14th mag2013

The Washing Machine – Bigmuff Supersolo Ufo

by Amleto Gramegna

Big muff…Big muff….Che diavolo è un big muff?! Semplice, è un effetto di distorsione per chitarra elettrica (o basso) particolarmente apprezzato nella musica indie. Gli stessi Mudhoney intitolarono Superfuzz Bigmuff il loro primo ep quasi in omaggio a questo effetto. Anche le nostre “lavatrici” (omaggio ai Sonic Youth?) probabilmente lo apprezzano e quindi ecco pronti dieci brani in cui accendere e spegnere questa distorsione così potente. In realtà ci si aspetterebbe un album di furia selvaggia e aggressiva ma non è così, anche se l’opener Per Il Mio Nome è un bel brano rabbioso guidato principalmente dal basso della Fornelli. Musicalmente parlando siamo un po’ tra i Sonic Youth e i Verdena (che guarda caso presentano al basso sempre una donna!). Con Campionessa si entra nello ska. Ska atipico, visto che il protagonista è ancora una volta il nostro effetto di distorsione. Big Youth è cantata in inglese e ci ricorda… ehm, sì proprio loro. Molto belle le tastiere tra il malinconico e la psichedelia. Il bello di questo disco è che i generi affrontati cambiano da brano a brano. Ne Il Diluvio e in Piggy Alive Misheard Tunes andiamo diretti nello stoner psichedelico. Gustoso il chorus acido di Piggy (anche questa cantata in inglese).

Prospettive Esistenziali Per La Gioventù Cadetta si divide in due parti. Stiamo sempre nello stoner e nella prima è presente un bel mellotron (virtuale o reale? Chissà!) mentre la seconda, più breve, ha un andamento proto-punk. Chiusura affidata a Blackout Radio, massiccia il punto giusto. Ah, è una fine virtuale…vi è una hidden track! Ottima la registrazione, ottimi i brani, tutti tirati, veloci e aggressivi. Forse un programma “più morbido” in alcuni punti avrebbe giovato, ma il risultato finale è comunque di un ottimo bucato.

Autore: The Washing Machine Titolo Album: Bigmuff Supersolo Ufo
Anno: 2013 Casa Discografica: Dreamingorilla Records
Genere musicale: Rock, Indie Rock Voto: 8
Tipo: CD Sito web: http://soundcloud.com/thewashingmachine
Membri band:

Daniele Signorello – voce, chitarre, tastiere

Eleonora Fornelli – basso, voce

Simone Brunzu – batteria

Giovanni Pastorino – synth, pianoforte

Tracklist:

  1. Per Il Mio Nome
  2. Campionessa
  3. Big Youth
  4. Il Diluvio
  5. Piggy Alive Misheard Tunes
  6. La Filastrocca Di Annaviola
  7. Contronatura (C.S.A)
  8. Prospettive Esistenziali Per La Gioventù Cadetta Pt. I
  9. Prospettive Esistenziali Per La Gioventù Cadetta Pt. II
  10. Blackout Radio

 

04th mag2013

Arctic Monkeys – Favourite Worst Nightmare

by Carlo A. Giardina

Favourite Worst Nightmare è il secondo adrenalinico album degli Arctic Monkeys. I 4 di Sheffield non si distaccano molto dal loro disco d’esordio Whatever People Say I Am, That’s What I’m Not: l’adrenalina pervade 10 delle 12 tracce presenti. Si vede (e si sente) che sono ancora dei ragazzetti incazzati che, però, lasciano intravedere, attraverso lo spioncino della porta d’ingresso, sprazzi di maturità. Si inizia con una bomba: Brainstorm. Uno dei pezzi più noti della band che travolge e trascina l’ascoltatore in un vortice ritmico irrefrenabile, senza lasciare scampo. Il termine “brainstorm” (tempesta mentale), in effetti la dice già lunga. I primi brani proseguono cavalcando l’onda del ritmo incalzante e sfrenato accompagnato, come da copione, dalla voce “megafonata” e sbiascicante di Turner. Il riferimento sonoro agli Strokes non tarda ad arrivare (ricordiamo che gli Arctic Monkeys iniziarono come cover band degli stessi): Fluorescent Adolescent si avvicina molto allo stile della band newyorkese. Brano che ricorda inoltre quei pazzi dei The Fratellis: ritmi in levare coadiuvati dall’andazzo di voci sbiascicate ed impertinenti. Non c’è altro da dire: ha tutte le carte in regola per essere ricordato. Infatti così è stato.

Con Only One Who Knows l’album prende fiato. Con questa ninnananna l’adrenalina si abbassa e sembra preannunciare il calar del sole. Si va a letto, accompagnati dall’eco e dal riverbero di chitarre elettriche che alleviano il torpore alle gambe stanche dell’intera giornata trascorsa a correre. Ma dopo la notte, si sa, arriva il sole. Non un sole qualsiasi: un sole elettrizzante di nome Do Me A Favour. Il ritmo ricomincia a macinare chilometri: si passa rapidamente attraverso le carichissime This House Is A Circus, If You Were There, Beware (dove si notano sprazzi di maturità musicale, sentire per credere.), The Bad Thing e Old Yellow Bricks. La corsa tende a scemare, ma non del tutto, con 505: ultimo brano, potente, dotato di una sensualità malinconica che rispecchia il testo, una camera d’hotel, una ragazza seminuda distesa sul letto, l’attesa, la corsa, il nulla. Curiosità: nella versione giapponese dell’album e nel vinile limited edition sono presenti due bonus track. La prima è Matador. Brano per 3/4 strumentale in cui nel testo, per l’appunto, sono presenti delle “corna” che però non hanno nulla a che fare con la zoologia. Il secondo è Da Frame 2R che segue il solito stile Arctic Monkeys.

Album sicuramente ben fatto che si accosta perfettamente allo stesso livello del loro primo lavoro. Una cosa è sicura: dopo due lavori molto simili non possono permettersi di crearne un terzo identico. Il rischio, come sempre, è la monotonia. Fino a quando piace siamo “ok”, ma, dopo un po’, è inevitabile che possa stufare.

Autore: Arctic Monkeys Titolo Album: Favourite Worst Nightmare
Anno: 2007 Casa Discografica: Domino
Genere musicale: Indie Rock Voto: 7
Tipo: CD Sito web: http://www.arcticmonkeys.com
Membri band:

Alex Turner – voce, chitarra

Jamie Cook – chitarra, voce

Nick O’malley – basso

Matt Helders – batteria

Tracklist:

  1. Brainstorm
  2. Teddy Picker
  3. D Is For Dangerous
  4. Balaclava
  5. Fluorescent Adolescent
  6. Only Ones Who Know
  7. Do Me A Favour
  8. This House Is A Circus
  9. If You Were There, Beware
  10. The Bad Thing
  11. Old Yellow Bricks
  12. 505
19th apr2013

Arctic Monkeys – Whatever People Say I Am, That’s What I’m Not

by Carlo A. Giardina

Quando si parla degli Arctic Monkeys sembra quasi di far riferimento ad una essenza immateriale, eterea, onnipresente e dalla nascita sconosciuta. Beh in effetti non si vedono molto in giro (dalla tv alla radio), ma dal vivo scatenano e svelano la loro grinta e la loro incazzatura. Sono considerati la indie rock band per eccellenza, ma, attenzione, dopo gli Strokes. E non per niente sono nati proprio come cover band dell’ormai storico gruppo newyorchese, la cui eredità pesa fortemente sullo stile delle scimmie artiche. Il loro primo lavoro è storia: la leggenda narra che una magica demo, aggirandosi nel web (e anche qui ritorna l’immaterialità) attirò l’attenzione di migliaia di fan che a loro volta, spargendo la voce, crearono il mito. Ancor prima della produzione di un album. Ovviamente alla pubblicazione del disco si scatenò l’inferno: 300.000 copie vendute in una settimana e concerti strapieni in tutto il pianeta. Whatever People Says I Am, That’s Whatever I’m Not: questo il nome della pietra filosofale. L’album d’esordio degli Arctic Monkeys risente di molte influenze che, però, sono state istintivamente reinterpretare e rese uniche nel loro genere. Si sentono gli Strokes e i The Hives (su tutti, l’album Tyrannosaurus Hives), si sente il post-punk, il garage rock e l’indie rock. L’album contiene 13 brani legati da una potenza e prepotenza che trovano pochi eguali. Il tutto si accosta alla spensieratezza con la quale gli adolescenti esprimono le loro incazzature giovanili.

Ormai immortali i brani The View From The Afternoon, I Bet You Look Good On The Dancefloor, Mardy Bum e When The Sun Goes Down. Gli Strokes si notano soprattutto nel brano Riot Van che ricorda vagamente la I’ll Try Anything Once che fa da sottofondo ad una delle scene più belle, malinconiche e “kodachromate” di Somewhere, di Sofia Coppola. Alcuni brani sono un po’ ripetitivi. Probabilmente se avessero ridotto il numero da 13 a 9, l’album sarebbe apparso più compatto e meno dispersivo. Un buon escamotage, per far fronte a ciò, è stato trovato nell’inserimento strategico di brani un po’ più calmi e “pensierosi” che equilibrano l’insieme. Poi arriva lui, Alex Turner, il cantante. Definito l’uomo più cool del pianeta (da NME nel 2005), possiede una voce sensuale, calda e rauca unica e inimitabile. Si sente la sua voce. Si sentono le chitarre, un sacco di chitarre in pieno stile garage rock, e la bacchette che volano come dei picchi impazziti tra rullante, tom e charleston. Il video del brano The View From The Afternoon, per esempio, è totalmente incentrato sulla prestazione estenuante e grintosa dal batterista della band di Sheffield.

Gli Arctic Monkeys, con il loro primo lavoro, hanno giá il gusto di una band cult. Bingo!

Autore: Arctic Monkeys Titolo Album: Whatever People Say I Am, That’s What I’m Not
Anno: 2006 Casa Discografica: Domino
Genere musicale: Indie Rock Voto: 7,5
Tipo: CD Sito web: http://www.arcticmonkeys.com
Membri band:

Alex Turner– voce, chitarra elettrica

Jamie Cook– chitarra elettrica, cori

Nick O’Malley – basso

Matt Helders – batteria

Tracklist:

  1. The View From The Afternoon
  2. I Bet You Look Good On The Dancefloor
  3. Fake Tales Of San Francisco
  4. Dancing Shoes
  5. You Probably Couldn’t See For The Lights But You Were Staring Straight At Me
  6. Still Take You Home
  7. Riot Van
  8. Red Light Indicates Doors Are Secured
  9. Mardy Bum
  10. Perhaps Vampires Is A Bit Strong But…
  11. When The Sun Goes Down
  12. From The Ritz To The Rubble
  13. A Certain Romance
16th apr2013

Twoas4 – Audrey In Pain English

by Rod

Audrey In Pain English del duo toscano Twoas4 è un debut project ambizioso, una sorta di concept album che, giocando sulla sovrapposizione di booklet, testi e musica, mira a mescolare il potere comunicativo dell’immagine con quello della musica e della parola, al mero fine di creare un unico ed immaginario trait d’union sonoro dal sapore romanzesco con il racconto che si nasconde dietro le liriche scritte in italiano ed inglese dal chitarrista e vocalist Oscar Corsetti. Nonostante le strutture compositive semplici ed essenziali, dal punto di vista prettamente sonoro il disco si presenta come un lavoro complesso ed articolato, suddiviso in dieci tracce che, come in un omaggio senza tempo alla musica sperimentale, abbraccia in primis le esperienze della scena musicale newyorkese nata sul finire degli anni ’60 e rappresentata dai Velvet Underground di Lou Reed, passando per alcuni richiami alle sonorità sperimentali dei Pink Floyd degli esordi, sino a mescolarsi con i moderni schemi tipici dell’alternative, del noise, dell’indie e di un certo post-grunge, tutti echi del percorso artistico solcato da band come i Sonic Youth. L’imprinting del disco è prettamente incentrato sulla focalizzazione dell’attimo, come testimonia sia la scelta della registrazione in presa diretta (arricchita dalle voci femminili chiamate in collaborazione) che la cura dell’insieme affidata alle sapienti mani di Paolo Mauri (già con Afterhours, Le Luci Della Centrale Elettrica, Massimo Volume).

Principalmente sono due le cose che colpiscono in questo lavoro: la quasi assenza del canonico ritornello (sostituito quasi sempre da incisi ben calibrati) e l’uso egocentrico del riverbero su voce e chitarra. Tra i brani da apprezzare, la confusione sperimentale di Le Nuvole Di Quinz e le malinconiche quanto cupe atmosfere di Simplicity.Un disco tanto particolare quanto di non facile fruizione, che si fa forte della sua esasperata concettualità, che spiazza gli impreparati al punto da essere capace di dividere e far gridare o alla mediocrità più becera o alla genialità più spiazzante. Chi vi scrive si pone esattamente al centro di questa diatriba esistenziale domandandosi quale sarebbe stato il peso specifico di questo album se fosse spogliato e decontestualizzato dalla sua confezione ed ascoltato nudo e crudo così come proposto.

Autore: Twoas4 Titolo Album: Audrey In Pain English
Anno: 2012 Casa Discografica: Autoproduzione
Genere musicale: Indie Rock, Noise, Rock Voto: 5,5
Tipo: CD Sito web: http://www.twoas4.com/
Membri band:

Oscar Corsetti – voce, chitarra, basso

Alan Massimiliano Schiaretti – batteria tastiere

Christina Lubrani – voce sulla traccia 7

Luminita Ilie – voce nelle tracce 1,3,5,6,8,9,10

Paolo Mauri – basso nelle tracce 2,3,4,6,7,9

Tracklist:

  1. Intro
  2. Not For Fun
  3. Light One
  4. Meds
  5. Le Nuvole Di Quinz
  6. If I Had Now
  7. Simplicity
  8. Amazing Lie
  9. So Captured
  10. The Big Joke
10th apr2013

Soluzione – L’Esperienza Segna

by Amleto Gramegna

Possiamo confessare un piccolo segreto? Adoriamo Stanley Kubrick. “E ‘cche c’azzecca?Chiederà qualche lettore particolarmente sveglio. “C’azzecca” perchè i Soluzione (i soluzione? La soluzione? boh?) hanno deciso di omaggiare il maestro newyorkese in vari modi: dalla cover (richiamo a Barry Lyndon), alle immagini interne (da Arancia Meccanica al monolito di 2001 Odissea Nello Spazio). In più tredici brani (come le tredici pellicole del regista) e tre bonus track (come i tre cortometraggi)…e questo è molto interessante. Anche dal versante musicale le cose girano per il verso giusto. New wave, alternative rock tutto ben omologato, grazie anche alla partecipazione di alcuni amici come Federico Fiumani, Mao e Garbo oltre che il prezioso aiuto del filosofo Manlio Sgalambro, già braccio destro di Franco Battiato. Musica per immagini dunque: nichilismo vs esistenzialismo racchiuso nella, almeno apparentemente semplice, forma canzone. La bella Anni Settanta racchiude in pochi allegri accordi da spiaggia una tragicità notevole. E gli anni settanta svettano alti grazie al suono di synth a-là moog che apre il lavoro ne L’Esperienza Segna. Abbiamo detto new wave, ed ecco i Cure sbucare all’orizzonte in Come Cade Chi, con il suo testo apparentemente indecifrabile.

La perla del lotto è sicuramente la poetica ballad Facili forme, nuovamente influenzata dai Cure. Un piccolo spazio strumentale è intermezzo uno che funge da intervallo (parlavamo di cinema no?) prima della selvaggia Infettami, crossover tra primissimi Litfiba e i Depeche Mode più attuali (sembra difficile? No, affatto!). Alta Velocità ci è piaciuta davvero tanto. Forse i synth, forse il testo, forse il pianoforte…però l’abbiamo risentita più e più volte e sempre con il sorriso sulle labbra. Il leader dei magnifici Diaframma compare come ospite in Gene ed è subito Firenze 1980. Il brano, già ascoltato, assume una veste differente, più vera e sensuale. Come la Anni Settanta, questa volta con Mao come ospite o Luce che svetta grazie alla presenza di Garbo. Un lavoro decisamente riuscito ed interessante che rende omaggio ad un certo tipo di musica italiana ormai quasi accantonata. Possiamo confessare un’altra cosa? Ascoltando questo disco ci son venuti in mente i Moda (attenzione NON i Modà…) e solo per questa associazione di idee vogliamo dare un voto alto al lavoro dei Soluzione. E basta, vi abbiamo confessato troppo…procuratevi questo disco, procuratevi la filmografia di Stanley Kubrick e procuratevi i dischi dei Moda…NON dei Modà!

Autore: Soluzione Titolo Album: L’esperienza Segna
Anno: 2013 Casa Discografica: Jost Multimedia
Genere musicale: Indie Rock, New Wave Voto: 8
Tipo: CD Sito web: http://www.soluzione.biz
Membri band:

Luca – chitarre, voci, chitarre, programmazioni

Massimiliano – batteria, percussioni

Gabriele – basso

Tracklist:

  1. L’esperienza Segna
  2. Anni Settenta
  3. Come Cade Chi
  4. Cosa Dire
  5. Facili Forme
  6. Gene
  7. Intermezzo Uno
  8. Infettami
  9. Luce
  10. Pensiero In Movimento
  11. Un Bacio
  12. Tutto & Nulla
  13. Altà Velocità
  14. Gene
  15. Anni Settanta
  16. Luce

 

05th apr2013

L’Officina Della Camomilla – Senontipiacefalostesso Uno

by Amleto Gramegna

Ok, mettiamo subito le cose in chiaro. Assegnare un voto basso ad un disco è sempre una brutta cosa. Cerchiamo di capire allora cosa non va nel nuovo lavoro de L’Officina Della Camomilla. Il genere proposto è sempre lo stesso: lo-fi, indie, alternative rock, il tutto con un occhio ai sixties inglesi (e beat italiani). Quindi chitarre elettriche riverberate, distorsioni fuzz retrò, batterie fresche e twistanti. E allora? Beh, il problema di questo disco riguarda voce e testi. Infarcire le tredici tracce di liriche nonsense, pretenziose, gettate lì, rende difficile l’ascolto. Mettiamoci anche la voce fastidiosa di Francesco De Leo, da bambino saputello, che rende davvero duro arrivare alla traccia 13. Forse noi siamo stati abituati fin troppo bene, ma non riusciamo a cogliere né un che di innovativo, né un che di geniale. E pezzi belli ve ne sono eccome! La Tua Ragazza Non Ascolta I Beat Happening carina e simpatica, in più la voce distorta aiuta la “digestione” del brano, cosa che non capita in Agata Brioches. Favola di morte e distruzione particolarmente rovinata dalla voce di De Leo. Che poi i brani raccontino sempre le stesse storie di alienazione e fughe (La Provincia Non È Bella Da Fotografare) o di amore-odio per la propria città (Città Mostro di Vestiti) fa tanto discochesiportaoggi,uaucomesiamoalternativi.

Ma se diciamo che ci siamo definitivamente scocciati di questo trend commettiamo un reato? Insomma, senza perderci troppo in chiacchiere…qui avete tredici brani di alternative ben suonato (caspita!), mal cantato, con liriche che vanno interpretate come Nostradamus. Se volete ascoltare il tutto fatelo senza problemi, magari noi abbiamo le orecchie foderate di velluto e non capiamo questo lavoro. Tutto il resto è noia.

Autore: L’Officina Della Camomilla Titolo Album: Senontipiacefalostesso Uno
Anno: 2013 Casa Discografica: Garrincha Dischi
Genere musicale: Indie Rock Voto: 4
Tipo: CD Sito web: http://www.officinadellacamomilla.com
Membri band:

Francesco De Leo – chitarre, voci, tastiere, pianoforte

Claudio Tarantino – batteria, percussioni

Ilaria Baia Curioni – tastiere, pianoforte

Marco Amadio – basso, cori

Anna Viganò – chitarre

Tracklist:

  1. Dai Graffiti Del Mercato Comunale
  2. Morie Per Colazione
  3. La Tua Ragazza Non Ascolta I Beat Happening
  4. Agata Brioches
  5. Un Fiore Per Coltello
  6. Città Mostro Di Vestiti
  7. Lulù Deve Studiare Marc Augè
  8. Le Mie Pareti Fluorescenti Di Nord Africa
  9. La Provincia Non È Bella Da Fotografare
  10. Ho Fatto Esplodere Il Mio Condominio Di Merda
  11. Pegaso Disco Bar
  12. Ti Porterò A Cena Sul Braccio Della Ruspa
  13. Senontipiacefalostesso

 

30th mar2013

Beach Fossils – Clash The Truth

by Amleto Gramegna

Suonare indie rock in quel di Nuova York non deve essere facile. No, per nulla. Soprattutto se in quei luoghi sono nate band fondamentali per il genere come i divini Sonic Youth. I nostri amici Beach Fossils se ne fregano altamente di Kim Gordon e soci e licenziano un bel disco di 14 (troppe!) nuove tracce che, ovviamente, nulla aggiunge al genere ma che dice la sua nel tortuoso mondo dell’alternative rock. In realtà definire il combo americano indie rock è riduttivo. Lo-fi, surf, dream pop, new wave, post punk tutto è presente e tutto è distribuito in maniera alquanto omogenea. Un riff di chitarra molto simile a Pretty Vacant dei Sex Pistols apre il lavoro, ma le somiglianze scemano subito. Non vi è il furore metallico dei punk inglesi, anzi l’esatto opposto. Un bellissimo e ipnotico chorus spinge il breve brano verso la seguente Generational Synthetic, brano più new wave che mai. Una triste chitarra acustica apre Sleep Apnea, pezzo con forti influenze Lennoniane, forse uno dei migliori del lotto, come Careless che ha dalla sua una grinta senza precedenti con degli up-tempo notevoli. Si procede a grandi linee su questi binari: dallo shoegaze di Shallow, con la linea vocale sognante, e In Vertigo, fino alla marcetta forzata di Caustic Cross.

Pochi ingredienti anche se il risultato è più che sufficiente. L’unico solito problema: troppi brani! Quattordici tracce sono troppe nonostante siano di breve durata. In ogni caso è un ottimo disco, degno successore del buon esordio e che fa venire in mente ricordi estivi.

Autore: Beach Fossils Titolo Album: Clash The Truth
Anno: 2013 Casa Discografica: Captured Track
Genere musicale: Indie Rock, Lo-fi, Surf Voto: 8
Tipo: CD Sito web: http://www.myspace.com/beachfossils
Membri band:

Dustin Payseur – voce, chitarra, basso

Tommy Gardner – batteria

Tracklist:

  1. Clash The Truth
  2. Generational Synthetic
  3. Sleep Apnea
  4. Careless
  5. Modern Holiday
  6. Taking Off
  7. Shallow
  8. Burn You Down
  9. Birthday
  10. In Vertigo
  11. Brighter
  12. Caustic Cross
  13. Ascension
  14. Crashed Out

 

08th mar2013

Numero 6 – Dio C’è

by Marcello Zinno

Per nulla alle prime armi anche se a molti potrebbero suonare nuovi, i Numero 6 sono una band ligure in forze già da circa dieci anni con un curriculum di tutto rispetto: Iononsono del 2004 sotto Warner Music, presenza su molte compilation a grande diffusione, passaggi a diverse etichette discografiche e una discreta attività live. Se oggettivamente (seppur semplicisticamente) si potrebbe associare a questi risultati un certo interesse verso la loro proposta musicale, dobbiamo sempre ricordare che nel nostro Paese i nomi molto altisonanti sono legati a suoni dati in pasto al grande pubblico. E non è un’impressione visto che nei 50 minuti in cui i Nostri cercano di dimostrare l’esitenza di Dio in realtà si notano molte divagazioni al di fuori del rock. È un peccato visto che le capacità musicali dei ragazzi si notano e all’audio l’album risulta anche di un certo spessore qualitativo. Peccato che ci sia davvero poco di interessante a livello puramente musicale e concettuale: le influenze quasi disco in Domatore Di Coglioni, la radiofonica La Vita Sbrana che risulta eccessivamente canticchiabile in controtendenza con i testi ben più cinici, l’indie pop di Low Cost con tanto di voce che segue le linee melodiche, sono tutti fattori che allontanano il quintetto da una proposta personale e d’impatto.

Con Storia Precaria il rock diviene un lontano ricordo e nemmeno le influenze alternative degli ultimi brani riescono a far risalire la china. Questo il succo di cosa rappresenta oggi la band, un vero e proprio motore progettato per raggiungere performance elevate ma al quale poi sono state inserite (volontariamente, per scelta propria o per vincolo imposto dall’esperienza o dal mercato) una serie di strozzature al fine di divenire un “qualcosa per tutti” e perdere la propria caratterizzazione.

Autore: Numero 6 Titolo Album: Dio C’è
Anno: 2012 Casa Discografica: Urtovox Records
Genere musicale: Rock, Indie Rock Voto: 5
Tipo: CD Sito web: http://www.numero6.com
Membri band:

Michele Mezzala Bitossi – autore, voci, chitarre

Pietro Bosio – basso

Federico Lagomarsino – batteria

Tristan Martinelli – tastiere, chitarre, cori

Stefano Piccardo – chitarre, cori

Tracklist:

  1. Mi Arrendo
  2. Low Cost
  3. Scappa Via
  4. Crash!
  5. Storia Precaria
  6. Persone Che Potresti Conoscere
  7. Dio C’è
  8. Domatore Di Coglioni
  9. Fa Ridere
  10. La Vita Sbrana
  11. Sessantasei
  12. Un Mare
  13. A Chi È Infallibile
19th feb2013

Divenere – The Snow Out Of Her Apartment

by Marcello Zinno

Ennesima band considerata emergente, ennesima realtà che divaga il proprio rock contaminandolo di sonorità alternative profonde. I Divenere sono una band romana con già qualche anno (e due album) alle spalle che si rifà molto alla scena alternativa senza riferimento geografico alcuno: la decisione di rompere gli schemi richiama in parte delle uscite del passato tutte italiane, ma quello che più caratterizza questo The Snow Out Of Her Apartment è la classe indie inglese che abbraccia l’intera proposta musicale della band. Quelle sterzate di batteria, quel rullante quasi new wave condensano il sapore dell’ascolto; quel basso in evidenza e le chitarre limpide, spesso senza vibrazione alcuna, richiamano scenari indie molto noti scomodando qui e lì gente come White Lies e The Editors. Sicuramente la carica giusta viene dal ritmo, da brani più tirati (come Something Smowhere) che regalano quell’umore giusto per assorbire queste musicalità. Niente che risulti “rock” nel vero senso della parola, si tratta pur sempre di un prodotto indie che quindi abbandona gli stilemi duri e crudi a cui siamo abituati, ma si fa apprezzare per una certa quantità di idee presenti al suo interno.

Non tutto brilla però: spesso i ritmi a cui accennavamo prima si trasformano in qualcosa di ballabile, un pò fuori contesto, puntando a melodie che piacciano agilmente. Così anche i brani più lenti e meno ricercati (Modern Star) che sfumano il pop e riducono il livello di ricercatezza a cui i Nostri si ispirano, e così troppo morbidi gli altri passaggi, You (Know How To) Love Me Quietly in primis, che tentano di costruire qualcosa di orecchiabile senza sapere che è la particolarità che dovrebbe constraddistinguere un’uscita, soprattuto quando si argomenta un genere non proprio nuovo. E se il funky/groove di Eat My Light potrebbe piacere a primo acchitto, alla lunga si tramuta in qualcosa di quasi lounge, da atmosfera; da apprezzare comunque per lo sforzo di creare qualcosa di diverso rispetto alle altre tracce.

Quindi un ascolto lo si può di certo dare a The Snow Out Of Her Apartment ma ci si aspetta magari che in un futuro il quartetto dia alla luce un lavoro più sofisticato ed in grado di dire la propria con una voce sicuramente più forte (metaforicamente).

Autore: Divenere Titolo Album: The Snow Out Of Her Apartment
Anno: 2012 Casa Discografica: RBL Music Italia
Genere musicale: Alternative Rock, Indie Rock Voto: 5
Tipo: CD Sito web: http://www.diveneremusic.com
Membri band:

Danilo Loprete – voce, chitarra

Claudio Spagnuoli – chitarra, tastiere

Dario De Rosa – basso

Stefano Aniceto – batteria

Tracklist:

  1. The Snow Out Of Her Apartment
  2. In Conscience
  3. Love Loses Emotion
  4. Something Somewhere
  5. Eat My Light
  6. Modern Star
  7. Sometimes
  8. You (Know How To) Love Me Quietly
  9. Thirteen
  10. You Start Fading
  11. Silence
30th gen2013

Chinasky – Third Untitled Album

by Piero Di Battista

Terzo, ma soprattutto, ultimo disco per i Chinasky, combo veneto attivo dal 2001. Ultimo perché? È presto detto: l’etichetta che supporta questo album, intitolato Third Untitled Album, la Garage Records, ha deciso di pubblicare questo lavoro quasi quattro anni dopo l’effettiva realizzazione, difatti fu registrato tra il 2007 ed il 2009. Nel corso della loro quasi decennale carriera, i Chinasky si sono proposti alla scena underground italiana partorendo, compreso quest’ultimo, tre dischi da studio, e dedicati ad una corposa attività live, che li ha portati ad esibirsi anche in Inghilterra, per poi arrivare nel 2009 e dedicarsi ad altri progetti musicali come Maya Galattici, Manta Rays, Pet Conspiracy e Donna Katya & The Superfeed. Ma torniamo a parlare di Third Untitled Album. Il genere che i Chinasky proponevano si poteva semplicemente, ma anche banalmente, definire come indie rock, ma nelle loro corde c’era molto di più che una breve etichetta per definire il loro stile musicale: si va da un buon rock più che orecchiabile, ed a tratti “ballabile” di It’s On You  e My Mind, a momenti più riflessivi e lenti come in 2135, A Suicidal Lullaby, e c’è spazio anche per episodi musicalmente più malinconici tipo in Terence. Le sonorità rock datate anni ‘60, in stile The Who per intenderci, hanno avuto non poca influenza sui Chinasky, come dimostra Ego, che è forse la canzone che più si eleva per qualità in tutta la track-list. Meritevoli di elogi anche InThe Air e Falling In Love With The Waitress Again dove il gruppo veneto riesce a farsi apprezzare anche alle prese con atmosfere più devote al rock psichedelico.

Spesso si dice che chiudere in bellezza è il metodo migliore ed anche quello più nobile per segnare il punto conclusivo di un progetto o di una carriera, quindi si può certo affermare che i Chinasky seguono alla lettera questa teoria. Third Untitled Album è un più che soddisfacente disco, facilmente assorbibile e ricco di spunti interessanti. Promossi senza esitazioni, ma peccato se non ci sarà un seguito perché sarebbe stato davvero interessante seguirli e poterli di nuovo giudicare ma sulla lunga distanza.

Autore: Chinasky Titolo Album: Third Untitled Album
Anno: 2012 Casa Discografica: Garage Records
Genere musicale: Indie Rock Voto: 7
Tipo: CD Sito web: http://www.myspace.com/chinaskyrnr
Membri band:

Katya Scarpulla – voce

Alessandro Antonel – chitarra, voce

Edoardo De Bastiani – chitarra, voce

Marco Pagot – basso, voce

Sebastiano Ziroldo – batteria

Tracklist:

  1. Supercalifragilisticsound
  2. It’s On You
  3. My Mind
  4. 2135, A Suicidal Lullaby
  5. Sex, Oil & Guns
  6. Ego
  7. Sesa Song
  8. In The Air
  9. Falling In Love With The Waitress Again
  10. Terence
  11. Winter
  12. White Times
Pagine:1234»