancora dannatamente bene come ha fatto al Gods Of Metal di quest’anno), ormai figlio di quell’approccio tutto americano conosciuto con il capolavoro 1987 e che quindi deluderà chi sperava in un ritorno alle origini blues. Perché con questo album siamo ancora nei sentieri di un hard metal americano molto potente e melodico.

Poco male, perché le tredici canzoni che alimentano il disco suonano sicure, forse troppo sicure, mancando di un tocco di imprevedibilità, ma le chitarre del giovane Reb Beach e di Doug Aldritch macinano lo stesso riff e assoli che è una bellezza ed il buon Coverdale canta con il suo consueto carisma, come si può sentire nel primo singolo Love Will Set You Free, così come nell’opener Steal Your Heart Away. All Out Of Luck contiene un chorus semplice e rockeggiante, un must per le proprie orecchie, mentre un pezzo come la stessa title track ti rapisce fin dal primo ascolto, ed ha quella splendida melodia che ad un certo punto ha un non so che di orientaleggiante, accompagnata dalla voce di Coverdale che ti prende per mano e ti porta in altri territori mai esplorati. E che dire del  ritornello così genuino nella sua semplicità?!

Non mancano le canzoni tirate con la carica del classico “Whitesnake-style” come Tell Me How,  Dogs In The Street e My Evil Ways. Gli altri brani invece hanno melodie sognanti come nella ballad Fare Thee Well, davvero molto bella. Forevermore è il disco che può accontentare tutti i palati, ma solo se non si è troppo nostalgici del sound dei primi album e se si ha la mente musicale abbastanza aperta per apprezzare questo tipo di sonorità, perché i Whitesnake targati 2011 suonano così, prendere o lasciare.

Autore: Whitesnake Titolo Album: Forevermore
Anno: 2011 Casa Discografica: Frontiers Records
Genere musicale: Hard Rock Voto: 8
Tipo: CD Sito web: http://whitesnake.com
Membri band:

David Coverdale – voce

Doug Aldrich – chitarra, voce

Reb Beach – chitarra, voce

Michael Devin – basso, voce

Brian Tichy – batteria, percussioni

Tracklist:

  1. Steal Your Heart Away
  2. All Out of Luck
  3. Love Will Set You Free
  4. Easier Said Than Done
  5. Tell Me How
  6. I Need You (Shine A Light)
  7. One of These Days
  8. Love and Treat Me Right
  9. Dogs in the Street
  10. Fare Thee Well
  11. Whipping Boy Blues
  12. My Evil Ways
  13. Forevermore
05th ott2011

The Damned Things – Ironiclast

by Matteo Iosio

“Super-gruppi”, sembra questa l’ultima tendenza partorita dalla mente dei discografici per sollevare l’industria musicale che, come sappiamo, non versa in buone condizioni. La ricetta pare semplice: plasmare formazioni musicali assemblando musicisti provenienti da diverse grandi band del passato per creare una  sorta  di “top team” e vendere più dischi possibile. Un pò come quando giocando alla nostra console preferita abbiamo la possibilità di selezionare “elite teams” con i migliori giocatori esistenti. Ed oggi siamo qui proprio per parlare di una di queste formazioni ovvero i The Damned Things formazione nata nel 2007 dalla collaborazione tra Joe Trohman (Fall Out Boy) e Scott Ian (Anthrax) che insieme a Keith Buckley e Andy Hurley (Every Time I Die) danno vita a questo  nuovo progetto.

L’esperimento sembra pienamente riuscito, l’album in questione Ironiclast uscito il 14 Dicembre 2010, è assolutamente godibile e perfettamente congegnato, veloce e molto potente si muove come un vero e proprio ghepardo nella savana. Grandi tempi di batterie e poderose chitarre creano un sound orecchiabile e di facile ascolto, il tipico album da far suonare quando non si vuole pensare a nulla e fare solo festa. Riff semplici ma efficaci, voce sporca il giusto e coretti accattivanti; i Nostri veterani sanno davvero come muoversi, e  sembrano centrare appieno l’obiettivo. Non si tratta di un album sperimentale o per palati fini, ma di eccellente Hard N’Heavy che fin dalle prime note fa venir voglia di saltare e dimenarsi come forsennati. Le tre chitarre di Caggiano, Ian e Trohman tessono una trama ritmica molto varia e pesante alternando sapientemente arpeggi strutturati con riff martellanti. Ruvida e senza fronzoli anche la voce di Keith Buckley che si sposa alla perfezione con gli altri componenti della band. Da segnalare la coinvolgente We’ve Got A Situation Here con un video abbinato assolutamente esilarante e spassoso e la “catchy”e più commerciale A Great Reckoning.

Non sappiamo se questa moda riguardante i  “super-gruppi” sia solo passeggera o se sarà la nuova via per risollevare un mercato decisamente stagnante e asfittico,  ma possiamo dire che questo progetto è veramente ben strutturato nella sua semplicità. Nell’attendere le prossime uscite, mi accingo ad alzare il volume dello stereo e proseguire la festa alcolica con i The Damned Things!

Autore: The Damned Things Titolo Album: Ironiclast
Anno: 2010 Casa Discografica: Island Records
Genere musicale: Hard N’Heavy Voto: 7,5
Tipo: CD Sito web: http://www.thedamnedthings.com/
Membri band:

Keith Buckley – voce

Joe Trohman – chitarra

Rob Caggiano – chitarra

Scott Ian – chitarra

Andy Hurley – batteria

Josh Newton – basso

Tracklist:

  1. Handbook For Recently Deceased
  2. Bad Blood
  3. Friday Night
  4. We’ve Got A Situation Here
  5. Black Heart
  6. A Great Reckoning
  7. Little Darling
  8. Ironiclast
  9. Graverobber
  10. The Blues Havin’Blu