07th mag2013

Megadeth – Endgame

by Gianluca Scala

Questo album confermava lo stato di forma raggiunto dalla nuova formazione messa insieme da Dave Mustaine per continuare il suo cammino di rinascita artistica. Nonostante l’abbandono di Glen Drover, l’equilibrio interno della band rimane praticamente intaccato, grazie anche all’arrivo del bravissimo chitarrista Chris Broderick che dimostrò di essersi inserito in maniera perfetta permettendo alla band di lavorare a questa nuova release discografica con la giusta determinanzione. L’album parte con Dialectic Chaos, una strumentale dalla durata breve  messa insieme in studio da Mustaine. Il brano risulta essere in effetti un’introduzione al brano successivo, quella This Day We Fight che si  ispirava al dialogo di Aragorn nel libro Il Signore Degli Anelli, trattando nel testo la vigilia della battaglia finale, un brano lanciato in riff violenti e ben sostenuti dalla batteria suonata in doppia cassa. La traccia successiva inizia con una linea melodica sottolineata dall’effetto radio che si rivela essere il dialogo tra una pattuglia della polizia con la propria centrale operativa trasmettendo in tempo reale l’intervento dovuto ad una rapina a mano armata. La trovata è molto d’effetto ed il brano in questione è 44 Minutes,che narra per l’appunto di un fatto realmente accaduto che tenne con il fiato sospeso l’intero sud della California. Il brano in questione ha un ritmo sostenuto ed incisivo e insieme ad Headcrusher e ad 1,320 è tra i brani più spinti dell’intero album. 1,320 difatti è veloce e si avvicina molto palesemente ai classici che la band suonava negli anni ’80, invece Bodies risulta essere molto particolare: parte come un mid tempo delle strofe cantate per poi continuare con un assolo molto melodico eseguito dal buon Mustaine; al termine della canzone il ritmo si fà più sostenuto colmando in un assolo suonato da Chris Broderick che richiama da vicino lo stile dell’ex axeman della band Marty Friedman.

La titletrack dell’album è anche il brano più impegnato a livello di testi ed è forse quello più ben strutturato dell’intero lavoro. Si avvicina molto ai contenuti politici del precedente United Abominations in merito all’opinione di Mustaine sul sistema politico americano. Tema del brano è la cosiddetta legge “endgame” la quale consente l’arresto di individui sospettati di atti di terrorismo voluta fortemente dall’ex presidente degli Stati Uniti George W. Bush Junior. Il brano è ben suonato snodandosi tra le strofe cantate in un crescendo di intensità che si assapora in tutta la durata del brano. Le parole manco a dirlo riflettono le forti affermazioni del leader dei Megadeth, per quello che è anche il brano più lungo dell’album arrivando a toccare i sei minuti di durata totale. Anche questa volta la copertina del disco è davvero particolare e molto rappresentativa: la grafica dell’artwork riprodotto e del booklet interno sono legati al tema portante della titletrack e lo sfondo delle immagini fotografiche interne riproducono delle carceri, ricordando la copertina del best seller della band Countdown To Extinction.

Ancora una volta i Megadeth ci hanno dimostrato che le idee non mancavano affatto nel loro lavoro, era solo questione di capire per tempo che questa band era stata messa in piedi dal proprio leader con lo scopo di diventare una vera macchina da guerra che doveva conquistare il mondo a suon di schitarrate supersoniche nel nome del genere più oltraggioso sulla faccia della terra: l’heavy metal.

Autore: Megadeth Titolo Album: Endgame
Anno: 2009 Casa Discografica: Roadrunner Records
Genere musicale: Thrash Metal Voto: 8
Tipo: CD Sito web: http://www.megadeth.com
Membri band:

Dave Mustaine – voce, chitarra

James Lomenzo – basso

Chris Broderick – chitarra

Shawn Drover – batteria

Tracklist:

  1. Dialectic Chaos
  2. This Day We Fight
  3. 44 Minutes
  4. 1,320
  5. Bite The Hand
  6. Bodies
  7. Endgame
  8. The Hardest Part Of Letting Go…Sealed With A Kiss
  9. Headcrusher
  10. How The Story Ends
  11. The Rught To Go Insane
30th apr2013

Megadeth – United Abominations

by Gianluca Scala

United Abominations lo si può considerare la seconda rinascita dei Megadeth visto che il ritorno a delle sonorità più heavy era già avvenuto con l’album precedente. Questo album segna tanti cambiamenti intorno e all’interno della band, Mustaine decide di assumere nuovi membri in pianta stabile e chiama al suo fianco il bassista James Lomenzo ed i fratelli Glen e Shawn Drover rispettivamente a coprire il ruolo di chitarra solista e batteria. Questo è anche il primo lavoro che viene rilasciato dai Megadeth sotto la nuova etichetta discografica, la prestigiosa Roadrunner Records. Con la nuova line up Mustaine ritrova l’equilibrio che mancava da un pò di tempo nella band, i brani contenuti in United Abominations riprendono sonorità che si rifanno ai vecchi successi, brani più veloci che si avvicinano molto al sound che i Megadeth avevano nei mitici anni ‘80. Undici brani strepitosi che mettono da subito le cose in chiaro, come avere tra le mani uno dei dischi più belli degli anni 2000. La prima traccia comincia con un arpeggio pulito e molto emotivo seguito dai classici rimbombi e da dei riff tipicamente thrash, mentre gli assoli di chitarra ricordano molto quelli dell’album Rust In Peace. Il secondo brano, Washington Is Next! si apre con un gran giro di chitarra di Mustaine e segue una linea melodica che intreccia riff di basso e di ritmica seguito da un breve assolo, poi si ricongiunge al particolare ritmo del brano che dopo il ritornello riprende il giro di chitarra iniziale.

I testi delle canzoni contenuti in questo capitolo discografico toccano tematiche politiche trattate anche su The System Has Failed, alternando capitoli trascinanti e duri ad altri meno riusciti come il rifacimento della famosa A Tout Le Monde realizzato con la singer italiana Cristina Scabbia (che qua è intitolata A Tout Le Monde (Set Me Free) ) che suona quasi da riempitivo. Probabilmente dieci tracce per questo lavoro erano più che sufficienti. La title track è il brano più politicamente e socialmente impegnato dell’intero album, in cui si denuncia l’attacco alle istituzioni come la famiglia, lo stato e la religione, oltre ad essere contro le Nazioni Unite visto che parte delle liriche esprimono palesemente il pensiero politico di Mustaine ricollegandosi direttamente ad alcuni brani del disco precedente (in particolare parliamo dei brani The Scorpion e di Blackmail The Universe). Gears Of War si presenta con una intro molto cupa e che rallenta fin quasi a fermarsi nei primi versi, per poi riprendere velocità durante il chorus portante del brano stesso. Questo brano ha preso il titolo dall’omonimo videogame di cui gli stessi Megadeth ne hanno composto la colonna sonora. Dave Mustaine non si è proprio risparmiato nella stesura dei testi di questo lavoro: Blessed Are The Dead annuncia l’arrivo dell’apocalisse presentando i quattro cavalieri citati nella bibbia che vengono anche illustrati all’interno del bellissimo booklet che accompagna il disco.

Anche la copertina dell’album è molto bella, presenta una nuova incarnazione della mascotte Vic Rattlehead scelta da un concorso grafico indetto dalla band tramite “devianART”, il soggetto si può avvicinare a quello dell’album Peace Sells…But Who’s Buying? che presentava egualmente il palazzo delle Nazioni Unite, stavolta illustrato sotto attacco di missili nucleari, dove la mascotte Vic sorretto da una figura angelica difende il tutto con l’arma in pugno. Di contorno ci sono altre grandi canzoni come Amerikhastan, Play For Blood, You’re Dead e la conclusiva Burnt Ice. I più fortunati che possiedono la versione speciale di United Abominations hanno la possibilità di ascoltare altre tre canzoni, due inediti ed una cover molto riuscita del brano Out On The Tiles dei Led Zeppelin. Finalmente si può affermare che la band aveva ritrovato la giusta rotta per tornare ad affermarsi ad altissimi livelli compositivi, scrivendo per l’appunto brani potenti e veloci come una volta.

Autore: Megadeth Titolo Album: United Abominations
Anno: 2007 Casa Discografica: Roadrunner Records
Genere musicale: Heavy Metal Voto: 7,5
Tipo: CD Sito web: http://www.megadeth.com
Membri band:

Dave Mustaine – chitarra, voce

James Lomenzo – basso

Glen Drover – chitarra

Shawn Drover – batteria

Tracklist:

  1. Sleepwalker
  2. Washington Is Next
  3. Never Walk Alone…A Call To Arms
  4. United Abominations
  5. Gears Of War
  6. Blessed Are The Dead
  7. Play For Blood
  8. A Tout Le Monde (Set Me Free)
  9. Amerikhastan
  10. You’re Dead
  11. Burnt Ice
23rd apr2013

Megadeth – The System Has Failed

by Gianluca Scala

Dopo la buona accoglienza che il mercato riservò a The World Needs A Hero, Mustaine e soci si convinsero anche grazie alle vendite che tornarono a sorridere alla band, di continuare sulla strada ritrovata e che si era persa da un pò di tempo, ossia tornare in maniera più convinta a suonare heavy metal. Improvvisamente però come un fulmine a ciel sereno arriva la notizia che i Megadeth si sciolgono. Mustaine viene colpito da uno stato di paralisi improvvisa al braccio sinistro. Provate ad immaginare la situazione: svegliarsi la mattina ed accorgersi che il braccio non funziona più! La prima impressione del buon Dave sarà stata più o meno questa: che cosa farò adesso, la mia vita avrà ancora un senso senza i Megadeth? Grazie al cielo dopo un periodo di terapia intensiva e di fisioterapia per recuperare il tempo perduto e rimediare ai guai fisici, Mustaine riesce a rimettersi in forma e decide di riprendere l’attività con la sua band, che però viene totalmente rimaneggiata. David Ellefson verrà allontanato dalla band per ragioni prettamente economiche (sembrerebbe che Mustaine non gli abbia riconosciuto dei pagamenti derivanti dai diritti d’autore, cosa che spingerà il bassista a fare causa al leader stesso), mentre gli altri membri saranno allontanati per altri motivi prettamente musicali. Si riparte da zero: Dave Mustaine fa tutto da solo, scrive, compone e suona facendosi semplicemente accompagnare in studio da Jimmie Lee Sloas al basso e dal prestigioso batterista Vinnie Colaiuta, che tra l’altro si cimenterà a suonare il genere metal per la prima volta. E sorprendentemente sarà chiamato a suonare in studio qualche parte di chitarra solista un ex membro del gruppo, ossia Chris Poland.

Da queste sessioni viene pubblicato il decimo album della band, The Sistem Has Failed, un album con ogni cosa esattamente al suo posto, dalle consuete parti vocali un pò stridule cantate con maestria dal buon mega Dave ai riff elaborati e pesanti che riportano in netta evidenza il tipico sound dei Megadeth. Ed i brani sono tornati ad essere quelli che facevano scuotere la testa in un sano headbanging, basti ascoltare l’iniziale Blackmail The Universe per rendersene conto, pura potenza incentrata su dei riff taglienti che legano in maniera perfetta con la sezione ritmica. Kick The Chair ha grinta da vendere, potenza impregnata di cambi di tempo, riff e solismi pregevoli, mentre Vinnie Colaiuta alla batteria sfoggia un drumming dinamico e molto efficace che ben si sposa con lo stile dei Megadeth, sembra di essere tornati ai tempi di Peace Sells e di Rust In Peace. In questo disco di positivo si può contare anche la presenza di un buon numero di melodie un pò più pulite del solito che non stonano con il resto della  musica  proposta, le bellissime Die Dead Enough e Tears In A Vial non fanno fatica ad entrare nell’elenco dei brani migliori del catalogo della band. Non possiamo tralasciare gli autentici colpi di genio presenti nella sincopata e straordinaria Truth Be Told che confluisce in un finale al cardiopalma.

System Has Failed ci riconsegna una band che dopo aver ritrovato la giusta direzione da seguire con l’album precedente è riuscita a riavvicinarsi totalmente alle sonorità che l’avevano portata ad essere una delle metal band più amate al mondo. Quindi non ci rimane che ringraziare il fisioterapista di Dave Mustaine che ridiede la forza e la possibilità di riprendere a suonare la chitarra, permettendo alla band di rimanere in attività e proseguendo finalmente il percorso musicale che si era bruscamente interrotto.

Autore: Megadeth Titolo Album: The System Has Failed
Anno: 2004 Casa Discografica: Sanctuary Records
Genere musicale: Heavy Metal Voto: 7,5
Tipo: CD Sito web: http://www.megadeth.com
Membri band:

Dave Mustaine – chitarra, voce

Chris Poland – chitarra;

Jimmie Lee Sloas – basso

Vinnie Colaiuta – batteria

Tracklist:

  1. Black Mail The Universe
  2. Die Dead Enough
  3. Kick The Chair
  4. Scorpion
  5. Tears In A Vial
  6. I Know Jack
  7. Back In The Day
  8. Something I’m Not
  9. Truth Be Told
  10. Of Mice And Men
  11. Shadow Of Deth
  12. My Kingdom Come
16th apr2013

Megadeth – The World Needs A Hero

by Gianluca Scala

Assorbito il colpo subìto dal clamoroso tonfo commerciale, Dave Mustaine decide di tornare all’heavy metal. E lo fa pubblicando questo album molto bello, il nono della sua carriera. Allontanati dalla band il chitarrista Marty Friedman, che partecipò molto alla stesura dell’album Risk, ed il produttore Dann Huff, reo di avere ammorbidito troppo il sound della band, i Megadeth assoldano l’ex Savatage Al Pitrelli alla chitarra sperando che con il suo stile potente e tecnico aiuti a far rinascere la band dall’oblìo commerciale in cui era incappata. E la rinascita viene evidenziata fin dalla copertina del nuovo lavoro, un pò raccappriciante a dire il vero, in cui viene rappresentato un cadavere steso in una pozza di sangue con la mascotte della band Vic Rattlehead che fuoriesce dalle sue membra, mascotte che ritorna a fare capolino sulle copertine degli album sotto il monicker originale della band che era stato modificato temporaneamente. Il nuovo album s’intitola The World Needs A Hero, cosa che fa presagire un ritorno a temi politici nei testi scritti da Mustaine, difatti la title track suona potente con delle ritmiche aggressive bene in evidenza e dove il cantato di Mustaine torna ad essere maledettamente espressivo, con testi che sottolineano l’esigenza di trovare un leader mondiale in grado di cambiare le sorti del pianeta.

L’album parte con Disconnect e le cose sono cambiate davvero in casa Megadeth, il suond è tornato heavy e il giro di chitarra iniziale dà piena garanzia ad un ritorno a sonorità più consone allo stile della band. Magari una canzone come Moto Psyco potrà trarre in inganno facendo pensare che dopo un inizio con il botto, l’album ritorni a ripercorrere territori troppo commerciali, vista la somiglianza con il materiale prodotto fino a qualche anno prima, ma gli assoli centrali di Pitrelli spezzano bene il brano riportando l’ascoltatore sulla rotta giusta di questo nuovo ed entusiasmante viaggio. Lo stesso leader del gruppo presentando il nuovo album alla stampa specializzata più di una volta dirà che il nuovo lavoro è come una barca persa nel mare che tenta di tornare sulla propria rotta. E dal brano seguente in poi non ci saranno più sbandamenti: 1.000 Times Goodbye mette tutti d’accordo nonostante i ritmi non siano prettamente vicini al thrash metal che molti vorrebbero ritrovare da una band storica come i Megadeth, l’importante è che comunque a livello di ritmiche, assoli e sopratutto nel cantato si noti un ritorno a sonorità più pesanti. Nemmeno la presenza di una slow song come Promises inganna più di tanto vista la bellezza della canzone, per il resto ascoltando brani come Recipe For Hate…Warhorse o la magnifica Dread And The Fugitive Mind non si può che gioire.

Return To Hangar riprende il tema ufologico già trattato in Hangar 18 sull’ album Rust In Peace, mentre il pezzo finale chiamato When è forse il più bello dell’intero album: l’arpeggio di chitarra iniziale sfocia in un riff decadente che crea una grande atmosfera con il cantato di Mustaine che comincia disperato e che dopo il primo bridge del brano parte con un ritmo più cadenzato e potente. Quindi si può solo tirare un sospiro di sollievo alla fine dell’ascolto di The World Needs A Hero visto che finalmente i Megadeth avevano ritrovato la retta via fatta di riff potenti ed assoli di chitarra che si riaffaciavano ad un genere più consono alla band.

Autore: Megadeth Titolo Album: The World Needs A Hero
Anno: 2001 Casa Discografica: Sanctuary Records
Genere musicale: Heavy Metal Voto: 7
Tipo: CD Sito web: http://www.megadeth.com
Membri band:

Dave Mustaine – chitarra, voce

David Ellefson – basso

Al Pitrelli – chitarra

Jimmy DeGrasso – batteria

Tracklist:

  1. Disconnect
  2. The World Needs A Hero
  3. Moto Psyco
  4. 1000 Times Goodbye
  5. Burning Bridges
  6. Promises
  7. Recipe For Hate…Warhorse
  8. Losing My Senses
  9. Dread And The Fugitive Mind
  10. Silent Scorn
  11. Return To Hangar
  12. When
09th apr2013

Megadeth – Risk

by Gianluca Scala

Mai titolo poteva essere più adeguato di questo, Risk. Dave Mustaine decise di intitolare così l’ottavo album della band quando Lars Ulrich dei Metallica dichiarò in un intervista di quegli anni che il suo ex chitarrista  non corresse molti rischi a suonare la sua musica. Raccolto da terra il guanto di sfida, Mustaine pubblicò così quello che si potrebbe definire come l’album più sperimentale, ma anche quello meno riuscito di tutta la sua carriera. Il disco divenne un totale insuccesso commerciale, e per la prima volta i Megadeth pagarono il prezzo di volere realizzare a tutti i costi l’album vincente. Ci sarebbe subito da chiedersi dove siano finiti i riff ultraveloci che avevano contraddistinto fino a qualche anno prima  il loro stile. Anche perchè in questo lavoro la band è davvero irriconoscibile, se non fosse che ci sia Mustaine a cantare in tutti i brani. Secondo chi scrive mai e dico mai un gruppo musicale ha toccato il fondo nella propria carriera cambiando in maniera così radicale il proprio sound, e le canzoni contenute in questo lavoro sono pultroppo lì a dimostrarlo. Brani come Insomnia e Prince Of Darkness sono molto simili nei contenuti e ci potete trovare dentro diversi elementi come loop elettronici, chitarre orientaleggianti e riff di una leggerezza disarmante. Enter The Arena è una sorta di intro per la canzone chiamata Crush ‘Em, che l’unica cosa che poteva diventare è l’inno di un lottatore di wrestling mentre si accinge a salire sul ring.

Breadline è un brano hard rock dalle linee vocali e dal giro di chitarra più semplice che si possa mai ascoltare, qui Marty Friedman suona un assolo di chitarra di una banalità disarmante. E il peggio deve ancora venire perchè I’ll Be There sconfina nel pop. Questo drastico cambio di direzione è da attribuire al produttore che Mustaine scelse per la lavorazione di questo disco, lo stesso di Cryptic Writings (Dann Huff) che non fece altro che limare all’inverosimile le sonorità heavy del quartetto americano, renderdolo di fatto irriconoscibile. Non ci sentiamo di andare avanti nella descrizione dei brani presenti in Risk, non c’é molto da aggiungere nel parlare di quello che senza alcun dubbio è stato l’unico vero passo falso di una band che fino a pochi anni prima era in grado di far impazzire con la propria musica migliaia di metal maniac.

Autore: Megadeth Titolo Album: Risk
Anno: 1999 Casa Discografica: Capitol Records
Genere musicale: Hard Rock Voto: 5
Tipo: CD Sito web: http://www.megadeth.com
Membri band:

Dave Mustaine – chitarra, voce

David Ellefson – basso

Marty Friedman – chitarra

Jimmy DeGrasso – batteria

Tracklist:

  1. Insomnia
  2. Prince Of Darkness
  3. Enter The Arena
  4. Crush ‘Em
  5. Breadline
  6. The Doctor Is Calling
  7. I’ll Be There
  8. Wanderlust
  9. Ecstasy
  10. Seven
  11. Time: The Beginning
  12. Time: The End
02nd apr2013

Megadeth – Cryptic Writings

by Gianluca Scala

Se con Youthanasia avevano abbandonato del tutto la matrice thrash ed erano riusciti a raggiungere il successo planetario tanto inseguito, con questo lavoro i Megadeth portano avanti il percorso musicale intrapreso e lo fanno pubblicando un altro buon disco di heavy metal pieno di melodia, cori e qualche ottimo spunto. Quello che doveva chiamarsi inizialmente “Needles And Pins” alla fine verrà intitolato Cryptic Writings, album scritto e supervisionato insieme al produttore Dann Huff, ex musicista hard rock che suggerirà a Mustaine anche i testi e i titoli dei nuovi brani, cosa che fece credere al cantante di aver finalmente trovato la persona in grado di fargli creare l’album “numero uno” che tanto cercava. Brani come l’iniziale Trust ci fanno capire che cosa i Megadeth hanno voglia di suonare, delle canzoni semplici ed efficaci in grado di catturare l’interesse del pubblico. Trust diventò l’ennesimo singolo di successo che fece guadagnare ancora il disco d’oro negli States, canzone che parte con un giro di basso ed un riff di chitarra che toccano le corde di un heavy metal per intelettuali. Stesso discorso vale per Almost Honest che verrà scelto come secondo singolo da dare in pasto alle classifiche. I primi due brani presentano la stessa struttura e contengono cori ed assoli di chitarra molto belli, Marty Friedman è in grado di deliziarci con il suo stile che ben ha sposato le nuove sonorità del gruppo. Use The Man ha un andamento più lento e presenta delle piccole parti orchestrali campionate all’interno del brano, i ritmi vengono accellerati all’improvviso quando meno te lo aspetti con un bell’assolo di Friedman verso la fine della canzone.

Mastermind sembra riportarci indietro nel tempo con quel cantato arcigno di Mustaine e le ritmiche sì malate, ben sviluppate e che contengono richiami di Rust In Peace, ma che evidenziano ancor di più la direzione intrapresa dalla band. Arrivati alla quinta traccia ci troviamo davanti alla prima sorpresa, The Disintegrators schiaccia il piede sull’acceleratore riportando i Megadeth su binari vicini al thrash, ma senza sconfinarci troppo dentro. In questo brano anche il batterista Nick Menza suona a tavoletta, ma quando sembra di risentire i Megadeth più spinti e veloci di qualche anno prima, dietro l’angolo ti aspetta uno dei brani più soft dell’intero lotto, I’ll Get Even é quasi imbarazzante nel suo incedere. Parte con Ellefson che introduce il tutto con un giro di basso dalla linea semplice con sotto un leggero tappeto disegnato da una tastiera, mentre a ruota parte il cantato di Mustaine che si avvicina molto ad un cantante pop rock. Stesso discorso per un altro brano molto mainstream, A Secret Place é una canzone rock che sembra essere scritta da  un’altra band, se non fosse per la voce di Mustaine qui ci troveremmo a dubitare che stessimo ascoltando un brano dei Megadeth.

Verso la fine dell’album ci imbattiamo in altre due accelerate improvvise dopo tanto rock, infatti sia Vortex che FFF (acronimo di “Fight For Freedom”) si presentano con ritmiche più veloci rispetto allo standard del resto del disco ascoltato sinora. Possiamo dire in definitiva che sicuramente questo lavoro anche senza essere tra i più belli della loro produzione, si lascia ascoltare anche più che volentieri sempre con in mente l’idea che la band negli anni era mutata non poco. Non ci resta che riscoprire Cryptic Writings e provare a chiudere gli occhi pensando “ma questi sono i Megadeth?” A voi l’ardua sentenza, per noi rimane comunque un buon lavoro, buon ascolto.

Autore: Megadeth Titolo Album: Cryptic Writings
Anno: 1997 Casa Discografica: Capitol Records
Genere musicale: Heavy Metal Voto: 7
Tipo: CD Sito web: http://www.megadeth.com
Membri band:

Dave Mustaine – voce e chitarra

David Ellefson – basso

Marty Friedman – chitarra

Nick Menza – batteria

Tracklist:

  1. Trust
  2. Almost Honest
  3. Use The Man
  4. Mastermind
  5. The Disintegrators
  6. I’ll Get Even
  7. Sin
  8. A Secret Place
  9. Have Cool, Will Travel
  10. She-Wolf
  11. Vortex
  12. FFF
26th mar2013

Megadeth – Youthanasia

by Gianluca Scala

Youthanasia é stato l’album della svolta, dimenticatevi le sfuriate thrash, dimenticatevi i ritmi e gli assoli supersonici a cui ci avevano abituato fin dall’inizio della loro carriera i Megadeth. Qui stiamo parlando di svolta, quella che era stata appena appena accennata con Countdown To Extinction che manteneva comunque elementi heavy metal e che in questo lavoro si è affermata ulteriormente. All’inizio del 1994 i Megadeth ingaggiarono ancora alla produzione il famoso Max Norman che già aveva prodotto il precedente lavoro, il quale chiese alla band di comporre canzoni più brevi e commerciali. Quindi possiamo dire senza dubbi alcuni che a causa delle continue pressioni  ricevute ed impartite dal produttore, il risultato raggiunto fu quello di ammorbidire ulteriormente il sound della band conservando da una parte un nucleo metal, ma dall’ altro dando maggior risalto alle linee vocali e alle melodie. Seguendo questi consigli i Megadeth cambiarono e abbandonarono del tutto anche il proprio look, passando da un abbigliamento thrash, quindi trasandato e fatto di jeans e magliette e giacche di cuoio, per passare ad uno più curato. Il nuovo album appena pubblicato debuttò subito nelle parti alte della classifica di Billboard, ottenendo rapidamente ottimi risultati di vendite sia negli Stati Uniti che in Canada. Il culmine di questa fase fu la partecipazione in qualità di headliner al festival Monsters of Rock in Brasile e anche l’ottenimento di una sesta nomination ai Grammy Award americani.

Youthanasia comincia con una serie di brani dove le ritmiche rimangono certamente in un contesto tutto sommato pesante, ma che si differenziano dal repertorio precedentemente proposto dai Megadeth. In questo caso i primi tre brani Reckoning Day, Train Of Consequences e Addicted To Chaos si assomigliano non poco come riff iniziali e ritmiche portanti senza discostarsi troppo dal nuovo percorso musicale, con l’unica differenza nelle tematiche toccate nei testi. La voce di Dave Mustaine è sempre arcigna e ben interpreta tutte le composizioni, a livello ritmico la band si avvicina molto ad un hard rock molto easy listening a tratti davvero sconfinando nel commerciale (brani come Blood Of Heroes ed Elysian Fields ne sono l’esempio più lampante). A Tout Le Monde é senza dubbio il brano più conosciuto dell’ intero lavoro, un brano prettamente hard rock che nelle liriche narra in prima persona gli ultimi pensieri di un malato terminale, quello che dovrà dire ai propri cari prima di morire. Questa canzone ha la particolarità di avere il testo scritto principalmente in lingua inglese mentre il chorus centrale del brano é cantato in francese, come il titolo della canzone. Marti Friedman ci regala assoli di gran qualità artistica, abbinati a pennellate o accompagnamenti ritmici in coppia con Mustaine di un certo spessore. Il brano Family Tree tocca il delicato argomento che tratta dell’abuso sessuale subìto da un bambino dal proprio padre. Killing Road non avrebbe sfigurato se fosse stata pubblicata su Countdown To Extintion, grande riff iniziale e molto bello l’assolo centrale del brano, uno dei migliori dell’intero lotto.

Destò un certo scalpore pure la copertina scelta ad illustrare l’album stesso: l’immagine realizzata dall’artista Hugh Syme rappresenta dei neonati stesi ad asciugare sopra a delle colline attaccati per i piedini ai cavi dell’asciuga biancheria. Tuttavia il disco venne censurato e lungi dall’essere danneggiato ricevette più attenzione da questo clamore suscitato. Il brano Youthanasia, che dà il titolo al lavoro stesso, riprende il tema trattato dalla copertina parlando dei bambini, in cui un verso del brano recita il verso “We’ve been hung out to dry”. Cala il sipario di questo lavoro la canzone Victory che non é altro che una lunga citazione al repertorio della band, infatti il testo della canzone riprende i titoli di diversi brani dei Megadeth legati tra loro in maniera di ripercorrere la carriera vincente del combo americano, da cui il titolo del brano. Non c’é molto da aggiungere, con questi dodici brani i Megadeth avevano deciso di dare una svolta definitiva alla loro musica, canzoni valide sotto molti aspetti e che avranno spianato la strada verso vette commerciali che altrimenti Dave Mustaine e soci non avrebbero mai raggiunto, anche se parecchi fan finirono per voltare le spalle alla band perchè si rifiutò di accettare questo cambiamento di direzione, cosa che non scalfì minimamente i progetti che i Megadeth avevano in mente e che porteranno avanti per diversi anni (come quello di Mustaine di pubblicare un album solista nel 1995 insieme al cantante del gruppo punk americano Fear Lee Ving in un progetto parallelo denominato MD-45). I Megadeth diventeranno ulteriormente una delle band più amate e seguite nel panorama metal mondiale intraprendendo diversi tour mondiali di enorme successo, continuando sulla strada intrapresa con questo album.

Autore: Megadeth Titolo Album: Youthanasia
Anno: 1994 Casa Discografica: Capitol Records
Genere musicale: Heavy Metal Voto: 7
Tipo: CD Sito web: http://www.megadeth.com
Membri band:

Dave Mustaine – voce, chitarra

David Ellefson – basso

Marti Friedman – chitarra

Nick Menza – batteria

Tracklist:

  1. Reckoning Day
  2. Train Of Consequences
  3. Addicted To Chaos
  4. A Tout Le Monde
  5. Elysian Fields
  6. The Killing Road
  7. Blood Of Heroes
  8. Family Tree
  9. Youthanasia
  10. I Thought I knew It All
  11. Black Curtains
  12. Victory
19th mar2013

Megadeth – Countdown To Extinction

by Gianluca Scala

This is the countdown to extinction!” recita il chorus della title track del quinto album dei Megadeth, album che come titoli e contenuti (come tradizione vuole) parlano di guerra e distruzione, argomenti visti e trattati da Mustaine dal lato prettamente più intellettuale. Ed i titoli delle canzoni contenute in questo lavoro presagivano fin da subito gli argomenti trattati: Simphony Of Destruction, Architecture Of Aggression, Sweatitng Bullets, Ashes In Your Mouth. Countdown To Extinction ebbe pure il pregio di bissare di gran lunga il successo commerciale ottenuto da Rust In Peace ottenendo diversi riconoscimenti come una nomination ai Grammy Awards del 1993, e vendendo complessivamente nei soli Stati Uniti più di due milioni di copie, raggiungendo tra l’altro la seconda posizione in classifica di vendite nella Bilboard 200, il miglior risultato mai ottenuto dai Megadeth. Apre le danze l’ottima Skin O’ My Teeth con un riff secco e preciso come pochi che lancia le ritmiche al primo assalto sonoro guidato dalla voce del leader della band, l’unico momento dove la band pare pigiare il piede sull’acceleratore perchè dal secondo brano in poi i ritmi rallenteranno creando atmosfere sempre più pesanti. Infatti Simphony Of Destruction verrà apprezzata più per la sua compattezza e bellezza, avvicinandosi di più ad un heavy metal convenzionale che al vero e proprio thrash. Non un tradimento sonoro sia chiaro, ma si capirà al volo che le ritmiche supersoniche tipiche del thrash da questo brano in avanti verranno mano a mano abbandonate per dare spazio ad una serie di brani più pesanti ed articolati nei loro contenuti, ottenendo un buon risultato a livello qualitativo raggiungendo territtori mai toccati sino a quel momento.

L’arpeggio che introduce Foreclosure Of A Dream dimostra ulteriormente che i Megadeth sono capaci di creare delle atmosfere molto affascinanti e potenti allo stesso tempo, uno dei nostri brani preferiti. Su questo album troviamo canzoni molto varie come la contorta Sweating Bullets, che parte con un arpeggio secco per poi distendersi in una intro notevole nella sua atmosfera e in cui Dave Mustaine canta con un tono arcigno e pazzoide lanciando tutta la band nel bellissimo ritornello. Questo é uno dei brani più articolati dell’intero lavoro, possiamo trovare tutto quello che i nuovi Megadeth volevano dimostrare al mondo intero suonando un tipo di musica che nonostante mutasse la velocità di esecuzione riesce a catturarti con il pathos creato dai suoni prodotti dai vari strumenti (in questo brano l’apporto ritmico di Nick Menza é davvero notevole). Stessa cosa la si può scrivere parlando di This Was My Life, letteralmente un piccolo capolavoro sottovalutato da tanti fan, brano in grado di catturarti e di trascinarti in un vortice senza nessuna possibilità di salvezza; Mustaine in questo episodio canta con toni sempre più cattivi e con una voce tagliente come un rasoio. La stessa Countdown To Extinction si porta avanti trattando il tema dell’ecologia ipottizzando un imminente estinzione dell’umanità che ha la colpa di non essere più in grado di gestire le risorse naturali del pianeta sfruttandole solo a seconda di precisi giochi politici che ci porteranno alla rovina. Musicalmente questo é il brano più bello dell’album, ottime ritmiche con assoli di chitarra di rara bellezza.

Questo è un lavoro che si lascia ascoltare tranquillamente dall’inizio alla fine ma che con il passare del tempo perde valore. È un lavoro ben articolato e che può spiazzare chi fino a poco tempo prima considerava i Megadeth una delle migliori thrash metal band in circolazione: brani come Ashes In Your Mouth piuttosto che Psycotron, Captive Honour ed High Speed Dirt ci presentano una band totalmente diversa, più matura e sicura dei suoi mezzi. Captive Honour non gode della popolarità di una Simphony Of Destruction, ma è capace di lanciare chiunque in un headbanging fiero e spontaneo per quanto è bella la canzone in sé. Se lo prendiamo dal lato del successo ottenuto, il cambiamento intrapreso dalla band è più che giustificato, anche se l’eterna rincorsa nei confronti dei Metallica da parte di Mustaine non si placherà in questo momento della sua carriera, il Black Album dei Metallica resta comunque inarrivabile, anche se qualcosa di buono i Megadeth a distanza di pochi anni l’avrebbero comunque fatto. In definitiva ci troviamo per le mani non l’album più bello ma uno di quelli che sicuramente non può mancare nella collezione di ogni metal head che si rispetti, buon ascolto.

Autore: Megadeth Titolo Album: Countdown To Extinction
Anno: 1992 Casa Discografica: Capitol Records
Genere musicale: Thrash Metal Voto: 8,5
Tipo: CD Sito web: http://www.megadeth.com
Membri band:

Dave Mustaine – voce, chitarra

David Ellefson – basso

Marty Friedman – chitarra

Nick Menza – batteria

Tracklist:

  1. Skin O’ My Teeth
  2. Simphony Of Destruction
  3. Architecture Of Aggression
  4. Foreclosure Of A Dream
  5. Sweating Bullets
  6. This Was My Life
  7. Countdown To Extinction
  8. High Speed Dirt
  9. Psycotron
  10. Captive Honour
  11. Ashes In Your Mouth
12th mar2013

Megadeth – Rust In Peace

by Gianluca Scala

Rust In Peace; il quarto album della band di Dave Mustaine, forse il primo vero capolavoro assoluto dei Megadeth. Un disco che é stato capace di segnare la storia dell’heavy metal nella maniera più assoluta. Alla fine degli anni ’80 i Megadeth stavano raccogliendo i primi frutti del loro successo commerciale, perlomeno negli Stati Uniti, e dopo avere pubblicato appena tre album studio Mustaine aveva ancora in mente l’obiettivo di diventare la più famosa metal band del mondo. I rapporti all’interno della band non erano idilliaci, tanto che dopo aver cacciato il chitarrista Jeff Young e il batterista Chuck Behler, il leader del gruppo Mustaine si mise alla ricerca di degni sostituti. Fece delle proposte, per ricoprire questi incarichi, a musicisti del calibro di Dimebag Darrel e Jeff Waters (Pantera e Annihilator le band di provenienza) come chitarristi, e batteristi come Dave Lombardo (Slayer) e Dean Castronovo (noto session man), ma la risposta fu negativa. Nonostante tutto Mustaine riuscì a trovare due brillanti musicisti da inserire nella band, un certo Marty Friedman, noto per aver militato nei Cacophony insieme ad un altro grande guitar hero, Jason Becker, e il giovane batterista Nick Menza, che era il tecnico della batteria del dipartito Behler che alla fine sostituì. Con questa nuova formazione la band si mise subito al lavoro per sfornare il disco che a detta del suo leader avrebbe cambiato il thrash metal, un disco che in parte é riuscito nella sua non facile impresa (ricordiamoci che in quel periodo militavano già mostri sacri del genere come Metallica, Anthrax, Slayer, Overkill e Testament e che anche in Europa c’erano combi musicali come i Kreator in grado di produrre dell’ottima musica e che nel loro insieme di sicuro non stavano lì a guardare fermi i progressi degli altri pubblicando lavori di tutto rispetto).

Comunque i Megadeth possono dire che con questo pregevole platter hanno davvero scritto canzoni in grado di scatenare un headbanging universale. L’inizio dell’album è di quelli con il botto, Holy Wars…The Punishment Due presenta delle ritmiche veloci formate da riff precisi e potenti quasi in conformità con il tema stesso trattato nei testi del brano, la guerra (il brano é una forma di protesta contro l’allora governo Bush che ordinò un attacco bellico contro il regime iracheno di Saddam Hussein, che di fatto scatenò la Guerra nel Golfo); la parte centrale della canzone che poi prosegue con una serie di assoli di chitarra che i due chitarristi si scambiano con disinvoltura sono memorabili, il tutto accompagnato dalla base ritmica della band formata da Ellefson e Menza che ti trascinano in un vero vortice sonoro mentre Mustaine con il suo inconfondibile ghigno canta nei versi finali frasi intimidatorie (“Mercy Killing, Mercy Killing!”). Altro classico della band lo é diventato il brano seguente Hangar 18, canzone che tratta sempre temi militari, ma quelli che il governo degli Stati Uniti spalleggiato dalla CIA terrebbe in gran segreto nella sua base militare conosciuta come Area 51 nel mezzo del deserto del Nevada, dove si vocifera da anni che all’interno dei capannoni di questa base ci siano conservati i resti (o non solo) di navicelle spaziali aliene provenienti da altri pianeti. Era il batterista Nick Menza la persona in line-up appassionato di tematiche legate agli Ufo e da questa sua passione nacque quindi il tema da trattare dal suddetto brano.

Take No Prisoners è letteralmente parlando una vera mazzata sui denti di inaudita violenza. Le altre canzoni parlano dei temi più disparati nelle quali Mustaine si sarà divertito un sacco nel scriverne i testi e le musiche, come nel caso di Five Magics dove parla di esoterismo ed occultismo, ma anche canzoni autobiografiche com nel caso di Poison Was The Cure, in cui parla della sua stessa dipendenza dalla droga, o di Tornado Of Souls dove descrive una sua relazione finita male con una ragazza. Dawn Patrol é un allarmante presagio dei danni che potrebbe arrecare al pianeta l’energia nucleare se usata in maniera irresponsabile, argomento toccato anche nell’ultimo brano del disco che dà anche il titolo all’album. Rust In Peace… Polaris è formato da delle liriche che sotto forma metaforica presentano un dialogo tra le potenze militari rappresentate dal missile polaris e la popolazione mondiale, in cui viene esposto un monologo che descrive le conseguenze che potrebbe portare una sua possibile esplosione. Questo album portava avanti tematiche politiche tanto care al leader della band come sempre in grado di trasformarle in musica e creando delle alchimie letali sotto il profilo musicale. Rust In Peace ha portato la popolarità dei Megadeth a livelli inimmaginabili facendola diventare la band rispettata ed acclamata che é ora. E che a distanza di pochi anni darà alla luce ad un altro capolavoro assoluto.

Autore: Megadeth Titolo Album: Rust In Peace
Anno: 1990 Casa Discografica: Capitol Records
Genere musicale: Thrash Metal Voto: 9
Tipo: CD Sito web: http://www.megadeth.com
Membri band:

Dave Mustaine – chitarra, voce

David Ellefson – basso

Marty Friedman – chitarra

Nick Menza – batteria

Tracklist:

  1. Holy Wars… The Punishment Due
  2. Hangar 18
  3. Take No Prisoners
  4. Five Magics
  5. Poison Was The Cure
  6. Lucretia
  7. Tornado Of Souls
  8. Dawn Patrol
  9. Rust In Peace…Polaris
05th mar2013

Megadeth – So Far, So Good…So What!

by Gianluca Scala

So Far, So Good…So What! é un disco che afferma in maniera molto positiva la carriera dei Megadeth portandoli a dei buoni livelli di popolarità negli Stati Uniti, collocandoli sul podio delle migliori heavy metal band del momento. Dopo l’abbandono di Chris Poland e Gar Samuelson nella band entrano a farne parte il giovane Jeff Young alla chitarra e Chuck Behler alla batteria, e questo sarà solo il primo di tanti cambiamenti della line up che succederanno negli anni all’interno della band. L’obiettivo che Mustaine ha ben in testa é sempre quello di dimostrare che lui é in grado di portare avanti la sua carriera anche senza i Metallica, scrivendo della grande musica che di volta in volta surclasserà il disco precedentemente pubblicato dalla sua band. Cosa che gli riesce bene dato che il terzo album dei Megadeth é una vera potenza. L’album inizia con Into The Lungs Of Hell, brano totalmente strumentale tutto incentrato su un’atmosfera oscura che ben introduce il brano seguente Set The World Afire, piccolo capolavoro della band. Numerosi cambi di tempo, riff intricati e potenti dal suono tagliente sia delle chitarre che della voce di Mustaine. Il brano in questione suona nel chiaro stile progressivo dei Megadeth mentre i testi della canzone sono contro la guerra, le armi nucleari di distruzione di massa, le quali, secondo quanto scrive Mustaine ci porteranno alla rovina facendo sparire la razza umana e distruggendo tutto il mondo. Gli assoli di chitarra presenti nel suddetto brano ad opera di Mustaine e Young sono ben strutturati, arrivano a toccare il blues in quelli di breve durata, fino all’ assolo finale che é molto più veloce e dall’anima rock metal.

Su questo disco la cover di turno é una grande versione di Anarchy In The UK dei Sex Pistols dove viene ospitato anche il chitarrista della punk band inglese Steve Jones; davvero notevoli gli assoli di chitarra di Jeff Young  presenti in questo brano. Nella seguente canzone Mary Jane si possono trovare delle influenze dei Black Sabbath ed aggiungeremmo anche dei Mercyful Fate: la canzone racconta di una ragazza che viene sepolta viva dal padre perché accusata di essere una strega. Il brano comincia molto lento con un riff portante, fino a culminare nella seconda parte più veloce e con tanti cambi di tempo da parte dei due chitarristi mentre David Ellefson al basso aggiunge un tocco oscuro al brano, con un Mustaine ad alti livelli anche come prestazioni vocali. Segue 502, incentrata sull’impatto e la velocità di esecuzione del brano che non disdegna la tecnica con un riff circolare e intricato come quello contenuto nel ritornello e nella prima parte della canzone; il tutto si conclude con un veloce assolo di batteria di Chuck Behler e con il sottofondo di suoni striduli che culminano con il rumore riprodotto da un incidente stradale. All’inizio della seconda parte del disco si arriva ad uno dei brani più celebri e conosciuti dei Megadeth, In My Darkest Hour. Brano dedicato e ispirato alla morte di Cliff Burton, l’unica persona con cui Mustaine andava d’accordo quando militava nei Metallica. La canzone é un inno a reagire alle avversità della vita e a lasciare, senza chiudersi nel nichilismo, “il proprio malessere nell’ora più buia” (per l’appunto Darkest Hour). Anche in questo brano si sentono influenze dei Black Sabbath nel lirismo intenso e cupo, malinconico e triste della prima parte del brano e quel senso di rabbia che spinge a reagire ai problemi presente invece nella seconda parte.

Il disco si conclude con Hook In Mouth, qui Mustaine descrive la protesta contro il P.M.R.C. (la sigla sta per Parents Music Resourse Center, il comitato di censura delle canzoni che nacque in America  nel 1985 ad opera di Mary Elisabeth Gore, allora moglie del rappresentante del congresso e futuro vice presidente americano Al Gore) dal quale alcune metal band tra cui i Megadeth vennero bersagliate. Il testo della canzone tratta della libertà di espresione e della manipolazione del potere riguardo alla storia e su come la gente viene trattata. Molto esplicito il ritornello del brano che in maniera antemica, quasi come un inno da stadio usa le lettere della parola freedom (libertà) per mostrare come essa in realtà venga negata, da cui i versi. Non avere nella propria collezione un album del genere vuol dire non assaporare pienamente la musica e il genio che Mustaine trasuda nelle sue canzoni. So Far, So Good… So What! é stato per anni considerato il contraltare di Master Of Puppets, senza eguagliarne però la bellezza e sopratutto i risultati delle vendite. Però i Megadeth di lì a poco avrebbero pubblicato l’album che li fece esplodere a livelli di popolarità enormi in tutto il mondo, uno degli ultimi album thrash della vecchia scuola americana insieme a pochi altri: Rust In Peace.

Autore: Megadeth Titolo Album: So Far, So Good…So What!
Anno: 1988 Casa Discografica: Capitol Records
Genere musicale: Thrash Metal Voto: 7,5
Tipo: CD Sito web: http://www.megadeth.com
Membri band:

Dave Mustaine – chitarra, voce

David Ellefson – basso

Jeff   Young – chitarra

Chuck   Behler – batteria, percussioni

Tracklist:

  1. Into The Lungs Of Hell
  2. Set The World Afire
  3. Anarchy In The UK
  4. Mary Jane
  5. 502
  6. In My Darkest Hour
  7. Liar
  8. Hook In Mouth
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