by Giancarlo Amitrano
“Forza Italia”, inteso nel senso più “patriottico” del termine. L’augurio di lunga vita al panorama musicale nostrano sgorga ancora più intenso ascoltando lavori quali quello degli odierni marchigiani. Lungi dall’indulgere (ci scusino il gioco di parole) a false promesse, il terzetto in questione sforna un album diretto, che tocca le corde del morale e soprattutto dell’udito, il tutto, condito da una sana dose di autoironia che viene messa al servizio della loro immagine di bad boys. Sin dalla opener track la band sguinzaglia tutto il “peggio” del repertorio, inteso come asce infuocate, voce cartavetrata e pelli pestate a sangue. Il brano rende l’idea della presenza di un Lemmy (!) qualsiasi dietro il microfono, che con le sue note stridule dona velocità e spessore al brano che fila liscio senza cedimenti di sorta. Metal Smoker picchia sodo sui tempi accelerati del drumming: mantenendo costante la battuta, il gioco delle percussioni consente al singer di dosare ad arte i tempi di entrata e le strofe che tra di loro si susseguono senza requie: la sei corde basa il lavoro su un semplice accordo che ruota attorno alle melodie del cantato, il quale mirabilmente cattura bene l’attenzione in ogni suo intervento. Senza sosta e senza ritegno, le distorsioni vengono applicate con perizia sopperendo ottimamente alla mancanza di una seconda ascia, che anzi consente una maggiore visibilità alla perizia solistica dell’axeman. Sex, Drinks At Rock Cafè è il classico brano da locale malfamato: le atmosfere sono cupe, il fumo che putrido sale dai sottoscala di un virtuale garage rock sono ben resi dal sound molto poco curato, anzi grezzo come raramente si ascolta. L’assolo del guitarist giunge abbastanza presto, ma non abbastanza presto da non essere apprezzato nella sua rocciosa interpretazione, mentre il singer si sgola il giusto per renderci partecipi delle nuvole di fumo che il brano alza nel calderone di trucidi bikers.
Giungiamo alla titletrack: un gancio di rara intensità ci coglie sin dalle prime note, con un brano molto articolato e che ha di peculiare una spettacolare accelerata di metà pezzo, in cui il trio mortifero si rende protagonista di una jam tellurica che potrebbe ben gareggiare con i classici dei gloriosi anni ’80 grazie alla potenza esecutiva e ad una inattesa linea melodica nella preparazione della fase finale del pezzo, tra i top del disco. Rock’n’Roll Milf si caratterizza per una “sana” aggressività del testo e per la splendida linea che il gruppo dà al brano: molti cambi di marcia su cui innestare le tematiche stradaiole tanto care al combo, che qui dà da riflettere anche sulla copertina, in pieno trasporto alcoolico-virile. Come le sonorità, d’altronde, non possono che adeguarsi alla piega poco incline alle morbidezze, ma anzi mirante alla convulsa tirata finale, degna del miglior lavoro di un famoso quintetto proveniente dalla terra dei canguri…Ascoltando Wild And Free, ci rendiamo conto che il disco sta prendendo una piega sempre più aggressiva ed ormai dedita allo speed più sregolato, in cui gli strumentisti non lesinano sudore ed impegno, con l’aggiunta di una potente base vocale, più che mai incisiva e sulla quale poter giostrare senza limiti, grazie all’estensione vocale del singer. Da menzionare, inoltre, il delicato arpeggio di metà brano, in cui l’ascia sostiene da sola l’architettura del pezzo, che poi riprende sparato verso la dannazione musicale.
Dangerous Love non raggiunge le precedenti vette: anche in questo brano, intendiamoci, la band ce la mette tutta per squassare, senza però riuscirvi del tutto, in virtù di una base sonora stavolta molto elementare che se nei brani passati è stato il punto di forza, in questo frangente invece pare avulsa dal contesto, purtroppo qui ripetitivo e privo di mordente anche nei soli, pur validi tecnicamente. I tempi di Lobo sono interessanti: molto varii, grazie al buon lavoro delle percussioni, che fanno un uso sagace della doppia cassa e del pedale. Ci si è ormai incamminati verso la fase finale del disco e la band spara le ultime cartucce rockeggianti e metallizzate nel riffing, oltre che nel drumming molto energico che detta i tempi all’ascia, qui piena di distorsione e tapping il giusto. Diretto ed efficace, The Wolfpack consente di apprezzare la timbrica molto roca del singer, adattissima forse a sonorità più thrash in alcuni passaggi: ancora è il drumming in evidenza e l’ascia su tutti con il suo metronomo a sei corde a scandire i tempi, invero molto allungati e saggiamente mirati ad un solo tra i più notabili del disco. Album che si chiude con un Indian’s Revenge dai toni quasi “epic” nella struttura iniziale, salvo poi ricredersi con una lunga cavalcata metallica e molto intensa nel solo donatole dall’axeman. Conclusione degna dei lavori, con un coro che pare inneggiare ad una imminente danza della pioggia, in puro stile apache: azzeccata scelta conclusiva, che poi cede il passo all’ultimo colpo di coda in puro metal-style, di cui il terzetto marchigiano può ergersi a fiero epigone italico.
| Autore: Last Rebels |
Titolo Album: Bite Tonight |
| Anno: 2013 |
Casa Discografica: My Graveyard Productions |
| Genere musicale: Rock |
Voto: 7 |
| Tipo: CD |
Sito web: http://www.myspace.com/last_rebels |
| Membri band:
Cius Mefisto – voce, basso
Alex Ricciuletor – chitarra
Ronny Falker – batteria |
Tracklist:
- Last Rebels
- Metal Smoker
- Sex, Drinks At Rock Cafè
- Bite Tonight
- Rock’n’Roll Milf
- Wild And Free
- Dangerous Love
- Lobo
- The Wolfpack
- Indian’s Revenge
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