by Giancarlo Amitrano
Dobbiamo ammetterlo: a volte ci compiaciamo, ed a ragione, di essere italiani. Senza essere sciovinisti, abbiamo avuto e continueremo ad avere motivo di menare vanto del nostro Paese, in tutti i campi dello scibile umano. Se altre nazioni recano primati di vario genere, noi non siamo da meno in quanto ad arte, scienza e quant’altro. In ambito musicale abbiamo esempi luminosi di geni innovatori (il primo nome alla mente è quello di Demetrio Stratos) che hanno fatto la storia: in seguito sono seguite le nuove generazioni che nei vari generi si sono ben distinte, tenendo presenti alcuni modelli cui ispirarsi, non da imitare pedissequamente. È il caso dei fiorentini Neurodeliri: il quartetto di cui oggi ci occupiamo è un autentico calcio negli stinchi, un concentrato di energia e di originalità. Il tanto bistrattato punk, l’amato-odiato punk (ri)prende qui forma vivissima, in questo album degnamente interpretato e cantato in italiano ed inglese. Di certo i quattro giovani traggono a piene mani dai maestri del genere: tuttavia, essi ci mettono ampiamente del loro per farci apprezzare nuovamente un genere dato per morto (ma non sepolto). L’esordio di Quello Che Resta è notevole: introduzione sparata al massimo in cui tuttavia la voce di Vince ci prepara a cosa accadrà di qui a breve.
Ci viene infatti subito dopo proposto quello che è senza dubbio uno dei migliori brani del disco: Quello Che Resta ci riporta ai migliori Marshmallows, con sonorità anche “metalliche” a tratti, su cui si innesta la voce potente e ritmata di Vince, accompagnata con precisione dal restante terzetto in tutta la sua potenza. Niente Di Più si snoda su una linea rocciosa di basso, in cui il cantato fa la sua entrata decisa a piedi uniti, rimarcando un’inattesa e piacevole sincronia di tempi, mai morti e di certo in un crescendo delle liriche, dipanandosi attraverso la corrispondenza della doppia chitarra. Where We Will End Up? È uno dei due brani non in lingua madre: probabilmente, proprio il non proporre il brano in italiano rende la traccia tra le più deboli dell’album: tuttavia, l’esplosione sonora che impatta chi ascolta è ancora d’effetto, grazie ad un sapiente e delicato uso delle svisate centrali, che si alternano ad una marcia quasi tribale di energia primitiva comunque valida. Con All’aldilà, il quartetto si ritrova alla grande: e occorre rimarcare la complessità delle tematiche affrontate dal gruppo, che spazia dalla religione al sociale. Anche grazie ad una buona gestione degli arrangiamenti, la band trova nuova linfa per proseguire nel suo discorso “energetico”, che tanto sa, in questo brano, di Rage Against The Machine. Urla, eccome, Vince, per proporci dubbi ed interrogativi circa il mondo in cui viviamo: e chi ascolta ne resta colpito, si ferma a riflettere con le orecchie sanguinanti a tutto watt.
L’intermezzo di Solo ci frena, ma solo per un attimo, nello scorrere questa cavalcata epica del gruppo, che chiude il brano con una svisata davvero “hard”, buona ad introdurci all’ottimo Nel Vuoto, che fa da contraltare al momento di rilassatezza del gruppo. La voce del singer è ottimamente modulata, la sezione ritmica “barbara” al punto giusto: le due chitarre si alternano in un susseguirsi di note che escono direttamente da qualche fucina di sano metallo, che qui fa ampiamente capolino in un altro ottimo brano del disco, condito da tanto di semi-acustica centrale, su cui si innesta lo scoppio d’energia finale. Differenze ci rimembra, nelle primissime note, (lo diciamo?) i Maiden dei pìù fumosi garage dei loro esordi: questo, per far comprendere che il brano è durissimo, su cui si innestano testi che parlano della fine del mondo, di scenari apocalittici. Per queste ragioni, il brano deve essere “sporco”, trascinante e lancinante al punto giusto. Graffiante come una scheggia, penetrante come una lama, dritto al cuore come un proiettile sparato a distanza ravvicinata: il top-hit del disco, senza dubbio. Stop Us, brano finale, è il secondo pezzo cantato in inglese: la scelta del patrio idioma ha sinora pagato ed anche per questo brano dobbiamo riportare la stessa impressione del precedente “straniero”. Il pezzo risulta scontato, pur se suonato con la ormai nota sapienza: anzi, a rimarcare la padronanza tecnica, il sollecito inflitto alle due sei corde è maggiore che in tutti gli altri brani. Sarebbe stato certamente ancora più d’impatto se cantato in italiano, ma non importa. Difatti, la risata finale cui si abbandona il gruppo rende loro merito nel mostrarsi positivi e propositivi verso le future loro fatiche che, a differenza del monicker, certamente verranno prodotte nella “piena capacità di intendere e volere”, senza (Neuro) deliri, che in questo disco cedono anzichenò il passo alla seria, pur se dura, realtà.
| Autore: Neurodeliri |
Titolo Album: Quello Che Resta |
| Anno: 2012 |
Casa Discografica: Indie Box |
| Genere musicale: Punk Rock |
Voto: 7 |
| Tipo: CD |
Sito web: http://www.myspace.com/neurodeliri |
| Membri band:
Vince – voce, basso
Gigas – chitarra, cori
Samu – chitarra, cori
Fao – batteria |
Tracklist:
- Intro
- Quello Che Resta
- Niente Di Più
- Where We Will End Up?
- All’aldilà
- Solo
- Nel Vuoto
- Differenze
- Stop Us
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