18th mar2013

LWL – Talk

by Marcello Zinno

Copertina, nomi, titoli, brani…tutto fa pensare ad una band oltreconfine. Ed invece i LWL (per esteso Lads Who Lunch) vengono da Roma e sono una band relativamente giovane. Ma non è solo la provenienza che ci porta fuori strada con i primi segnali percepiti da Talk, nuovo e primo vero lavoro della band: i colori, il rosario e i teschi in copertina richiamano scenari dance, come se il paesaggio che gli LWL si trovano ad osservare sia davvero differente rispetto a quanto da noi di solito curato. Questa invece non è una vana impressione perchè il quartetto in realtà fa un uso smodato di elettronica, si presenta come una “punk wave band” pur non ripresentando nulla del punk vero e proprio. La batteria risulta super prodotta e affine alle drum machine tipiche delle sonorità disco, mentre gli effetti e il synth la fanno da padrone dal punto di vista melodico. L’idea di essere contro le normali e più comuni visioni viene già dalla prima traccia, dal titolo esattamente contrario a quello dell’album e da un suono che strizza l’occhio a certo indie rock inglese (White Lies?!), influenze che arrivano in qualche frangente di News ad avvicinarsi ai Franz Ferdinand (ripresi copiosamente nel brano The Gap And The Platform) pur se invischiati in una coltre di elettronica. Basta Brat per capire dove la band vuole arrivare: le influenze rock si fanno sempre più sottili e l’obiettivo principale diviene quello di pescare dal mare dell’elettronica mista alla dance.

Un pò più sperimentale Monday che lascia intravedere qualcosa di nuovo, così come in Draft si sfiorano delle scelte new wave che insaporiscono di qualcosa l’offerta. Piacevole l’ultimo brano Uncut che si avvicina ad una forma canzone genuina e interessante, dove ogni strumenti riesce a crearsi il proprio spazio pur senza gridare al brano dell’anno, da dimenticare invece Unfair Fight che risulta lontana anni luce dal rock. In conclusione Talk è un lavoro semplicemente per un’audience diversa dalla nostra.

Autore: LWL Titolo Album: Talk
Anno: 2012 Casa Discografica: RBL Music Italia
Genere musicale: Elettronica, New Wave Voto: 4,5
Tipo: CD Sito web: http://www.ladswholunch.org
Membri band:

Mariano Felisio – voce, chitarra

Dario Amoroso – synth

Giacomo Latorrata – basso

Emiliano Micheli – batteria

Tracklist:

  1. Don’t Talk
  2. Puppets
  3. News
  4. Brat
  5. Cold Morning
  6. Monday
  7. The Gap And The Platform
  8. Draft
  9. Unfair Fight
  10. Diffraction
  11. Mirrors
  12. Uncut
11th dic2012

Murders From The Block – Spleen

by Alessandro Sisto

Spleen è il primo lavoro in studio della band milanese Murders From The Block. I 7 brani di cui è composto questo EP si muovono fra crossover, elettronica ed alternative rock, offrono un piatto estemamente ricco da gustare. Le influenze sono tante e variano dai Garbage agli Smashing Pumpkins, dai Guano Apes fino a spingersi ai Nine Inch Nails,  affondando le loro radici nelle sonorità sporche e distorte che hanno caratterizzato gli anni 90. The Block Suicide ti investe come un treno, parte subito tesa e rabbiosa, la chitarra di Slight mostra subito i denti e non è da meno la  batteria frenetica di Leo, entrambe si scontrano su un sottofondo di urla e sirene, in un brano strumentale breve, ma che costituisce una premessa veramente interessante. Just Like A Mirror dai toni solo un po’ più morbidi, in cui spiccano sonorità anni 90, è impreziosito da un tocco di elettronica, Hillie Rocks arricchisce con la sua voce graffiante. No Way Out, il primo singolo estratto dall’EP, ed è forse il brano che meglio rappresenta l’essenza della band milanese, solida, epica a tratti orientaleggiante, travolge come una tempesta, è impossibile rimanere fermi; la voce di Hillie Rocks completa un quadro decisamente complesso, in cui la parte strumentale sempre tesa al massimo e si ispira ai migliori Smashing Pumpkins, quelli di Mellon Collie And The Infinite Sadness, con quella vena maledetta alla Nine Inch Nails. Un brano davvero Potente!

Ghost On the Highway notturna si espande cupa come un banco di nebbia, una strizzatina d’occhio agli Evanessence. Spleen che dà il titolo all’EP è un intermezzo angosciante e ossessivo che ci porta a Stanb By My Side un brano dalle sonorità più immediate, che per certi versi ricorda i No Doubt più ruvidi, ma sono riconoscibili anche le influenze dei Guano Apes, intriganti le divagazioni elettroniche, anche qui la potenza non manca. A chiudere The Drifter in cui la cupezza ritorna prepotente ed esplode in rabbia, quasi a chiudere il cerchio con The Block Suicide.

Un lavoro davvero ben fatto, la sostanza c’è, la basi sono solide e i ragazzi ci sanno fare, non resta che attendere il full-length che ci auguriamo non tardi troppo ad arrivare. Bravi continuate così.

Autore: Murders From The Block Titolo Album: Spleen
Anno: 2012 Casa Discografica: Autoproduzione
Genere musicale: Alternative Rock, Elettronica Voto: 7,5
Tipo: EP Sito web: http://www.myspace.com/murdersfromtheblock
Membri band:

 
Hillie Rocks – Voce
 
Slight – Chitarre, Synth
 
Leo – Batteria
Tracklist:

  1. The Block Suicide
  2. Just Like A Mirror
  3. No Way Out
  4. Ghost On The Highway
  5. Spleen
  6. Stand By My Side
  7. The Drifter
28th ott2012

Kraftwerk – Trans-Europe Express

by Christian Basile

Anno Domini 1975. Nascono gli Iron Maiden. Margaret Thatcher diventa la nuova leader del partito conservatore inglese. A 83 anni muore Francisco Franco, dittatore spagnolo al potere da 40. Le truppe americane abbandonano Saigon e le forze Vietcong entrano trionfalmente in città. Eventi diversi, ma ugualmente deflagranti, emblematici e destinati a segnare intere generazioni. Perchè se da un lato gli Iron Maiden crearono la cosiddetta New Wave Of British Heavy Metal, scindendo per primi l’hard rock dal metal stesso (diventandone poi una delle band più importanti e influenzando centinaia di gruppi, menti e personalità), dall’altro Margareth Thatcher divenne la prima (e unica ad oggi) donna ad aver ricoperto la carica di Primo Ministro, avviando un mandato lungo ben 15 anni destinato a segnare profondamente l’Inghilterra e i suoi cittadini. Se da un lato la morte di Franco significò la fine di una sanguinosa dittatura e l’inizio di una nuova era per la Spagna, dall’altro il ritiro degli Stati Uniti dal Vietnam sancì uno dei più sanguinosi, dolorosi e indelebili fallimenti della storia di quel Paese. In questo anno estremamente ricco di cambiamenti, una band tedesca di elettronica d’avanguardia pubblica un disco destinato a diventare esso stesso cambiamento, scisma, manifesto. Culturale innanzitutto.

Perchè Autobhan, quinto disco dei Kraftwerk, abbatte per la prima volta e come nessuno mai il muro dell’elettronica intesa come musica d’elite, contaminando con i suoi germi il dna della musica pop. Crea un linguaggio universale e popolare solo all’apparenza freddo e gelido, unendo generi fino ad allora inavvicinabili e le masse umane ad essi collegate. Influenzerà tutta la scena new wave degli anni futuri (Bowie, Devo, Ultravox, Depeche Mode, i primi Simple Minds, Talk Talk), darà origine anni dopo alla techno, ispirerà addirittura l’hip pop nero degli anni a venire. Un fenomeno sociale che unirà razze, pensieri e creatività. E di Autobhan, questo Trans-Europe Express è erede, apice di quel processo di destrutturazione-ricostruzione avviato 2 anni prima. Il tema principale del disco è il viaggio (culturale e filosofico), attraverso un’Europa ancora ferita dalle devastazioni della Seconda Guerra Mondiale. Europe Endless ne è il principio. 9 minuti di synth e voci filtrate, che si aggrovigliano e pulsano su di una drum machine dall’inconfondibile beat disco. In The Hall Of Mirrors il viaggio diventa interiore, e forse ancora più doloroso. Marcia sintetica e funerea che ci pone faccia a faccia con il nostro Doppelganger allo specchio. Per scoprire che “Even the greatest stars change themselves in the looking glass”.

Si arriva quindi a Showroom Dummies, in cui il viaggio assume forme sempre più visionarie. I manichini che prendono vita e marciano, al ritmo di un ritornello che non lascia scampo, sono il simbolo di una realtà così smaterializzante da sembrare finta, sintetica. Techno-pop allo stato puro, ma 30 anni prima di tutti. Ma è con il binomio Trans-Europe Express/Metal On Metal che il miracolo si compie del tutto. Qui l’essenza del viaggio è catturata, fisicamente. L’incedere incalzante di un treno (riprodotto tramite la tecnica del tape loop), permette a synth impazziti di ripetere all’infinito le loro urla futuristiche, in un’orgia di suoni inediti, stordenti, nuovi, rivoluzionari. Mentre una voce gelida ci ricorda che sì, siamo sul Trans-Europe Express, stiamo coprendo distanze siderali e che la nostra percezione della musica è cambiata per sempre.

È tempo di concludere, e sorprendentemente si lascia spazio al romanticismo elettronico di Franz Schubert, (composizione dolce, quasi solare, forse il viaggio sta per terminare?) e alla voce robotica di Endless Endless. Quasi a ricordare che, ovunque ci porti il nostro viaggio, la nostra tappa sarà un infinito, oscuro e ciclico futuro. L’ascolto di questo disco, a quasi 40 anni dalla sua uscita, rimane una tappa imprescindibile per chiunque voglia cimentarsi con la materia elettronica. La creazione di un linguaggio universale, la prevaricazione del senso stesso di genere musicale, l’attualità di quest’opera sono avvenimenti cui difficilmente potremo ancora assistere. Fatelo vostro, vincete la diffidenza del primo ascolto e lasciatevi rapire dal caldo abbraccio di gelide braccia robotiche. Convincetevi che anche la più fredda delle macchine può avere un cuore, un’anima. Ma non tentate di parlare con il vostro robot tagliaerba. Potrebbe non rispondere. E vostra moglie vi scambierebbe sicuramente per pazzo.

Autore: Kraftwerk Titolo Album: Trans-Europe Express
Anno: 1977 Casa Discografica: Kling Klang
Genere musicale: Elettronica Voto: 9
Tipo: CD Sito web: http://www.kraftwerk.com
Membri band:

Ralf Hütter – voce, tastiere, sintetizzatore

Florian Schneider – voce, sintetizzatore, elettronica

Karl Bartos – percussioni elettroniche

Wolfgang Flür – percussioni elettroniche

 

Tracklist:

  1. Europe Endless
  2. The Hall Of Mirrors
  3. Showroom Dummies
  4. Trans-Europe Express
  5. Metal On Metal
  6. Franz Schubert
  7. Endless Endless
19th ott2012

Design – Technicolor Noise

by Marcello Zinno

Non c’è dubbio, il solco è tracciato. Il nostro continuo ascolto di realtà nazionali ci convince sempre più del percorso che la nostra musica preferita sta assumendo con il passare degli anni. Si sa, l’Italia è fucina di tantissime realtà appartenenti a generi molto diversi (punk, ska, death e chi più che ha più ne metta) ma se proprio dovessimo intepretare i passi che il rock sta compiendo nello scenario geografico a noi vicino non avremo dubbi: la commistione tra rock ed elettronica costituisce l’essenza delle proposte musicali delle nostre band, almeno ad eccezione di quelle più conservatrici che continuano a rivisitare filoni (ottantiani?!) già vissuti a pieno molto tempo fa. Per i Design questo è molto chiaro, bisogna dirlo, non solo dal loro biglietto da visita (il nome dell’album, Technicolor Noise, fonde proprio l’aspetto tecnologico con l’elemento elettrico) ma anche dall’ora scarsa di ascolto del loro pimo full-lenght uscito proprio in questi mesi. Il quintetto di Castelfidardo si dice stanco delle vecchie esperienze musicali e per questo si è lanciato nel 2008 in un nuovo progetto puntando sull’innovatività e su un suono ricco. Giustissima la mossa di aggiungere una seconda chitarra in modo da equilibrare meglio gli sforzi dietro l’elettronica e assolutamente piacevole la sensazione di uniformità che si riceve ascoltando i vari brani.

C’è da dire che l’aspetto originale che fonde l’elettrico con l’elettronico ormai non è più tanto originale, centinaia di formazioni si spingono su questo cammino. L’elemento differenziante diventa il come questa commistione prenda vita e quanto sia davvero caratterizzante. I passaggi in questo Technicolor Noise sono relativamente variegati puntando più sugli effetti come in (Turn Of The) Sun dove qualche vecchio rocchettaro potrebbe addirittura storcere il naso o sulle atmosfere dark come in O.P.O.V. a tratti nu-metal. Le diverse forme assunte dalle due chitarre sono l’elemento particolare dei Design a vantaggio invece delle parti vocali che spesso si avvicinano ad un approccio più pop (Song For Dreamers) e per questo poco ricercate; suona molto meglio Hank che riproduce delle parti più cadenzate tipiche da riffing duro, con una parte centrale molto ben arrangiata. E poi con Painter che ritorna all’anima elettronica, sfiorando in alcune parti insegnamenti dei vecchi Nine Inch Nails, mentre eccede (in positivo) sul finale facendo sognare nuovi scenari.

Parti cupe, inserti alla Depeche Mode, inniezioni molto forti di synth e drum machine sono gli assi che i Design tirano fuori dalla manica, carte che attirano l’attenzione ad un primo acchitto ma che dopo vari ascolti fanno perdere un pò di entusiasmo (Straight At You ne è un esempio). Detto in altri termini le carte ci sono ma possono essere giocate sicuramente meglio.

Autore: Design Titolo Album: Technicolor Noise
Anno: 2012 Casa Discografica: Zeta Factory
Genere musicale: Rock, Elettronica Voto: 5,5
Tipo: CD Sito web: http://www.designrockband.com
Membri band:

Dani – voce

Nic – chitarra, synth

Manu – chitarra, voce

Sara – basso

Bob – batteria, drum machine

Tracklist:

  1. Thinking People
  2. (Turn Off The ) Sun
  3. Fail Better
  4. O.P.O.V.
  5. Song For Dreamers
  6. Hank
  7. Painter
  8. Introducing Myself
  9. Straight At You
  10. Empty Rooms
  11. Silent Movie
  12. Rock And Roll Anthem
09th ago2012

Serpenti – Serpenti

by Marcello Zinno

Ecco i due fenomeni più comuni nell’odierna evoluzione della scena rock che si incontrano in un unico prodotto discografico: formazione in duo ed elettronica a pioggia che si sostituisce a riff elettrici incandescenti. Elementi questi che sempre di più stanno caratterizzando la parte finale degli anni ’00 e i primi del nuovo decennio, non solo grazie alla riscoperta degli scenari elettro-dance tipici degli anni ’80 ma anche attraverso i nuovi strumenti tecnologici (leggasi tool) che permettono di generare moltissimi suoni senza però suonare uno strumenti vero (e questo snatura molto l’essenza del rock come noi la concepiamo). Da questa premessa nascono i Serpenti dove il verbo “nascere” è usato fuori luogo visto che il duo è già al secondo capitolo discografico, dopo il primo Sottoterra uscito per l’etichetta indipendente Godz di proprietà proprio di Luca Serpenti. Tralasciando il primo brano Tenax, uscito originariamente sull’album La Parola Ai Testimoni di Enrico Ruggeri, scritto da lui stesso e nel quale diversi altri artisti hanno partecipato, l’approccio musicale dei Serpenti è profondamente elettronico: mezz’ora di ascolto dove passaggi più pacati ed effettati (Senza Dubbio) si alternano a crepe dance ballabili (Come Il Tempo) ma sempre sfiorando una matrice rock che non appartiene fondamentalmente alla band. Tocca La Mia Bocca e Scendo Piano suonano come delle b-side dei Subsonica, ancora più effettata se possibile, distanti dai vari momenti elettro-pop dell’album come Uomo Donna o Io, Tu e Noi.

Va riconosciuta al duo Luca/Gianclaudia una capacità nel rendere musicale l’elettronica e non ballabile a tutti i costi, ma anche da ascolto semplice, disinteressato. Mancano riff decisi, la drum machine è onnipresente, le linee vocali unite a tastiere effettate creano il gioco melodico sul quale tutto si poggia per uno scenario musicale/ritmico che difficilmente irrompe oltre il comparto elettronico retrodatato: in conclusione una band per i veri appassionati dell’elettronica targata ’80 o anche per gli ascoltatori dell’alternative che cercano qualcosa di diverso. Lontano invece dalle passioni dei rocker più incalliti.

Autore: Serpenti Titolo Album: Serpenti
Anno: 2012 Casa Discografica: Universal
Genere musicale: Elettronica Voto: 5,5
Tipo: CD Sito web: http://www.serpentimusic.com
Membri band:

Luca Serpenti – basso

Gianclaudia Franchini – cantante

Tracklist:

  1. Tenax
  2. Io Sono Sono Normale
  3. Senza Dubbio
  4. Tocca La Mia Bocca
  5. Uomo Donna
  6. Io, Tu E Noi
  7. Come Il Tempo
  8. Scendo Piano
21st mar2012

Frank Sent Us – Watch The Sound

by Marcello Zinno

Lungi dall’essere scontati o tacciati di “moralismo musicale” dobbiamo ammettere che siamo in un’epoca in cui alcune categorizzazioni lasciano il tempo che trovano. Alcune proposte, alcune sonorità suonano come qualcosa sui generis, che non può essere incastrato in un nome o in un’etichetta. Tanto più se dietro alla musica che passa nelle nostre cuffie c’è una band (o una crew?!) che gioca con i propri strumenti, con le idee e che definire innovativa è assolutamente riduttivo. I Frank Sent Us infatti ci propongono questo doppio album completamente incentrato sul concetto di multimedialità: la musica non si ascolta ma è fatta anche di aspetti visibili o che, anche se non percepibili a prima vista, vanno identificati in modo da offrirne un valore a tutto tondo. Non è un caso che il titolo dell’uscita, Watch The Sound, venga sdoppiato nei due CD, il primo audio (dal titolo Sound) ed il secondo video (Watch) così a rafforzare la visibilità (noi diremo la visionarietà) della musica.

Il lavoro alterna momenti direttamente concepiti per un contesto dance (I Got The Blues o Lose My Mind) ad altri in cui la sperimentazione la fa da padrone (Not In My House) passando per un’elettronica che rappresenta la base di questo combo, mescolata ad una sana impostazione da disco dj e qualche attimo di rock duro (Street Fighter II – Remix). Altro che Black Eyed Peas! Ovvio che i Frank Sent Us sono lontani dal principio musicale di rock ma lo sposano a pieno per quanto concerne la loro stravaganza ed il concept che sta alla base dell’album: uscire dai canoni, osare, andare oltre ciò che ci si aspetterebbe da una band che sia rock o da una band che faccia dance; il tentativo di fondere i mondi e di infilarci di tutto e di più fa di questo progetto qualcosa di molto audace (non così ovviamente per i rocker più incalliti ed intransigenti). L’esperienza della precedente uscita basata sui ritagli di film celebri e di famose serie televisive viene ripresa in Nobody Push Me Around con l’innesto della sigla dell’A-Team, mentre nella successiva Sk8 Or Die il funk prende il sopravvento per poi illuminarsi in un miscuglio di suoni ed effetti tutti ben pensati.

Interessante il contributo video che cerca di fondere l’impostazione dietro i piatti con la storia che ogni singolo brano intende raccontare, passando da una spiagga di Rio ad un inseguimento in skate. Un progetto che sicuramente trova e troverà difficoltà ad avere una propria individualità ma che al tempo stesso di personalità ne ha e la fa uscir fuori in ogni passaggio. Ciò che ci sarebbe da chiedere e quale può essere il contributo al rock da parte dei Frank Sent Us, ma su questo preferiamo aspettare la loro prossima evoluzione sonora.

Autore: Frank Sent Us Titolo Album: Watch The Sound
Anno: 2011 Casa Discografica: Yorpikus Sound
Genere musicale: Elettronica Voto: 6
Tipo: CD Sito web: http://www.franksentus.com
Membri band:

Frank Sandrello – audiovisual master

Mastro – chitarra

Frenetik Beat – elettronica

Mr. Orange – basso

Tracklist:

CD

  1. We Singing
  2. I Love Rio
  3. I Got The Blues
  4. Not In My House
  5. Lose My Mind
  6. Nobody Push Me Around
  7. Sk8 or Die
  8. Street Fighter II – Remix
  9. My Name Is Alice
  10. The Joker
  11. Terminator
  12. I Was Made For Lovin’ You
  13. Like A Bitch
  14. Body Swinging 

Video

  1. I Love Rio
  2. Not in My House
  3. Street Fighter II Remix
  4. We Singing
  5. I Got the Blues
  6. Sk8 or Die 

Extra

  1. Lose my Mind
  2. Sk8 or Die (Videoclip)
  3. Radio Waves
19th mar2012

Doris Norton – Raptus

by Marcello Zinno

Quale migliore occasione del trentennale da questa uscita per ripubblicare un lavoro di Doris Norton, musicista storicamente appasionata dell’elettronica e autentica progenitrice di mescolanze sonore tra questa scena musicale ed i paradigmi più classici del rock. Raputs non è il primo suo lavoro, uscì nel 1981, ma già parlava il linguaggio dei computer che a quei tempi veniva interpretato con effetti stroboscopici, moog e sintetizzatori onnipresenti. In fondo quello era il futuro come lo si immaginava a quei tempi, quando solo alcuni intravedevano le influeze disco-dance che avrebbero corso per tutti gli anni ’80 mentre la maggior parte delle persone lo intendeva come puro avant-garde, senza sapere bene il significato di questo termine. Solo alcuni si accorsero però di questo immenso potenziale (ad esempio la Roland, che oltre a promuovere quest’artista, ottenne dei grandi risultati musicali ed economici per tutto il decennio) che rischiava di restare inespresso per alcuni versi ed incompreso per altri, ma su cui al di là di qualsiasi rischio valeva la pena scommettere.

Raputs è un incedere continuo dove l’elettronica fa da contorno ma finisce per sovrastare anche la scena; il mix con le radici rock emerge solo in alcuni frangenti come nella title track con una batteria davvero preziosa. Non è un caso che compaia anche il nostro Tullio De Piscopo il quale, seppur noto ai più per brani dall’incastro pop, rappresenta un importantissimo batterista per la scena italiana e non solo (si veda l’esperienza con il primissimo Pino Daniele e James Senese). Soave l’inizio di Drugraptus che richiama la maestosità per anni elargita dai Queen seppur con una dose molto sottile di rock, quasi come ad autoescludersi da questo filone. Solo dopo due minuti fuoriesce qualche suono caro al progressive rock anni ’70 e qualche passaggio acustico dal sapore folk. Una tecnica basata sulla sovraincisione delle varie componenti che andavano ad arricchire i singoli brani, quando però la sovraincisione era a sua volta una tecnica molto poco diffusa. Erosraptus è fautore di uno space rock ancora più avanguardistico rispetto ai precedenti minuti, traccia corposa con elementi acustici e strumentali che dettano legge e utilizzano i sintetizzatori solo a margine della propria scena fatta di tecnica ma anche di arte. Il brano più affascinante e completo del lotto.

Un’artista che ci ricorda il passato e soprattutto come in passato si intravedeva il domani, ma nelle cui composizioni riusciamo a scovare alcune scelte fuori dai canoni di band attualissime.

Autore: Doris Norton Titolo Album: Raptus
Anno: 1981 (edizione 2011) Casa Discografica: Black Widow Records
Genere musicale: Elettronica, Space Rock, Progressive Voto: 7
Tipo: CD Sito web: http://it-it.facebook.com/dorisnortonofficial
Membri band:

Doris Norton – voce, tastiere, software

Antonio Bartoccetti – voce, chitarra, tastiere

Lorenz Schulze – drum machine, percussioni

Tullio De Piscopo – batteria

Tracklist:

  1. Psychoraptus
  2. Raptus
  3. Drugraptus
  4. Erosraptus
  5. Doris Norton Lab
05th mar2012

Yumma re – Eden Remix

by Marcello Zinno

Yumma re è una band di Salerno attiva ormai da più di dieci anni. Dopo aver dato alla luce l’album Eden decide di modificarlo fortemente affinando alle mani del Progetto Fahrenheit tre brani e confezionandoli in quest EP dall’ovvio titolo Eden Remix. Ne escono fuori 12 minuti di musica curiosamente interessante: 3 puntate molto differenti di un film dalla trama fitta ed incomprensibile, la cui durata è sufficiente per farsi apprezzare ma incompatibile per capirne la direzione. L’opener ci spalanca le porte di un territorio raggae, complice anche l’artwork dell’uscita che richiama i conflitti di strada con le forze dell’ordine, tipiche ambientazioni di rivolta che fanno scopa con il sound; apprezzati i suoni di sottofondo (soprattutto quando le note stonate rispetto alla base vengono fuori prepotentemente) così come avvolgente il mandolino che fa scontrare la tradizione acustica con l’elettronica che verrà. Un brano che con un contributo video potrebbe offrire il suo più completo valore.

4 minuti dopo il sound viene nuovamente stravolto: il dub (che accenna un offuscato trip-hop) conquista la scena e la voce femminile di Angela Barone conferisce quella dolcezza prima assente. I vari strumenti si attorcigliano unendo le loro forze nel nome di una musicalità semplice ma elegante. Con Killer invece lo scenario diviene più sperimentale e ricercato. 12 minuti per uscire fuori dal seminato, per capire meglio se stessi e per pianificare la reale evoluzione di questa band. Noi nel frattempo restiamo ad apprezzare.

Autore: Yumma re Titolo Album: Eden Remix
Anno: 2011 Casa Discografica: Monochrome
Genere musicale: Raggae, Elettronica, Dub Voto: 6
Tipo: EP Sito web: http://www.myspace.com/yummare
Membri band:

Angela Barone – voce

Umberto Nobile – tromba

Mario Buoninfante – chitarra

Luigi Nobile – tastiere

Progetto Fahrenheit – dj, suoni

Tracklist:

  1. Borderline
  2. Sleepin On…
  3. Killer
08th feb2012

Lo Stato Sociale – Turisti Della Democrazia

by Antonella Cerbone

Irriverente e realistico: sono questi i primi aggettivi che vengono in mente ascoltando Turisti Della Democrazia, interessante lavoro della band bolognese Lo Stato Sociale. Sonorità dance con testi un po’ cantati un po’ parlati (ricordando i corregionali Offlaga Disco Pax) che celebrano l’unione di un cantautorato pop e ritmi pieni di effetti sintetici all’insegna dell’elettronica. Dopo essersi fatti conoscere tramite web e apprezzare con più di centocinquanta live negli ultimi due anni, la formazione targata Bologna si presenta alla carica con un LP fresco e pungente per gridare al declino della società odierna corrotta, contraffatta e in piena crisi di valori. Le undici tracce proposte, che sono un mix di inediti e brani già inseriti negli EP pubblicati in precedenza, danno l’idea di canzoni fatte per essere sì ballate in maniera sfrenata ma anche accompagnate da un discreto tasso di attenzione proprio per quanto riguarda le liriche. Racconti legati al quotidiano, agli scandali politici, alle relazioni sentimentali più instabili che mai, allo stato di torpore in cui sono immersi i giovani che crescono in una realtà in cui bisogna essere “flessibili” per forza.

L’inizio grintoso di Abbiamo Vinto La Guerra ha un testo cattivo, senza peli sulla lingua che si destreggia su un ritmo travolgente e un giro di basso molto ferroso. Mi Sono Rotto Il Cazzo è un’invettiva rivolta ad alcuni luoghi comuni e stereotipi quotidianamente proposti da media (tra TV e social network) e vita reale: non risparmia nessuno Lo Stato Sociale, si scaglia contro le signorine reflex-munite, gli aperitivi troppo costosi, i critici musicali con gusti discutibili. Cromosomi invece prende un po’ in contropiede iniziando con la citazione di una celebre poesia di Montale (“Spesso il male di vivere ho incontrato”). In Vado Al Mare è palese il richiamo al britpop in stile Blur mentre Sono Così Indie è un brano pungente e intriso di sarcasmo. Maiale fa rallentare un po’ il ritmo con i suoi tre minuti decisamente più soft rispetto alle altre tracce. Ladro Di Cuori Col Bruco è un’ironica cronaca di un sabato sera in discoteca che porta ad Amore Ai Tempi Dell’Ikea (già titletrack del secondo EP della band e che li ha fatti conoscere ai più) che ha due punti vincenti: uno scambio iniziale di battute su un doppio livello vocale, cantato/recitato, e un bel mix di fiati, percussioni e archi che arricchiscono il tappeto elettronico su cui si dispiegano.

Quello Che Le Donne Dicono, che ricorda molto Nord Sud Ovest Est degli 883, e Pop spingono con energia verso l’ultima fatica di questo lavoro Seggiovia Sull’Oceano.

Autore: Lo Stato Sociale Titolo Album: Turisti Della Democrazia
Anno: 2012 Casa Discografica: Garrincha Dischi
Genere musicale: Elettronica Voto: 6,5
Tipo: CD Sito web: http://www.lostatosociale.it
Membri band:

Alberto Cazzola – basso, voce

Lodo Guenzi – chitarra, tastiere, voce

Alberto Guidetti – korg electribe, voce

Enrico Roberto – virus synthesizer, voce

Francesco Draicchio – microkorg, voce

Tracklist:

  1. Abbiamo Vinto La Guerra
  2. Mi Sono Rotto Il Cazzo
  3. Cromosomi
  4. Vado Al Mare
  5. Sono Così Indie
  6. Maiale
  7. Ladro Di Cuori Col Bruco
  8. Amore Ai Tempi Dell’ Ikea
  9. Quello Che Le Donne Dicono
  10. Pop
  11. Seggiovia Sull’Oceano
07th gen2012

Don Turbolento – Attack!

by Antonella Cerbone

Questo giro di pista è dedicato al lavoro di due ragazzi che di italiano pare abbiano solo nome di battesimo e provenienza, per il resto le influenze che si snodano in questo “attacco  a dieci tracce” sono plurime e di stampo più tedesco che nostrano. I Don Turbolento, duo bresciano votato all’elettronica impregnata da atmosfere sonore stroboscopiche ed aggressive, ci propone questo nuovo album a tre anni dal loro disco d’esordio (l’omonimo Don Turbolento).Il loro nome è mutuato dal brano di un altro duo dedito all’electro music, gli svizzeri Yello. Questo rumoroso Attack! miscela con prudenza dosi di industrial, pop, funk e non pochi accenni di rock in chiave molto personale. Nonostante la formazione scarna, l’effetto globale è ottimo: tutto quello che serve ai Don Turbolento per far scatenare l’ascoltatore è racchiuso in questi dieci episodi musicali.

I circa quaranta minuti d’ascolto iniziano con un prepotente crescendo al suono di What I Can per poi riversarsi nella titletrack Attack! il cui loop portante è dinamite che stordisce. Il rimando ai Kraftwerk e al krautrock è esplicitato nella traccia successiva Tanzen Düsseldorf. Una gradita sorpresa la riceviamo poi con Evil Heaven, la ballad del cd che però denota un distacco troppo netto con l’atmosfera dura e serrata dei primi tre brani. L’aggressiva Don’t Talk ci riporta al tema squisitamente electro-pop di questo lavoro, mentre con Sms In A Bottle (pezzo che ricorda a tratti lo stile Daft Punk) abbiamo delle potenti schitarrate che portano una ventata di rock al pezzo. Don T si destreggia nei timpani con funamboleschi cambi di tempo per condurci alla terzultima traccia intitolata This Time. Troviamo inoltre come special guest Max Collini degli Offlaga Discopax in Desert Line per poi concludere in bellezza con Mean It. Avvertenze: sconsigliato a chi crede  di poter navigare in queste dieci tracce con la pretesa di restare incollato al divano.

Autore: Don Turolento Titolo Album: Attack!
Anno: 2011 Casa Discografica: Autoproduzione
Genere musicale: Elettronica Voto: 6
Tipo: CD Sito web: http://www.myspace.com/donturbolento
Membri band:

Dario Bertolotti – batteria, percussioni, voce

Giovanni Battagliola – sintetizzatori, voce

Tracklist:

  1. What I CAN
  2. Attack!
  3. Tanzen Dusseldorf
  4. Evil Heaven
  5. Don’ t Talk
  6. SMS In A Bottle
  7. Don T
  8. This Time
  9. Desert Line
  10. Mean It

 

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