Avantasia – The Mystery Of Time
Era circa poco meno di 2 anni fa, quando Tobias Sammet concludeva con il botto il concerto degli Avantasia al Wacken nel 2011, tornato in patria aveva avuto il tempo di riposarsi e magari di pensare ad un nuovo album da comporre. Sì esatto aveva avuto del “tempo”…“che concetto peculiare…”, deve aver pensato. E fu così che previo annuncio sul suo sito ufficiale nel 2012, il mastermind del progetto Avantasia riprese ancora una volta penna e spartiti per lavorare ad un nuovo fantasmagorico concept su tempo, scienza e religione, pervenuto alla bramosa mano del pubblico nell’aprile del successivo anno, con il nome di The Mistery Of Time. Sammet lo definisce “rock epic”, in effetti lo stile della composizione risulta evoluto verso un hard rock melodico molto deciso piuttosto che power metal, sia per le dinamiche che per la struttura armonica, che offre delle interessanti alternative rispetto ad altrimenti veloci pezzi sparati ed assoli vertiginosi oramai già ascoltati e riascoltati, fatta eccezione per alcune tracce che tuttavia non guastano affatto. Il cast di quest’opera conta, oltre ai già conosciuti Michael Kiske (Unisonic, ex-Helloween), Bob Catley (Magnum) e Cloudy Yang (Avantasia) che Tobi tiene gelosamente stretti al proprio fianco, anche nuove “reclute” il cui timbro è particolarmente piaciuto a quest’ultimo, ascolteremo infatti esponenti del metal e dell’hard rock come Mr.Big, Pretty Maids e Saxon. A coronare il tutto è l’ingaggio di una prima vera orchestra per le registrazioni, essenziale è infatti la collaborazione con la German Film Orchestra Babelsberg, presente anche in un album degli Edguy. Ma accingiamoci ora ad ascoltare il prodotto.
L’album si apre con Specters, l’orchestra crea subito la tensione e dopo pochi secondi sfocia nell’intro vero e proprio coadiuvato da batteria e chitarre, il pezzo è riccamente strutturato, e riesce efficacemente ad evocare nella mente dell’ascoltatore i suoi fantasmi, in un perfetto connubio tra strumenti classici e moderni, in particolare per le tastiere dell’inquietante intermezzo che precede l’ultimo ritornello (pianoforte, strings, sinth e persino un clavicembalo!). Il tema del ritornello sulle ultime ottave del pianoforte a mo’ di carillon conclude la traccia e lascia solo un breve attimo di silenzio prima che la frenetica The Watchmaker’s Dream cominci la sua corsa, un flusso ininterrotto di doppio pedale in dodici ottavi che fa da base all’accompagnamento su cui il timbro di Joe Lynn Turner (ex-Rainbow, ex-Deep Purple) si precipita nuovamente in un duetto con Tobias Sammet (entrambi già interpreti del primo pezzo). Anche qui l’attenzione è subito catturata dall’organo hammond che accompagna le strofe e che delizia i fan dei Deep Purple con un assolo alla Jon Lord a circa metà della canzone. È la volta di Black Orchid, l’atmosfera è resa maestosa e cadenzata dall’introduzione orchestrale che ricorda a grandi linee quella di Sign Of The Cross da The Metal Opera, che fa da preludio ad un duetto tra Sammet e Biff Byford (Saxon) adorno di cori ed armonie imponenti.
A seguire nell’ordine troviamo Where Clock Hands Freeze: i performer dell’orchestra Babelsberg hanno ancora una volta il compito di introdurre il pezzo, il pathos creato da archi e fiati annuncia l’infallibile duo del power, Sammet-Kiske all’opera in strofe veloci e dinamiche e ritornelli in cui il frontman degli Unisonic non delude le aspettative con i sempre amati acuti adamantini come solo lui sa fare. A questo punto Tobi decide di fare un break dall’adrenalina dei primi quattro pezzi e assegna al quinto posto Cloudy Yang nel suo secondo ingaggio da lead vocalist negli Avantasia, cantando con il soprano leggero in Sleepwalking, molto semplice, sentimentale, in effetti un po’ scontata ma pur sempre orecchiabile. Arriviamo ad una delle due tracce più lunghe della raccolta, Saviour In The Clockwork in cui Tobi richiama a raccolta tutte le voci maschili fino ad ora presentate (Kiske, Byford e Turner) per unirsi a lui in un’altra fantastica corsa. I dieci minuti del pezzo sono magistralmente organizzati in varie sezioni, che vanno dalle più potenti e ritmate del refrain a quelle più lente e a dinamica bassa, che servono per creare il climax che riporterà nuovamente il groove della traccia alle stelle riprendendo il ritornello per concludere. Stessa cosa dicasi per Invoke The Machine, featuring Ronnie Atkins (Pretty Maids): qui le linee di chitarra elettrica e batteria si fanno ancora più aggressive, per un brano intenso ed incalzante, magari un po’ ostico da digerire al primo ascolto ma decisamente meritevole una volta metabolizzato.
Concediamoci un altro break per assaporare un po’ di sentimentalismo in chiave rock come si deve: la consueta ballad mai assente nelle opere di Tobi ci viene offerta da Eric Martin (Mr. Big) e risponde al nome di What’s Left Of Me, pezzo araldo delle ultime due tracce che concluderanno l’album. Stiamo parlando di Dweller In A Dream in cui fa il suo ritorno Michael Kiske, nell’ultima traccia di stampo power, e di The Great Mystery, il gran finale alla quale prestano la voce Turner, Byford ed un ritrovato Bob Catley, in uno spettacolare melting pot di stili diversi amalgamati alla perfezione. Rock e musica classica sposano perfettamente musical e gospel, per la degna chiusura di una delle opere meglio riuscite al genio del leader degli Edguy, che riconferma per la sesta volta il suo talento mai obsoleto e incredibilmente versatile.
| Autore: Avantasia | Titolo Album: The Mystery Of Time |
| Anno: 2013 | Casa Discografica: Nuclear Blast |
| Genere musicale: Power Metal | Voto: 8,5 |
| Tipo: CD | Sito web: http://www.tobiassammet.com |
| Membri band:
Tobias Sammet – voce, basso Sascha Paeth – chitarra Miro Rodenberg – tastiere Russel Gilbrook – batteria e percussioni |
Tracklist:
|








