Hellrazer – Operation Overlord
Anche luoghi non propriamente “consoni” possono essere d’esempio alle masse? Nel caso dei canadesi in questione, parrebbe proprio di sì: un omaggio duro e puro ai paramenti sacri del metal che con il loro lavoro ci offrono a piene mani. Ispirazioni molteplici caratterizzano il full-lenght, che tira dritto come un proiettile senza sbavature e che racchiude diversi episodi tecnicamente notevoli. L’opener fa capolino con nessuna delicatezza: asce sparate al massimo e sezione ritmica di precisione svizzera fanno da contraltare alla voce in puro stile anni ‘80, con tanto di riffone centrale. Raging Seas è una cavalcata classica di chitarre ben congegnata che consente al singer di articolare tempi saggiamente rallentati. I giri di basso sono sapientemente intervallati dalle precise battute del drumming che interviene molto sui rullanti per dipingere l’atmosfera molto “recitativa” del testo che nella fase centrale la voce ritiene di adottare. Con Energy ci ritroviamo coinvolti a piè pari nelle sonorità molto “noir” degli esordi del genere, Uriah Heep in primis con le loro atmosfere quasi demoniache. La produzione del leggendario Michael Wagener (Alice Cooper fra gli altri) fa il resto: la nitidezza del sound consente al brano di elevarsi di una buona spanna, anche nei momenti di apparente calma propositiva, che sono di prodromica apocalisse chitarristica. Si ha anche il tempo di sconfinare nel thrash più puro con l’esecuzione di The Hunting e qui il gruppo è bravo nel ricalcare solamente alla lettera i clichè del genere. Ritagliandosi anzi una sua vena particolare di interpretazione, il combo riesce a donare un suo taglio nell’esecuzione degli assoli delle asce e nel riprendere a stretto giro di posta il valzer impazzito di tutta la strumentazione nella discesa agli inferi finale del brano.
Guest star i mitici Judas Priest su Ironheart? Nossignori, è proprio il gruppo di Alberta ad eseguire un brano che ai leggendari non sarebbe dispiaciuto. Singer clone di Halford che più non si può, ed asce che si alternano a menadito nel condurre le danze, mentre la sezione ritmica si mette al servizio dell’economia del brano con solerzia encomiabile e senza paura di apparire messa in disparte. Il migliore brano dell’album, fino a questo momento, salvo poi cambiare subito parere ascoltando la titletrack: qui la band è al suo top, con gli strumenti tirati al massimo, dove non si fanno distinzioni tra i toni graffianti del singer e la potenza che fuoriesce dagli amplificatori senza economia. Anche la base sonora è molto accelerata e su di essa il cantato assume un tono quasi epico nella fase centrale grazie all’ottimo lavoro delle asce. Leggero rallentamento, ma di poco, con Burn In Heaven: pur mantenendo invariate le direttive su cui muoversi, il suono in questo caso risente in negativo delle tonalità troppo cupe che il singer intende donare al brano, che pur fila via con interesse e degno di menzione. The Phantom ci consente anche di apprezzare il grado di evoluzione tecnica e compostiva raggiunta dalla band; un sapiente intro pieno di semiacustiche permette di stimare molto il lavoro quasi onirico della female singer che poi spiana la strada ad una nuova tempesta sonora. I suoni divengono ancora roventi, con la doppia cassa che riprende sicura il suo cammino spedito e con essa trascina la voce ancora più terrea del singer, con il risultato di un’altra gemma del disco.
Death Or Victory ci conduce verso la parte finale dell’album con un’altra buona interpretazione vocale e con un’inattesa giravolta acrobatica della batteria. Le fatiche iniziano a farsi sentire, infatti in alcuni passaggi il singer accusa qualche passaggio a vuoto che viene comunque ben attenuato dal muro sonoro degli strumenti. A chiudere in bellezza, tuttavia ci pensa l’interpretazione di Rise Of The Machines che come un carro armato Sherman di teutonica potenza ricorda anche in questo caso qualche nume tutelare del genere…potremmo dire in primis i Metal Church dell’omonimo debutto, ma ci verrebbero in mente anche altre divinità quali ad esempio i memorabili e sfortunatissimi Angel Witch. Il brano in questione è tuttavia pura marca canadese: prendere o lasciare, grazie all’epicità del sound ed alla freschezza dei soli finali, che non fanno prigionieri. A chiudere, le due bonus track che rieditano in chiave attuale brani dei loro precedenti lavori, con la potenza di oggi e la tecnica affinata degli esordi. Tutta la loro esperienza passata che ha portato al lavoro attuale, buono nel complesso e di certo all’altezza delle future fatiche del combo canadese.
| Autore: Hellrazer | Titolo Album: Operation Overlord |
| Anno: 2013 | Casa Discografica: Dust On The Tracks |
| Genere musicale: Heavy Metal | Voto: 7 |
| Tipo: CD | Sito web: http://www.myspace.com/hellrazermetal |
| Membri band:
Dr.Z – voce, chitarra Stan Nakanishi – chitarra Simon Hirota – basso Kegger– batteria |
Tracklist:
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