Pink Floyd – Atom Heart Mother
Il progressive rock, o l’art rock, aveva l’abitudine di illustrare nei suoi brani concetti spaziali, astratti, ben lontani dalla realtà terrena. Esempi possono essere il kosmic rock dei Tangerine Dream, che portavano con i loro lavori l’ascoltatore aldilà dei bastioni di Orione, o le atmosfere alla Lewis Carrol dei Genesis. I Pink Floyd, dopo essersi imbevuti di lsd e allucinazioni perverse del folle pifferaio Barrett, decisero di allontanarsi da questa forma di “astrattismo musicale” per tornare con i piedi in terra e portare il nuovo rock a una dimensione più vera. Ecco spiegato il perchè della copertina con la sua bella immagine di una mucca. Lulubelle III, questo il nome della frisona, rappresentò per il progressive inglese un nuova icona: al posto dell’urlo kingcrimsoniano una pensosa mucca su un prato verde smeraldo. Autori di importanti manifesti psichedelici nei favolosi anni ’60, i Pink Floyd affrontarono i violenti anni ’70 con un’unica certezza: Syd Barrett, il vero genio, perso nei meandri della follia. Il vecchio folle diamante è stato definitivamente spento, soffiandoci su come si fa con un fiammifero. Senza di lui, direttore di orchestra, conduttore, manipolatore di idee, le cose necessariamente dovevano cambiare; non più fiabe, visioni, allucinazioni (così come era la natura del buon vecchio Syd) ma paranoie, visioni magniloquenti e tetre così come dettava il carattere lunatico del nuovo deus ex machina Roger Waters. Il disco a ben vedere è un’opera ambiziosa ma spesso confusa, dove due grosse suite vengono contrappuntate da tre piccoli brani di contorno.
La title track nasce in sala di registrazione come uno scarto della colonna sonora di Zabriskie point di Michelangelo Antonioni. È noto che per quella pellicola il regista emiliano contattò il gruppo e lo convinse a venire in Italia per “buttar giù” qualche brano, ma le cose andarono differentemente. Nonostante il quartetto si sforzasse in ogni modo, Antonioni finiva con l’addormentarsi in sala prove. Tra le tante idee proposte vi era anche una “cosa” di Waters composta di “pochi accordi, più adatta ad un film western”. Chiusa la parentesi cinematografica, il gruppo si ritrova in sala di registrazione per creare un nuovo lavoro e Waters decide di recuperare quei quattro accordi, anche grazie alla sapiente collaborazione di Ron Geesin, amico di Mason e compositore sperimentale. Il brano fu sottoposto ad una nuova vita: ampliato, diluito in ben sei parti, arricchito di un coro. Quasi un “concerto grosso” ante-litteram con evidenti spunti neoclassici. Inizialmente nota come Untitled Epic, la suite fu rinominata da Mason che, dietro suggerimento di Geesin, trasse spunto da articoli di giornale. Uno che attirò la sua attenzione era riferito all’applicazione di un pace maker atomico su una donna incinta ed il titolo era proprio “Atom Earth Mother”. Piccola curiosità: Stanley Kubrick richiese il brano per il film Arancia Meccanica ma il gruppo, forse per l’esperienza negativa con Antonioni, non diede il permesso. Però, se fate attenzione, nella sequenza in cui Alex si reca al negozio di dischi potrete notare una mucca seminascosta tra gli altri vinili.
La poetica If è il secondo brano. Piccolo brano dove svetta un delicato arpeggio di chitarra acustica e un vigoroso assolo di elettrica. Il testo esprime i sensi di colpa provati da Waters per la maniera in cui si era comportato con il vecchio leader e amico Syd Barrett. Una prova d’orchestra per ciò che sarà Wish You Were Here. Nel 2003 il brano sarà riproposto in italiano da Morgan nel suo “canzoni dell’appartamento”. Summer ’68 e Fat Old Sun scorrono veloci, senza lasciare nulla nella memoria. L’ultimo brano è un’altra suite, Alan’s Psychedelic Breakfast, questa volta in tre parti. Il brano nelle intenzioni degli autori doveva rappresentare il risveglio e la relativa colazione di un uomo di nome Alan (in realtà un roadies di nome Alan Stiles) e, sebbene con titolazione diversa, il brano era presente nel loro repertorio già da parecchi anni. Lo stesso Syd, negli ultimi concerti con la band, inscenava un siparietto dove si cucinava un uovo sul palco facendo ben attenzione a microfonare il tutto. Scenette simili proseguirono dopo Syd, anche se in maniera più discreta, con il gruppo impegnato a mimare risvegli e colazioni. Il disco fotografa il gruppo inglese in un momento cruciale per la sua storia, ad un bivio tra perdere tutto o conquistare il mondo. La storia darà ragione alla conduzione di Roger Waters, autore dei capolavori The Dark Side Of The Moon, Wish You Were Here o The Wall, che deciderà di mettere la parola fine alla sua creatura nel momento di maggiore successo.
Per il momento accomodiamoci in poltrona, mettiamo su il vinile (noialtri siamo audiofili!) e ascoltiamo questo lavoro che fotografa una band che prosegue il suo cammino con la paura del domani non sapendo quale strada sia giusto prendere. E lo fa “inseguendo una vacca in un prato un giorno che aveva rotto col passato” (scusa Lucio!).
| Autore: Pink Floyd | Titolo Album: Atom Heart Mother |
| Anno: 1971 | Casa Discografica: Emi/Harvest |
| Genere musicale: Progressive, Rock | Voto: 8 |
| Tipo: CD | Sito web: http://www.pinkfloyd.com |
| Membri band:
Roger Water – basso, voce, synth, chitarra David Gilmour – chitarre, voce Rick Wright – tastiere, voce Nick Mason – batteria, percussioni |
Tracklist:
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