Soundgarden – Down On The Upside
Succede spesso che dopo un grande capolavoro ci sia un momento di stasi in cui molte band perdono l’ispirazione e l’incapacità di portare avanti la ricerca sonora. Ciò dà origine a dischi quanto meno discutibili, se non del tutto inutili. Non si sottraggono a questa regola neanche i Soundgarden che, all’indomani di Superunknown, danno alla luce Down On The Upside, il primo lavoro senza un vero produttore ed in cui la band decide di fare tutto di testa propria. Come per il precedente lavoro non ci soffermeremo su tutte le tracce, sarebbe inutile considerando la scarsa qualità delle take, ma andremo a darvi un’idea globale di cosa è cambiato nel mondo di Cornell e soci. Nonostante i tentativi di voler fare delle cose differenti appare chiaro sin dall’opener Pretty Noose che la band perde la capacità di mettere a fuoco la propria meta. Il brano è un’accozzaglia di suoni sferraglianti in cui anche lo stesso Cornell perde smalto vocale. La produzione tradisce una mancanza di idee imbarazzante, nel tentativo di non perdere completamente la rotta i Nostri si rivolgono al passato, invece di ingranare la sesta marcia infarciscono il proprio suono di elementi accattivanti ma prevedibili e scontati. La melodia non è mai stata cosi appiccicosa, i suoni sentiti migliaia di volte e il finale del brano davvero imbarazzante.
Se tutto questo vi sembrerà poco provate a mettere su la successiva Rhinosaur, giocata su un riff circolare e qualche controtempo azzeccato dall’unico membro ancora riconoscibile della band, il buon Matt Cameron. Il batterista, che di lì a poco si unirà a Vedder e soci, fa di tutto per tenere a galla questo barcone proteso verso un lento e inarrestabile affondamento. La maggior parte del lavoro è scritta da Sheperd e Cornell, e considerando le loro due carriere da solista non ci meraviglia che questo risultato disastroso abbia colto in pieno la band all’apice del suo successo. Quella pesantezza psichedelica uscita dal plettro di Thayl sembra esser stata relegata in un angolo, punita come un bambino capriccioso. Un picco bagliore in Dusty è prontamente soffocato dall’inutile Ty Cobb, a quota cinque la band decide di piazzare un singolo, Blow The Outside World che comunque riesce a far breccia creando un effetto scia, modello Formula 1, su cui s’incanala la buona Burden In My Hand. Bisogna attendere quota nove, e vi assicuro che è veramente dura arrivarci senza un antiemetico che plachi i sintomi di una nausea crescente, perché la band azzecchi davvero un bel brano fumoso, psichedelico e ossessivo. Applebite è infatti ciò su cui il combo avrebbe dovuto virare per evitare questo iceberg immenso che ha gelato la loro creatività suscitando tanti dissapori da giustificare uno scioglimento necessario.
Il disco di ben sedici brani si potrebbe fermare a Tighter & Tighter, un’ottima summa fra il passato e il presente della band che contiene melodia, nervi tesi e muscoli sudati. Il buon lavorio di chitarre è supportato da Cornell che prova a riemergere, dal buco nero in cui lui stesso ha gettato la band, con qualche inerpicata degna del suo passato da screamer. A fine disco l’insopportabile sconforto ci assale per il declino di una delle band più interessanti di questo decennio. Il voto è 5, ma solo perché ci eravamo affezionati.
| Autore: Soundgarden | Titolo Album: Down On The Upside |
| Anno: 1996 | Casa Discografica: A & M Records |
| Genere musicale: Grunge | Voto: 5 |
| Tipo: CD | Sito web: http://www.soundgarden.com |
| Membri band:
Chris Cornell – voce Kim Thayl – chitarra Ben Shepherd – basso Matt Cameron – batteria, percussioni |
Tracklist:
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