29th lug2012

Tales Of Deliria – Beyond The Line

by Giancarlo Amitrano

Validi rappresentanti del nostro Paese in Europa possiamo rinvenirne in ogni genere: ci siamo e continueremo a farci valere nella scienza, nell’arte, nel cinema ed in tante altre materia di interesse. Altro discorso, quando qualche nostro epigone viene fuori alla grande, esplodendo in tutta la sua virulenza e potenza (in questo caso, sonora). È senza meno questo il caso del gruppo barese di cui oggi ci occupiamo: giunti al loro secondo full-lenght, i Tales Of Deliria ci indirizzano senza dubbio all’angolo con il loro uppercut musicale. Degni epigoni del puro e leggendario thrash degli anni ‘80, sin dalla opener track si svelano alla grande, Under This Shroud è infatti un pugno nello stomaco, contro ogni convenzione. Batteria sparata al massimo nel suo intro, con la voce di Bianzuolo letteralmente sanguinante (e siamo solo all’inizio), con il quintetto che macella e distorce note nella miglior tradizione di genere ancor meglio codificata nell’attualità. La title-track rende onore al titolo: Beyond The Line va oltre gli schemi, spaziando dal classic al thrash purissimo e senza fronzoli, con inattesi mid-tempos della sezione rtimica su cui si innestano sparate le due asce a disegnare un tappeto sonoro di rara potenza ed intensità. Lasciando da parte gli orpelli, ci troviamo di fronte all’adrenalina pura senza compromessi, in cui nella fase centrale le due sei corde si intersecano in ripetuti solos di natura quasi maideniana, nella loro fase più progressiva.

Towards North si reincanala nel filone “classico” del genere: lo screaming di Bianzuolo è davvero terrificante nell’introdurre una linea sonora tuttavia abbastanza melodica, per quanto rapportata al contesto che richiama la San Francisco Bay dei gloriosi ’80; un lavoro notevole di rullanti introduce alla parte centrale in cui la chitarra dipinge un assolo delicato e potente al tempo stesso, per consentire il “rientro” vocale del singer a sputare fuori le ultime note dannate. In My Dry Reliquary vede la performance del singer sdoppiarsi in una intro quasi sussurrata, per poi planare vigorosamente in uno screaming di rara potenza: la doppia chitarra sostiene a pieno regime le linee vocali che non accennano a placarsi nemmeno sul riff centrale, intendendo ancora esprimere la coerenza sonora su cui esse si sono incamminate, salvo poi virare in una quasi jam finale in cui le due asce si scontrano in un’ideale battaglia fra titani. Possiamo sbilanciarci nel definire la prossima traccia il gioiello del disco: The Anguish Fixer è una cavalcata in pieno stile heavy/thrash, nella quale i due chitarristi sfornano un assolo di rara melodia e di raffinata complessità che consente a Bianzuolo di padroneggiare la linea melodica da essi disegnata. Un brano di sicuro impatto nella fase centrale che vede contrapposti gli assoli ripetuti delle due asce agli sfoghi incontrollati del singer, ormai in pieno delirio da prestazione. Con segnalazione particolare anche per la sezione ritmica, potente e calibrata al contempo.

One Thousand Ways To Die è probilmente l’episodio più fiacco del disco…fiacco per modo di dire. Potenza ed energia sempre ben presenti, che tuttavia non suscitano le stesse sensazioni positive dei brani precedenti, anche a causa degli intervalli troppo lunghi tra il cantato e i solos, che qui appaiono per vero slegati dal contesto. Con A Snatched Love il quintetto si rimette in carreggiata, ritroviamo le linee sonore sinora percorse, con le chitarre a dettare legge, il cantato quasi ringhiato per consentire il lavoro della doppia cassa di Fornari, che ci investe piacevolmente. La linea centrale è dominata dallo sfocato ed intenso lavoro delle sei corde, che gradatamente esplodono nel refrain finale, potente e di impatto sonoro di rara intensità. Attack è una mazzata in pieno volto: la devastante potenza sonora stavolta viene messa anche al servizio dell’economia del brano, che si dipana attraverso un solido giro di basso centrale che consente ai due chitarristi di sfidarsi frontalmente in una ideale gara di assoli, assoli che vengono lasciati saggiamente a metà per poi esplodere entrambi in una cascata di note che pare provenire direttamente dalle fucine dei signori del metallo. Ethereal Warrior I e II è il dittico finale del disco, piazzato direttamente fra gli occhi di chi ascolta è la summa delle influenze del quintetto. Chiaramente debitore ai grandi del genere, Slayer in primis, il gruppo tuttavia rilascia una sua personalissima interpretazione di un clichè ormai standardizzato.

I buoni arrangiamenti, sia vocali che strumentali, consentono ai brani di mantenersi sempre su posizioni di eccellenza compositiva che viene comunque messa a disposizione dell’economia dei brani, risultando così di ottima ricezione sonora e non consentendo il disperdersi della fatica notevole del quintetto, che si congeda con un riff memorabile su cui la sezione ritmica continua a pestare all’impazzata sino all’ultimo secondo del disco. Un lavoro che, di certo, prelude ad altre successive loro performance di eguale intensità ed impatto come questa.

Autore: Tales Of Deliria Titolo Album: Beyond The Line
Anno: 2011 Casa Discografica: To React Records
Genere musicale: Thrash Metal, Melodic Death Voto: 8
Tipo: CD Sito web: http://www.talesofdeliria.com
Membri band:

Vittorio Bianzuolo – voce

Nicolò Cantatore – chitarre

Francesco Patruno – basso

Ale Fornari– batteria

Francesco Picciariello- chitarre

 

Tracklist:

  1. Under This Shroud
  2. Beyond The Line
  3. Towards North
  4. In My Dry Reliquary
  5. The Anguish Fixer
  6. One Thousand Ways To Die
  7. A Snatched Love
  8. Attack
  9. Ethereal Warrior
  10. Ethereal Warrior II

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