by Christian Basile
Anno Domini 1975. Nascono gli Iron Maiden. Margaret Thatcher diventa la nuova leader del partito conservatore inglese. A 83 anni muore Francisco Franco, dittatore spagnolo al potere da 40. Le truppe americane abbandonano Saigon e le forze Vietcong entrano trionfalmente in città. Eventi diversi, ma ugualmente deflagranti, emblematici e destinati a segnare intere generazioni. Perchè se da un lato gli Iron Maiden crearono la cosiddetta New Wave Of British Heavy Metal, scindendo per primi l’hard rock dal metal stesso (diventandone poi una delle band più importanti e influenzando centinaia di gruppi, menti e personalità), dall’altro Margareth Thatcher divenne la prima (e unica ad oggi) donna ad aver ricoperto la carica di Primo Ministro, avviando un mandato lungo ben 15 anni destinato a segnare profondamente l’Inghilterra e i suoi cittadini. Se da un lato la morte di Franco significò la fine di una sanguinosa dittatura e l’inizio di una nuova era per la Spagna, dall’altro il ritiro degli Stati Uniti dal Vietnam sancì uno dei più sanguinosi, dolorosi e indelebili fallimenti della storia di quel Paese. In questo anno estremamente ricco di cambiamenti, una band tedesca di elettronica d’avanguardia pubblica un disco destinato a diventare esso stesso cambiamento, scisma, manifesto. Culturale innanzitutto.
Perchè Autobhan, quinto disco dei Kraftwerk, abbatte per la prima volta e come nessuno mai il muro dell’elettronica intesa come musica d’elite, contaminando con i suoi germi il dna della musica pop. Crea un linguaggio universale e popolare solo all’apparenza freddo e gelido, unendo generi fino ad allora inavvicinabili e le masse umane ad essi collegate. Influenzerà tutta la scena new wave degli anni futuri (Bowie, Devo, Ultravox, Depeche Mode, i primi Simple Minds, Talk Talk), darà origine anni dopo alla techno, ispirerà addirittura l’hip pop nero degli anni a venire. Un fenomeno sociale che unirà razze, pensieri e creatività. E di Autobhan, questo Trans-Europe Express è erede, apice di quel processo di destrutturazione-ricostruzione avviato 2 anni prima. Il tema principale del disco è il viaggio (culturale e filosofico), attraverso un’Europa ancora ferita dalle devastazioni della Seconda Guerra Mondiale. Europe Endless ne è il principio. 9 minuti di synth e voci filtrate, che si aggrovigliano e pulsano su di una drum machine dall’inconfondibile beat disco. In The Hall Of Mirrors il viaggio diventa interiore, e forse ancora più doloroso. Marcia sintetica e funerea che ci pone faccia a faccia con il nostro Doppelganger allo specchio. Per scoprire che “Even the greatest stars change themselves in the looking glass”.
Si arriva quindi a Showroom Dummies, in cui il viaggio assume forme sempre più visionarie. I manichini che prendono vita e marciano, al ritmo di un ritornello che non lascia scampo, sono il simbolo di una realtà così smaterializzante da sembrare finta, sintetica. Techno-pop allo stato puro, ma 30 anni prima di tutti. Ma è con il binomio Trans-Europe Express/Metal On Metal che il miracolo si compie del tutto. Qui l’essenza del viaggio è catturata, fisicamente. L’incedere incalzante di un treno (riprodotto tramite la tecnica del tape loop), permette a synth impazziti di ripetere all’infinito le loro urla futuristiche, in un’orgia di suoni inediti, stordenti, nuovi, rivoluzionari. Mentre una voce gelida ci ricorda che sì, siamo sul Trans-Europe Express, stiamo coprendo distanze siderali e che la nostra percezione della musica è cambiata per sempre.
È tempo di concludere, e sorprendentemente si lascia spazio al romanticismo elettronico di Franz Schubert, (composizione dolce, quasi solare, forse il viaggio sta per terminare?) e alla voce robotica di Endless Endless. Quasi a ricordare che, ovunque ci porti il nostro viaggio, la nostra tappa sarà un infinito, oscuro e ciclico futuro. L’ascolto di questo disco, a quasi 40 anni dalla sua uscita, rimane una tappa imprescindibile per chiunque voglia cimentarsi con la materia elettronica. La creazione di un linguaggio universale, la prevaricazione del senso stesso di genere musicale, l’attualità di quest’opera sono avvenimenti cui difficilmente potremo ancora assistere. Fatelo vostro, vincete la diffidenza del primo ascolto e lasciatevi rapire dal caldo abbraccio di gelide braccia robotiche. Convincetevi che anche la più fredda delle macchine può avere un cuore, un’anima. Ma non tentate di parlare con il vostro robot tagliaerba. Potrebbe non rispondere. E vostra moglie vi scambierebbe sicuramente per pazzo.
| Autore: Kraftwerk |
Titolo Album: Trans-Europe Express |
| Anno: 1977 |
Casa Discografica: Kling Klang |
| Genere musicale: Elettronica |
Voto: 9 |
| Tipo: CD |
Sito web: http://www.kraftwerk.com |
| Membri band:
Ralf Hütter – voce, tastiere, sintetizzatore
Florian Schneider – voce, sintetizzatore, elettronica
Karl Bartos – percussioni elettroniche
Wolfgang Flür – percussioni elettroniche
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Tracklist:
- Europe Endless
- The Hall Of Mirrors
- Showroom Dummies
- Trans-Europe Express
- Metal On Metal
- Franz Schubert
- Endless Endless
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