System Of A Down – Mezmerize
System Of A Down, band autrice di 5 album nella prima parte della propria carriera, pochi come numero ma essenziali per imprimere un solco nel music-style odierno. In realtà la novità portata dai SOAD è stata proprio quella di proporre un sound molto heavy, formato dalle radici del nu metal (etichetta spesso erroneamente affibbiata alla band), ma allo stesso tempo molto lontana dai timpani dell’ascoltatore medio. La miscela di idee e di sound differenti incorniciati da cambi di tempo imprevisti e sperimentazioni sempre dietro l’angolo hanno fatto dei System Of A Down una band culto e subito hanno scaraventato i Nostri verso un successo immediato. Se proprio si vuole disquisire, le argomentazioni sono tutte sul genere: secondo noi si possono incastrare i SOAD nel crossover di nuova generazione, che tanto deve a Faith No More (per i più tradizionalisti) ed ai primi Incubus (per i più moderni). Così dopo 3 grandi successi i nostri 4 eroi armeni si fanno sentire ancora una volta con Mezmerise, uscito nella primavera 2005, assaggio per il successivo Hypnotize.
Mezmerise continua la strada percorsa in passato dall’omonimo e da Toxicity su tutti, mettendo sempre in prima luce una sperimentazione, questa volta anche vocale, di tutto rispetto. La produzione è migliorata oltre i limiti già toccati in precedenza ed il sound si è evoluto verso una direzione molto più heavy e compatta, studiata e tecnica ma sempre avvolgente ed a tratti accessibile: in varie parti sembra trovarsi dinanzi ad un “Metallica-sound”, convincente e roccioso. Le variazioni sul tema sono tante e per chi ascolta i System dagli esordi si sa che non c’è nulla di programmato nelle loro idee. Una delle poche radici comuni è data dai significati politici conferiti ai testi, con le numerose campagne svolte in passato dalla band a causa del massacro di un milione e mezzo di armeni da parte del governo turco nel 1915 e realizzate affinché gli Stati Uniti recidessero i legami con la Turchia. Dopo B.Y.O.B. e Cigaro, che rappresentano una sedia elettrica per il nostro debole cuore, entrambe impreziosite da potenza rude e gretta, è da segnalare la doppietta che segue il concept targato “Hollywood”: la prima che potrebbe sembrare una ballad dei Green Day a ben vedere risulta un pezzo molto studiato e malinconico, protagonista di mille emozioni differenti pur risultando un dislivello rispetto alle track precedenti; la seconda ancora più seriosa si avvale di una voce prodotta da un synth ben calibrato, e l’heavy che riprende anima e ricchezza.
Cosa attenderci dai System Of A Down a questo punto?!? Non lo si sa più ma è tutto da vivere e così compaiono venature prog nella dolorosa Question!, in calzante bilico tra la depressione e l’avveniristico desiderio di esplosione, complice un riffing da paura. Ancora maggiore enfasi viene data ad una sonorità thrash, emozionante novità rispetto al passato, sicuramente uno delle perle dell’album. Anche Radio-video risulta essere degna di nota con un passaggio folkloristico spartiacque tra riff cadenzati e turbolenti, heavy come non mai, e le voci che si mescolano ed ipnotizzano, mentre i tempi diventano sempre più retrò e futuristici allo stesso tempo. Un’innovazione quasi vintage, è questo il vero segreto della band che finisce per stupire sempre concedendo una forte personalità ad ogni singolo pezzo.
Il thrash la fa da padrone anche in Revenga e Sad Statue con quest’ultima che ha un bridge da paura, lento e che fa innamorare di sé senza scampo, condito da chitarre ferratissime; dopo una intro blanda come una carezza data prima della buona notte, giunge uno dei colpi più indimenticabili del lotto, This Cocaine Makes Me Feel I’m On This Song, la quale riprende la pazzia degli esordi e la riporta direttamente ai giorni nostri accennando anche un minimo di screaming che infervora un Malakian senza timore, sia per quanto riguarda riff poderosi e distruttivi che per un pianoforte lontano anni luce da quanto ci si potrebbe attendere in una tale atmosfera. Attimi che sembrano durare una vita, mentre ci si sveglia con Violent Pornography, aperta da strofe rappate quasi in stile Suicidal Tendencies. Ma la vera sorpresa sono i tempi dei vari attimi vissuti che si intrecciano prima di giungere ad un ritornello granitico ed indistruttibile che rilancia di nuovo il ’tallica-riffing veloce e protagonista dell’intera uscita. Insomma 12 brani che fanno venire l’acqualina per il successivo Hypnotize e che anticipano la nascita di centinaia di band a venire.
| Autore: System Of A Down | Titolo Album: Mezmerize |
| Anno: 2005 | Casa Discografica: Columbia Records |
| Genere musicale: Crossover | Voto: 8 |
| Tipo: CD | Sito web: http://www.systemofadown.com |
| Membri band:
Serj Tankian – voce Shavo Odadjian – basso Daron Malakian – chitarra e tastiera John Dolamayan – batteria
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Tracklist:
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Ma forse ti stai sbagliando, le canzoni sono tutte in disordine!
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Hai ragione Pier, nell’inserire la tracklist i brani si sono sparsi. Li ho sistemati, grazie per la segnalazione.
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Tra i miei album preferiti di sempre!! In questo lavoro i SOAD sono riusciti ad esprimere al meglio la capacità di saper miscelare in un mix perfetto una molteplicità di influenze musicali tra le più svariate, dalla lirica al mainstream, dal thrash al punk. Questa, a mio parere, è la particolarità che li rende unici nel panorama rock mondiale e che vede in Mezmerize il punto più alto della loro carriera.
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