Iron Maiden – A Matter Of Life And Death
Ben tre anni sono trascorsi tra questo album ed il precedente lavoro in studio Dance Of Death. In una carriera lunga trent’anni potrebbe sermbare un soffio ed invece questa parentesi ha rappresentato la vera ultima mutazione (con conseguenze visibili ancora oggi) del nome Iron Maiden. L’ormai sestesso si è staccato dalla sua valenza compositiva così come un animaletto che finito lo svezzamento abbandona l’affetto materno e prende la sua strada, una strada per loro completamente concentrata su live, raccolte e tanto mainstream. Inutile nasconderlo: la Vergine di Ferro del nuovo millennio si trincera dietro la maturità artistica per dare alla luce dei brani che non hanno nulla in comune con il trademark che li ha resi famosi e l’intercorrere tra una uscita e l’altra di decine di raccolte, best e soprattutto centinaia di concerti nel nome dei brani che invece tutti amano, fa sentire troppo il profumo del dollaro. Non è un caso che un anno prima di A Matter Of Life And Death i Nostri intraprendono una turnée (con ovviamente relativo DVD) dal titolo The Early Days totalmente incentrata solo sui primi quattro album della loro carriera giungendo anche in Italia in occasione del Gods Of Metal. Per i fan, soprattutto quelli giovani, è manna dal cielo ma a ben vedere i veri appassionati della band si sentono un po’ presi in giro.
Una band non può fermare il tempo, deve evolversi e proporre nuove idee, questo è senza dubbio un aspetto premimente da considerare quando si valutano capitoli discografici di annate diverse, ma i fan non sono stupidi, sanno quando i propri idoli impiegano il 150% della propria genialità e quando invece si adagiano sugli allori sfruttando il proprio nome che da solo vende già diverse centinaia di migliaia di album, indipendentemente dal percorso intrapreso. Ecco come appare A Matter Of Life And Death, dal titolo intransigente ma dal significato creativo poco robusto, un lavoro che devia la locomotiva degli inglesi verso un binario se non morto con gravi patologie. A nulla servono le leggere sfumature progressive di Brighter Than A Thousand Suns (molto meglio le cavalcate ritmiche a centro canzone), lo scenario bellico di The Longest Day che presto cade in un bridge e seguente ritornello pseudo pop, e i vari intro lenti di quasi tutti i brani che poi si aprono con la solita irruenza (tanto per ricordare che si tratta di un gruppo heavy metal) stancano presto. Apprezzabile invece The Pilgrim che punta su tempi ed atmosfere diverse concentrare in una durata ragionevole e The Reincarnation Of Benjamin Breeg caratterizzata dal giusto groove facendo notare che Bruce si trova molto più a suo agio rispetto agli altri brani. Uno dei passaggi più interessanti è For The Greater Good Of God che davvero ci traghetta in una nuova dimensione, fieri di esserci imbattuti nel viaggio, con ingredienti variegati e tante idee a disposizione.
Il lavoro di produzione e l’amalgamarsi delle diverse parti di ogni singolo brano è davvero encomiabile (considerando che ben sei brani superano i dieci minuti) ma qui il discorso è più generale, qui bisogna ragionare sulla proposta musicale della band che sta profondamente cambiando ed onestamente non so fino a quando riuscirà a portarsi dietro la vecchia guardia di fan. Noi naturalmente speriamo in un futuro più roseo.
| Autore: Iron Maiden | Titolo Album: A Matter Of Life And Death |
| Anno: 2006 | Casa Discografica: EMI |
| Genere musicale: Heavy Metal | Voto: 5 |
| Tipo: CD | Sito web: http://www.ironmaiden.com |
| Membri band:
Bruce Dickinson – voce Dave Murray – chitarra Janick Gers – chitarra Adrian Smith – chitarra, cori, synth Steve Harris – basso, cori, tastiere Nicko McBrain – batteria |
Tracklist:
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